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Certamente la Signora Lanzillotta, il Signor Bersani e tutti coloro che in seno all’ex-governo di centro sinistra si sono battuti (e sono stati in tanti) per la liberalizzazione/privatizzazione dei servizi idrici, sono felici. Finalmente sono riusciti, grazie ai Signor Tremonti, Alemanno e Berlusconi, a realizzare il loro sogno di vedere la concorrenza, la competititività, la performance commerciale, la dimensione industriale, la creazione di ricchezza per il capitale privato (ma anche pubblico: si pensi ai dividendi per i Comuni azionisti!) orientare il governo dei servizi pubblici locali.
Che bello, si diranno crogiolandosi al calore dell’articolo sulle liberalizzazioni del nuovo decreto legge 112 del 25 giugno 2008, ora tutto è più chiaro e conforme agli imperativi della modernizzazione dell’economia italiana per adeguarla ai canoni della globalizzazione dei mercati finanziari mondiali! A partire dall’entrata in vigore del decreto, la gestione dell’acqua deve essere affidata, via gara pubblica, principalmente a due tipi di impresa, quella a capitale privato e quella a capitale misto (dove il capitale privato non puo’ essere inferiore al 30%). Anche se l’affidamento ad un’impresa «pubblica» in house non sparisce formalmente, esso sarà possibile solo nelle situazioni che non consentono un efficace ed utile ricorso al mercato, adeguatamente motivate all’Antitrust con un’analisi di mercato e una valutazione comparativa con l’offerta privata. Ad ogni modo, tutti gli appalti acquisiti con affidamenti in house senza gara cesseranno la loro efficacia al più tardi il 31 dicembre 2010. Read the rest of this entry »
Checchino Antonini
Disastro ambientale, danneggiamento e deviazione di acque, deturpamento di bellezze naturali, associazione a delinquere per il traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi: il catalogo dei reati tirato fuori dai carabinieri del Noe, il nucleo del controllo ecologico, è impressionante al punto che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, alla luce dei primi esiti dell’operazione “Black river”, ha “titolato” così: «Una Gomorra subappenninica». Il “fiume nero” è quello che scorre sotto il cumulo di 500mila tonnellate di rifiuti di qualsiasi tipo accatastati illegalmente nell’alveo del Cervaro, un torrente che dall’appennino scorre verso il Gargano. A Castelluccio dei Sauri, meno di venticinque chilometri da Foggia, i carabinieri hanno scoperto una discarica abusiva grande come otto campi di calcio, 330mila metri cubi, la più grande d’Europa.
Una massa enorme che, se smaltita correttamente avrebbe imposto una spesa di almeno due milioni e mezo di euro. E all’alba di ieri sono scattate 42 ordinanze di sequestro di beni e del laboratorio di analisi utilizzato per le false cerificazioni e gli arresti di dodici imprenditori, il gestore della vicina discarica autorizzata, ma esaurita, di Deliceto, i responsabili di un impianto di frantumazione inerti, Valente snc, e un nugolo di autotrasportatori. «Una regìa condivisa da malavita organizzata e imprenditori senza scrupoli - ha detto Nichi Vendola - capaci persino di alterare il corso naturale di un fiume per lucrare ai danni della popolazione e del territorio della Capitanata».
Foggia, il sito in grado di ricevere 500 mila tonnellate di spazzatura
è tra le più grandi illegali mai trovate in Europa. Un centinaio gli indagati
Le accuse: traffico illecito e disastro ambientale
Dodici persone, tra cui dieci noti imprenditori foggiani che operano nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, hanno ricevuto questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dai carabinieri del Noe di Bari e Foggia. Avevano messo in piedi una discarica abusiva di circa 500.000 metri cubi, ritenuta dai carabinieri tra le più grandi d’Europa.
Diversi i reati contestati, a vario titolo, agli arrestati, che ora si trovano agli arresti domiciliari per decisione del gip di Foggia: associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti, disastro ambientale, falso, deturpamento di bellezze naturali, danneggiamento e deviazione delle acque di un fiume.
L’indagine, avviata alcuni mesi fa, riguarda la gestione di una discarica di rifiuti speciali a Deliceto. Per costruirla sarebbe stato deviato il corso delle acque di un fiume, probabilmente nell’intento di nasconderla durante i controlli aerei.
Sono in tutto un centinaio le persone indagate nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Foggia. Secondo le prime rivelazioni sembra che siano coinvolte nove società, nei confronti delle quali sono in corso quarantadue provvedimenti di sequestro di beni e attrezzature riconducibili alla presunta attività illecita.
Roberto Farneti
A Taranto ci si ammala sempre di più di tumore e il mancato rispetto dell’ambiente da parte dell’Ilva continua ad essere tra le principali cause dell’inquinamento cittadino. Dopo il recente ultimatum di Regione Puglia e ministero dell’Ambiente, che minacciano di chiudere la fabbrica siderurgica se non si ridurrà la quantità di diossina emessa dai camini, un’altra inquietante vicenda viene alla luce grazie alla magistratura. Mercoledì scorso i carabinieri del Noe di Lecce sono entrati nello stabilimento dell’Ilva di Taranto dove hanno sequestrato circa 16mila tonnellate di pet-coke (carbone da petrolio), importato dagli Stati Uniti e destinato alla miscelazione con carbone fossile per la produzione di coke siderurgico. Il legale rappresentante dello stabilimento è stato anche denunciato per aver depositato il pet-coke su area priva di autorizzazione allo smaltimento nel sottosuolo di acque di dilavamento, per assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e per gestione illecita del rifiuto, in quanto destinato ad un impiego diverso da quello previsto. Il valore del pet-coke sequestrato è di circa due milioni di euro. Read the rest of this entry »
Cronaca di un disastro politico e della catena degli errori e delle responsabilità di due giunte regionali e del governo L’eco “balla” dei rifiuti campani
Emergenza rifiuti uguale a cumuli di spazzatura, roghi o discariche presidiate dalla polizia, cittadini inferociti… Ma qual è la catena di errori, incompetenze e malaffare che in un quindicennio di fallimenti commissariali e con un buco finanziario di 2 miliardi di euro ha prodotto il disastro?
L’emergenza in Campania è stata dichiarata fin dal 1994, per la cattiva gestione dei rifiuti urbani e per l’illecito sversamento di rifiuti tossici, soprattutto in terre comprese fra le province di Caserta e di Napoli, provenienti da tutta Europa spesso con l’aiuto spesso delle ecomafie, camorra in primis. Su questi aspetti la magistratura e gli inquirenti sono al alvoro da tempo e ci diranno, quello che conosciamo, invece, è la catena politica delle decisioni. Read the rest of this entry »
Un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l’ossessione di emigrare o di arruolarsi.
E’ una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all’opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale.
La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all’opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un’impresa - l’Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia. Read the rest of this entry »
Il ministro Ferrero: “Questo sarà uno dei temi della verifica di gennaio”
“L’acqua è un bene pubblico” In marcia contro la privatizzazione
ROMA - In marcia per difendere l’acqua, “un bene comune che non va privatizzato”. Quarantamila persone, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche per sostenere una legge di iniziativa popolare (già 400 mila le firme raccolte) per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Tra le tante manifestazioni, le più svariate, che Roma è abituata a ospitare quella di oggi in nome del diritto all’acqua che “non è una merce” è stata sicuramente tra le più insolite. E quella che al momento incassa anche un successo quasi immediato e quasi tangibile. Il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero promette infatti che la “ripubblicizzazione dell’acqua sarà uno dei punti della verifica di governo a gennaio”. Read the rest of this entry »
A Madrid la conferenza sulla desertificazione e siccità. La Convenzione sta per approvare una strategia decennale corredata da un piano d’azione mondiale contro questi fenomeni
L‘Italia si fa protagonista nella difesa dell’acqua a livello internazionale. La scorsa settimana si è avviata a Madrid l’ottava riunione degli Stati aderenti all’UNCCD, il trattato delle Nazioni Unite finalizzato alla lotta alla siccità e alla desertificazione e che vede partecipare oltre 100 Stati, la maggioranza dell’Africa Sub-Sahariana. Si è in una fase particolare della Convenzione, che sta per approvare una strategia decennale corredata da un piano d’azione mondiale per affrontare i gravi temi connessi alla desertificazione.Ieri pomeriggio, la discussione fra i Ministri sul tema dei collegamenti tra desertificazione, siccità e cambiamenti climatici globali è stata arricchita dalla proposta del Governo italiano, avanzata nell’intervento della Viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli.
L’Italia ha proposto agli altri Paesi di iniziare a lavorare su uno strumento giuridico aggiuntivo alla convenzione dell’UNCCD, che sia vincolante per i diversi Stati, e che fissi obiettivi misurabili rispetto alla lotta alla siccità, per il diritto all’acqua come bene comune degli esseri umani e indispensabile per la sopravvivenza degli stessi equilibri dell’ecosistema.
«Questa proposta - ha precisato Sentinelli - è la prima di una serie di iniziative concomitanti sul tema dell’acqua che il nostro Governo sta portando avanti. L’obiettivo più alto e generale è quello di far dichiarare in modo solenne in sede Nazioni Unite l’acqua come bene comune e diritto umano. A questo scopo la nostra diplomazia è già al lavoro dentro al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, di cui l’Italia è stata eletta membro con diritto di voto dal maggio scorso e in cui rimarrà fino al 2010». Read the rest of this entry »
Intervista al presidente del contratto mondiale
Castalda Musacchio
L‘acqua scarseggia; se i governi non si convincono che si deve optare per uno sviluppo diverso, le risorse della terra sono destinate ad esaurirsi. Nel 2020 il rischio è che nel 60% del pianeta non si troverà più acqua potabile. Non è solo allarme, la prima conferenza nazionale dei Cambiamenti climatici promossa dal ministero dell’Ambiente e organizzata dall’Apat, apertasi ieri a Roma presso la sede della Fao lancia una vera emergenza. Una conferenza attesa che ha avuto anche un successo imprevisto, con ben oltre 20mila persone che l’hanno seguito ieri in diretta on line.
A testimonianza che la questione dei cambiamenti climatici non può davvero che essere ai primi posti dell’agenda politica. Perché il tempo è finito. Anzi siamo oltre quello massimo. O perlomeno è questo il parere degli esperti, numerosi, che si sono susseguiti dal palco della “red room” del palazzo nella prima parte della sessione dedicata appunto alle “Risorse idriche”.
Le parole chiave sono note: limitare i consumi anche domestici attraverso interventi istituzionali, riconvertire lo sviluppo, rieducare i governi a considerare pubblico ciò che è un bene comune che sta per esaurirsi, come l’acqua appunto. E lo stesso Riccardo Petrella (presidente del comitato internazionale per il contratto mondiale dell’acqua) in uno degli interventi più applauditi della conferenza è tornato a dirlo con nettezza. «Le soluzioni tecniche? Ci sono. E’ ora che la politica agisca». Read the rest of this entry »
Nove giovani su 10 sono preoccupati dai cambiamenti climatici. È quanto emerge da un sondaggio del Cts, con i giovani fra 14 e 30 anni. L’inquietudine per estati torride, ghiacciai in dissolvimento ed altre anomalie climatiche risulta di estremo interesse per la quasi totalità (il 92%) del campione intervistato. Se il nord appare, nella fattispecie, più in ansia che il sud (rispettivamente 76% e 24%), oltre la metà dei giovani (52%) che hanno risposto ai quesiti dell’associazione trovano nell’aumento eccessivo della temperatura e nella siccità le manifestazioni più evidenti ma anche più inquietanti dei cambiamenti climatici. A seguire la riduzione dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare (25%). Preoccupano meno la perdita di biodiversità e la maggiore intensità di piogge e uragani (11%). Poco sentita la paura per una possibile diffusione di epidemie (1%).
Il riscaldamento del Belpaese quadruplica quello del resto del mondo. I mari arretrano, desertificazione in agguato. Rinviare una politica nazionale sarà più oneroso che investire nelle bioenergie
Sabina Morandi
Se pensate che le conferenze internazionali non servano a niente date un’occhiata alle rassegne stampa dei giorni scorsi: ministri, imprenditori e sindaci hanno inscenato un’offensiva a tutto campo per prevenire qualunque decisione vincolante sulle emissioni di gas inquinanti - vedi carbone, rigassificatori e via dicendo… Dà un’idea della guerra sotterranea che, assicurano voci informate, si sta già combattendo sul documento ufficiale previsto per domani. Ma le vecchie armi spuntate - come l’evocazione della finta crisi del gas che due anni fa non ha avuto luogo - non riescono a rovinare il Pecoraro Day. Al ministro per l’Ambiente il merito di fotografare la crisi climatica incombente con due semplici numeri: il pianeta può assorbire 12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno e noi, in un anno, ne produciamo fra i 26 e i 28 milioni di tonnellate.
Il che significa che, anche dimezzando la produzione di gas serra, possiamo soltanto sperare di mantenere il disastroso status quo cui siamo giunti dopo decenni di incosciente razzia. Parte quindi con le migliori intenzioni la Conferenza nazionale sui mutamenti climatici che si tiene nella sede della Fao a Roma, voluta dal ministero dell’Ambiente e organizzata dall’Apat (l’Agenzia per l’ambiente e per i servizi tecnici).
A presenziare la cerimonia d’apertura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che si dice «convinto che quello del cambiamento climatico e del futuro dell’ambiente sia uno dei più gravi e complessi problemi globali» e auspica «che l’Europa parli con una sola voce» - e il presidente della Camera Fausto Bertinotti che punta invece il dito contro le «inadeguatezze culturali» e le «resistenze dure, interessi che non hanno alcuna propensione per mutare lo status quo». Read the rest of this entry »
Le vittime accertate, ieri sera, erano due: una coppia di anziani trovata carbonizzata nella propria auto. 304 incendi nella Penisola: «Emergenza senza precedenti»
Francesca Pilla(il manifesto)
L’Italia brucia, ma non si tratta del dramma estivo a cui siamo purtroppo abituati. Centinaia di incendi divampati in contemporanea concentrati nel centrosud, afa e condizioni climatiche difficili, 45 mila ettari di boschi e terreni carbonizzati e completamente distrutti, sono una condizione senza precedenti. E ieri il bilancio del disastro ambientale si è aggravato con le vittime civili. Fino a ieri sera non era ancora chiaro il numero dei morti: due i cadaveri identificati. Ma si parla anche di altre due persone decedute sulla spiaggia a causa dell’incendio che ha sorpreso e travolto migliaia di turisti e abitanti pugliesi tra le località balneari di Peschici e Vieste.
Un inferno di fuoco, con vampate alte anche 30 metri, che nel Gargano in pochi attimi ha circondato villaggi, campeggi, alberghi e hotel mettendo gli ospiti in fuga. La maggior parte delle persone sono scappate verso la spiaggia mentre alle loro spalle si alzava una cortina incandescente di fiamme e fumo nero. Le strade interne sono state, infatti, completamente compromesse o avvolte dal fuoco. Un deposito di bombole di gas è esploso a causa delle fiammate. Oltre mille malcapitati sono stati tratti in salvo dalle motovedette della capitaneria di porto e dai pescatori, ma per ore il panico si è impossessato del luogo di villeggiatura, anche perché i soccorsi hanno tardato a intervenite. Read the rest of this entry »
L’Italia brucia: due morti, migliaia di sfollati
Peschici
Il Corriere della Sera
«L’acqua? Bevete quella del rubinetto»
Dopo la California, ecco la crociata di New York. In tutta Italia è guerra alle bottigliette
Dicono che il sindaco Michael Bloomberg, tra una stretta di mano e l’altra, non perda occasione per dire che a New York non si beve acqua migliore di quella che esce dal rubinetto. Provare per credere, lancia ora la sfida la sua amministrazione: «Dimenticatevi la minerale e bevete l’acqua che “sgorga” direttamente in casa vostra». E via, con la moral suasion: è sicura, gradevole, pulita, costa meno di quella imbottigliata, è più pratica. E soprattutto: permette di risparmiare e ridurre la produzione di montagne di vetro e di plastica. Difficile immaginare il sindaco Bloomberg alle prese con filtri di carbonio attivo, con ingombranti casse di minerale da stivare nel baule della sua familiare (e/o da legare al portapacchi della bicicletta), o ancora con sacchi da Babbo Natale ricolmi di bottiglie da gettare nei bidoni della differenziata. Read the rest of this entry »
“Il No al ddl Lanzillotta”
* Antonio Bonanese Segr. Gener. Fp Cgil Foggia
** Beppe di Brisco Attac Italia comitato di Foggia
L’attuale modello di sviluppo – energivoro,consumistico,individualista,iniquo – che sopravvive su una appropriazione sregolata di risorse e sulle disuguaglianze è oggi in profonda crisi.Il primato del Mercato e il dominio delle politiche neoliberiste mette in pericolo L’ambiente, la coesione sociale, le istituzioni. Ci sono dei limiti a questo sviluppo che sono dati da un Ambiente che non si può massacrare, da una coesione sociale che non si può distruggere, da beni comuni, dai quali dipende la nostra sopravvivenza che non potranno mai essere ridotti a merce.
Gran parte del peso di questo nostro modello di sviluppo ricade sul Sud del mondo come nel Mezzogiorno, al quale viene impedito di trovare la strada al proprio futuro, e sulle future generazioni,che rischiano di pagare con conflitti,povertà e degrado i nostri comportamenti. In questo contesto è proprio il ruolo dell’intervento pubblico che và rilanciato, diversamente da quanto propone il decreto legge Lanzillotta ( in esame alla Camera e in fase d’approvazione), con il quale si intende dare una ulteriore accelerazione liberalizzatrice in tema di servizi pubblici. Read the rest of this entry »
Speciale Tg1 del 3 giugno 2007. Di Alessandro Gaeta
Dalla Sicilia alle Alpi un’ondata di protesta contro le bollette dell’acqua (sempre più care) sta scuotendo l’Italia. La tariffa in alcuni province è aumentata con notevoli percentuali, soprattutto a causa della privatizzazione in corso in tutto il comparto dell’acqua potabile.
La maggior parte dei 13mila acquedotti italiani sta passando sotto il controllo di società per azioni, a capitale metà pubblico e metà privato e i costi di gestione sono entrati a far parte della bolletta. E dove sono scattati i primi aumenti, è iniziata la contestazione.
In città come Firenze, Napoli, Ferrara, Avellino e in paesi più piccoli come Nola e Aprilia ferve la discussione e nascono comitati di protesta che in alcuni casi stanno praticando l’autoriduzione delle bollette. Le polemiche sulla privatizzazione e la distribuzione dell’acqua potabile, il dibattito sull’uso di questa importantissima risorsa di vita, gli sprechi, le garanzie di qualità e purezza dell’acqua che beviamo sono il tema dello Speciale Tg1 dal titolo “H2Oro, acqua pubblica o acqua privata?”. Il documentario, realizzato da Alessandro Gaeta con la fotografia di Claudio Callini e il montaggio di Edgardo Ciannella, andrà in onda per Speciale Tg1 domenica 3 giugno alle 23,20.
Appello
La cosiddetta “emergenza Campania” da mesi viene utilizzata a livello nazionale quale ammonimento verso popolazioni, comitati di cittadini e associazioni che si battono in tutta Italia da Trento a Torino, da Genova alla piana Firenze-Prato-Pistoia, dall’ Emilia alla Sardegna, dal Lazio alla Sicilia contro la proliferazione di inceneritori e discariche. Il messaggio, di chiaro stampo autoritario è : “ o accettate impianti inquinanti o finirete con i rifiuti per strada come in Campania”.Questo ricatto è inaccettabile e poggia su di una vera e propria falsificazione della realtà, volutamente accentuata dai mezzi di informazione. In Campania come nelle altre regioni, non è la mancanza di costosissimi e nocivi inceneritori e di discariche ad impedire la soluzione del problema rifiuti, ma la colpevole assenza di qualsiasi politica di riduzione alla fonte, di riutilizzo, di riciclaggio, di serie e diffuse raccolte differenziate.… Come sosteniamo da anni, c’è un solo modo per uscire dal problema rifiuti e quindi anche dal “tunnel della cosiddetta emergenza Campania”. Read the rest of this entry »
Dal 2003, una cabina di regia guidata dall’Autorità di bacino del Po ha invertito la pericolosa tendenza agli sprechi, soprattutto in agricoltura. Garantita la portata minima vitale del Grande Fiume.
Tutti ora si preoccupano del Grande Fiume spossato da un inverno poco generoso appena attenuato dalle piogge dei giorni scorsi. Una magra primaverile eccezionale che ha fatto sprofondare il livello del Po al Ponte della Becca e a Pontelagoscuro, punti di misurazione delle piene ora rimasti all’asciutto.
E così alla fine, dopo qualche settimana di attesa, il Governo, incalzato dagli agricoltori e dai gestori delle centrali elettriche, ha decretato lo stato di emergenza preventivo per il Centro-nord. Non è la prima volta che la paura di rimanere a secco sorprende le regioni più ricche d’acqua del Paese. Parliamo in ogni caso di campi inariditi mentre non sussiste un rischio per l’acqua potabile. Tutta colpa del tempo e del mitico cambiamento climatico? Non proprio.
I fiumi non sono alimentati solo dalle nevi che si sciolgono e il Po non trae la sua portata principale dal Monviso, ma dalle centinaia di sorgenti che drenano le falde idriche lungo il suo corso. «Falde che si stanno impoverendo al ritmo di decine di centimetri all’anno, perché tutti prelevano senza limiti e nessuno controlla», sottolinea Mario Tozzi, ricercatore del Cnr e conduttore televisivo. Read the rest of this entry »
La denuncia dei Verdi che chiedono al governo la sospensione dei lavori. Bonelli: «Non sono state rispettate le norme sulla valutazione di impatto ambientale»
Orsola Casagrande
Vicenza
La base americana al Dal Molin non si può fare. Va contro le direttive europee e le leggi nazionali. Lo sostengono i verdi che in una interpellanza dettagliatissima presentata ieri al ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio chiedono che i lavori al Dal Molin vengano bloccati.
Spiega Angelo Bonelli, capogruppo dei verdi alla Camera: « Esistono direttive comunitarie che prevedono l’attuazione delle procedure di Valutazione d’impatto ambientale per tutta una serie di opere. Quelle esentate sono per esempio le opere di difesa nazionale». Ma difficilmente, sostiene Bonelli, «si può spacciare il Dal Molin come opera di difesa nazionale». I verdi inoltre sostengono che non ci sono documenti del precedente governo che esentino in qualche modo il progetto del Dal Molin dalle normali procedure e pertanto questo nei fatti già pone in seria discussione la legittimità del parere favorevole del presidente del consiglio Romano Prodi all’allargamento dell’aeroporto vicentino. Read the rest of this entry »
Il «Quarto rapporto» dell’Ipcc: previsioni sempre più precise e attendibili sui cambiamenti climatici in corso. La temperatura aumenta, e i «fenomeni estremi» diventano più numerosi e più intensi
Vincenzo Ferrara *
Il rapporto da oggi in discussione alla conferenza parigina costituisce la prima parte del «Quarto rapporto Ipcc» (Intergovernmental panel on climate changes), che sarà pubblicato a fine 2007 e a cui mancano ancora (ma sono in via di conclusione) sia la seconda parte (sull’impatto dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi) che la terza parte (sulla mitigazione dei cambiamenti climatici). Il precedente rapporto Ipcc (il terzo) risale al 2001, mentre il secondo ed il primo sono rispettivamente del 1995 e del 1990.(…) In quest’ultimo rapporto l’Ipcc giunge alla conclusione che le proiezioni e gli scenari che erano stati valutati nel rapporto precedente, pur rimanendo esattamente gli stessi, devono essere interpretati correttamente. L’interpretazione viene così condotta in termini di affidabilità di tali scenari, anche in relazione agli errori commessi, ed in termini di probabilità che possano realmente manifestarsi. I punti principali sullo stato del clima globale sono i seguenti: Read the rest of this entry »
Cambiamenti climatici In arrivo l’ultimo, drammatico rapporto degli scienziati
Al via la conferenza di Parigi sul clima. Prima gli esperti, poi i governi, affrontano quella che ormai non è più un’ipotesi ma una certezza: il riscaldamento globale dovuto all’attività umana e le sue conseguenze su tutta la Terra L’effetto serra che cresce sempre più, i ghiacciai che si sciolgono, le acque che salgono di livello… E i governi ancora non riescono a mettersi d’accordo sui tagli alle emissioni di Co2. Anche se ora, forse, qualcosa comincia a muoversi
Anna Maria Merlo
Parigi ( il manifesto)
Il 2 febbraio, mentre
la Tour Eiffel verrà spenta simbolicamente per una sera dal sindaco Delanoë come incitamento al risparmio energetico (le sue accensioni fantasmagoriche degli ultimi anni vanno in senso opposto, ma pazienza) i ministri dell’ambiente presenti alla Conferenza di Parigi sulla governance climatica voluta da Jacques Chirac avranno sul tavolo il riassunto del rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate changes - Gruppo intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima) in riunione questa settimana all’Unesco. L’Ipcc è una rete di scienziati e istituti di ricerca nata nel 1988 nell’ambito delle Nazioni unite; dal ‘90 ha pubblicato un rapporto ogni cinque anni. Quello di quest’anno affina e completa i dati rilevati nel 2001.
La principale conferma riguarda il riscaldamento globale: l’attività umana ne è ampiamente responsabile. Per questo il gruppo degli esperti si rivolge ai politici, a cui gli scienziati chiedono di agire senza perdere più tempo. Dei segnali arrivano dal mondo politico e dall’industria: si è visto a Davos, alla kermesse dei ricchi e potenti, dove persino la Exxon, che ha speso milioni di dollari per negare «scientificamente» che il riscaldamento globale del clima sia causato dall’attività umana, oggi ammette a mezza voce di aver avuto torto. Il nuovo slogan è «make green pay», rendi redditizio l’approccio ecologico. Read the rest of this entry »
Marinella Correggia Il Manifesto
La strategia europea in favore dei biocarburanti (come il biodiesel ricavato da piante oleaginose e il bioetanolo ricavato da colture ricche di zuccheri o amidi) preoccupa i movimenti ambientalisti di mezzo mondo, in particolare per il suo possibile impatto socioambientale, in America latina e in Asia (vedi i terra terra di ieri e del 6 gennaio), e anche in Africa.
Ora Greenpeace rilancia l’allarme: la crescente domanda di biodiesel incoraggiata dalle direttive dell’Ue potrebbe dare il colpo di grazia ai pochi orang utan superstiti di questo pianeta. Si potrà infatti innescare il seguente effetto a catena: maggiori consumi di biocarburanti in Europa, maggiori importazioni di palma da olio, ulteriore espansione delle relative piantagioni in Indonesia, distruzione delle foreste, minaccia mortale per gli orang utan che vi sopravvivono. Non a caso, denuncia Greenpeace Indonesia, subito dopo l’emanazione della direttiva il governo indonesiano ha approvato progetti per l’espansione delle piantagioni di palma da olio in vaste aree di Papua e Kalimantan: un milione di nuovi ettari da mettere a piantagione. Read the rest of this entry »
Rapporto inglese: solo misure energetiche immediate eviteranno la catastrofe A rischio il 20% del Pil mondiale: sarebbe una crisi peggiore di quella del ‘29
di ANTONIO CIANCIULLO
Fino al 20 per cento del prodotto lordo mondiale perso per colpa del global warming. E fino a 200 milioni di profughi, l’esodo più massiccio della storia moderna, in cammino per scappare dal deserto. Sono le due cifre che riassumono lo scenario del futuro climatico dipinto non da un ambientalista ma da un ex dirigente della Banca mondiale, l’economista Nicholas Stern.
Il rapporto, anticipato ieri da The Observer, cade come un colpo di frusta nel salotto buono dell’economia che finora aveva cercato di minimizzare le conseguenze dei cambiamenti climatici prodotti principalmente dal modello energetico basato sul petrolio e sui combustibili fossili. In uno studio di 700 pagine, commissionato dal governo britannico e pubblicato oggi, Stern analizza con puntiglio l’impatto del riscaldamento globale sui vari comparti produttivi da oggi al 2100, e lo scenario che emerge è impressionante.
Nella migliore delle ipotesi il 5% del prodotto lordo dovrà essere speso per riparare i danni prodotti dal nuovo clima, ma nello scenario peggiore si arriverà al 20%, cioè a 5,5 trilioni di euro. L’effetto combinato dall’aumento dei fenomeni estremi (siccità, alluvioni, uragani), del collasso di interi settori agricoli e dell’aumento del livello dei mari costituisce un pericolo gravissimo per la capacità di tenuta dell’economia mondiale e per gli equilibri politici, nonché per le specie viventi, delle quali il 40% sarebbe a rischio. L’inaridimento di interi paesi costringerà fino a 200 milioni di persone a mettersi in marcia per cercare una terra in cui sopravvivere: una pressione demografica rapida e violenta destinata a far crescere tensioni già alte. Read the rest of this entry »
«La mia rivoluzione verde. In un film»
Incontro con l’ex vicepresidente Usa Al Gore, autore di «An Inconvenient Truth», documentario sull’effetto serra candidato all’Oscar. «La gente sta aprendo gli occhi. Ma sono disgustato dalla politica e non mi ricandiderò alle presidenziali del 2008»
Giulia D’Agnolo Vallan
Nashville - Dalla Casa Bianca a Hollywood, il percorso di Al Gore sarebbe l’opposto di quello di Ronald Reagan, se non fosse che è stato proprio un film, il documentario An Inconvenient Truth, a rilanciare - l’estate scorsa - l’ex vicepresidente degli Stati Uniti nell’arena della politica. Passato quasi in sordina a Sundance, poco dopo acquistato dalla Paramount e presentato in gran pompa a Cannes, An Inconvenient Truth negli Usa è un sorprendente successo di botteghino e uno dei più plausibili candidati all’Oscar per la non fiction. Il 19 gennaio esce anche in Italia. Siamo andati a incontrarlo a Nashville. Read the rest of this entry »
La decrescita della produzione e dei consumi come via d’uscita ai limiti fisici della produzione. La riflessione di Nicholas Georgescu-Roegen ricordata all’incontro a New Delhi della «Società internazionale di economia ecologica» e da alcuni volumi recentemente pubblicati in Francia, Spagna e Italia
E’ un peccato che tra il gran parlare di energia che si fa di questi tempi (crisi energetica, energie rinnovabili) quasi nessuno abbia ricordato la figura e il pensiero di Nicholas Georgescu-Roegen, economista dissidente rumeno di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Forse perché l’energia di cui parlava non era la risorsa strategica che comanda la geopolitica mondiale, ma quell’entità invisibile che s’impara a scuola con le leggi della termodinamica. Di lui non si è però dimenticata la «Società Internazionale di Economica Ecologica», che alla conferenza internazionale conclusasi di recente a Delhi in India (www.isee2006.com), ha organizzato un dibattito con alcuni dei suoi eredi teorici più fedeli (Joan Martinez-Alier, Kozo Mayumi, Gabriel Lozada, John Gowdy). Una fortuna, perché il pensiero di Georgescu-Roegen assume un’attualità alla luce delle sue intuizioni sui limiti biofisici della crescita e sulla natura entropica del processo economico: elaborazioni che aiutano a spiegare la posta in palio delle grandi sfide ambientali (riscaldamento globale, esaurimento dei combustibili fossili) e le tragiche contraddizioni degli attuali modelli di sviluppo. Read the rest of this entry »
Un colpo di sole ci seppellirà
Secondo gli scienziati, il 2006 è stato il sesto anno più caldo della storia moderna e il futuro prometterebbe male. Scioglimento dei ghiacciai, ecosistemi sconvolti, economie in ginocchio, desertificazione e milioni di morti
Il riscaldamento del pianeta è un fatto incontestabile, la percezione delle sue conseguenze forse un po’ meno, visto che a livello mondiale pochi sono disposti ad investire davvero per cercare di limitare le emissioni di gas serra. L’ Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), rischiando l’effetto tormentone, l’ha ribadito ancora ieri a Ginevra, anticipando i dati definitivi di uno studio su scala mondiale che verranno resi pubblici la prossima primavera: l’anno che sta terminando è stato straordinario, il sesto più caldo dell’epoca moderna (1861). Nel 2006, la temperatura media della superficie del globo dovrebbe essere stata superiore di 0,42 gradi alla media del periodo di riferimento 1961-1990 (era 14 gradi). Read the rest of this entry »
Sarà un’annata millesimée . Stiamo parlando del clima: il Met Office, l’Ufficio meteorologico inglese, ci informa che il 2006 si concluderà in sesta posizione tra gli anni più caldi da quando esiste una rilevazione delle temperature mondiali, cioè da circa un secolo e mezzo. Le precedenti «annate da record» sono tutte comprese tra il 1998 e il 2005, dice l’Organizzazione meteorologica mondiale. E i dieci anni più caldi della storia recente (successiva alla Rivoluzione industriale) sono tutti negli ultimi 12 anni. Bisogna allarmarsi? Certo. Sappiamo - lo ripetono sempre più spesso autorevoli scienziati - che il riscaldamento globale del clima provocherà disastri, alluvioni, tempeste, carestie di massa. Metterà in pericolo milioni di vite umane. Read the rest of this entry »
Ormai sono quasi 48 ore. L’azione a Porto Tolle continua. Ieri mattina un gruppo di climber ha scalato la ciminiera della centrale dipingendo sulle pareti del camino la scritta “No Carbone” a caratteri cubitali. Un altro gruppo di attivisti ha invece posizionato sul tetto dell’edificio una mega coccarda con scritto “Enel clima killer”.I nostri volontari hanno trascorso la notte sulla ciminiera della centrale, in condizioni ambientali davvero avverse, completamente al buio, perchè L’Enel ha pensato bene di staccare la luce. E a stare al buio, a 250 metri di altezza, si rischia la vita. Oggi pomeriggio, subito dopo pranzo, un altro colpo di scena! Un attivista brasiliano di nome Sabia, non nuovo a imprese di questo tipo, si è lanciato con il paracadute dall’alto della ciminiera. Sul paracadute campeggiava la scritta “Energy Revolution”. In queste ore gli undici climber rimasti sulla ciminiera si preparano ad affrontare la seconda notte di azione. Domani, in mattinata, si svolgerà una manifestazione davanti alla centrale: comitati locali e comuni cittadini si uniranno nella protesta contro la conversione a carbone della centrale di proprietà dell’Enel. Read the rest of this entry »
Il ministro aprirà il convegno “L’acqua per la pace e la solidarietà sociale” 
Sarà il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ad aprire il convegno sul tema “L’acqua per la pace e la solidarietà sociale”, organizzato dalle associazioni Verdi Ambiente e Società e Green Cross, con il contributo del Comune di Cerignola. La manifestazione è in programma mercoledì 6 dicembre al teatro comunale “Saverio Mercadante” e prevede due eventi: alle ore 10,00, la presentazione della mostra fotografica realizzata dall’AQP per il centenario, curata dal Presidente dell’Acquedotto Pugliese, Riccardo Petrella; alle ore 17,30, il convegno vero e proprio, cui è prevista anche la partecipazione del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e del Presidente nazionale dell’associazione V.A.S., Guido Pollice. Le manifestazioni cerignolane sono inserite nel programma per il centenario della fondazione dell’Acquedotto Pugliese – società pubblica costituita su iniziativa dell’allora ministro dei Lavori pubblici, il cerignolano Giuseppe Pavoncelli, che ne fu il primo presidente – ed hanno ottenuto il riconoscimento dell’alto patronato della Presidenza della Repubblica.
La denuncia di Vandana Shiva: per produrre un solo litro di bevande se ne inquinano circa dieci di acqua potabile
Secondo la scienziata ecologista indiana la Coca Cola ela Pepsi rientrano a pieno titolo nell’insieme di prodotti tossici o pericolosi che dovrebbero essere banditi per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente.
Il 22 agosto scorso la campagna Coke Pepsi quit India (Coca e Pepsi lascino l’India) ha intensificato le attività per la messa al bando di queste due bevande con una speciale giornata di mobilitazione. Lo stato del Kerala ha messo in pratica il divieto. Gli stati di Karnataka, Madhya Pradesh, Gujarat e Rajasthan hanno proibito queste bevande nelle scuole e nelle mense del governo. In India, insomma, si stanno creando delle zone “libere” da Coca e Pepsi. Read the rest of this entry »
(AGI) - Bari, 30 nov. - Una maxi frode fiscale, ad opera di 12 societa’ operanti nel settore dello smaltimento di fanghi provenienti dai depuratori del nord barese, e’ stata scoperta dai militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Bari che hanno scoperto fatture false per oltre 30mln di euro e denunciato 35 persone per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al riciclaggio e reati ambientali.
Secondo le “fiamme gialle” le fatture sarebbero state emesse per simulare il trasporto e lo smaltimento di tonnellate di metri cubi di rifiuti presso gli impianti autorizzati, mentre in realta’ venivano riversati in discariche abusive.
L’operazione ha sventato un’ulteriore truffa per 3 mln in danno della Prefettura di Bari e dell’Acquedotto Pugliese, enti deputati al pagamento dello smaltimento dei rifiuti. A carico dei presunti responsabili la Procura della Repubblica di Trani ha disposto il sequestro pereventivo di due aziende di Andria, 10mila metri quadrati di terreni, 17 automezzi e quote societarie
L’allarme dell’alto commissario anticorruzione, Gianfranco Tatozzi: «L’attività della malavita con il traffico dei rifiuti produce effetti devastanti sul territorio». Legambiente: «Subito i reati ambientali»
Roma
Un vero e proprio contropotere, in grado di intervenire in maniera «devastante» su vaste aree del territorio. E’ il sitema dell’ecomafia secondo la descrizione fatta ieri a Roma dall’alto commissario anticorruzione Gianfranco Tatozzi. «Vicende quali l’emergenza rifiuti in Campania, Porto Marghera, Priolo, Punta Perotti, gli spiaggiamenti di navi sulle coste meridionali - è scritto nel dossier presentato ieri al Cnel -, testimoniano di un’emergenza ambientale che incombe da tempo sul nostro paese», e rappresentano in realtà la punta dell’iceberg. «Casi eclatanti», rispetto a «molte altre realtà cresciute all’ombra di condizionamenti economico-sociali di diversa natura», da quelli industriali a quelli imposti dalla criminalità organizzata.
«L’ inserimento nel ciclo del cemento - si legge nella relazione- rappresenta per la criminalità organizzata un interesse di tipo strategico ed il mezzo per imporre tangenti ed estorsioni che, unite ad una illecita gestione delle procedure di assegnazione degli appalti, determinano un sistema eversivo di contropotere capillare ed insidioso». Un sistema, assicura la ricerca, in grado di condizionare e gestire il mondo del lavoro e rilevanti settori economico-amministrativi». L’ecomafia del resto, per la ricerca, è in grado di assicurare «profitti altissimi a fronte di costi modesti e rischi limitati». Read the rest of this entry »
Il premio Nobel per la pace ed ex ministro in Kenya, l’ambientalista Wangari Maathai è la madrina di una campagna che può coinvolgere centinaia di milioni di persone e che, se presa sul serio, avrebbe un grande futuro: piantare un miliardo di alberi in tutto il mondo nel 2007, e seguire ogni alberello nella sua crescita. Infatti, «una cosa è piantare un albero, un’altra è fare in modo che sopravviva» ha detto. Parla con cognizione di causa, avendo animato il movimento femminile Green Belt che ha piantato milioni di alberi in Kenya per fermare l’avanzata del deserto, affrontare la crisi della legna da ardere e offrire fonti di sostentamento a donne povere. Piantare un miliardo di alberi è un progetto del Programma dell’Onu per l’ambiente e chiede a individui, scuole, governi, di registrare presso il sito del Programma il numero di alberi piantati e curati. Si arriverà a un miliardo? Forse…visto che i paesi ricchi, che continuano a produrre più emissioni di gas serra di quanto permettano loro gli obiettivi di riduzione del Protocollo di Kyoto, riescono a farsi scontare quote di emissione (ottenendo «crediti di carbonio») anche grazie al finanziamento di progetti verdi nel Sud del mondo, nell’ambito del Clean Development Mechanism (Cdm). Read the rest of this entry »
Nicolas Stern è un economista ed è stato dirigente della Banca mondiale. Nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto commissionato da Tony Blair e Gordon Brown nel quale si è occupato del clima e delle conseguenze che l’effetto serra potrebbe avere sul pianeta nei prossimi cento anni. Del voluminoso rapporto Stern, circa 700 pagine, si sono occupati i giornali di tutto il mondo compresi quelli italiani, perché esso per la prima volta prova a calcolare le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra. Dice Stern che se non si provvederà immediatamente, le conseguenze saranno gravi, anzi gravissime, perché per riparare a quei danni si dovrebbe arrivare a impiegare nella peggiore delle ipotesi fino al 20 per cento della ricchezza mondiale. E questo non impedirebbe comunque un’ondata gigantesca di immigrazione, la fuga di milioni di donne e di uomini da zone del pianeta ormai diventate desertiche.Il rapporto Stern è stato letto e studiato. Non solo dagli ecologisti, ma anche dai politici e dai governi. Ed ha, come è ovvio, gettato un allarme. Ma di quel rapporto sono rimaste in ombra alcune conclusioni ed alcune conseguenze che invece vale la pena di sottolineare. Read the rest of this entry »
Con padre Alex Zanotelli tra i vicoli della Sanità
Napoli, quartiere Sanità, 5 chilometri quadrati e 67mila abitanti. E’ una delle zone più altamente popolate d’Europa, uno dei quartieri ghetto del centro storico dove il clan Misso-Mazzarella (le due famiglie unite per controllare i traffici nella zona dopo la «cacciata» dei Giuliano, cioè dopo che Loigino «o’ re» si è pentito) è più conosciuto del presidente della repubblica Napolitano (che la prossima settimana farà visita nel quartiere ai famigliari delle vittime della camorra) e sicuramente più temuto di Bin Laden. Read the rest of this entry »
Guglielmo Ragozzino il manifesto
Alla voce «Nairobi», ieri, alle cinque della sera, per una delle principali agenzie di notizie italiane, l’unica informazione battuta riguardava il tempo: Nairobi, temperatura massima 23, minima 14; piovaschi. Tentando di saperne di più, abbiamo scorso, alla stessa ora, un’altra primaria agenzia; questa spiegava brevemente che a Nairobi il governo del Kenya aveva assegnato la «seconda licenza nazionale per operatore nel settore della telefonia fissa al consorzio Vtel degli Emirati arabi uniti che ha offerto 169,7 milioni di dollari». Seguivano i dettagli delle offerte concorrenti. A Nairobi, naturalmente, c’era anche dell’altro. Ieri era in corso l’ultima giornata della Conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dalle Nazioni unite. 187 i paesi presenti. Le delegazioni avevano discusso per una decina di giorni, cercando di rilanciare il protocollo di Kyoto, di convincere gli Stati uniti e la Cina a prendervi parte, di sostenere l’elettrificazione dell’Africa. Read the rest of this entry »
Gabriele Carchella il manifesto
«C’è una spaventosa mancanza di leadership» ed è necessario uno «sforzo maggiore» per evitare gravi conseguenze. Il segretario generale dell’Onu Kofi Annan, arrivato a Nairobi, prende atto del tunnel senza uscita imboccato dalla conferenza e lancia un estremo appello: «Se è vero che il protocollo di Kyoto è un passo in avanti cruciale, questo passo è troppo piccolo», ha detto mercoledì inaugurando il segmento politico del summit. E ha avvertito che «il cambio climatico non è solo una questione ambientale. E’ una minaccia globale». In uno dei suoi ultimi discorsi da segretario generale delle Nazioni unite, Annan ha voluto lasciare il segno, rivolgendosi ai paesi industrializzati: «L’impatto del cambiamento climatico è sproporzionato: i più colpiti sono i paesi più poveri, molti dei quali africani». Per colmare questo divario, Annan ha annunciato un piano denominato «Nairobi Framework». Il programma prevede aiuti per le nazioni in via di sviluppo, specialmente in Africa, per diffondere le energie pulite come quelle solare ed eolica. Le parole di Annan suonano come una smentita dei tiepidi commenti ascoltati dai funzionari Onu durante la prima parte del vertice. Read the rest of this entry »
Nei giorni in cui diventa pubblico il rapporto annuale dell’Undp sullo sviluppo umano dedicato ai nessi fra acqua, povertà e potere (Beyond Scarcity: Power, Poverty and the Global Water Crisis), può essere interessante andare a vedere come stanno a Cochabamba, la città boliviana di 900mila abitanti, 400 km a sudest di La Paz, dove nell’aprile del 2000 scoppiò una lotta popolare contro la privatizzazione del servizio idrico che si impose all’attenzione mondiale. Per quattro giorni i manifestanti - riuniti nella Coordinadora por la Defensa del Agua y dela Vida - paralizzarono la città, con scioperi e blocchi delle strade.


