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La Cgil invita a disertare la manifestazione, ma gli organizzatori confermano la scadenza

Cobas sott’accusa per aver voluto «caricare di altri significati» la manifestazione unitaria indetta per chiedere «l’abrogazione della legge 30, della Bossi-Fini e della riforma Moratti»
Francesco Piccioni 27 ottobre
Roma
 

Che non sarebbe stato facile organizzare una manifestazione nazionale contro la legge 30, la Bossi-Fini ela Moratti, lo si era capito già a luglio, quando si riunì al teatro Brancaccio di Roma l’assemblea di «Stop precarietà ora!». Diverse le culture politiche da mettere insieme, diverse le appartenenze organizzative, in alcuni con grandi differenze all’interno della stessa organizzazione. Read the rest of this entry »

Quattromila docenti universitari appartenenti ai vari atenei italiani hanno apposto la loro firma a due petizioni, nelle quali viene richiesta una profonda modifica agli interventi sull’università. Il documento, promosso dall’università di Napoli Federico II, ha ricevuto l’adesione di numerosi presidi di facoltà, direttori di dipartimento e presidenti di corsi di laurea. L’istanza sostenuta dai docenti è stata inviata al premier Romano Prodi e al ministro dell’Università e della ricerca Fabio Mussi. Al centro delle critiche la serie di tagli alle risorse per gli atenei e i gravosi decurtamenti agli stipendi dei ricercatori, associati e ordinari. Il provvedimento, che rimanda per il momento una riforma strutturale dell’istruzione, «ci preoccupa fortemente», dice Giovanni Miano, ordinario di Ingegneria a Napoli. Secondo il presidente della Conferenza dei rettori Guido Trombetti «una modifica ingiusta e punitiva

quando-scadi.jpgLa manifestazione del 4 novembre a Roma contro la precarietà, rappresenta un momento fondamentale nel processo di costruzione di un progetto di riforma reale del mondo del lavoro nel suo complesso, a partire dal cambiamento radicale della legislazione attuale che ha precarizzato la vita.

Precarietà è anche la privatizzazione dei servizi pubblici, dei beni comuni, Ë una idea di “sviluppo” che distrugge l’ambiente e la nostra vita. E’ per questo motivo che c’è una connessione strettissima tra la straordinaria manifestazione tenutasi a Roma sabato 14 che ha visto la partecipazione del popolo no ponte, no tav, no mose e la manifestazione del 4 novembre.
E’ la prima volta che nel nostro paese si terrà una manifestazione che vede l’incontro tra generazioni e tipologie diverse di lavoro, dagli intermittenti ai metalmeccanici, dai ricercatori ai migranti. Tutti colpiti dalle politiche neoliberiste messe in campo dal governo delle destre negli ultimi anni.
Il 4 novembre saremo in piazza contro la legge 30, che affonda le sue radici nel pacchetto Treu, la riforma Moratti e la Bossi-Fini. Read the rest of this entry »

Il percorso del corteo
Da Piazza Repubblica a Piazza Navona. In massa
La campagna «Stop precarietà ora» è stata promossa da un larghissimo schieramento, che comprende esponenti di associazioni (Arci, Uds, Lunaria, Libera, Beati i costruttori di pace, Antigone, Un ponte per…, Marcia mondiale donne contro la guerra, Attac, Assopace, e tanti altri) sindacati (Fiom, Lavoro e società Cgil, Rete 28 aprile in Cgil, dirigenti territoriali, sindacati di base), movimenti (Action, fori sociali, reti migranti, collettivi di studenti, comitati di lavoratori precari ecc.) e partiti, gli stessi che in questi anni sono stati protagonisti della battaglia contro il liberismo e la guerra, questa volta insieme per rafforzare il comune impegno contro quella precarietà del lavoro e di vita che segna oggi così profondamente la condizione di donne e uomini, occupati e disoccupati, nativi e migranti. La piattaforma (disponibile sul sito stoprecarietaora.org) è stata elaborata l’8 luglio scorso nel corso
di una grande assemblea che si è tenuta nel teatro Brancaccio di Roma.
Il corteo che si terrà oggi nella capitale si muoverà alle 15 da Piazza della Repubblica e, dopo aver percorso Via Cavour, via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, via del Plebiscito, Largo di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele II, si concuderà a Piazza Navona.

Beni Comuni. Il governo italiano
fa acqua?

Da Il Sole-24 Ore di venerdì 29 settembre: “Il patto di sindacato di Hera ha dato mandato «al management dell’azienda di verificare l’esistenza delle condizioni per avviare trattative con Enìa», la multiutility di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. La decisione è stata presa dopo una riunione del patto in cui siedono i principali sindaci, da Modena a Rimini, che detengono oltre il 50% del capitale di Hera”. Read the rest of this entry »

FORUM. IL MINISTRO CON IL NUMERO DUE DI FEDERUTILITY MAURO D’ASCENZI E L’AD DI SMAT PAOLO ROMANO

Articolo del riformista “Per Pecoraro l’acqua fa bene, meglio se è pubblica” (30-10-2006)

Per Pecoraro l’acqua fa bene, meglio se è pubblica In commissione Affari costituzionali al Senato è iniziato l’iter della riforma Lanzillotta-Bersani dei servizi pubblici locali. Ma nel provvedimento non c’è alcun riferimento al problema della gestione dell’acqua. L’Unione non si era impegnata ad occuparsene, nel programma elettorale?

Pecoraio Scanio: Nel programma dell’Unione c’è, ma si sa che è un tema abbastanza delicato. Anche se il principio di considerare l’acqua un bene comune è condiviso. Comunque, ci stiamo lavorando. Nel cosiddetto 152, il codice ambientale, c’è tutta una parte che riguarda i distretti idrografici, in quell’ambito è evidente che intendiamo - col consenso del Parlamento - cercare di fare passi avanti su un tema che ha creato un grande dibattito nel nostro paese, a livello locale. Noi puntiamo a modificare la legge Galli. Dobbiamo dare agli enti locali delle nuove possibilità di gestione del servizio idrico. Molti enti locali, di indirizzo politico diverso, sono a favore di una gestione pubblica ed efficiente. La sfida è: ci può essere un pubblico efficiente per gestire l’acqua? La legge Galli nasceva con l’obiettivo di smantellare una vecchia logica clientelare di acquedotti che erano diventati carrozzoni partitocratici clientelar!. Negli anni successivi è stata però applicata con delle modalità che hanno tradito in parte l’obiettivo. La protesta che nasce in alcune parti d’Italia riguarda spesso il fatto che dove c’è stata una forte privatizzazione si è avuto un aumento delle bollette. Contemporaneamente sono stati scarsi gli investimenti. In pratica è diventata una privatizzazione “all’italiana”. Il massimo vantaggio per il privato e il minimo bene per il consumatore e l’utenza. Non dico che è sempre così, però la protesta nasce per questo. Read the rest of this entry »

I dati
3 milioni di migranti Sul territorio
Alla fine del 2005 gli immigrati in Italiani  erano 3.035.000, con un’incidenza sulla popolazione italiana è del 5,2%, pari a un immigrato ogni 19 italiani (1 ogni 14 nel Centro e nel Nord Est, 1 ogni 15 nel Sud). Tra dieci anni i valori saranno raddoppiati, e verranno superati i valor che oggi si riscontrano in Germania e in Austria. Le province con il più alto tasso di incidenza sono: Prato (12,6%), Brescia (10,2%), Roma (9,5%), Pordenone (9,4%), Reggio Emilia (9,3%), Treviso (8,9%), Firenze (8,7%), Modena (8,6%), Macerata e Trieste (8,1%).

Aspetti demografici
In Italia l’immigrazione diventerà sempre più un fattore di crescita in grado di porre rimedio alla prevalenza dei decessi sulle nascite. Gli ultrasessantacinquenni diventeranno a metà secolo più di un terzo dei residenti e, rispetto alla popolazione in età da lavoro, che si ridurrà notevolmente, incideranno per il 66% (attualmente incidono per il 28,9%). Gli immigrati sono in Italia una popolazione giovane, concentrata per il 70% nella fascia d’età 15-44 anni (solo il 47,5% degli italiani, invece, si colloca i quella fascia. Read the rest of this entry »

afganistan1.jpgI reduci dell’esercito Isaf si ribellano: «Lì è peggio dell’Iraq, troppe perdite e troppe bugie, un suicidio»
Inferno «Medusa» Britannici, canadesi e olandesi: attaccati dai taleban fin dalle 4 del mattino; per otto ore sotto una pioggia di fuoco

I soldati Isaf britannici, canadesi e olandesi del contingente Isaf di ritorno dalla guerra in Afghanistan stanno raccontando le loro verità. Si tratta di rivelazioni scomode per tutti quei governi che continuano a definire «missione di pace» il conflitto in corso nel sud del paese.
 

«Dopo sei mesi di missione in Iraq sono venuto volontario in Afghanistan. Non avevamo capito che qui sarebbe stata così dura. È stato uno shock! In confronto con la situazione afghana, quella irachena era tranquilla». Sono le parole di Michael Diamond, 20 anni, soldato del 1° Battaglione del Reggimento Reale Irlandese dell’esercito britannico. Diamond è appena tornato dal fronte, da Musa Qala, nella provincia di Helmand, dove i talebani hanno tenuto sotto assedio le forze Isaf per mesi, fino a costringerle alla ritirata, avvenuta pochi giorni fa. «I loro attacchi iniziavano ogni giorno intorno alle 4 del mattino e proseguivano per sei, sette ore», racconta il suo comandante, Paul Martin, 29 anni, gravemente ferito da una granata lanciata dai talebani su una postazione d’artiglieria britannica. «Sono tenaci, coraggiosi e addestrati. Read the rest of this entry »

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La precarietà dilaga. Nel settore pubblico, nei servizi e nel comparto industriale, tradizionale roccaforte del lavoro a tempo indeterminato. Che fare? Carta lancia un dibattito sui temi del nuovo welfare, del diritto al reddito, del rapporto tra lavoro e vita nel postfordismo.               

 In edicola con carta

librolavoro_min1.jpg«Lavoro. Vecchio e nuovo sfruttamento», è il saggio di Andrea Fumagalli che Carta ha prodotto con le edizioni Punto rosso. Il prossimo 28 ottobre, sarà allegato al settimanale a 7 euro. Andrea Fumagalli insegna economia politica all ‘università di Pavia, ha scritto numerosi saggi sulle nuove forme del lavoro [ricordiamo, tra gli altri, «Il lavoro autonomo di seconda generazione», insieme a Sergio Bologna, e «Tute bianche, disoccupazione di massa e reddito di cittadinanza», con Maurizio Lazzarato], e da anni partecipa alla costruzione dei movimenti precari europei. Questa volta, in più di 200 pagine, ripercorre la vicenda storica del lavoro.

Cancellare la figura del Co.co.co

Alleva presenta la sua proposta di legge: piace a Rifondazione, sinistra Ds, parte della Cgil e Arci

Il dialogo con l’Unione è avviato, ma bisogna lavorare perché queste idee diventino maggioritarie. Via il contratto da parasubordinato, riforma di rapporti a termine e appalti
Antonio Sciotto 27 ottobre
Roma

Una proposta di legge per dire basta alla precarietà: ieri il centro diritti Pietro Alò e il giuslavorista Nanni Alleva hanno presentato il disegno che mira a riscrivere il complesso delle leggi sul lavoro. A partire dalla recente legge 30, ma agendo anche sul «Pacchetto Treu» e sul decreto 368 che ha liberalizzato i contratti a termine. La prima esigenza - sottolinea Alleva - riguarda l’opportunità di comunicare «che non vogliamo tornare alle vecchie leggi»: non si vuole riproporre il modello classico dell’operaio Fiat alla linea di montaggio, ma si fanno i conti con la trasformazione del lavoro. Read the rest of this entry »

Si allarga e diventa profonda l’impronta del nostro scavo

Guglielmo Ragozzino

Non basterà. Come Marina Forti scrive qui a fianco, nel Living Planet Report per il 2006, il Wwf mostra come i nostri consumi umani sono tali che presto ci servirebbero due pianeti grandi come il nostro, se continuasse l’attuale ritmo di utilizzo dell’acqua, del suolo e delle altre risorse scarse. E’ ovvio però che se i consumi si rincorrono, ne generano altri; e dopo l’India e
la Cina, altri grandi paesi sceglieranno di crescere, consumando terre sempre meno fertili, acque sempre più difficili da raggiungere. Non basteranno due Terre affiancate, per calmare la nostra fame e la nostra sete.

Noi italiani - e non siamo i peggiori tra i ricchi - consumiamo quattro volte il nostro territorio nazionale. Il nostro grande piedone lascia un’impronta per terra che copre
la Francia e i Balcani, almeno in parte; e, prima o poi, susciteremo il risentimento di qualcuno. Ai tempi delle colonie, questi problemi erano risolti facilmente. C’erano territori, lontani, oltre il mare, che si potevano schiacciare e scavare a piacere. Qualcuno, troppo legato alla sua terra, rimaneva sotto il nostro tacco, ma noi eravamo il progresso, e il progresso comporta qualche disagio. Di colonie ce ne è ancora, anche se si preferisce non parlarne. Ed è ipocrita dire: io non c’entro; e poi servirsi di tutto quello che proviene dalle colonie di altri. L’impronta è la nostra. E anche se la parte del cattivo, del padrone della piantagione la fa un altro, è a noi che arriva il prodotto finale; il consumo è nostro, nostro lo spreco. Read the rest of this entry »

 

Gravi le dichiarazioni di Prodi e Rossi sulla riforma del sistema pensionistico, dice Morena Piccinini, segretaria Cgil. La soluzione non può essere precostituita con una legge peggiore della «controriforma» Maroni, puntando solo al consenso dell’Europa. E dovranno essere reperite risorse per le pensioni più basse e per gli atipici

Galapagos

«Certe dichiarazioni sono gravi: non si possono dare come acquisiti elementi che dovranno essere definiti dalla trattativa che abbiamo deciso di fare con il governo - con la firma del memorandum - a partire da gennaio. La materia è molto complessa, richiede non solo una lunga trattativa, ma studi di fattibilità che debbono prevedere anche miglioramenti previdenziali per chi è già pensionato, ma anche garanzie per i milioni di lavoratori precari». Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil non ha preso bene le uscite di Prodi e in particolare di Nicola Rossi che hanno dato una improvvisa accelerazione al dibattito sulla riforma delle pensioni. Sono conclusioni affrettate, precostituite, una strizzatina d’occhio alla Ue. Il problema, però, è serio e coinvolge la vita di decine di milioni di persone e uno stato sociale che la Cgil non ha nessuna intenzione di smantellare.

Partiamo dall’inizio: lo «scalone» introdotto dalla riforma Maroni. Nel suo programma l’Unione era d’accordo che andava abolito. Su questo concordano anche i sindacati. Read the rest of this entry »

Le imprese con più di 50 dipendenti verseranno all’Inps il tfr, le altre lo manterranno

Tutti soddisfatti: imprese, governo e sindacati (ma con dissensi nella Cgil). Parte la previdenza integrativa, con tutti i rischi collegati alle borse

Francesco Piccioni il manifesto
La firma, come previsto, è arrivata. Sindacati, Confindustria e governo hanno firmato - a palazzo Chigi - l’accordo definitivo sul trattamento di fine rapporto e il lancio della previdenza integrativa. Confermando l’impressione degli ultimi giorni, Confindustria ha tirato la corda fino all’ultimo minuto (Luca di Montezemolo, poco prima di entrare, ancora dava mostra di essere incerto sull’esito finale), ottenendo non solo quanto aveva già chiesto, ma anche «compensazioni» per le imprese a partire dal 2007.
In pratica la previdenza integrativa comincerà ad essere operante dal 1º luglio 2007 per i lavoratori del settore privato (non ancora per quelli del pubblico impiego, sottoposti a un trattamento fin qui diverso, il tfs).

 Da gennaio partirà la «campagna di informazione» per convincere i lavoratori a versare il proprio tfr - la «liquidazione» - mese dopo mese ai «fondi pensione negoziali», gestiti di comune accordo tra imprese e sindacati (e che manterranno una tassazione pari all’11%). Coloro che non accetteranno il nuovo sistema - e dovrebbero essere la stragrande maggioranza, anche secondo le previsioni governative - lo lasceranno nella disponibilità delle imprese, com’è ora, ricevendolo rivalutato al momento dell’andata in pensione o del licenziamento. Read the rest of this entry »

Segreti e bugie del 4 novembre
Carla Canalini (il manifesto)
Oltre al giudizio (che abbiamo espresso), il volantino pubblicitario dei Cobas sulla manifestazione del 4 novembre appare una sortita schizofrenica, visto che nelle stesse ore in cui lo stilavano partecipavano alla riunione del comitato promotore per la giornata del 4. Provando a capire (che non è giustificare) si può ipotizzare che cercassero per un verso di coprirsi «a sinistra» dalle critiche di parte del movimento (Disobbedienti e altri); ma che ci fosse anche un motivo tutt’affatto diverso: la prossima rielezione dei dei delegati, le rsu, e la negazione del diritto di assemblea ai lavoratori della scuola: nel volantino i Cobas attaccano il ministro Fioroni per questa sottrazione di democrazia che imputano anche (credibilmente) alla «pressione di Cgil, Cisl, Uil». Su questo punto hanno ragione da vendere, ma che c’entra con il 4 novembre?

La piattaforma dell’iniziativa infatti ha un pregio inequivocabile: vi si fa piazza pulita, per esempio, di ogni bizantinismo lessicale chiedendo direttamente la «abrogazione» della legge 30, della Bossi-Fini, e della Riforma Moratti. Ma c’è di più: quando l’8 luglio scorso nell’assemblea di Roma al teatro Branciaccio si cominciarono a definire le coordinate della manifestazione, i partecipanti non solo condivisero la critica al Dpef, ma anticiparono che, nella futura finanziaria, qualunque operazione che si connettesse allo spirito del Documento di programmazione sarebbe stata ugualmente criticata. Si può forse negare, oggi, che la manovra ne sia esente? Non mi pare. Read the rest of this entry »

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Con i recenti decreti legge il governo è certo di recuperare nel 2007 ai pirati del fisco 13 miliardi di euro. Ma non è che l’inizio.

Il vice ministro promette: «Pagare tutti, pagare meno»

 

Vincenzo Visco ha iniziato la lotta ed è convinto di essere sulla buona strada per sradicare l’evasione fiscale entro la fine della legislatura. Intervistato dall’agenzia di stampa Agi ha sostenuto che «sono già pari a 13 miliardi le misure quantificabili come risultato dei provvedimenti già varati per la lotta all’evasione nel 2007». Ma potrebbero essere molti di più «grazie all’effetto deterrente dei nuovi provvedimenti sui cittadini: i provvedimenti potrebbe generarsi un circolo virtuoso di ‘effetto di adempimento spontaneo’».
Commentando invece le cifre sulle dichiarazioni dei redditi 2005 si è limitato a dire: «I dati parlano da soli». Per Visco: «si conferma che la linea del Governo di mettere al centro della sua azione il recupero dell’evasione è giusta. Sarebbe un peccato se l’opposizione non desse una mano in questo senso. Fino ad ora non l’ha fatto».
In tutto il mondo i contribuenti cercano di sottrarre qualcosa al fisco, ma l’evasione in Italia ha numeri molto grandi. Per Visco si aggira sui 200 miliardi di euro. La conferma che si tratti di un fenomeno di massa (che in alcuni casi coinvolge anche i lavoratori dipendenti con il secondo lavoro in nero) l’hanno fornita i dati diffusi ieri dall’amministrazione fiscale relativi alle denuncie dei redditi presentare nel 2005. Senza voler generalizzare, colpisce che i gioiellieri denuncino meno degli impiegati di banca; che i proprietari di bar giurano di guadagnare meno dei poliziotti e che i tassisti possano vivere con rediti pari alla metà di quelli di un maestro. Che, visti gli stipendi, non nuota nell’oro. Però. ad evadere, ha fatto notare Visco, «non sono solo gli autonomi. Molti artigiani del settore manifatturiero lavorano in conto terzi per aziende più grandi, quindi sono obbligati a fatturare. Non si deve fare di tutta l’erba un fascio». Read the rest of this entry »

 

Il ministro Vincenzo Visco ha dato il via a una ufficiale dichiarazione di guerra all’evasione fiscale e, concretamente, agli evasori. Si tratta di un piano di battaglia articolato in 55 punti, assai concreti e lontani dall’abituale retorica dei discorsi contro l’evasione fiscale, spesso pronunciati da chi in qualche modo è anche evasore. Quindi tutto il nostro sostegno al ministro Vincenzo Visco, che è persona seria e anche, come si dice a Roma, «tignoso». Nel nostro paese la lotta all’evasione fiscale è estremamente difficile, e per riuscire deve agire in modo da trovare un forte sostegno. È molto difficile perché nel nostro paese domina «l’arte di arrangiarsi». Per tirare avanti o per star meglio e comprarsi una seconda casa al mare la tendenza a eludere il fisco è del tutto naturale, salvo per quelli a reddito fisso per i quali il pagamento delle tasse non è un atto di volontà, ma un obbligo ineludibile.
Ripeto ancora tutto il nostro sostegno a Visco, ma sottolineando che in Italia non basta una legge, anche la migliore. In un paese dove l’evasione fiscale è fisiologica, per batterla non bastano le leggi: ci vuole il sostegno innanzitutto di quelli che a pagare sono obbligati. Molto opportunamente, sulla Stampa di ieri Tito Boeri scrive: «Il modo migliore per creare un terreno sfavorevole a chi evade il fisco consiste infatti nell’impegnarsi a restituire ai contribuenti onesti (o, dico io, obbligati a essere onesti) ogni euro sottratto all’evasione, riducendo le aliquote legali man mano che diminuisce l’evasione e l’elusione». Lo stato si deve presentare con la faccia della giustizia redistributrice e non del nemico di tutti.
Per aver successo in questa sacrosanta campagna è importante anche da dove si comincia, da quali strati sociali si comincia. Certo i gioiellieri guadagnano più di un maestro di scuola elementare (altro segno di disprezzo dell’istruzione e anche dei figli), ma cavarsela con i gioiellieri rischia di essere retorica, demagogica e controproducente: ci sono gioiellieri e gioiellieri e ci sono anche gioiellieri malmessi. Per aver consenso bisogna cominciare dall’alto e anche qui puntare ad avere successi con clamorosi e importanti casi di evasione. Bisogna ottenere vittorie da spendere nell’opinione pubblica.
Questi nostri argomenti non vogliono essere tanto consigli al ministro Visco quanto chiarimenti all’opinione pubblica, perché non faccia muro a difesa indiscriminata dell’evasione fiscale, perché non si dia adito alla rivolta contro «il governo ladro». E per tutto questo bisogna anche tagliare molte spese inutili e politicamente dannosissime della politica. Chi fa la giusta guerra all’evasione dovrebbe avere anche un occhio al Costo della politica. È il titolo di un libro che spiega qualcosa, un libro abbastanza elogiato, ma assai poco praticato.

Valentino Parlato

Il manifesto

Le Nazioni unite bollano come «xenofobo» il governo Berlusconi e danno credito a Prodi.

Nel mirino le discriminazioni nei confronti dei rom

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Eleonora Martini IL manifesto

Il governo Berlusconi «era espressione di una retorica della xeonofobia e del razzismo», tendente a «strumentalizzare politicamente il fenomeno dell’immigrazione», «descritto come un pericolo per l’intera comunità». In questo clima si inscrive la legge Bossi-Fini, «ispirata dalla filosofia dello scontro di civiltà» e che «incita alla discriminazione e alla criminalizzazione» dell’immigrato. «Se fossero stati soggetti alla Bossi-Fini, gli emigrati italiani nel mondo non sarebbero mai arrivati all’attuale integrazione». D’altra parte è l’intera società italiana a presentare «profonde tendenze alla xenofobia», soprattutto per la presenza di una «discriminazione istituzionale», come dimostra il fatto che «quotidianamente la polizia viola, fisicamente e verbalmente, i diritti delle minoranze nazionali». Read the rest of this entry »

Beni comuni Una proposta al governo Prodi/ Prima puntata

Le ricette del capitale: mercificazione di ogni forma di vita, liberalizzazione totale dei mercati, privatizzazione della proprietà comune Smantellato il welfare europeo, lo Stato si è ritirriccardopetrellatrois1.jpgato dal campo dell’economia e il valore di scambio ha travolto il valore d’uso.

Riccardo Petrella (in Foto)
In un senso strettamente letterale, res publica sta ad indicare lo Stato, il governo, ed anche l’insieme dei beni che sono di proprietà di tutti i cittadini. In un senso più generale, si intende con res publica una società fondata sullo Stato di diritto ed i principi di cittadinanza, di libertà e di uguaglianza, mirante a promuovere la giustizia sociale, la fraternità e la pace.

Per tutto il XIX secolo e buona parte del XX, la res publica si giocò - in congiunzione con la questione della autodeterminazione dei popoli e del riconoscimento del cittadino - attorno alla soluzione dei rapporti tra capitale e lavoro. Da un lato, i detentori del capitale privato, proprietari della terra, delle materie prime e, soprattutto delle «macchine», che pretendevano di essere i proprietari dei frutti del lavoro umano, cioè della produttività. Pertanto rivendicavano di essere il soggetto principale delle decisioni in materia di produzione e di distribuzione della ricchezza disponibile e prodotta. Dall’altro i lavoratori, «braccianti» e/o «manodopera», possessori unicamente di forza lavoro (le braccia, le mani….), che rivendicavano anch’essi, legittimamente, di essere proprietari della ricchezza e quindi, soggetti partecipanti alle decisioni, grazie anche ad uno Stato che sarebbe dovuto essere garante dei diritti di tutti i cittadini ed operante nell’interesse generale. In realtà lo Stato fu più sovente dalla parte dei proprietari di capitale.
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Beni comuni Seconda puntata della proposta al governo Prodi

 

Lo scontro comincia dalla definizione di base. Cerchiamo quindi di analizzare il concetto generale di bene comune. Si tratterà di capire poi quali sono le dinamiche sociali reali in Italia e nel resto del pianeta terra
Si fa un polverone Negli ultimi anni è cresciuta una certa confusione su ciò che riteniamo pubblico. La nazionale di calcio? Le note dello spartito?
foresta.jpgEcco i punti principali per definire una nuova scaletta di bene pubblico che sia davvero universale e condivisa

Riccardo Petrella

Senza beni comuni che società è? Parlando di un bene è uso intendere una sostanza, un oggetto, un servizio, una maniera di essere e di comportarsi, cui si dà un valore positivo. Non tutto, quindi, è suscettibile di essere considerato un bene. Lo stesso dicasi per comune. Con questo termine si vuole indicare ciò che è relativo ad una comunità di persone socialmente organizzata. In via generale, il concetto di beni comuni è assimilato a quello di beni - e servizi - pubblici, il che è largamente giustificato essendo definito pubblico tutto ciò che è relativo ad un attributo di appartenenza e/o di riferimento allo Stato, alle istituzioni di governo, al popolo. Beninteso, non tutto ciò che è comune, per esempio ai membri di una cooperativa od ad un condominio od ad una società sportiva, è pubblico.
In ogni caso, non esiste una società (da «socio») senza beni comuni. Una società che non ha una cultura ed una pratica dei beni comuni non è una società, una comunità. L’Italia sta sempre meno funzionando come una comunità, una società. Al di là dell’impennata identitaria nazionale provocata dal Mondiale di calcio e dalla vittoria degli Azzurri, è diventato alquanto problematico identificare i beni comuni. Si ha l’impressine che l’Italia sia diventata negli ultimi anni un insieme di soggetti/proprietari, un sistema di territori e di città in concorrenza fra loro per lo sfruttamento delle risorse locali e degli altri territori. Read the rest of this entry »

beni comuni Primi passi di un percorso nuovo. Terza puntata

Nonostante il crescente andazzo individualistico, ci sono le condizioni culturali, sociali e politiche per costruire una nuova cultura della «res publica» Alla base della nuova cultura dei beni pubblici ci sono le matrici filosofiche della politica italiana e soprattutto l’esperienza recente dei movimenti
Riccardo Petrella
Ri-costruire la società italiana ed il paese partendo dai beni comuni è possibile? La domanda é plausibile: come si può sostenere che è possibile in Italia progredire verso un governo dei beni comuni quando il quadro italiano che abbiamo in altri articoli precedenti già descritto mostra che le dinamiche dominanti, anche quelle promosse dal neogoverno Prodi nei suoi primi mesi di attività, vanno in direzioni opposte? Per due ragioni principali.

La prima è legata al fatto che l’Italia è il solo paese dell’Europa dei 25 ad avere un governo di centro-sinistra che copre l’intera gamma delle posizioni di sinistra, dalla radicale alla moderata, di natura social-comunista, cattolica e liberal-radicale. Il che significa che la classe politica ora al governo, se vuol fare storia e non finire ingloriosamente nel bidone delle cose inutili, deve inventare un suo modello di ricostruzione sociale. Deve ricostruire l’Italia dallo spappolamento sociale: non si puo’ parlare altrimenti del sesto paese economicamente più potente al mondo nel quale, secondo i dati dell’Istat di agosto 2006, la povertà concerne di nuovo il 25% della popolazione. Deve anche risanare il Paese, urgentemente, dal dissesto ecologico operato in tutte le regioni dopo cinnquanta anni di «sviluppo» predatorio. Read the rest of this entry »

Beni comuni Noi e il mondo, gli obiettivi sull’acqua. Quarta puntata

Bisogna sottrarre il potere sulla vita al capitale privato, partendo dal governo dell’acqua come bene comune pubblico. Perché negli ultimi trenta anni il capitale privato si è impadronito del governo di questa risorsa assolutamente primaria un po’ dappertutto nel mondo. A partire dalla fine degli anni ‘70, approfittando delle politiche dette di aggiustamento strutturale imposte dal Fmi e dalla Banca Mondiale ai paesi «in via di sviluppo», fino alla presenza delle grandi aziende private nel sistema idrico.
Riccardo Petrella
Negli ultimi trenta anni, il capitale privato si è impadronito del governo dell’acqua un po’ dappertutto attraverso il mondo. A brevi schizzi, eccone le tappe principali.

A partire dalla fine degli anni ‘70, ha approfittato delle politiche dette di aggiustamento strutturale imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale ai paesi “in via di sviluppo” bisognosi di ingenti risorse finanziarie per i loro investimenti in infrastrutture. L’aggiustamento strutturale implicava, per la concessione dei prestiti, la condizione dell’apertura dei mercati dei paesi beneficiari alla concorrenza via gare di appalto internazionali. Le imprese idriche francesi - fortemente spalleggiate dallo Stato francese - cosi come quelle statunitensi, inglesi, svizzere, tedesche, sono riuscite ad accaparrarsi della stragrande maggioranza dei lavori di costruzione di dighe, acquedotti, serbatoi, pozzi e dei servizi di gestione corrispondenti. Alla fine (1991) del Decennio Internazionale dell’Acqua promosso dalle Nazioni Unite (1981-1991), le imprese private del mondo occidentale sono emerse come i soggetti più diffusi ed influenti in materia di utilizzo delle risorse idriche dei paesi d’Africa, dell’America latina e di parte dell’Asia.
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Beni comuni Una proposta al governo Prodi. Ultima puntata

La conoscenza, come l’acqua, è biologicamente essenziale. E’ lo spirito della vita. Ma la sua mercificazione è a una fase molto avanzata: cacciamo i mercanti dal tempio. La strategia della lepre tecnologica porta in un vicolo cieco
Riccardo Petrella
E’ora che l’equipe Prodi, che non é l’equipe Berlusconi, «cacci i mercanti dal tempio» della conoscenza e dell’educazione. Come l’acqua, la conoscenza é biologicamente essenziale ed insostituibile per la vita. In più, essa ne rappresenta «l’anima». La conoscenza é lo spirito della vita, non solo delle singole persone ma soprattutto della comunità umana. L’educazione é lo strumento attraverso il quale le comunità umane cercano di comunicare questo spirito collettivo, facendone una memoria sociale non da conservare come fosse un oggetto in un museo all’antica, ma come forza creatrice per pensare e progettare il divenire comune.

La mercificazione della conoscenza e dell’educazione é in una fase molto avanzata. I mercanti si sono impossessati del potere di controllo sulla conoscenza in maniera cosi forte da fare di essa il paradigma narrativo sia dell’economia che della società. Allorché, per secoli, in tutte le civiltà, la conoscenza é stata identificata alla divinità, a Dio come espressione massima della conoscenza, oggi il capitalismo non esita ad autodefinirsi il sistema di economia della conoscenza e di società della conoscenza. Il passaggio é considerevole. Bisogna riconoscere che mai finora «il potere» ha avuto siffatto «coraggio». Read the rest of this entry »

Marina Forti dal manifesto

Può sembrare un esercizio vano elencare i luoghi più inquinati al mondo: l’inquinamento, di origine industriale o altro, è una delle principali crisi ecologiche del pianeta insieme al cambiamento del clima, l’esaurimento delle risorse idriche, la deforestazione, l’erosione dei suoli/desertificazione. Così, ridurre la cosa a una lista di «mostruosità» può sembrare inadeguato. E però guardare l’elenco dei «10 luoghi più inquinati al mondo», stilata da una istituzione ambientalista di New York, può essere istruttivo. Intanto, perché si scopre che in quei dieci siti vivono oltre 10 milioni di persone, la cui salute è minacciata. E poi perché sono luoghi per lo più sconosciuti (fatta eccezione per Cernobyl, sito del più grave disastro dell’industria nucleare civile). Così, sarà una curiosità, ma ecco la lista pubblicata dal Blacksmith Institute, e compilata da un gruppo internazionale di esperti ambientali e sanitari (tra cui ricercatori della Johns Hopkins University, il Mt Sinai Medical Centre e la City University di New York).

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le-grandi-opere.jpgIn diecimila sfilano a Roma contro Tav, Mose e ponte sullo Stretto, ma anche contro decine di progetti «decisi sulla nostra testa»
Carlo Lania dal manifesto
Roma
Il Ponte sullo Stretto non c’è più, affossato tre giorni fa dall’Unione che ha bocciato la sua costruzione. Al suo posto, però, sopravvivono altre grandi opere. Come il Mose a Venezia, o come l’alta velocità che, a partire dalla val di Susa, riguarda mezza Italia. E poi trafori, inceneritori, gassificatori, centrali a carbone, progetti di privatizzazione dell’acqua, discariche… Basta leggere gli striscioni scivolati ieri pomeriggio lungo via Cavour a Roma per capire quante sono in Italia le grandi opere (ma anche le medie e le piccole) in progetto o in fase di realizzazione più o meno avanzata. Opere spesso non volute. Read the rest of this entry »

Presentazione dell’università popolare 2005-2008

I temi legati alla globalizzazione sono ormai divenuti patrimonio sia del lessico che delle lotte politiche e sociali in Italia e all’estero. La loro comprensione è indispensabile per affrontare le cause dei tragici avvenimenti che oggi sconvolgono il pianeta (la guerra, le crisi alimentari, quelle finanziarie, quelle ambientali, ecc.) e per cercare di immaginare possibili i scenari futuri.

L’importanza che i temi legati alla globalizzazione rivestono oggi, non è proporzionata al livello di informazione ed approfondimento forniti dai normali mezzi di comunicazione. Anche il dibattito politico, ormai appiattito dagli slogan e dalla necessità di trasmettere all’opinione pubblica messaggi “rassicuranti” ed elettoralmente accattivanti, è colpevolmente deficitario nell’analizzare a fondo i processi politici, economici e sociali che attraversano la nostra epoca e di tradurli in un linguaggio accessibile e didatticamente efficace. La letteratura oggi disponibile sui processi della globalizzazione è immensa, ma la sua diffusione è ancora limitata ad una élite di persone già informate ed ai militanti.

La gente comune (qualche anno fa avremmo parlato di masse), risulta ancora esclusa da un livello accettabile di informazione o, ancor peggio, viene influenzata dal martellante messaggio per il quale viviamo in un’epoca di straordinario sviluppo, in cui il processo tecnologico appare inarrestabile e capace di risolvere qualsiasi problema dell’umanità ed in cui la guerra, ad esempio, appare semplicemente come un deprecabile incidente di percorso sulla strada luminosa dello sviluppo senza limiti. Read the rest of this entry »

napolitano.jpgIl presidente della Repubblica riceve una delegazione di ricercatori precari e invita il parlamento a dare risposte concrete 

«Il Parlamento si occupi dei lavoratori precari». La frase è stata pronunciata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Torino, in risposta a un gruppo di precari che manifestavano davanti al Politecnico, dove era atteso per l’inaugurazione dell’anno accademico. Un gruppo di lavoratori a termini del Politecnico, all’arrivo del presidente, era già schierato con tanto di cartelli contro i tagli all’università previsti dalla legge finanziaria. Napolitano, dopo aver svolto il suo discorso inaugurale, ha ricevuto un rappresentante dei manifestanti e ha definito il precariato «un problema molto serio. Mi auguro possa essere affrontato nella sede giusta, cioè in Parlamento».

Nella stessa mattinata era intervenuto anche il rettore del Politecnico, Francesco Profumo, per chiedere al capo dello Stato «di farsi portavoce del disagio delle università e contribuire a rappresentare la gravità di una crisi che minaccia il sistema formativo e della ricerca». Read the rest of this entry »

Duemila persone in piazza contro l’arrivo dei militari. Interventi in comune fino a notte fonda

Orsola Casagrande 27 ottobre
Vicenza

Sono arrivati alla spicciolata. Molte famiglie, tanti giovani, i comitati popolari, e poi cittadini comuni. Tutti con la volontà di far sentire la propria voce. E di mandare un messaggio chiaro al consiglio comunale che si è riunito puntualissimo alle cinque e mezza come previsto. «No alla base militare americana, no alla guerra»: questo il messaggio che circa duemila persone ieri hanno gridato e cantato in piazza dei Signori. Quella stessa piazza dove soltanto cinque giorni fa aveva manifestato la destra contro la finanziaria, ieri è stata invasa da cittadini determinati a dire la loro sul futuro della loro città. Read the rest of this entry »

Il presidente Napolitano «ha sferzato» il Parlamento - così recitano le agenzie di stampa - invitando la rappresentanza politica a occuparsi dei giovani precari: «E’ un problema serio e va affrontato», ha dichiarato il capo dello stato. Si era appena imbattuto in un gruppo di studenti che protestava contro i tagli alla scuola e la dichiarazione antiprecaria deve essergli sembrata alquanto opportuna. Magari sarebbe stato meglio pensarci prima, visto che la precarietà del lavoro - e mica solo quella dei giovani - non è opera dello spirito santo ma, da almeno dieci anni, il risultato di leggi e accordi sociali a ispirazione bipartisan che hanno appoggiato e istituzionalizzato le richieste delle imprese, in sintonia con le vibranti teorie che affermano essere il libero mercato autentico stato di natura. Però meglio tardi che mai e allora diamo il benvenuto all’esternazione dell’alto Colle che, con educazione presidenziale, denuncia la sordità della classe politica tutta ai cahiers de doléance che non da ieri denunciano la devastante portata della precarietà. Bene. Read the rest of this entry »

 

torsello.jpgIl Campidoglio espone una gigantografia del fotoreport rapito tredici giorni fa

«E’ una vicenda islamicamente inaccettabile». Dice il portavoce del consiglio direttivo dell’Ucoii in un appello pubblicato sul sito internet www.islam-online.it, Hamza Piccardo. «Coloro i quali rivendicando tale appartenenza lo detengono, hanno il dovere religioso di rilasciarlo immediatamente e consentire che possa rientrare in sicurezza in Italia. Siamo vicini - ha concluso - al nostro fratello Gabriele Kash Torsello e alla sua famiglia con la preghiera e con quanto potremo». L’appello dell’Unione delle comunità islamiche italiane si intitola «Liberate fratello Kash». Picardo ha anche aggiunto che la vicenda del sequestro di Gabriele Torsello sembra configurarsi «come un fatto di criminalità comune. E azioni simili - ha aggiunto - fanno sì che il giornalismo libero, come quello di Torsello, venga scoraggiato.

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Bari, Napoli, Frosinone, Pescara: la guardia di finanza trova gli operatori completamente in nero, agli ordini di una cooperativa.

Evasi 200 mila euro al fisco e 800 mila di contributi
Antonio Massari 27 ottobre
Bari

L’assembramento era ciclico e strano: troppi ragazzi frequentavano quel luogo. Più di mille in soli due anni. Un viavai ingiustificato, perché dai primi controlli, in quello stabile, non risultava alcun tipo di attività. E’ partita così l’indagine della guardia di finanza di Bari: in pochi mesi ha scoperto un affare colossale. Sei call center totalmente abusivi sparsi per il Mezzogiorno, tra Bari e Napoli, Frosinone e Pescara. Quei mille ragazzi erano lì per il più classico degli sfruttamenti: stipendi per un milione di euro complessivi, tutti corrisposti in nero, oltre 200 mila euro evasi all’erario, 800 mila euro di contributi previdenziali mai versati. La «centrale» operativa è una cooperativa di Triggiano, peraltro regolarmente registrata, che tra il 2004 e il 2005 sfrutta ben 1.069 persone, in prevalenza ragazze, che lavorano per soli 2,90 euro l’ora. Read the rest of this entry »

I collaboratori sono almeno un milione e mezzo: guadagnano 8 mila euro l’anno, lavorano presso un solo committente. Fino a 45 ore settimanali.
La Cgil: eliminare la figura del cococò, è lavoro dipendente

An. Sci.  Anche le ricerche confermano l’inganno dei «collaboratori» e di molte partite Iva. Sono praticamente contratti dipendenti mascherati. I dati vengono dalla consueta ricerca periodica di Nidil e Ires Cgil, arricchita quest’anno da un apporto esterno: quello della facoltà di scienze della comunicazione della Sapienza di Roma, che ha svolto un’indagine commissionata dal sindacato. I numeri sono relativi agli iscritti alla gestione separata Inps, dunque di per sé non rappresentano una novità: a quanto si può ricostruire dall’Inps (ma si tenga conto anche di sostenuti livelli di evasione), i collaboratori italiani sono un minimo di 1 milione e mezzo di persone (1.475.111 iscritti), cui si devono aggiungere 209.960 lavoratori con partite Iva individuali. Esclusi i pensionati e gli amministratori di condominio, la fascia più a rischio si concentra su un nucleo di 960 mila collaboratori che dichiarano redditi in media di 8.334 euro lordi annui, come a dire che i «mitici» mille euro al mese sono una vera e propria chimera. Oltretutto, devono caricarci il costo dei contributi, quest’anno innalzati dal governo (dal 18% al 23%) senza però garantire un aumento dei compensi. Read the rest of this entry »

cantieri sociali
L’occasione del 4 novembre
Pierluigi Sullo

26 0ttobre 2006 –il manifesto

Parrebbe che la sindrome del governo amico/nemico stia insidiando anche la manifestazione del 4 novembre contro la precarizzazione del lavoro. Questo virus ha già danneggiato assai il movimento per la pace, che sta tentando ora faticosamente - dopo l’assemblea fiorentina dello scorso week end - di riannodare il dialogo. La protesta sul lavoro precario è la seconda - dopo quella contro
la Legge obiettivo
del 14 ottobre - a sollevare una questione sulla quale il governo tende a fare il finto tonto. Ossia a non cambiare leggi varate da Berlusconi e che dovrebbero semplicemente esser abolite, non fosse che si tratta di figlie legittime di leggi analoghe varate dal precedente governo di centrosinistra. 

La legge 30, la legge Bossi-Fini e la cosiddetta riforma Moratti appartengono a questa categoria;
la Legge obiettivo e la legge Fini sulle droghe sono invece mostri di cui la destra ha la paternità, anche se poi fanno comodo anche al centrosinistra. Read the rest of this entry »

LEGGE REGIONALE 26 ottobre 2006, n. 28

“Disciplina in materia di contrasto al lavoro non regolare”

 Art. 1
(Disposizioni generali)

1.La Regione Puglia individua indirizzi, modalità e misure per favorire l’emersione del lavoro irregolare attraverso la concertazione con le parti sociali e le istituzioni responsabili, nel rispetto delle rispettive competenze. In tale quadro favorisce, nei modi da definirsi con apposito regolamento, interventi specifici di educazione alla legalità nelle scuole secondarie di secondo grado rivolti agli alunni, alle famiglie e, più in generale, ai cittadini. Read the rest of this entry »

Interpellanza parlamentare di Rifondazione:

«No al progetto JSF, congelare i finanziamenti»
Alessio Marri

In un’interpellanza rivolta al ministero della difesa gli On. Elettra Deiana e Anna Maria Cardano (Prc) hanno avanzato diverse perplessità sull’evoluzione del progetto Joint Strike Fighter. Secondo gli ultimi accertamenti, il piano di realizzazione del caccia JSF, denominato Lightning II, conterrebbe alcuni aspetti poco trasparenti, che il governo dovrebbe chiarire prima di seguitare nei finanziamenti. Una relazione della Corte dei Conti Olandesi giudica l’adesione al progetto un rischio finanziario per i Paesi Bassi. Tra il 2005 e il 2006
la Corte dei Conti dei vari paesi partner del programma, tra cui Australia, Canada, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Turchia e Regno Unito, si sono riunite per ben due volte lamentandosi della totale mancanza di trasparenza sui risultati riscontrati durante la fase di sperimentazione. Sarebbero infatti sorte forti preoccupazioni sui costi di sviluppo, aumentati di oltre l’80% dal 1996, anno in cui la progettazione è stata avviata. Lo stesso organo di controllo delle spese del Congresso USA (Government Accountbility Office - GAO) ha ridotto i finanziamenti per i testing del JSF F-35, giudicandoli sino adesso insufficienti. Maggiori attenzioni infatti sarebbero riservate in maniera crescente agli UCAV (velivoli da combattimento senza pilota), aerei stealth che offrono prestazioni migliori e soprattutto eliminano il danno politico della morte del pilota. Le due parlamentari di Rifondazione Comunista inoltre, ricordando che l’Italia è già impegnata nell’acquisto di una grossa quota di esemplari del caccia europeo di nuova generazione EF 2000 Thyphon, valutano l’interessamento al JSF un’intenzione mal celata di potenziare la forza offensiva della nostra aereonauti

Verdi, Prc e Pdci in rivolta anche sul ddl Lanzillotta:

«Così com’è non passerà mai»

Per il Professore il memorandum con i sindacati è stato siglato e ora «si deve obbedire»

Matteo Bartocci
Roma - Il Manifesto

Dopo la finanziaria (che ancora non si sa com’è fatta) avanti tutta con la riforma delle pensioni (di cui al momento c’è solo il memorandum firmato con i sindacati). Perché? Perché il governo italiano è «riformista» e perché lo vuole l’Europa. Non contenti dell’oceano di problemi sollevati dal decreto fiscale e dalla prima manovra del governo, Romano Prodi e l’Ulivo aprono non uno ma due capitoli della cosiddetta «fase due» dentro la maggioranza e tra le forze sociali: il primo è la riforma previdenziale, il secondo, non meno scottante, è il ddl Lanzillotta sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi pubblici.

Sul primo capitolo, dopo gli affondi dei leader ulivisti, il premier è categorico: «Quando si firma un protocollo che dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare il sistema pensionistico si obbedisce, anche perché Almunia (il commissario Ue agli Affari monetari, ndr) ha insistito molto di più degli osservatori italiani sul rispetto del protocollo dando anche al governo l’obbligo che noi accogliamo molto volentieri di un cammino riformista che dia continuità e vada avanti per tutto il periodo della legislatura».

 Nell’Unione sempre più divisa in un derby tra cosiddetti «riformisti» e cosiddetti «radicali» l’accelerazione del Professore trova il plauso della maggioranza dell’Ulivo, Idv, Udeur e Rosa nel pugno, mentre non convince per nulla l’ala sinistra della maggioranza già frastornata dalle concessioni fatte alla Confindustria. Alle parole del presidente del consiglio, infatti, Prc, Pdci e i Verdi fanno muro. Malumori pesanti però aleggiano anche nella sinistra Ds: «Una campagna di tre mesi sulla futura riforma delle pensioni che terrorizzi tutti - sostiene Gloria Buffo del correntone - non è esattamente quel che ci vuole per rilanciare il centrosinistra e sostenere il governo». Read the rest of this entry »

sofim1.jpg Foggia - La cassa integrazione a zero ore colpisce altri cinquanta operai della Sofim Iveco. La notizia è stata confermata in sede di assemblea con i lavoratori. Dal 2 novembre, quindi, la cassa integrazione a zero ore colpirà in totale duecento dipendenti dello stabilimento foggiano. Stessa situazione nel mese di dicembre. All’incontro ha preso parte anche una delegazione di operai che in questo mese ha subìto il provvedimento e che, alla fine della riunione, ha prodotto un documento a firma del coordinamento. Con una nota ufficiale, i cassintegrati hanno denunciato la mancanza di credibilità delle organizzazioni sindacali presenti in assemblea: «Fatta eccezione per
la Failms che ha mantenuto gli impegni presi con i lavoratori – si legge nella nota – le altre sono legate mani e piedi alla direzione del personale». «Le cinque organizzazioni sindacali si sono totalmente disinteressate rispetto agli impegni presi per portare avanti la lotta dei lavoratori – afferma il segretario della Failms, Vincenzo Russo -. La loro lotta si esaurisce nel far rimanere dentro l’azienda i propri parenti. Read the rest of this entry »

 

giordano331.jpgFranco Giordano avverte Prodi: «Se continua a dare ascolto a Montezemolo il Prc non può più starci»
Il segretario di Rifondazione: la nostra presenza nel governo è servita a limitare i danni e ad ottenere qualcosa,
la Finanziaria è meglio del Dpef. Ma adesso la «fase due» vogliamo dettarla noi Il principale fattore di instabilità per il governo è il Partito democratico. Un’avventura centrista sarebbe deflagrante per i Ds e anche per
la Margherita. Adesso chiediamo risorse certe per scuola, università, pubblico impiego e abolizione dei ticket

Gabriele Polo il manifesto

«Questa è una brutta botta». L’intervista a Franco Giordano è appena finita, quando arriva la notizia della bocciatura parlamentare del decreto che avrebbe dovuto bloccare gli sfratti. Il governo è andato sotto al senato e il segretario di Rifondazione comunista incassa il colpo proprio su un tema che sta a cuore al suo partito. Notizia negativa in sé, ma anche per il quadro politico in cui si inserisce. Il governo fibrilla sulla Finanziaria, all’orizzonte si riaffaccia prepotentemente, sulle ali dell’asse Confindustria-Corriere della Sera, il fantasma centrista. E Rifondazione rischia grosso, perché ha giocato tutto sul binomio Prodi-piazza: stare nel governo per dare una svolta istituzionale all’era liberista-berlusconiana e, contemporaneamente, stare nei «movimenti» per premere sul Palazzo. Ma nonostante le cattive notizie e una quadro politico preoccupante Giordano è convinto di non essere stato messo all’angolo. Read the rest of this entry »

Alfonso Pecoraro Scanio *

I cambiamenti climatici sono sempre più avvertiti come un’ emergenza planetaria. Il film di Al Gore su questo tema, dal titolo significativo An Inconvenient Truth (Una scomoda verità), sta spopolando negli Stati uniti e inchioda l’ amministrazione Bush e le industrie inquinanti a responsabilità gravissime.

Da questa parte dell’Oceano, in Italia, gran parte della politica e degli organi di informazione stentano ancora a cogliere l’enormità della sfida che tutta la comunità scientifica, i movimenti e le associazioni ambientaliste ed ecologiste ci indicano come prioritaria per il benessere e la salute di tutti.

In questo contesto assai poco confortante da mesi il Ministero dell Ambiente insiste per una svolta rispetto al disastro della politica anti-Kyoto perseguita per cinque interminabili anni dal governo targato centrodestra.
Lo scorso luglio abbiamo presentato il piano per le emissioni 2008-2012 con l’obiettivo di ridurre
la C02 emessa da circa 1200 industrie.
 

Solo minacciando un altro scontro nel governo, il ministero dello Sviluppo economico ha accettato di ridurre da 224 a 200 milioni di tonnellate le quote di CO2 assegnate alle industrie italiane, mentre altri 6 milioni dovranno acquistarle a titolo oneroso.
Novità di questo Piano, i fondi ricavati dalla vendita delle quote aggiuntive andranno per l’efficacia energetica e per le riduzioni di anidride carbonica dovuti a contesti non industriali come la mobilità sostenibile urbana.

Avrei certamente voluto un taglio ancora più coraggioso ma è indiscutibile che un cambio di rotta c’è stato e ci consentirà di presentarci a Nairobi il prossimo mese alla Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici per chiedere a Stati uniti e Australia, in quanto economie formate, e a Cina, Brasile e India, in qualità di economie in transizione con grande potenziale di impatto in termini di emissione, di attuare subito i tagli previsti dal protocollo di Kyoto, decisione questa indispensabile e urgente da prendere con coraggio per frenare il surriscaldamento del pianeta.

Inoltre, abbiamo ridotto la quota di crediti di emissioni acquistabili fuori dall Italia del 50%, arrivando al 25% sul settore termoelettrico ma dobbiamo vigilare anche su questo versante, a livello europeo e internazionale, per evitare che il mercato delle quote si traduca in una forma di neo-colonialismo. Un ulteriore riflessione è però necessaria.
Dobbiamo considerare che il settore industriale è responsabile per meno del 40% delle emissioni totali. Il Governo si sta impegnando in quest’ottica, come dimostra
la Legge finanziaria in discussione, per intervenire anche negli altri settori dove si annidano sprechi e inquinamento.

Fra questi sicuramente assumono grande importanza quelli dell edilizia e dei trasporti e
la Finanziaria offre alcune prime risposte utili nella direzione del risparmio e dell’ efficienza energetica e per favorire i sistemi di trasporto pubblico e privato con combustibili a minore impatto ambientale.

E’ evidente che nella lotta al surriscaldamento terrestre il Governo deve svolgere al meglio la propria parte, ma va anche ribadito il ruolo fondamentale che tutti i cittadini devono avere per ridurre il proprio contributo di CO2.
E’ fondamentale la consapevolezza che la questione riguarda tutti, imprese e consumatori. E’ in gioco la salvezza del Pianeta, la nostra casa comune. Alla politica spetta il compito di indicare la strada, a ciascuno il dovere di fare la propria parte, a cominciare anche dai piccoli gesti quotidiani.

In presenza di ciò sarà più facile condizionare positivamente anche le attività dei maggiori inquinatori.
* ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare

Scriviamo le nuove regole per dire basta alla precarietà

Le proposte al centrosinistra di un gruppo di giuslavoristi guidati da Nanni Alleva. La precarietà è «multiforme» e deve essere aggredita sotto vari aspetti: abolire la distinzione tra subordinati e parasubordinati, creando un unico c