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Francesca Marretta
Londra
L’Irlanda ha votato «nil» al referendum sul Trattato di Lisbona con il 53,4 per cento di voti contrari contro il 46,6 per cento a favore. Una bocciatura non imprevista del testo firmato nel 2007 dai leader dell’Unione europea e ratificato da diciotto paesi su ventisei, che propone una versione rivista della Costituzione europea già respinta nel 2005 da francesi e olandesi.
L’esito della scelta democratica di circa il 40 per cento dei tre milioni di cittadini irlandesi aventi diritto al voto, ha provocato un terremoto politico in Europa ed ha avuto come immediata reazione una flessione dell’euro, che ieri ha toccato nei confronti del dollaro Usa il minimo mensile a 1,5307.
Effetto delle turbolenze politiche in vista nei cieli d’Europa, i cui governi sembrano aver avuto come prima reazione un monito di disappunto, ma non inviti alla riflessione sull’espressione democratica di cittadini europei. Eppure la campagna per il “si” al Trattato in Irlanda ha messo insieme un ampissimo schieramento di governo e opposizione. Il “no” al Trattato è stata una battaglia politica del partito nazionalista irlandese di sinistra Sinn Fein, attivo in Eire e Ulster, e del movimento di opinione Libertas guidato dall’imprenditore Declan Ganley.
Un fattore che dovrebbe indurre forse una considerazione più rispettosa dell’esito della consultazione popolare.
Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, che vede nel voto «la fine del Trattato di Lisbona», ha invitato il premier irladese Brian Cowen ad «ottenere ora un miglior accordo non solo per l’Irlanda ma anche per il resto d’Europa», sottolineando che «il no è la base per un nuovo negoziato» ed è il segno che «la gente vuole un’Europa sociale ed un trattato più democratico».
Concetti confermati a Liberazione dall’esponente di punta dello Sinn Fein ed Eurodeputata nel gruppo della Sinistra Europea Barbara de Brùn, secondo la quale l’affluenza alle urne del 40% non è affatto bassa (come hanno indicato diversi analisti europei, ndr.), dato che in Irlanda per consultazioni elettorali l’affluenza è stata minore. Read the rest of this entry »
I lavoratori distaccati - quelli inviati da un’impresa all’estero - possono guadagnare meno dei loro colleghi contrattualizzati da una società del posto. Cose che succedono, nella pratica; ma da ieri questa discriminazione è diventata legale, avvalorata da una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo.
I giudici comunitari hanno infatti stabilito che alla direttiva europea sui lavoratori distaccati non deve necessariamente venire applicato il salario minimo del paese in cui un’impresa manda i propri dipendenti a lavorare. In pratica che il principio della libera prestazione dei servizi, sancito dall’articolo 49 dei Trattati, primeggia sulla non discriminazione salariale. Di fatto: si promuove il dumping sociale.
La Commissione europea ha reagito indirettamente alla sentenza - che riguarda un contenzioso tra il land tedesco della Bassa Sassonia e l’impresa Object und Bauregie, vincitrice di un appalto di edilizia pubblica - invocando, per bocca del commissario al lavoro Vladimir Spidla, «una maggiore cooperazione amministrativa tra gli Stati membri», per facilitare l’impiego dei lavoratori distaccati, circa un milione in Europa. Lo stesso Spidla ha poi aggiunto di volersi «battere contro ogni forma di dumping sociale», ma all’interno del quadro della direttiva. Il problema è che è proprio questa, almeno per come viene letta dalla Corte del Lussemburgo, a generare dumping sociale; il problema, insomma, è a monte. Read the rest of this entry »
Susanna Florio*, 11 gennaio 2007 (Aprile on line)
Deregolamentazione: Il caso della ditta lettone Laval e quello della estone Viking rappresentano il nodo dell’evoluzione del diritto comunitario in materia di libera circolazione e soprattutto dell’idea di mercato interno che prevarrà nell’UE
La Corte di Giustizia europea si è occupata questa settimana di due casi cruciali per il futuro del diritto del lavoro europeo e per la giurisprudenza che regolamenterà il mercato interno dell’UE. Martedì 9 gennaio la Corte del Lussemburgo ha affrontato il caso di una ditta lettone, la “Laval un Partneri” contro il sindacato degli edili svedese “Byggnads”. Nel maggio del 2004 la ditta Laval aveva vinto una gara d’appalto per ristrutturare una scuola nell’isola svedese di Vaxholm, vicino Stoccolma. La Laval aveva assunto lavoratori lettoni a salari molto al disotto di quelli previsti dal contratto svedese in edilizia, provocando una forte reazione da parte dei lavoratori e del sindacato svedese. Nel giugno del 2004 cominciarono i negoziati tra la Laval, la sua filiale svedese appositamente creata, ed il sindacato, senza che però si arrivasse ad una qualche soluzione. Nel novembre dello stesso anno i lavoratori svedesi bloccarono i cantieri e la Laval dichiarò fallimento. Read the rest of this entry »
Letterina di Natale
L’esecutivo sarà capace di trasmettere un’idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo?
Se questa fosse una lettera a Babbo Natale avrei il dubbio che prima o poi potrebbe anche innervosirsi e perdere la pazienza. Dopotutto quest’anno ha esaudito un desiderio di non poco conto: il proprietario di Mediaset non è più il capo del governo, Calderoli ora può mostrare le sue magliette senza provocare incidenti internazionali, Fini anziché occuparsi di come coordinare la mattanza a Genova deve impegnare il suo tempo tra Storace e le celebrazioni del ventennio.Nonostante tutto ciò siamo in tanti a non essere ancora soddisfatti.
Potremmo discutere della chiusura dei CPT, del ritiro dall’Afghanistan, della difesa dei servizi pubblici insidiati dalla direttiva Bolkestein e dal disegno di legge Lanzillotta, di una distribuzione di reddito a favore del lavoro anziché della rendita, della lotta alla precarietà che non si esaurisca nella partecipazione di qualche esponente governativo alle manifestazioni, del sapere e della conoscenza come investimenti collettivi…..e di tante altre cose. Read the rest of this entry »
La direttiva europea sui servizi, più conosciuta come direttiva Bolkestein, ha completato il suo lungo e tormentato iter legislativo con l’approvazione da parte del Parlamento europeo del testo varato dal consiglio nel luglio scorso. Ora manca sola la firma dei 25 e poi fra 3 anni la direttiva diventerà legge in tutti i 27 paesi che faranno parte dell’Ue.Ma la legge tanto discussa, tanto emendata, tanto compromessa da una parte e dall’altra (ma in realtà anche tanto ignorata dalla massa), continua a scontentare un po´ tutti: le sinistre, liberali moderati e lobbies industriali.
Roberto Musacchio, ambientalista storico e deputato europeo eletto nelle liste di Rifondazione non usa mezzi termini: «Il compromesso sulla Bolkestein è inaccettabile». Il testo secondo Musacchio è stato «ulteriormente peggiorato dal consiglio bocciando tutti gli emendamenti che i socialisti avevano presentato per ripristinare il compromesso stesso. Le nostre argomentazioni critiche risultano confermate e hanno tuttavia trovato riscontro nel voto d’aula dove i nostri emendamenti hanno ottenuto un successo più largo rispetto alle forze del nostro gruppo». Read the rest of this entry »
I sindacati vigileranno per la corretta applicazione della direttiva sui servizi
Simbolo della contestata direttiva Bolkestein, l’idraulico polacco, che avrebbe dovuto minacciare i posti di lavoro ad ovest, è tornato al Parlamento europeo. Ancora una volta per rassicurare quanti temevano la liberalizzazione dei servizi. La direttiva è stata approvata ma restano alcune zone oscure che si prestano a svariate interpretazioni. Per questo per l’eurodeputato francese Jaques Toubon ha sollecitato una piú stretta collaborazione tra i parlamenti nazionali e l’assemblea europea. “Il nostro lavoro non sarà finito ha detto- fino a quando la direttiva non sarà adottata nelle legislazioni nazionali entro il 2010. Il Parlarmento europeo dovrà seguire e controllare l’iter legislativo a livello nazionale”- ha spiegato.
La confederazione dei sindacati europei ha già annunciato che farà attenzione al rispetto del diritto del lavoro locale da parte di imprese straniere. La confindustria europea invece ha criticato la riduzione del campo di applicazione della legge, ma hanno salutato con favore l’adozione della norma, per l’apertura del mercato dei servizi.
FONTE EURONEWS
La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi in Europa è ormai cosa fatta. Il Parlamento l’ha approvata in seconda lettura mercoledì mattina, ora toccherà ai 25 firmarla. Quindi, tra tre anni, la direttiva diventerà legge nei 27 paesi che per allora formeranno la Ue. Finisce così, quasi in sordina, l’iter comunitario della direttiva forse più polemica nella storia dell’Europa unita, una fine strana per chi ha mosso piazze, acceso dibattiti, mobilitato migliaia di persone in tutto il continente e pesato in maniera decisiva sul voto francese che ha affossato la Costituzione europea. I fautori della norma - socialisti, popolari e liberali - preferiscono ora non chiamarla più Bolkestein e ricordare gli effetti benefici che porterà su un settore che già muove il 70% del Pil europeo; i suoi detrattori - verdi e comunisti - amano invece mantenere il tetro nome del commissario al mercato interno della Commissione Prodi che il 13 gennaio 2003 la presentò al grande pubblico e rammentare i rischi che ancora gravano su lavoratori e consumatori. Vediamo cosa è cambiato e cosa rimane di questa direttiva. Read the rest of this entry »
APPROVATA LA DIRETTIVA BOLKESTEIN : LA LOTTA CONTINUA
E’ stata oggi approvata la direttiva Bolkestein dal Parlamento Europeo. Gli emendamenti presentati dai gruppi Verdi e Gue sono stati respinti con 110 sì, 405 no e 12 astenuti.Il testo definitivo è addirittura peggiorativo (sia nel campo dei diritti del lavoro che in quello dei servizi pubblici) di quello di “compromesso” uscito dal Parlamento Europeo nel febbraio scorso. Forse chi allora aveva inopportunamente esultato può oggi meglio capire perché la battaglia per il ritiro andava proseguita senza esitazioni. Adesso, la mobilitazione deve continuare. A livello europeo, anche attraversola Rete Europea per i Servizi Pubblici, nata al FSE di Atene, per arrivare ad una definizione dei servizi pubblici europei come diritti inalienabili. A livello nazionale per evitarne il recepimento da una parte, per svuotarne i contenuti dall’altra. Compete infatti agli Stati Membri la possibilità di definire i propri servizi di interesse generali da sottrarre alle regole della concorrenza. Il ritiro del DDL Lanzillotta, la campagna per la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e la lotta alla precarietà sono i primi obiettivi da perseguire. Per riaprire una discussione ampia e partecipata sui beni comuni e i servizi pubblici, sui diritti sociali e del lavoro.Per battere le politiche liberiste. La lotta continua.
ATTAC ITALIA
Domani è il giorno in cui il Parlamento europeo, dopo due anni, dovrebbe votare la “direttiva sui servizi” , che una volta si chiamava Bolkestein dal nome del Commissario europeo competente. E Bolkestein inventò la infelice battuta sull’Idraulico Polacco che portò al risultato dello stop alla Costituzione Europea in mezza Europa, e a mobilitazioni di massa nell’Europa tutta contro la “direttiva Frankenstein” . La direttiva servizi serviva per “eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizio e alla libertà di prestazione degli stessi negli Stati membri dell’Ue”, e oggi il compromesso al Consiglio e tra i grandi gruppi al PE è sostanzialmente apprezzato dai grandi e ancora criticato dalle sinistre europee.
La direttiva non contiene più il “principio del paese d’origine”, che voleva dire: l’azienda polacca che voglia lavorare in Germania rispetta le regole polacche e non quelle tedesche. Siccome siamo in Europa, era la filosofia del principio, si presuppone che la normativa dei vari paesi sia sufficientemente armonizzata. La norma non riguardava i “diritti dei lavoratori”, ed è stato lo stesso Bolkestein a spiegarlo più volte: se un idraulico polacco lavora in Germania, a lui si applica il contratto di lavoro della Germania, non quello della Polonia. Read the rest of this entry »
Settimana decisiva per la liberalizzazione dei servizi pubblici europei, la direttiva che portava il nome dell’ex commissario Frits Bolkestein, il quale l’aveva proposta nel corso della passata legislatura. Il testo, notevolmente modificato dal Parlamento europeo, ed in gran parte accolto dal Consiglio, torna all’esame ed al voto dell’assemblea di Strasburgo nella sessione di domani della plenaria apertasi ieri. Se non sarà modificato diventerà presto operativo, mettendo fine a tre anni di polemiche. Read the rest of this entry »
L’Unità online
Acqua, dossier Onu: paga di più chi è più povero
Più sei povero, più paghi per l´acqua. Un bene primario che i benestanti dei paesi ricchi pagano pochissimo e i poverissimi dei paesi poveri tantissimo e che diventa un nuovo indicatore di povertà. L´assurda proporzione inversa tra benessere e costo per dissetarsi è valida in alcuni casi in termini assoluti, per colpa delle difficoltà di reperimento del servizio di approvvigionamento alle condotte di acqua potabile. Così a Nairobi si arriva al paradosso che un litro di acqua potabile viene pagata fino a dieci volte di più in uno slum piuttosto che in uno degli hotel di lusso o in uno dei quartieri residenziali della stessa città.
Ma ciò che viene messo in evidenza nel Rapporto sullo sviluppo umano 2006 realizzato per le Nazioni Unite, nel capitolo intitolato «Al di là della scarsità: il potere, la povertà e la crisi idrica globale», è anche la crudezza del confronto relativo tra chi meno ha e chi più paga. Le famiglie più povere del Salvador, del Nicaragua e della Giamaica spendono in media più del 10 per cento del loro reddito per l’acqua. Nella ricca Inghilterra - dove certamente i guadagni sono mediamente centinaia, migliaia di volte più alti - chi spende più del 3 per cento del reddito familiare per l’acqua è considerato un «povero». Come dire che se il pagamento dell´acqua incide molto sul tuo bilancio familiare significa che guadagni poco. Chi guadagna molto, non sente neppure il «peso» dell´acqua, che non è un bene di lusso nell´Upper West Side di Manhattan ma lo è invece tra le case di lamiera della poverissima bidonville di Quito, in Ecuador, dove abitano un milione e mezzo di persone ma non arriva nemmeno un tubo di fognatura o di rete idrica. Un´ovvietà? Mica tanto. Read the rest of this entry »
Ue: servizi; da Commissione europarlamento sì liberalizzazione
23.10.2006 - 21:41
STRASBURGO - Via libera della commissione mercato interno del Parlamento europeo alla direttiva sulla liberalizzazione dei servizi pubblici di interesse generale, la ex Bolkestein, dal nome del commissario che l’aveva redatta, notevolmente modificata prima dall’assemblea di Strasburgo e quindi dall’attuale responsabile del mercato interno Charlie MecCreevy. Con 26 voti a favore, quattro contrari e sei astenuti la commissione ha approvato la raccomandazione della relatrice, la socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt, favorevole a sostenere sostanzialmente il testo concordato nel maggio scorso dal Consiglio dei ministri Ue.
La direttiva andrà in plenaria nella sessione di metà novembre e se, come viene dato ormai per scontato, sarà approvata senza modifiche sarà definitivamente blindata ed i ministri, anche volendolo, non potranno più cambiarla.
Il compromesso raggiunto dai rappresentanti dei 25 è stato molto contrastato. Ha prevalso la tesi che la clausola di revisione permetterà, tra cinque anni, dopo aver sperimentato la direttiva, di adottare eventuali modifiche, ma intanto è stato scelto il cammino di andare avanti per fare in modo che la riforma sia presto operativa.
Fonte
www.swisspolitics.org
Appello al governo della Rete del Nuovo Municipio
Stralciate dalla finanziaria il ddl sui servizi pubblici L’assemblea della rete ANM riunita a Milano esprime forte contrarietà sul disegno di legge 772 proposto dal governo che impone la messa sul mercato dei servizi pubblici locali essenziali per la vita delle comunità quali il Trasporto Pubblico Locale,il Gas, i Rifiuti, l’Elettricità, ecc,Quindici e più anni di politiche di aziendalizzazione, liberalizzazione privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, hanno dimostrato nei fatti di non mantenere le promesse: è peggiorata la qualità dei servizi è aumentata la precarizzazione del lavoro e sono aumentate le tariffe.
Tale fallimento manifesta che la qualità, l’universalità e l’efficienza dei servizi può essere garantita solo da un maggior controllo e partecipazione nella gestione dei servizi stessi da parte dei cittadini.Una materia così essenziale per il benessere delle comunità locali richiederebbe una discussione pubblica sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici che coinvolga gli amministratori e le comunità locali, le organizzazioni dei lavoratori e la cittadinanza tutta.La scelta di inserire surrettiziamente il disegno di legge in oggetto come collegato alla legge finanziaria, proposta dal governo e sancita con un voto trasversale dalla Commissione Bilancio del Senato del 18 Ottobre, da approvare oltretutto con un probabile voto di fiducia, non consente, paradossalmente non solo un dibattito pubblico ma neppure un adeguato dibattito parlamentare. Read the rest of this entry »
Francesco Piccioni (il manifesto)
E’ già tra di noi? La più devastante delle «direttive europee» in corso di approvazione - la famigerata Bolkestein sulla «liberalizzazione dei servizi» - prevede infatti che un qualsiasi lavoratore, cittadino di uno dei 25 paesi dell’Unione, possa lavorare in qualsiasi altro paese europeo sottostando alle regole contrattuali del «paese d’origine». anziché di quello in cui va a lavorare. A un occhio poco allenato può sembrare una norma innocua, o addirittura pensata per «facilitare» l’approccio del singolo lavoratore a un ambiente per lui ignoto.La morte di Zbigniew, ieri a San Salvo, fa carta straccia delle panzane ideologiche con cui i sostenitori della Bolkestein hanno fin qui avvolto la sostanza di quelle norme. Il principio del «paese d’origine» serve soltanto alle imprese, che potranno così vincere un appalto in un paese «avanzato» - con più diritti e più alti salari - impiegandovi lavoratori presi dai paesi più «arretrati» (con pochi diritti e salari più bassi). Ci guadagna sia l’impresa che «esporta lavoro», sia quella che lo importa. Read the rest of this entry »
Operaio polacco muore a San Salvo (Chieti) in una fabbrica inglese
Serena Giannico
S. Salvo (Ch)
Un volo di quindici metri. Si è schiantato al suolo e non ha avuto scampo.
E’ morto così un operaio polacco di 45 anni. Si è sfracellato, dopo una terribile caduta.
Zbigniew Zalejski si trovava in Italia per effettuare interventi all’interno dello stabilimento di San Salvo (Chieti), appartenete alla Pilkington, una multinazionale del vetro con base in Inghilterra. Erano da poco passate le 7 di mattina e lui era appena entrato nel cantiere, dove si sta lavorando al rifacimento del forno float: si tratta di lavori necessari ogni 10-15 anni .L’uomo, forse per svolgere meglio la manutenzione, è salito sul tetto della struttura. Read the rest of this entry »
La guerra dei poveri per un posto col caporale La concorrenza del muratore rumeno C’è la raccolta dei pomodori e poi quella dell’uva, e molti si danno da fare come operai edili, al nero e sottopagati. Senza bisogno della Bolkestein Ad Alcamo, nel trapanese, tra gli immigrati che cercano un lavoro nei campi per la vendemmia. Due mesi da stagionali senza pause e dormendo per strada o in auto. Con i padroncini che preferiscono i «meno esosi» rumeni e gli africani che si arrabbiano
Massimo Giannetti Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
Sono le sei del pomeriggio e nella piazza principale di Alcamo, giù alla periferia della città, decine di immigrati maghrebini, anche minorenni, sono controllati a vista da polizia e vigili urbani. Sono infuriati e forse non hanno tutti i torti. Stanno lì, appostati sotto gli alberi o sopra i muretti aspettando la «chiamata» che non arriva dalle cinque del mattino, dall’ora in cui i padroncini dei vigneti passano con i furgoni e reclutano la manodopera per la vendemmia. La stagione dell’uva, cominciata una ventina di giorni fa, quest’anno da queste parti sta andando benissimo, il raccolto è quasi raddoppiato rispetto all’anno scorso, ma per marocchini e africani in generale di lavoro ce n’è ben poco. Non è razzismo. E’ pura e semplice convenienza. Le loro braccia, ricercatissime per almeno un decennio, adesso non servono più. Piccoli e medi imprenditori del vino preferiscono quelle molto meno costose degli immigrati rumeni, i nuovi sfruttati nei campi del trapanese, scesi a decine negli ultimi mesi ad Alcamo in vista della vendemmia. E la rabbia dei veterani africani, a torto o a ragione, è tutta indirizzata nei loro confronti. Read the rest of this entry »
Un altro mondo è difficile
Dietro
la crisi di Attac Francia il giudizio sull’Europa
Dall’invenzione della Tobin tax alle battaglie per l’Europa sociale e contro la Bolkestein, gli inventori delle parole d’ordine contro la globalizzazione neoliberista in rotta sulle prospettive. Il successo del no alla Costituzione alla base del conflitto
Anna Maria Merlo - Parigi
«Berlusconi!» hanno gridato tra i fischi i partigiani della maggioranza uscente della direzione di Attac, riconfermata per un pugno di voti all’assemblea generale che si è svolta a Rennes lo scorso fine settimana, in un clima di tensione e di sospetti reciproci. «Berlusconi» cioè «quelli che non sanno perdere». L’insulto la dice lunga sulla situazione interna all’«Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l’aiuto ai cittadini». A Rennes, l’oggetto dell’assemblea avrebbe dovuto essere la discussione sul «Manifesto 2007», cioè sulle proposte da presentare nel dibattito per le presidenziali francesi della prossima primavera. Ma lo scambio di idee non ha avuto luogo. Tutto il tempo è stato occupato dello scontro tra correnti. Sono due anni che Attac sta vivendo una crisi profonda, al punto da far dire ad alcuni che «Attac è morta». In concreto, la divisione vede contrapposte da un lato la corrente ancora maggioritaria, rappresentata da Bernard Cassen e da Jacques Nikonoff, un economista che è stato riconfermato alla presidenza, e, dall’altro, una parte dei membri fondatori, tra cui l’economista Susan George, che hanno deciso di sospendere la partecipazione al consiglio di amministrazione.
Circolano accuse di brogli nelle votazioni, ci sono minacce di ricorso alla giustizia Read the rest of this entry »
La FP CGIL ha preparato una prima analisi di valutazione del testo della Bolkestein come approvata a Strasburgo il 16 febbraio 2006
(Scarica il documento analisi-bolkestein.pdf)
L’VIII Congresso della FP CGIL ha approvato, il 16 febbraio 2006, il seguente ordine del giorno: L’approvazione, in prima lettura, della direttiva Bolkestein al Parlamento europeo rappresenta un pericolo ancora molto forte per i servizi pubblici in Europa. Il testo è stato modificato – anche grazie alla formidabile mobilitazione che sindacati e movimenti hanno realizzato (in un anno, due grandi manifestazioni europee, una a Bruxelles ed una a Strasburgo -ed una manifestazione nazionale a Roma) – e questo è un bene. Il testo presentato dalla Commissione era un pericolo gravissimo per i diritti sociali e sindacali in Europa. Le modifiche apportate non sono sufficienti a rendere meno pericolosa la direttiva. In particolare il compromesso raggiunto non mette al riparo i servizi pubblici dalla logica della commercializzazione. I servizi di interesse generale non sono né definiti né esclusi da questa direttiva a differenza delle lotterie, dei notai, degli avvocati o dei taxi. Anzi, la sanità è oggi esclusa solo se il bilancio è in pareggio e i servizi sociali sono esclusi solo se su base caritatevole e la sanità privata è inclusa. Il principio del paese d’origine è stato espulso da questa direttiva e questo è un merito. Ma il compromesso affida la soluzione di una indefinita analisi degli ostacoli che non si possono opporre alla libera circolazione dei servizi alla Corte di giustizia ed agli avvocati. La politica affida alla Corte la soluzione dei problemi che non ha avuto il coraggio di risolvere. Ma soprattutto sottrae la soluzione di questi problemi al potere decisionale degli enti locali e dei suoi elettori e cittadini. In questo il compromesso raggiunto è pericoloso e non può far gioire nessuno. E’ ridicolo e pericoloso che si approvi la direttiva servizi mentre il Parlamento europeo inizia una discussione su un possibile quadro legislativo a tutela dei servizi pubblici. La direttiva Bolkestein, con o senza compromessi, va fermata in attesa di una direttiva che definisca e difenda i servizi pubblici come uno dei pilastri alla base dell’Europa sociale. Dobbiamo continuare la mobilitazione, coinvolgendo i luoghi di lavoro, per ottenere questo risultato, chiedere e sostenere la posizione della FSESP perché si possa realizzare una giornata europea di mobilitazione e/o di sciopero, dove in ogni paese, sulla base delle proprie culture ed esperienze locali e nazionali, si manifesti la contrarietà alla Bolkestein ed ai suoi fondamenti liberisti.
Con 393 voti a favore e 220 contro, la direttiva Bolkestein è stata approvata in prima lettura dal Parlamento Europeo. Il “compromesso” costruito dalle grandi famiglie europee PPE/PSE supera l’opzione del rigetto della direttiva -che pure ha ottenuto 150 importanti voti- e dà una nuova accelerazione al disegno liberista di un’Europa come libero mercato dei servizi, in cui i diritti del lavoro e i diritti sociali diventano variabili dipendenti dell’ossessione competitiva. Perché di questo si tratta, anche nel nuovo testo modificato. Non c’è più il principio del paese d’origine, ma la libera prestazione dei servizi fra i paesi dell’Unione potrà essere esercitata senza nessun vincolo; vengono infatti mutuate “sic et simpliciter” le normative Gats dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e nella stesura definitiva sono stati eliminati perfino i deboli richiami alla difesa dei consumatori. Permane la deregolamentazione totale del lavoro autonomo, ovvero la spinta ad un’ ulteriore accelerazione della precarizzazione dei contratti di lavoro. Risulta confermata la messa sul mercato di moltissimi settori di servizi pubblici -la cui estensione e portata sarà più chiara una volta visto l’effettivo testo uscito dalla votazione di 404 emendamenti, spesso contraddittori fra loro- e si relegano le assemblee elettive, dai municipi ai governi nazionali a meri osservatori del libero fluire della circolazione dei servizi. Read the rest of this entry »
Martedì 14 febbraio 2006, a Strasburgo, il Parlamento europeo inizia la discussione e voterà, in prima lettura, la direttiva sui servizi nel mercato interno, meglio conosciuta come direttiva Bolkestein. Dopo che
la Commissione mercato interno ha peggiorato il testo della Commissione europea il Parlamento europeo è chiamato a rispondere ai popoli d’Europa sulla sua capacità di rappresentare davvero gli interessi e le aspirazioni delle comunità, dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori europei. Questo progetto ha suscitato una riprovazione unanime da parte dell’opinione pubblica europea. Eppure non è stato né ritirato né riscritto ma sarà discusso e votato dal Parlamento Europeo, per essere poi trasmesso al Consiglio formato dai diversi governi dell’Unione. La direttiva Bolkestein si basa sul principio del paese d’origine che, nella logica dall’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS) dell’ OMC, è un incitamento alla competizione tra gli Stati e i popoli. L’idea di fondo è di rendere stabile il dumping sociale, ridurre le protezioni per gli utenti, rimettere in causa la cultura, indebolire le norme ambientali e della sanità pubblica. In pratica, rendere impossibile il controllo del potere pubblico sulla fornitura dei servizi. La direttiva è inoltre un attacco ai diritti sociali e sindacali quali la contrattazione e attraverso di essa alle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e dei cittadini europei. Read the rest of this entry »
Un ordine del giorno contro la direttiva europea “Bolkestein” e un convegno a metà febbraio sull’argomento. Sono questi i due punti fondamentali trattati nel corso della riunione della nona Commissione “Personale-Lavoro” della Provincia di Foggia. L’intesa è stata raggiunta all’unanimità dall’organismo istituzionale. L’argomento sarà discusso nel corso della prossima seduta del Consiglio Provinciale e sarà elaborato un ordine del giorno per chiedere la revoca della direttiva. A breve, infatti, sarà sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri Europei la nuova Direttiva, che riguarda i servizi nel mercato interno, approvata all’unanimità della Commissione Europea il 13 gennaio 2004 e tesa a «ridurre i vincoli alla competitività». Tale Direttiva, definita Bolkestein dal nome del Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno, stabilisce «un quadro giuridico generale per eliminare gli ostacoli alla libertà di insediamento dei fornitori di servizi e alla libera circolazione dei servizi in seno agli Stati membri».
La Direttiva definisce (art. 4) i servizi come segue: «Ogni attività economica che, secondo l’art. 50 del Trattato istitutivo, si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica». “La direttiva rappresenta un duro colpo al modello sociale europeo e ai diritti sociali e sindacali dei lavoratori raggiunti attraverso molti decenni di lotte. È per questo che chiederemo al Parlamento Italiano ed Europeo di ritirarla”, spiega il presidente Vincenzo Brucoli. D’accordo anche il consigliere provinciale di Alleanza Nazionale e componente della Commissione, Romano D’Antonio: “Si tratta di una serie di provvedimenti che possono minare le fondamenta dello Stato sociale europeo ed italiano in particolare”.
La Commissione propone, inoltre, che la Provincia di Foggia metta a disposizione un pullman per la delegazione istituzionale che si recherà a Bruxelles il 14 febbraio, in occasione del voto della Commissione plenaria per l’approvazione definitiva. UFFICIO STAMPA
La riunione preparatoria del Forum Sociale Europeo, tenutasi a Vienna dal 6 all’8 gennaio 2006, ha affrontato anche la situazione del percorso legislativo europeo della direttiva Bolkestein e le mobilitazioni in vista del voto in prima lettura al Parlamento Europeo previsto a partire dal 14 febbraio 2006 a Strasburgo. E’ stato approvato un appello “Contro il progetto di direttiva Bolkestein, mobilitazione unitaria europea!” che assume, in pratica, le proposte che erano state presentate dalla Campagna italiana StopBolkestein StopGats!” Per quanto riguarda la mobilitazione, in vista del voto al Parlamento europeo, si è confermato un percorso che si apre sabato 11 febbraio con una mobilitazione a Strasburgo e con iniziative decentrate a livello nazionale e locale e che proseguirà martedì 14 febbraio 2006, anche qui articolata con una manifestazione europea a Strasburgo del FSE congiuntamente a quella indetta dalla CES e con manifestazioni a livello nazionale e locale. Si tratta perciò di due appuntamenti di pari importanza per contrastare e fermare il processo della direttiva Bolkestein.
(Campagna nazionale italiana StopBolkestein! StopGats!)
APPELLO Contro il progetto di direttiva Bolkestein, mobilitazione unitaria europea ! Il progetto di “ direttiva sui servizi nel mercato interno” dovrà essere dibattito in prima lettura al Parlamento europeo martedì 14 febbraio a Strasburgo. Basato sul principio del paese d’origine, divenuto “Principi che disciplinano la prestazione transfrontaliera di servizi “, questo testo, nella logica dall’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS) dell’ OMC è un incitamento alla competizione tra gli Stati e i popoli. Read the rest of this entry »
Venerdì scorso, presso la sede provinciale della Federazione dei Verdi di Foggia, l’Assessore Comunale Michele Del Carmine ha incontrato la rete foggiana Stop Bolkestein - Stop Gats” Abbiamo raggiunto un risultato storico. Ora ci aspettiamo che il Consiglio Comunale di Foggia capisca l’importanza di esprimersi in tempi brevi sulla direttiva Bolkestein e la necessità di bocciarla in toto, come già fatto da altre amministrazioni comunali italiane”. Questa la dichiarazione di Attac Foggia, Beppe Di Brisco, dopo l’incontro svoltosi lo scorso venerdì presso la sede provinciale della Federazione dei Verdi di Foggia al quale ha partecipato, in rappresentanza del Comune di Foggia, l’assessore Michele Del Carmine. Dopo l’adesione della regione Puglia attraverso l’assessorato al Welfare, quindi, la Rete ha incassato anche quella dell’Amministrazione foggiana.
“La partecipazione dell’assessore - spiega Di Brisco - dimostra la sensibilità dell’Amministrazione Comunale quando emergono situazioni di pericolo per il bene collettivo della comunità. Infatti, se malauguratamente la direttiva dovesse diventare esecutiva, i cittadini si troverebbero a pagare sulla propria pelle un prezzo altissimo derivato dalla privatizzazione di tutti i servizi pubblici e dalla liberalizzazione del mercato del lavoro. Adesso attendiamo che la nostra proposta venga discussa quanto prima in consiglio comunale e, naturalmente, ci aspettiamo una partecipazione positiva di tutti i consiglieri.
Perché quando parliamo di direttiva Bolkestein non ci riferiamo solo a un determinato colore politico, ma a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra comunità”.La direttiva sarà discussa in Commissione Plenaria per l’approvazione definitiva nella metà di gennaio 2006. “L’obbiettivo di questa direttiva è quello di imporre ai 25 stati una concorrenza commerciale senza limiti, nelle attività di servizi, nel commercio, come anche nelle cure sanitarie, nella scuola e nella cultura.
La Commissione mercato interno vuole per forza eliminare i vincoli che limitano lo svolgimento e la libera circolazione dei servizi, ossia le regole nazionali, i diritti democratici e sociali, conquistati con difficoltà nel passato. La commissione vuole quindi cancellare questi diritti per trasformare ogni tipo di servizio in merce, il cui unico scopo è lucrativo.Intanto, il prossimo 13 dicembre la discussione della direttiva approderà nel Consiglio della Regione Puglia.
Il Coordinamento Provinciale Rete Foggiana Stop Bolkestein - Stop Gats ! Promotori: Attac Foggia, Beppe Di Brisco - Federazione Verdi Foggia - Fabrizio Cangelli Adesioni: Regione Puglia, Assessorato al Welfare - Comune di Foggia, Assessorato ai Diritti dell’Uomo - Associazione Libera - VAS, Verdi Ambiente Società - Ambientalisti e pacifisti - Comunisti Italiani Foggia - PRC Foggia - Liberamente - Arci Foggia - Rhymers Club - Failms Centro SudAttac Foggia
Sabato 15 ottobre partirà da Piazza della Repubblica, a Roma, la manifestazione nazionale promossa unitariamente da reti, associazioni, movimenti, partiti e sindacati per chiedere il ritiro della Bolkestein, la direttiva europea sulla liberalizzazione dei servizi pubblici. Più di 200 organizzazioni hanno assicurato la partecipazione. Uno schieramento ampio, che va dalla Cgil ai sindacati di base, dall’Arci ad Attac, dal comitato italiano per l’acqua ai Fori sociali, dal comitato italiano per la Tobin tax al comitato italiano per la difesa della salute, da Mani Tese, ai Beati i costruttori di pace, da Action al centro studi per la scuola pubblica, dalla Rete dei movimenti alla rete artisti contro la guerra, dalla Rete del nuovo municipio al coordinamento degli studenti universitari, dall’Unione degli studenti ad Aprile, dalla sinistra giovanile, ai giovani comunisti, ai Ds, a Rifondazione Comunista, ai Verdi, al PdCi. Treni e pulmann arriveranno da tutta Italia. Gli organizzatori prevedono che sarà una grande manifestazione, sicuramente la più partecipata tra quelle che nello stesso giorno si terranno in altre città europee. Mobilitazioni ci saranno infatti anche in Olanda, Grecia, Spagna, Irlanda, Lussemburgo e Svizzera. In Belgio si manifesterà il 16 ottobre, e nei giorni successivi in Francia e in Inghilterra. Il corteo percorrerà via Cavour, via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, per concludersi a Piazza Navona. Nella mattinata, sempre a Roma, si terrà in Campidogliola Conferenza nazionale degli Enti locali controla Bolkestein, con l’obiettivo di dar vita a un coordinamento degli Enti locali che si attivi presso il governo e il parlamento chiedendo di fermare la direttiva. Nel pomeriggio i partecipanti si uniranno al corteo. Di seguito il testo dell’appello che convoca la mobilitazione e l’elenco dei promotori e degli aderenti.
Per maggiori informazioni consultare il sito www.stopbolkestein.it Per adesioni scrivere a 15ottobre@stopbolkestein.it
Venti senatori dell’opposizione - primi firmatari Gigi Malabarba (PRC), Cesare Salvi ( DS) e Nando Della Chiesa (MARGH.) - hanno sottoscritto un’interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri per chiedere conto delle dichiarazioni del MinistroLa Malfa in sede UE per l’applicazione unilaterale della Direttiva Bolkestein da parte dell’Italia.
“La liberalizzazione dei servizi rappresenta un attacco durissimo ai diritti dei lavoratori attraverso una vera e propria operazione di dumping sociale” ha dichiarato Gigi Malabarba capogruppo del PRC al Senato. “E’ una vera provocazione quella del Ministro per politiche comunitarie proprio alla vigilia della manifestazione europea del 15 ottobre contro
la Bolkestein. Noi chiediamo, al contrario, che il governo italiano si faccia promotore in sede UE del miglioramento dei diritti e delle condizioni di lavoro in tutti i 25 paesi dell’Unione, attraverso la definizione di standard contrattuali comuni che impediscano l’attuale incivile competizione al ribasso tra lavoratori”.
Hanno inoltre sottoscritto l’iniziativa: Francesco Martone, PRC- Tommaso Sodano, PRC- Livio Togni, PRC, Antonio Falomi- Il Cantiere, Luigi Marino, PDCI, Giovanni Battaglia, DS- Massimo Bonavita, DS- Paolo Brutti, DS- Piero Di Siena, DS- Daria Bonfietti, DS- Angelo Flammia, DS-Aleandro Longhi,DS- Antonio Rotondo, DS- Fiorello Cortiana, Verdi- Anna Donati, Verdi- Loredana De Petris, Verdi- Natale Ripamonti, Verdi. Roma 13-10-2005 L’Ufficio Stampa PRC Senato
Abbiamo salutato con entusiasmo la vittoria del No francese e olandese alla Costituzione europea liberista, la ribellione ad una Carta che santificava il liberismo, la disgregazione delle strutture e dei servizi pubblici, la concorrenza selvaggia nel mercato del lavoro. E in quel voto abbiamo letto un incoraggiante affievolimento della popolarità del “vento privatizzatore”, di quel senso comune - indotto anche dal cambio di campo di gran parte della sinistra – sintetizzabile nello slogan degli anni Ottanta “privato è bello, pubblico è corrotto e scialacquatore”. A riconferma del possibile “cambio di vento” è arrivato il voto in Germania, che ha fotografato un nuovo stato d’animo popolare (certo non ancora vincente, ma con le potenzialità per divenirlo) che rivaluta il “pubblico”, che ci tiene assai - malgrado tanta “sinistra” prosegua nello scervellato elogio e sostegno del “privato” - alle strutture sociali conquistate con tante lotte, alla scuola e alla sanità pubbliche, gratuite e di qualità, all’acqua e all’energia come beni non liberalizzabili, ai trasporti pubblici a basso costo, ai diritti del lavoro, seppure salariato.
Aver fermato la Costituzione giuridica e politica, però, non significa che si sia bloccata anche la “costituzione materiale” del liberismo europeo, che invece continua a marciare attraverso le direttive emanate dal Parlamento europeo, o dalle sue Commissioni. E tra queste direttive, non c’è dubbio che la famigerata Bolkestein sia quella cruciale, il vero faro-guida, che il movimento antiliberista europeo ha saputo in questi mesi mettere al centro di una campagna di grandissimo rilievo ed in grado, come ha dimostrato la divisione di martedì 4 in Commissione ed il rinvio della decisione sul testo definitivo a novembre, di agire efficacemente non solo in piazza ma anche a livello istituzionale. Ma guai a pensare di avere la vittoria in mano. La presidenza britannica punta moltissimo sulla direttiva per dimostrare che, Costituzione o no, il liberismo in Europa continua ad avanzare: ed ha dalla sua una discreta maggioranza nell’aula del Parlamento e cercherà di utilizzare il rinvio per far calare la mobilitazione e ottenere l’approvazione parlamentare a gennaio. Read the rest of this entry »
LETTERA APERTA AL COMUNE DI FOGGIA AL SINDACO ORAZIO CILIBERTI
Cari rappresentanti degli Enti Locali, la Legge Finanziaria che il Governo si appresta ad approvare, attraverso i tagli dei finanziamenti che prevede per Regioni, Province e Comuni, colpisce in primo luogo i lavoratori, i cittadini e le fasce piú deboli della popolazione, minando alla base le Vostre possibilità di intervento in direzione della difesa dei diritti sociali, dei servizi pubblici e dei beni comuni.Siamo quindi totalmente solidali con le Vostre proteste e appoggeremo tutte le iniziative che, in piena autonomia, deciderete di intraprendere per contrastare questa manovra iniqua, dannosa e lesiva dei piú elementari principi di democrazia.
Come senz’altro saprete, il 15 ottobre a Roma é stata convocata una manifestazione nazionale - all’interno di una giornata europea- ‘per la difesa dei diritti sociali e del lavoro, per i beni comuni e i servizi pubblici, contro la direttiva Bolkestein e gli Accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio’.
E’ una manifestazione che vuole riaffermare innanzitutto la necessità di difendere un sistema di diritti sociali, di cui i servizi pubblici locali costituiscono l’ossatura, una sorta di garanzia del contratto sociale che fa degli abitanti di un territorio una comunità, e non solo una somma di singoli individui. Read the rest of this entry »
Nasce anche a Foggia il Comitato locale dell’associazione Attac Italia l’iniziativa sostenuta da Beppe di Brisco servirà a promuovere azioni politiche e a combattere le sempre maggiori forme di disuguaglianza sociale,il degrado ambientale e la negazione dei diritti dei popoli e dei più deboli ,promovendo alternative concrete che disegnino un modello di società sostenibile e sensibilizzando La cittadinanza Foggiana.
ATTAC - Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l’Aiuto ai Cittadini un movimento di auto educazione popolare orientato all’azione e alla costruzione di un altro mondo possibile; una rete internazionale presente in oltre 40 paesi nel mondo.
L’idea nasce anche dalla voglia di fare politica partendo dal basso, attualmente tra le tante iniziative che Attac proporrà al comune di Foggia ma potrebbe essere estesa anche alla Provincia e alla Regione è l’appello contro la direttiva Bolkestein (contro la liberalizzazione dei servizi pubblici), molto importante sarà anche l’iniziativa legata all’istituzione di università popolari gratuite ma ad alto contenuto informativo e culturale con la presenza di relatori di fama internazionale anche nell’ambito politico.

