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| Una sentenza che nega i gravi fatti accaduti. Chiesti 76 anni, condannati in 15 a 24.
Grazie alla prescrizione, nessuno pagherà |
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Quindici condannati e 30 assolti dopo 11 ore di Camera di consiglio. Quando il giudice Delucchi legge la lunga sentenza sono in molti a scuotere la testa nei banchi occupati dalle parti civili e dai loro legali. Un calcolo sommario arriva a contare 24 anni complessivi comminati a un terzo dei 45 imputati, pene quasi tutte condonate, aggravanti tutte escluse. E nessuno è stato condannato per falso ideologico, l’unico reato che avrebbe resistito alla prescrizione. Una sentenza che nei fatti non riconosce le torture ma soltanto alcuni maltrattamenti specifici. «Ma le torture ci sono state - spiega Sara Busoli, uno dei legali di parte civile - lo dimostra il fatto che sono stati trasmessi alla Procura gli atti delle testimonianze di alcuni poliziotti e di alcuni sanitari dell’Amministrazione penitenziaria». Insomma le torture ci furono, le polizie e il Dap hanno provato a coprirle.
La concessione delle provvisionali, ossia l’anticipo del risarcimento danni che dovrà essere deciso in separato giudizio, stanno a significare che questa è una sentenza complessa da leggere a vari livelli. Il primo è certamente legato alla lunghezza della Camera di consiglio. Per molti osservatori è stato un modo per eludere i Tg di prima serata. Il Tribunale era sorvegliato da decine di poliziotti e carabinieri con i blindati posteggiati in maniera discreta, ma pronti a fronteggiare ogni evenienza. Poche le parti civili presenti visto che la sentenza è stata repentinamente anticipata - era prevista per lunedì prossimo - per scampare all’emendamento ammazzaprocessi in aula, tra il pubblico, molti genovesi che hanno preso parte alle iniziative di questi anni per verità e giustizia. Tra gli altri il consigliere comunale Prc Antonio Bruno, il neosegretario Paolo Scarabelli e l’eurodeputato Vittorio Agnoletto all’epoca portavoce del Genoa Social Forum. Read the rest of this entry »
Il Presidente della Bolivia si rivolge al Parlamento europeo, alla vigilia del voto sulla direttiva contro gli stranieri: Se sarà approvata - dice - saltano i trattati commerciali e cambiano le condizioni di ingresso nei paesi andini
Evo Morales*
Fino alla prima metà del secolo XX, l’Europa fu un continente di emigranti. Decine di milioni di europei partirono verso le Americhe con l’intento di colonizzare, di sfuggire alla miseria, alle crisi finanziarie, alle guerre, ai totalitarismi ad alle persecuzioni inflitte alle minoranze etniche.
Oggi sto seguendo con inquietudine il processo d’approvazione della cosiddetta “direttiva rimpatrio”. Il testo, approvato lo scorso 5 giugno dai ministri degli interni dei 27 paesi membri dell’Unione Europea, dovrà essere sottoposto al voto del Parlamento europeo il 18 giugno. Ho l’impressione che questa direttiva indurisca in maniera drastica le condizioni di detenzione e d’espulsione degli emigranti senza documenti, indipendentemente dal loro tempo di permanenza nei paesi europei, dalla loro condizione lavorativa, dai loro legami familiari, dalla loro volontà d’integrazione e dal raggiungimento della stessa. Gli Europei giunsero in massa nei paesi latino americani ed in America settentrionale, senza visto e senza alcuna condizione imposta dalle autorità. Furono sempre i benvenuti, e continuano ad esserlo, all’interno dei nostri paesi che assorbirono la miseria economica dell’Europa e le sue crisi politiche. Vennero nel nostro continente per sfruttare le ricchezze locali e trasferirle in Europa con un altissimo costo per le popolazioni originarie d’America. Read the rest of this entry »
Francesca Marretta
Londra
L’Irlanda ha votato «nil» al referendum sul Trattato di Lisbona con il 53,4 per cento di voti contrari contro il 46,6 per cento a favore. Una bocciatura non imprevista del testo firmato nel 2007 dai leader dell’Unione europea e ratificato da diciotto paesi su ventisei, che propone una versione rivista della Costituzione europea già respinta nel 2005 da francesi e olandesi.
L’esito della scelta democratica di circa il 40 per cento dei tre milioni di cittadini irlandesi aventi diritto al voto, ha provocato un terremoto politico in Europa ed ha avuto come immediata reazione una flessione dell’euro, che ieri ha toccato nei confronti del dollaro Usa il minimo mensile a 1,5307.
Effetto delle turbolenze politiche in vista nei cieli d’Europa, i cui governi sembrano aver avuto come prima reazione un monito di disappunto, ma non inviti alla riflessione sull’espressione democratica di cittadini europei. Eppure la campagna per il “si” al Trattato in Irlanda ha messo insieme un ampissimo schieramento di governo e opposizione. Il “no” al Trattato è stata una battaglia politica del partito nazionalista irlandese di sinistra Sinn Fein, attivo in Eire e Ulster, e del movimento di opinione Libertas guidato dall’imprenditore Declan Ganley.
Un fattore che dovrebbe indurre forse una considerazione più rispettosa dell’esito della consultazione popolare.
Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, che vede nel voto «la fine del Trattato di Lisbona», ha invitato il premier irladese Brian Cowen ad «ottenere ora un miglior accordo non solo per l’Irlanda ma anche per il resto d’Europa», sottolineando che «il no è la base per un nuovo negoziato» ed è il segno che «la gente vuole un’Europa sociale ed un trattato più democratico».
Concetti confermati a Liberazione dall’esponente di punta dello Sinn Fein ed Eurodeputata nel gruppo della Sinistra Europea Barbara de Brùn, secondo la quale l’affluenza alle urne del 40% non è affatto bassa (come hanno indicato diversi analisti europei, ndr.), dato che in Irlanda per consultazioni elettorali l’affluenza è stata minore. Read the rest of this entry »
Quando la riunione plenaria conclusiva si è aperta con cinque o sei ore di ritardo ed è stata subito interrotta, s’è sentito il sapore della farsa. Della farsa, o quanto meno del caos che regnava all’interno del palazzo della Fao se comincia una plenaria senza la delegazione europea. Erano le 18 e 50, e l’imbarazzante stallo ancora non si era risolto. Riprendono, alle 19 e 30, con la protesta dei delegati che, sostengono «non sono stati sufficientemente informati». Alle 20 l’approvazione del rapporto del Comitato plenario, il primo documento finale della Conferenza, viene bloccato dall’Argentina, che non vuole vedersi imposte regole sulle restrizioni all’export. Poi Cuba e Venezuela parlano di «supposta maggioranza» per ben due volte, e i toni sono durissimi. «E’ disdicevole continuare così, non pensiamo più a quelli che soffrono» tuona il delegato del Congo.
E’ in questo clima che viene approvata la dichiarazione finale, dopo 72 ore di trattative e l’opposizione dell’Argentina ha fatto aggiungere la sua dissociazione, in coda al documento: un clima da Wto, ovvero da organizzazione mondiale del commercio, che non ci si aspettava certo di trovare all’interno del palazzo di un’organizzazione dovrebbe occuparsi della fame nel mondo. Così, dopo la passerella dei capi di Stato, i vergognosi banchetti e le photo opportunity, ieri alla Fao è stato il giorno della resa dei conti.
Sabato 2 febbraio 2008 - Manifestazione nazionale a Cosenza contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale
La requisitoria dell’accusa è stata spostata a giovedì 24 gennaio.
Di conseguenza anche il presidio presso il Tribunale è spostato allo stesso giorno.
Genova 2001
Cosenza 2008:
Sette anni di vergogne
Venerdì 1 febbraio
ore 17 - Ex deposito ferroviario - Piazza Matteotti - CS
INCONTRO DIBATTITO con
Haidi Giuliani e Silvia Baraldini
Dal Diritto al Dissenso, alla Dittatura Democratica
sabato 2 febbraio
CORTEO contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale
a seguire in concerto
ASIAN DUB FONDATION sound system
+ DJ Bunna outta Afeca Unite
WWW.COSENZA2FEBBRAIO.ORG
Non lo nascondiamo: siamo dei sognatori; vorremmo impedire alla più grande potenza militare mondiale di mettere casa nel nostro cortile. E’ vero, siamo anche un pò testardi; ce lo hanno detto in tutte le salse: «cari vicentini, mettetevela via, gli interessi della guerra saranno più forti dei vostri presidi». Pazzi? Può darsi: del resto, chi avrebbe montato un Festival-campeggio di 10 giorni? Eppure, siamo ancora qui. In questi giorni raddoppiamo il nostro Presidio Permanente; tutto intorno, un silenzio assordante, fatto di quotidiani e telegiornali che, dopo aver assediato Vicenza in concomitanza con il grande corteo del 17 febbraio, ora non hanno più nulla da dire su un movimento che ha continuato a vivere di passione e determinazione.
Un movimento che si esprime tra e con la gente di Vicenza, attraverso iniziative e manifestazioni continue: abbiamo tagliato i cavidotti funzionali alla nuova base Usa, occupato la Basilica Palladiana, piantato 150 alberi all’interno del Dal Molin; abbiamo bloccato, per tre giorni e tre notti, le bonifiche belliche – iniziate un mese fa – necessarie per iniziare la costruzione dell’installazione militare, e le donne del Presidio, sono andate a Firenze per boicottare l’ABC – azienda incaricata delle bonifiche – e proseguire la campagna dei blocchi. Con i primi blocchi dei lavori abbiamo imparato, ancor di più, ad essere una comunità; e abbiamo sentito, da tante parti d’Italia, la solidarietà e la condivisione che tante donne e tanti uomini esprimono per la lotta vicentina.Abbiamo chiesto, anche, che i 170 Parlamentari che si sono dichiarati contrari alla realizzazione della nuova base Usa mantengano la propria promessa: portare subito in Parlamento la moratoria sui lavori in attesa dello svolgimento della Seconda Conferenza sulle servitù militari e chiedere la desecretazione degli accordi militari bilaterali. Read the rest of this entry »
Anna Bonni
La richiesta è pressoché unanime. Scorporare il ddl Lanzillotta dalla finanziaria. E una riunione serrata fino a tarda sera ieri ha discusso proprio se inserire o meno la nota riforma degli enti locali nella legge di bilancio. Proprio uno degli obiettivi che si è data la maggioranza su una delle riforme più controverse è stato quello di arrivare in aula alla camera con un testo “snello” lasciando fuori provvedimenti come il ddl sui servizi pubblici locali e quello che prevede l’istituzione dell’Agenzia per la cooperazione. Eppure restano i se e i ma e una dichiarazione dello stesso Chiti conferma che «non è stata ancora presa alcuna decisione». Read the rest of this entry »
La ministra Lanzillotta ci riprova.
Con un emendamento del governo alla Legge Finanziaria, viene surrettiziamente inserito e peggiorato il DDL Lanzillotta di privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali, già presentato in passato, e impantanatosi nelle aule parlamentari dopo una forte presa di posizione da parte di associazioni di movimento, organizzazioni sindacali e politiche.Reinserire e peggiorare il DDL Lanzillotta nella Legge Finanziaria costituisce un atto molto grave, nel metodo e nel merito.Nel metodo, perché si vorrebbe chiudere in pochi giorni una discussione che si trascina da molto tempo e che necessita invece di un confronto ben più ampio ed approfondito. Nel merito, perchè il testo presentato ha innanzitutto un contenuto anticostituzionale.
Non distinguendo, infatti, tra i servizi a rilevanza economica e quelli privi di rilevanza economica, legifera anche su questi ultimi, di esclusiva competenza delle autorità locali, come espressamente fatto rilevare dalla Corte Costituzionale. Inoltre si introduce la differenziazione fra società di erogazione e società di gestione delle reti , alla base del referendum abrogativo promosso da oltre 100 sindaci nei confronti della legge regionale Lombarda e sulla quale è pendente un ricorso alla Corte Costituzionale da parte dello stesso Governo. Read the rest of this entry »
Garibaldo «L’esperienza del sindacato è un capitale da investire, non da lasciar consumare»
«Quando avevamo tutte le risposte, ci hanno cambiato tutte le domande». L’aforisma di Eduardo Galeano, riproposto da Umberto Romagnoli in apertura del convegno dell’IpL dedicato alla nuova «regolazione sociale del lavoro», è diventato un po’ la sintesi della condizione sindacale davanti alla globalizzazione. Una «crisi radicale», perché la logica della competizione internazionale - per definizione - travolge la contrattazione collettiva confinata (quando pure esiste) al solo ambito nazionale.
Lo stesso «mestiere del sindacato» - spiega Andrea Lassandari - consiste nel «cercare di sottrarre risorse al profitto per destinarle al salario»; ma da oltre 20 anni fa fatica a limitare il movimento opposto. E nel modello della flexicurity, che spazio troverà mai? Quello del «sindacato di servizio», rispondono già Cisl e Uil (e non solo loro); una sorta di grande «caf» che però non potrebbe pretendere il monopolio, soffrendo la concorrenza di normali aziende di consulenza private. Sullo sfondo c’è persino la perdita di ruolo politico nello scambio con lo stato sulle regole.
Francesco Garibaldo individua la dimensione della crisi e le sue cause nei colossali mutamenti degli ultimi 25 anni. Sono cambiati i «criteri di governance e le modalità di organizzazione dell’impresa», allentati i «confini dell’azienda» con la nascita della «catena di produzione» (ed è poi il «fiommino» Maurizio Landini a darne testimoninza concreta con il caso della vertenza Electrolux); si è trasformato il mercato e con esso anche lo stato, venendo meno le «strutture di tipo gerarchico» (lo stato-nazione su tutti) davanti a modi di relazione in cui la stessa capacità di «produrre norme» è sottoposta a un «regime di concorrenza». Lo sanno bene i dirigenti degli stati, costretti a «subordinare la propria azione alle esigenze generali della globalizzazione» e dei suoi attori principali: imprese multinazionali e capitale finanziario. Read the rest of this entry »
Luciano Gallino rovescia l’accusa di Rossi: Non è solo colpa di Tronchetti
Per il sociologo torinese più chela Chicago degli anni ‘20 l’Italia appare un paese sull’orlo del cedimento strutturale, con la finanza padrona e la politica che sta a guardare Nei settori strategici lo stato deve mantenere una forma di controllo e di regolazione
Guido Rossi su Repubblica ha detto che l’Italia è una grande Chicago anni ‘20, dove «invece del fare c’è l’arraffare».
Concorda?
Mi sembrano espressioni un po’ forti. Sui manager ho scritto libri e giudizi abbastanza critici. Però come è già successo nello scandalo Parmalat o dei bond argentini il gridare alle colpe dei manager, anche se corretto, rischia di distrarre dalle vere questioni di fondo. I problemi del capitalismo italiano derivano sicuramente dal comportamento di singoli ma soprattutto da una quasi totale carenza dello stato, da parecchi governi che per anni hanno guardato dall’altra parte e da una pessima legislazione sulle società.
Più che un declino lei dipinge quasi un cedimento strutturale.I problemi sono due: uno stato azionista in molti casi come minimo inefficace e le leggi che permettono di accedere a grandi capitali con piccoli mezzi. L’acquisto di grandi aziende con un effetto leva che può essere anche di un euro a 100 mi pare uno strumento quasi architettonico più che economico. Però questo è un tipo di capitalismo che negli ultimi decenni è stato glorificato da molti, a cominciare per essere chiari dal Sole 24 ore. L’Italia ha due primati mondiali: da un lato ha fatto privatizzazioni per quasi a 95 miliardi di euro, dall’altro non ha mantenuto strumenti di gestione e di controllo che permettessero di far far fronte a scalate o a rendite improprie. Anche France Telecom e Deutsche Telekom sono state privatizzate ma lo stato ha conservato o direttamente o indirettamente attraverso una sorta di Cassa depositi e prestiti quote tali da far perdere a chiunque la voglia di scalarle. Perfino gli inglesi, i più liberisti, hanno mantenuto sotto il controllo pubblico la rete. Solo l’Italia ha privatizzato e rinunciato a qualsiasi regolazione. Read the rest of this entry »
Il boom della creazione di fondi internazionali d’investimento specializzati nel settore dell’acqua non si arresta. Il 27 febbraio scorso la Abn Amro, la principale banca «mondiale» dell’Olanda, ha annunciato su una pagina intera de Il Sole 24 Ore di aver aperto un «portafoglio d’investimento» specializzato per l’acqua «legato a una decina fra le più grandi imprese idriche private mondiali». Il contenuto pubblicitario illustra in maniera eclatante le ragioni che hanno spinto il capitale privato a investire massicciamente nell’acqua.
Due i messaggi chiari, brevi, attorno i quali il paginone è costruito: «Oggi ho tanta sete», «Oggi investo sull’acqua». Ovverossia: siccome c’è tanta gente nel mondo che manca d’acqua e la sete d’acqua non farà che aumentare mentre la quantità e la buona qualità dell’acqua per usi umani sono destinate a diventare sempre pù rare, fai bene, risparmiatore italiano, a dare i tuoi denari alla Abn Amro perché il business dell’acqua ti darà un ritorno molto elevato sul tuo capitale. Il primo fondo internazionale d’investimento dedicato all’acqua fu costituito nel 2000 dalla banca privata svizzera Pictet.
Da allora gli argomenti addotti per invogliare i detentori di capitali a investire nel fondo Pictet non sono cambiati. Il ragionamento è il seguente: tutti hanno bisogno dell’acqua per vivere ma più di un miliardo e mezzo di persone non hanno le infrastrutture e i servizi per l’accesso all’acqua potabile nel mentre 2,6 mancano di servizi igienico-sanitari; con l’aumento della popolazione e il desiderio delle popolazioni di elevare il loro modo di vita, la domanda mondiale per l’acqua aumenterà considerevolmente; (le stime che circolano negli ambienti finanziari situano tra i 60 e 100 miliardi di dollari annui i bisogni in investimenti necessari per acquedotti, dighe, depuratori, pozzi, fogne e per i servizi associati). Di fronte a tali bisogni i poteri pubblici - e non solo dei paesi poveri - non dispongono delle risorse finanziarie adeguate; v’è dunque bisogno del capitale privato cui si aprono praterie per una nuova fase di accumulazione. Read the rest of this entry »
IL DISEGNO DI LEGGE LANZILLOTTA
*Prof. Alberto Lucarelli
Il cosiddetto disegno di legge Lanzillotta, in discussione al Senato, è un progetto che, sotto la bandiera del riformismo, procede verso una colossale e forzata privatizzazione di diritti e servizi pubblici locali, e sotto la superficiale apparenza di modernità costituisce in realtà un ritorno al passato. Basti ricordare che dopo tutto l’800, dominato dal principio del laissez faire, solo all’inizio del ’900 la legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici locali, proposta da Giolitti e approvata nel marzo del 1903, diede la possibilità ai comuni di decidere se affidare i servizi pubblici locali in concessione ai privati, come era avvenuto fino ad allora - peraltro con costi esorbitanti a carico dei comuni -, ovvero se gestirli direttamente, in proprio, in condizione di maggiore economicità ed efficienza.
In Italia, negli ultimi quindici anni, con ipocrisia e approssimazione, si è detto che la privatizzazione fosse un processo imposto dal diritto comunitario, o peggio, imposto dalla «mano invisibile» del mercato. Nulla di più falso, infatti, è stato il frutto di specifiche politiche pubbliche, il risultato di scellerate manovre finanziarie. Tuttavia, mentre fino all’ultima versione del testo unico degli enti locali del 2000, si riconosceva ai comuni il potere di scegliere il proprio modello organizzativo di gestione dei servizi (pubblico, misto, privato), con il disegno di legge Lanzillotta la modalità di gestione dei servizi diventerebbe unica: sarebbe imposta l’esternalizzazione e l’uso del modello privatistico della società per azioni. I modelli di gestione misto e in house diventerebbero eccezioni rispetto alla regola generale, ben oltre quanto richiesto dal diritto comunitario e in violazione dei principi costituzionali. Proverò a dimostrare i diversi profili di illegittimità comunitaria e costituzionale presenti nel suddetto testo. Read the rest of this entry »
Uno studio finanziato dall’Undp denuncia: gli accordi Epa distruggono l’economia africana .Nel 2008, quando verrà creata un’area di libero scambio tra Ue e Africa, il Burundi perderà il 3% del Pil. In Ghana scompariranno 193 milioni di dollari. Ma il bello, è che gli stati europei ci guadagnano
Cinzia Gubbini Il Manifesto
L’opinione della Commissione europea alla vigilia della firma degli accordi di partenariato economico con l’Africa (attesa per il 1 gennaio 2008), i cosiddetti Epa, è che chi si dichiara contrario a questi accordi fa troppa demagogia. Nei corridoi di Bruxelles si fa notare che non esistono studi sull’effettivo impatto che i nuovi accordi di libero scambio tra l’Unione europea e i paesi africani avranno su questi ultimi. Un impatto devastante, secondo quanto denunciano le organizzazioni dei contadini dell’Africa, che hanno marciato compatte al World sociale forum di Nairobi. Ma i governi europei, convinti praticamente all’unanimità della giustezza degli Epa - compreso quello italiano, come ribadito sulle pagine del manifesto dal ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino - sostengono al contrario che l’economia africana è minacciata dall’importazione dei prodotti cinesi, indiani e sudamericani. Quelli europei, invece, sarebbero troppo costosi e tecnologicamente avanzati per rappresentare un reale pericolo per l’agricoltura e l’industria africana. L’avvento degli Epa, sostiene la Commissione, potrebbe piuttosto aiutare l’Africa ad aumentare la propria presenza nell’economia globale, per ora ferma al 5% nel mercato mondiale. Read the rest of this entry »
Il manifesto
Che nascere a Nairobi non sia una condanna
Vittorio Agnoletto *
Al Forum Sociale (Wsf) di Nairobi non sarà possibile limitarsi a dichiarazioni di solidarietà. La condizione nella quale l’Africa vive in questo primo scorcio del ventunesimo secolo è certamente il risultato di centinaia di anni di spoliazione e di colonialismo, ma è anche il prodotto più visibile della ferocia della globalizzazione liberista dell’ultimo decennio. Una ferocia della quale questo giornale rende conto in modo continuativo raccontando con puntuale precisione gli sporchi affari delle multinazionali e le guerre per procura alimentate dall’amministrazione Usa, come avviene ancora oggi nel Corno d’Africa.
Ma, e lo affermo con grande vergogna, enormi sono anche oggi le responsabilità italiane e europee. Responsabilità precise e dipendenti unicamente da scelte politiche. Attraverso la viceministra agli affari esteri, Patrizia Sentinelli, il governo ha destinato 300mila euro al supporto del Wsf attraverso il sostegno a alcuni servizi logistici; scelta importante, coraggiosa e rispettosa della piena autonomia del movimento. Ma lo stesso governo nei medesimi giorni ha cancellato 260 milioni di euro destinati al Fondo globale per la lotta all’aids, alla tbc e alla malaria, corrispondente alla quota italiana del 2006 e 2007. Read the rest of this entry »
Il tema del giorno Sotto accusa gli accordi di partenariato economico che uccidono l’agricoltura
ci.gu. Nairobi (il manifesto)
«L’Europa ha visto tutte le piroghe che sono partite questa estate per la Spagna dal Senegal? Ebbene, su quelle barche c’erano i contadini. Contadini costretti a partire perché non riescono più a vivere della loro agricoltura», dice Babacar Ndao, uno dei rappresentanti della Roppa (la rete delle organizzazioni agricole dei paesi dell’Africa occidentale). «E’ l’effetto incontestabile della liberalizzazione del mercato: gli aggiustamenti strutturali imposti dall’Organizzazione mondiale del commercio negli anni passati hanno costretto i nostri paesi ad abbassare le tariffe doganali e a spingere il pedale delle privatizzazioni: questo è stato il risultato. Ora stanno per completare l’opera». Ndao ha appena concluso il suo intervento al seminario contro gli Epa, uno dei tanti che si svolge allo stadio Kazarani di Nairobi. Read the rest of this entry »
Juan Hdez. Vigueras, ATTAC España,
Tradotto da Gianluca Bifolchi
A Madrid lo abbiamo sentito dal Premio Nobel per l’Economia, Joseph Stigliz, e lo afferma anche la Lehman Brothers, la grande banca d’affari statunitense.I lavoratori cinesi non raggiungeranno mai nel livello salariale gli europei, ma gli europei non specializzati tra poco tempo guadagneranno come i cinesi. Lo ha spiegato didatticamente un mese fa a Madrid Joseph Stigliz, nella conferenza di presentazione del suo nuovo libro Come far funzionare la globalizzazione; e i compagni di ATTAC presenti lo hanno ascoltato.
Lo stesso concetto è sostenuto dall’organo di comunicazione del capitalismo più intelligente, il Financial Times; ad esempio il 18 Ottobre 2006 nella versione digitale di questo periodico britannico.Sotto il titolo View from the top (Visioni dall’alto) in una delle brevi interviste in video, questa tendenza mondiale era menzionata dal vecchio ambasciatore USA in Francia ed ora alto dirigente della Lehman Brothers, Félix Rohatyn. Questo banchiere totale riconosce senza eufemismi che la disparità di arricchimento di una minuscola parte della popolazione ha causato una maggiore disuguaglianza generata dalla globalizzazione neoliberista. Read the rest of this entry »
Intervista al sociologo Jean Ziegler, autore de «L’impero della vergogna». Nel mondo ci sarebbero le risorse per tutti, ma il principio del profitto allarga le aree di miseria
Anna Maria Merlo
Parigi ( Il manifesto)La giungla avanza. E’ l’avvertimento indignato di Jean Ziegler, sociologo svizzero, relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione, più volte deputato di Ginevra, autore di numerosi libri di denuncia sulla finanza svizzera e che di recente ha pubblicato L’impero della vergogna (Marco Tropea ed., 251 pagine, 17,50 euro). Lo afferma in reazione all’ultimo rapporto della Fao, Food Insecurity in the World. Read the rest of this entry »
«La mia rivoluzione verde. In un film»
Incontro con l’ex vicepresidente Usa Al Gore, autore di «An Inconvenient Truth», documentario sull’effetto serra candidato all’Oscar. «La gente sta aprendo gli occhi. Ma sono disgustato dalla politica e non mi ricandiderò alle presidenziali del 2008»
Giulia D’Agnolo Vallan
Nashville - Dalla Casa Bianca a Hollywood, il percorso di Al Gore sarebbe l’opposto di quello di Ronald Reagan, se non fosse che è stato proprio un film, il documentario An Inconvenient Truth, a rilanciare - l’estate scorsa - l’ex vicepresidente degli Stati Uniti nell’arena della politica. Passato quasi in sordina a Sundance, poco dopo acquistato dalla Paramount e presentato in gran pompa a Cannes, An Inconvenient Truth negli Usa è un sorprendente successo di botteghino e uno dei più plausibili candidati all’Oscar per la non fiction. Il 19 gennaio esce anche in Italia. Siamo andati a incontrarlo a Nashville. Read the rest of this entry »
La mucca vale più dell’uomo
Colloquio con Joseph Stiglitz
di Enrico Pedemonte pubblicato sull’espresso le sfide 2007
Ogni bovino in Europa riceve 2 dollari in sussidi pubblici. Più del reddito individuale di metà della popolazione mondiale.
La denuncia del Nobel. Colloquio con Joseph Stiglitz
È meglio essere una mucca europea che un cittadino povero in un paese in via di sviluppo, sostiene Joseph Stiglitz, Nobel per l’economia. Lo ha scritto nel suo libro più recente, ‘Making Globalization Work’ (pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo ‘La globalizzazione che funziona’), e lo ripete nel suo studio alla Columbia University, dove insegna e dove lo intervistiamo.
Per spiegare l’apparente paradosso, Stiglitz ricorda che le mucche europee ricevono 2 dollari di sussidi pubblici al giorno ciascuna, più del reddito individuale di metà dei cittadini del mondo. Read the rest of this entry »
di Iolanda Fresnillo (Osservatorio del Debito nella Globalizzazione)
Ogni anno, all’arrivo dell’autunno, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale tengono le proprie riunioni annuali, nelle quali i delegati dei Paesi membri discutono (tutti) e deliberano (alcuni) sulle linee generali di attività per i 12 mesi successivi, e nelle quali viene dato il via alle iniziative e alle riforme più importanti. Ogni 3 anni, i tecnici e i direttivi della BM e del FMI escono dalla tana e le Riunioni Annuali hanno luogo fuori Washington. Vi ricordate Praga nel 2000? Poi è venuta Qatar nel 2003, e quest’anno, il 19 e il 20 settembre, i ministri delle Finanze e per lo Sviluppo dei 184 Paesi membri si sono riuniti a Singapore, protetti da draconiane misure di sicurezza. Nelle Riunioni Annuali si tiene quella che potremmo considerare l’Assemblea Generale della BM e del FMI, cioè la Giunta dei Governatori di entrambe le organizzazioni.
I Governatori sono i rappresentanti dei vari Paesi membri, e la loro figura generalmente coincide con quella del Ministro delle Finanze o per lo Sviluppo, a seconda dei casi. Alle riunioni assistono anche l’equipe tecnica e direttiva delle due Istituzioni e altri invitati, come ad esempio, quest’anno, Pascal Lamy, direttore generale dell’OMC.
Le Riunioni Annuali sono precedute da riunioni ministeriali del Comitato Finanziario e Monetario Internazionale (IMFC, dalla sigla in inglese) - ente incaricato di formulare le politiche pubbliche del FMI - e del Comitato di Sviluppo - forum congiunto della BM e del FMI che ha il compito di dibattere temi relativi ai Paesi poveri e alla lotta contro la povertà-.
(Tutta l’informazione ufficiale sopra le riunioni di quest’anno si può trovare in: http://www.bancomundial.org/reuniones/anuales/2006/index.htm).
Cinque anni dopo gli attentati dell`11 settembre, la superpotenza comandata da George W. Bush sta vivendo, in America Latina, il momento di maggiore isolamento e di maggiore debolezza.Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, gli Usa hanno smesso di essere il fattore predominante nella politica sudamericana, così possiamo affermare che oggi nel continente si è instaurato una specie di multilateralismo regionale. Il Brasile rappresenta il principale contrappeso di Washington nella regione, ma non si deve sottostimare l’importanza crescente di Paesi come l’Argentina e il Venezuela, e perfino il Messico post Fox, come nuovi elementi di potere.La lista degli avvenimenti sfavorevoli al Consenso di Washington, a partire dagli attentati a New York e a Washington, è il segno più tangibile che - malgrado la “guerra contro il terrorismo” - una nuova situazione sta prendendo forma in America Latina. I movimenti sociali continuano a rappresentare il fattore più dinamico, insieme, da qualche tempo, ad una serie di governi progressisti o di sinistra che, nonostante alcune esitazioni, contribuiscono a configurare la nuova realtà. Read the rest of this entry »
Il Kenya di Nairobi. la megapoli che scoppia per troppa gente in troppo poco spazio, dei contrasti stridenti. Nairobi la bella, la corrotta, l’astuta, la ricca, la tranquilla, la caotica, la piangente. Nairobi significa fonte, dove nasce l’acqua. Dove nasceva l’acqua ora vi sono le sue figlie che si prostituiscono, per mangiare, per dare di che vivere ai propri figli, dove tutto sembra perduto e perso, nei rigagnoli delle baracche, della gente ammassata su luride catapecchie e il sopruso è la legge.
Si fa di tutto per vivere: si vende ogni cosa, si ruba, si coltiva anche il più piccolo spazio di terra. Ma è dove c’è la puzza di marcio, di lurido, che si alzano al cielo piccole ma forti fiammelle di speranza. E’ nei luoghi più impensabili che la speranza prende forma. Dove la resurrezione si vede e si tocca, la si desidera ardentemente, dove la vita batte la morte anche quando tutto sembra dire di no. Moderni grattacieli si stagliano sugli ampi viali di Nairobi, maggiore città del Kenya e centro commerciale, culturale e delle comunicazioni della nazione, nonché nota località turistica e via d’accesso per le riserve di caccia del Kenya.
Nairobi si trova immediatamente a sud dell’Equatore, tuttavia, data l’altitudine, gode di una piacevole temperatura. La maggior parte degli abitanti di Nairobi abita in grandi caseggiati popolari. Il Governo e l’industria sono la principale fonte di lavoro della città. Read the rest of this entry »
In questi giorni è apparsa una pubblicità inconsueta: un ragazzo (tipicamente di un paese in via di sviluppo) versa in un “barile” dell’acqua, come se fosse la carissima benzina.Lo slogan: “Pesa più un litro d’acqua che un litro di petrolio. Banca Fideuram gruppo San Paolo IMI lo sa”.
In fondo al manifesto la spiegazione: “Nei prossimi anni l’acqua avrà un enorme peso sull’economia mondiale”.
Più chiaro di così…Prepariamoci: le nostre sempre più care bollette dell’acqua saranno la base di bolle (è il caso di dirlo) speculative, di investimenti finanziari (che poi chiederanno profitti altissimi), di arrembaggi bancari.E i paesi in via di sviluppo - come sempre - saranno il campo di battaglia dei vari fondi speculativi, che lasceranno morti silenziosi ed invisibili. Un futuro lontanissimo? Assolutamente no. Un futuro già iniziato, che in Italia ha un nome ben conosciuto a chi si occupa di finanza (macro, non micro…): ALPI RISORSE NATURALI.Alpi Fondi Sgr è una società di gestione del risparmio nata nel 1997, gestisce fondi comuni di investimento per conto di clientela privata, aziende e istituzioni finanziarie.
Investe sulle aziende che si occupano di risorse naturali: energia, acqua, metalli.
La parte dedicata all’acqua è cresciuta negli ultimi mesi, visto gli alti profitti che promette. Il discorso dal punto di vista del business non fa una piega: “L’offerta di risorse naturali del pianeta terra è infatti limitata ed in alcuni casi scarsa, mentre la domanda è e sarà in continuo aumento e quindi chi controlla risorse preziose, chi ne sviluppa di alternative, chi migliora l’efficienza di sfruttamento di quelle esistenti, chi ricicla quelle già utilizzate avrà un ruolo di primo piano nel prossimo futuro“.
Controllare le risorse naturali, controllare l’acqua, gestire la sete di milioni di persone. Questo il futuro economico prossimo venturo.
Fonte http://www.liblab.eu/portale/terra_futura/beni_comuni/acqua/l_acqua_e_preziosa_speculiamoci_un_po
di Andrea palladino e Astrid Lima
Intervista Cris Mayer,guru dei nuovi trend ,spiega le potenzialità del settore
I titoli delle società che distibuiscono e depurano acqua sono saliti del 30% negli ultimi sei mesi.
E nei prossimi dieci anni……..?
94% è il rendimento triennale di Miliif new energy, il fondo di Merrill Lynch Black rock acquistabile anche in Italia. Nello stesso periodo le borse mondiali hanno guadagnato il 44%
Leggi questo Articolo (acqua-oro-blu-del-futuro.pdf)
Cambiano le geografie degli scambi e dei flussi di capitale. Il World Investment Report 2006 elaborato dall’Unctad ( la Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, www.unctad.org) fotografa un aumento del 22% degli Investimenti diretti esteri (Ide) verso i Paesi in via di sviluppo nell’ultimo anno. Il continente africano ha registrato un incremento del 78%, l’Asia Occidentale dell’85 e il Sud Est Asiatico del 44.
Non solo: il Rapporto mette in luce anche una forte crescita degli Investimenti diretti esteri in uscita dai Paesi in via di sviluppo, a cui è attribuibile il 13% dello stock mondiale di Ide, una percentuale mai raggiunta in precedenza. Emerge anche che una parte significativa di questi flussi hanno carattere intra-regionale, avvengono cioè tra paesi della stessa area geografica. Alimentano, quindi, le relazioni Sud Sud, favorite senz’altro da costi di produzione e poteri d’acquisto analoghi. Read the rest of this entry »
Un documento delle Nazioni Unite fa luce sulla necessità di preoccuparsi della più importante delle risorse vitali. Acqua e servizi igienici sono fra le medicine preventive più efficaci a nostra disposizione per ridurre la diffusione di malattie infettive. La presenza di un bagno con acqua corrente in casa, indica il rapporto ONU, riduce di oltre il 30% la probabilità di morte infantile. Le fognature salvano più vite di qualsiasi antibiotico [Paul Vallely, "The Indipendent on-line"].
I ragazzi della Grace Revival School non devono fare troppa strada per raggiungere i gabinetti. Basta che si alzino dai loro sgangherati banchi e si spostino appena fuori dalle aule di lamiere ripiegate, verso l’enorme cumulo di sterco che si staglia davanti all’edificio. Non ci sono latrine per i 74.000 abitanti che vivono nella zona di Kibera, il più miserabile dei quartieri africani, che giace su entrambi i lati della principale linea ferroviaria fra Nairobi e Mombasa, sugli altopiani kenioti. Le persone usano lì, quelli che sono chiamati, con una certa dose di umor nero, “bagni volanti”. Defecano in una busta di plastica che poi gettano per strada o in un grosso letamaio. Alcune persone si recano in questi cumuli ed evacuano lì direttamente. Il cumulo più vicino alla Grace School è alto circa 20 piedi e misura un quarto di un campo da calcio. Il tanfo è qualcosa di inimmaginabile. Quando piove, un disgustoso liquido nero scorre giù da quest’ammasso e, attraverso la scuola, invade i sudici pavimenti delle aule. Si infiltra nelle tubature degli impianti di acqua potabile, che si trovano al di sotto del mucchio stesso. Read the rest of this entry »
Diritti e Mercato globale -Verso il forum sociale mondiale del 2007 in Kenia. Intervista a Moema Miranda, rappresentante di IBASE e membro del Consiglio internazionale del Fsm fin dal primo Porto Alegre per fare il punto su aspettative e limiti del movimento
Il ruolo del movimento nel rapporto, attualmente deviato, tra i diritti umani e il mercato. A discuterne, lo scorso 1 e 2 dicembre a Milano, sono stati intellettuali, esponenti dei sindacati, giuristi e attivisti, in occasione del convegno “Diritti fondamentali e Mercato globale”. Spunto della discussione, la clausola per i diritti umani e la democrazia, oggetto della “risoluzione Agnoletto”, votata dall’europarlamento lo scorso febbraio, che, una volta trasformata in atto cogente dalla Commissione Europea, potrà vincolare i Paesi che stipulano accordi commerciali con l’Unione europea al rispetto dei diritti umani, pena la progressiva rescissione dell’accordo stesso. Uno strumento a disposizione della società civile, alla portata del movimento dei movimenti che a gennaio del 2007 si ritroverà in Kenia per il settimo Forum sociale mondiale. A Moema Miranda, rappresentante di IBASE e membro del Consiglio internazionale del Forum sociale mondiale fin dal primo Porto Alegre, nonché una delle relatrici più appassionate e coinvolgenti del convegno, abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione del Forum. Read the rest of this entry »
Immagina un mondo senza pellicce è possibile se ci provi. Immagina un mondo dove l’immagine è nulla dove quello che conta siamo noi e quello che siamo noi Nati senza pellicce Un mondo senza pellicce è possibile.Basta dire basta. La LAV sta facendo pressione sui gruppi della grande distribuzione organizzata che vendono capi con inserti in pelliccia, puoi aiutarci facendo sentire anche il tuo BASTA.
Puoi farlo andando in piazza con la LAV l’8, 9, 10 dicembre, potrai ritirare le nostre cartoline di protesta e il materiale informativo della campagna. Per chi non l’ha già fatto, sarà possibile, con una piccola donazione, ricevere il calendario LAV.
Puoi farlo anche online: www.nonlosapevo.com
Grande riconferma della “revolucion bonita”. Alle elezioni presidenziali in Venezuela Chavez ha vinto con il 61.5% contro il 38,5% del candidato della destra Rosales. Il risultato è ancor più significativo perché questa volta la destra si presentava con un unico candidato e di un certo spessore - ancorché golpista nel 2002, Rosales è stato comunque due volte sindaco di Maracaibo –grande città petrolifera del Venezuela- e due volte Governatore dello Stato Zulia –uno dei 2 stati ancora governati dalla destra su 24 totali che compongono il Venezuela.
E la vittoria dei bolivariani è stata percentualmente ancora più alta che in tutte le precedenti nove elezioni. Una conferma importante che, assieme alla recente vittoria di Rafael Correa in Ecuador, conferma che in America Latina il vento è definitivamente cambiato
La denuncia di Vandana Shiva: per produrre un solo litro di bevande se ne inquinano circa dieci di acqua potabile
Secondo la scienziata ecologista indiana la Coca Cola ela Pepsi rientrano a pieno titolo nell’insieme di prodotti tossici o pericolosi che dovrebbero essere banditi per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente.
Il 22 agosto scorso la campagna Coke Pepsi quit India (Coca e Pepsi lascino l’India) ha intensificato le attività per la messa al bando di queste due bevande con una speciale giornata di mobilitazione. Lo stato del Kerala ha messo in pratica il divieto. Gli stati di Karnataka, Madhya Pradesh, Gujarat e Rajasthan hanno proibito queste bevande nelle scuole e nelle mense del governo. In India, insomma, si stanno creando delle zone “libere” da Coca e Pepsi. Read the rest of this entry »
Ho partecipato la settimana scorsa a Roma ad un incontro sull’industria idrica italiana, organizzato dall’Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno nel corso del quale l’Associazione ha presentato i risultati di una interessante ricerca da essa condotta sullo stato, i problemi e le prospettive dell’industria idrica in Italia. All’incontro sono intervenuti numerosi responsabili (presidenti, amministratori delegati, direttori generali) fra i più importanti gestori dell’acqua italiani.
Dall’incontro è emersa la conferma di una tendenza forte in questo campo: il ruolo crescente e determinante dei soggetti finanziari. Più che di soggetti di natura industriale,pubblici o privati, «l’industria» idrica sta diventando il terreno di intervento di attori finanziari (banche, fondi d’investimento, operatori multiutilities,..) i quali, naturalmente, operano secondo logiche finanziarie. La cultura dell’acqua, dopo essere stata orientata negli ultimi trenta anni da logiche commerciali ed industriali sotto l’influenza delle grandi imprese idriche multinazionali francesi ed inglesi, è ora in maniera crescente pervasa da logiche finanziarie. Non è stata pertanto una sorpresa costatare che la quasi totalità degli interventi di presentazione dei risultati della ricerca e di quelli programmati abbiano focalizzato l’attenzione dell’incontro principalmente sulle «questioni» degli investimenti e della tariffa, insistendo in particolare su tre aspetti chiave da cui , secondo gli intervenuti, dipenderebbero il presente ed il futuro dell’industria idrica: affidabilità (del Piano economico-finanziario delle imprese), garanzia (del corretto funzionamento del mercato e della concorrenza, ivi compresa la garanzia della proprietà del capitale) e redditività. Una parola è ritornata frequentemente sulle labbra degli oratori: appetibilità . Read the rest of this entry »
Milano Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43
Venerdì 1 dicembre ore 20.00 - 23.30 Sabato 2 dicembre ore 10.00 - 19.30
La Clausola democratica della UE come avvio della discussione sulla centralità degli individui e dei soggetti sociali negli accordi commerciali
Lo scorso 14 febbraio il Parlamento europeo ha approvato all’unanimità la risoluzione Agnoletto sulla Clausola diritti umani e democrazia negli accordi tra Unione europea e Paesi terzi. L’aula di Strasburgo ha assunto una posizione netta nei confronti della Commissione e del Consiglio europeo, dichiarandosi indisponibile ad avallare nuovi accordi commerciali che non contengano una clausola democratica chiara, valida per tutti i Paesi partner (non solo per i più deboli), applicata a tutti gli accordi commerciali (compresi quelli settoriali come il tessile e l’agricoltura) e inclusiva delle responsabilità delle multinazionali. Read the rest of this entry »
Quando l’interesse pubblico e’ un po’ troppo privato
di Rino Sanna
Pubblichiamo una precisazione a proposito dell’articolo Abrogare Dante o il Bingo europeo a seguito della domanda di un lettore che chiede all’autore cosa intenda per “bingo europeo”:Consulterei il Dizionario delle fregature e Mistificazioni Politiche, alla voce “bingo europeo” -”bingo europeo”, sost.maschile/ Attività di mistificazione politica con la quale, allo scopo di mantenere il potere politico (v. anche alla voce cadreghino) ci si accorda sostanzialmente con i poteri forti (v. finanza e padronato) per indurre il presunto consenso popolare nel proprio paese a scelte socio-economiche deleterie, facendole passare per trattati internazionali, nel caso specifico europei. Le scelte deleterie possono consistere nella negazione di quello che è il principio fondante della solidarietà sociale e nella distruzione anche nominale della tutela giuridica di tali principi (cfr. alla voce Organismi di diritto pubblico). Cruciale , per esempio, far passare per pubblico quello che in sostanza è senza veli l’affermazione definitiva del principio di legittimazione della speculazione privata, per il quale il privato debba fare affari e profitto - quando ci riesce - con i soldi della collettività e dividere con quest’ultima solo le perdite. Read the rest of this entry »
Il premio Nobel per la pace ed ex ministro in Kenya, l’ambientalista Wangari Maathai è la madrina di una campagna che può coinvolgere centinaia di milioni di persone e che, se presa sul serio, avrebbe un grande futuro: piantare un miliardo di alberi in tutto il mondo nel 2007, e seguire ogni alberello nella sua crescita. Infatti, «una cosa è piantare un albero, un’altra è fare in modo che sopravviva» ha detto. Parla con cognizione di causa, avendo animato il movimento femminile Green Belt che ha piantato milioni di alberi in Kenya per fermare l’avanzata del deserto, affrontare la crisi della legna da ardere e offrire fonti di sostentamento a donne povere. Piantare un miliardo di alberi è un progetto del Programma dell’Onu per l’ambiente e chiede a individui, scuole, governi, di registrare presso il sito del Programma il numero di alberi piantati e curati. Si arriverà a un miliardo? Forse…visto che i paesi ricchi, che continuano a produrre più emissioni di gas serra di quanto permettano loro gli obiettivi di riduzione del Protocollo di Kyoto, riescono a farsi scontare quote di emissione (ottenendo «crediti di carbonio») anche grazie al finanziamento di progetti verdi nel Sud del mondo, nell’ambito del Clean Development Mechanism (Cdm). Read the rest of this entry »
Nicolas Stern è un economista ed è stato dirigente della Banca mondiale. Nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto commissionato da Tony Blair e Gordon Brown nel quale si è occupato del clima e delle conseguenze che l’effetto serra potrebbe avere sul pianeta nei prossimi cento anni. Del voluminoso rapporto Stern, circa 700 pagine, si sono occupati i giornali di tutto il mondo compresi quelli italiani, perché esso per la prima volta prova a calcolare le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra. Dice Stern che se non si provvederà immediatamente, le conseguenze saranno gravi, anzi gravissime, perché per riparare a quei danni si dovrebbe arrivare a impiegare nella peggiore delle ipotesi fino al 20 per cento della ricchezza mondiale. E questo non impedirebbe comunque un’ondata gigantesca di immigrazione, la fuga di milioni di donne e di uomini da zone del pianeta ormai diventate desertiche.Il rapporto Stern è stato letto e studiato. Non solo dagli ecologisti, ma anche dai politici e dai governi. Ed ha, come è ovvio, gettato un allarme. Ma di quel rapporto sono rimaste in ombra alcune conclusioni ed alcune conseguenze che invece vale la pena di sottolineare. Read the rest of this entry »







