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Anna Bonni
La richiesta è pressoché unanime. Scorporare il ddl Lanzillotta dalla finanziaria. E una riunione serrata fino a tarda sera ieri ha discusso proprio se inserire o meno la nota riforma degli enti locali nella legge di bilancio. Proprio uno degli obiettivi che si è data la maggioranza su una delle riforme più controverse è stato quello di arrivare in aula alla camera con un testo “snello” lasciando fuori provvedimenti come il ddl sui servizi pubblici locali e quello che prevede l’istituzione dell’Agenzia per la cooperazione. Eppure restano i se e i ma e una dichiarazione dello stesso Chiti conferma che «non è stata ancora presa alcuna decisione». Read the rest of this entry »
Welfare: assemblee agitate a Mirafiori. Lavoratori arrabbiati contro la falsa abolizione dello scalone e la detassazione degli straordinari alle imprese Piccinini (Cgil): «Un voto negativo non farà cadere il governo». Rinaldini (Fiom): «La cosa peggiore sarebbe la scarsa partecipazione»
Dire che le tute blu sono contrarie al protocollo di luglio 2007 è quasi un eufemismo. Dire che la contestazione sia stata sonora e travolgente non corrisponde esattamente al vero. L’assemblea alle carrozzerie di Mirafiori che il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha tenuto ieri davanti a 1.500 tute blu, alla fine, si è risolta in un confronto civile. I fischi e i mugugni non sono certo mancati. Ma solo per rintuzzare la claque accuratamente preparata dalla Uil. L’orientamento che esce dalla Fiat, è molto netto: l’accordo tra Prodi e Cgil, Cisl e Uil è da cancellare. D’altronde è il risultato di «una vera assemblea sindacale, non del salotto di Porta a Porta», commenta a caldo il segretario della Fiom di Torino Giorgio Airaudo. Read the rest of this entry »
Tutti compatti nel documento sulla Finanziaria e pronti a chiedere a Napolitano di stralciare le pensioni dalla manovra.
Il resto è complicato, ma l’unità non si tocca
All’indomani del no del comitato centrale della Fiom all’accordo del 23 luglio, l’ordinaria riunione settimanale del gruppo di Sinistra Democratica alla Camera registra un clima di preoccupazione. E l’umore non è diverso tra gli altri partiti impegnati nel percorso unitario a sinistra. La situazione è delicatissima e non solo perchè la bocciatura dell’organizzazione di Rinaldini fa emergere ancora una volta le note differenze di giudizio tra Sd e Verdi, da una parte, critici dell’intesa sul welfare ma non di quella sulle pensioni, e Prc e Pdci, dall’altra, fortemente critici di entrambi gli accordi. Questo è il risultato più scontato, che avrà un suo punto di snodo in Parlamento tra un po’. Ma il clima di legittima preoccupazione è riferito anche alla necessità di mantenere in equilibrio una situazione delicata: da un lato, la manifestazione del 20 ottobre cui ha aderito anche lo stesso Rinaldini; dall’altro, il percorso unitario a sinistra.Preoccupazione, ma, si ragiona in tutti e quattro i partiti, qualcosa di positivo c’è ed è il punto di partenza: nessuno vuol incrinare il processo unitario avviato a sinistra. Anzi, le difficoltà presentate dalla fase politica accentuano la necessità di andare avanti. Read the rest of this entry »
Si dice di no perché si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati. Si dice di no perché in questa società profondamente ingiusta, piena di privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere
Le ragioni del no all’accordo del 23 luglio 2007 sono squisitamente sindacali. Così si spiega il voto, che tanto scandalo ha suscitato, del Comitato Centrale della Fiom. Questa organizzazione, per pratica e storia, è radicata nella contrattazione che, se rigorosa, comporta il calcolo dei costi e dei benefici di un accordo. E quello dei metalmeccanici non è il solo dissenso. Nel Direttivo della Cgil le due aree della sinistra, Rete28Aprile e Lavoro-Società, hanno votato contro l’accordo, dopo un lungo periodo di conflitti. Vuol dire che la materia concreta del contendere è assai grave. Discutiamo allora dei contenuti dell’accordo, dei fatti insomma, e non del solito teatrino che si scatena sempre quando la realtà irrompe nella vita politica del paese. Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l’intesa argomentando che essa è comunque un miglioramento della realtà attuale e per questo va accettata. E’ il ragionamento di fondo che la giustifica, ma è sbagliato.
Questo accordo produce sì alcuni risultati per una parte dei pensionati e per una parte dei disoccupati, ma quei risultati sono tutti a carico del mondo del lavoro, che paga oggi e pagherà ancor di più domani. Nel protocollo del 23 luglio sono presenti guasti ad azione ritardata e progressiva. I metalmeccanici della Fiom hanno sviluppato una particolare sensibilità ad essi perché in questi anni due volte hanno subito accordi separati. Erano accordi che pure concedevano aumenti salariali, ma che contenevano insidie tali che, se non contrastate, avrebbero compromesso il futuro. Lo stesso oggi accade con il protocollo.
Partiamo dalle pensioni.
Quante discussioni sul superamento dello scalone Maroni. Ebbene, a partire dal 2013, un anno prima di quanto era previsto dalla vecchia legge, si potrà andare in pensione solo con 62 anni di età e 35 di contributi. E allora? Ma non si era detto che un aumento dell’età pensionabile di questa portata avrebbe provocato un danno sociale, che esso non era in nessun modo giustificato dall’andamento dei conti dell’Inps? E invece lo scalone viene confermato. Read the rest of this entry »
La conferenza stampa di Prodi è stata interessante, ma la sua cornice obbligata è quella data dall’ultima indagine dell’Istat sulla distribuzione del reddito nel nostro paese. In sintesi l’Istat ci dice che il 20 per cento più ricco degli italiani si appropria di più del 40 per cento della ricchezza prodotta nel paese e che al 20 per cento più povero resta solo il 7 per cento. Questa è la situazione, «qui Rodi, qui salta». E il problema non concerne solo Prodi.
Fatta questa premessa debbo dire che Romano Prodi nella sua conferenza stampa e nella risposta ai giornalisti si è ben arrampicato sugli «specchi rotti», quelli messi in circolo da Eugenio Scalfari, ma, sempre per stare al medesimo autore non ha assunto il ruolo di «dittatore»: ha voluto essere solo autorevole: insomma potrebbe dire qualcuno ha assunto il ruolo di «dittatore moderato», insistendo soprattutto sulla «svolta» che dovrebbe realizzare nel 2007. Read the rest of this entry »
Babbo Natale ci ha portato la Finanziaria.
Invece delle renne ha usato la bicicletta. Romano Natale si è subito pentito e ha detto che non la farà più. Poi ha subito cambiato idea e ha detto che non si è pentito e la rifarebbe ancora. E’ stata una Finanziaria piena di sorprese. Una Finanziaria mutante. Una Finanziaria che gli studiosi ci spiegheranno solo tra qualche anno.
Quando riusciranno a capire di cosa si tratta. Delle correlazioni e degli emendamenti. Delle puntualizzazioni e delle retromarce. Delle lobby e degli inciuci. E’ stata una Finanziaria estenuante. Ci ha preso per sfinimento. Prima della votazione finale Romano Natale poteva chiederci qualunque cosa, qualunque tassa, qualunque schifezza. Gli avremmo detto di sì pur di togliercelo dai piedi per il periodo natalizio.
Le cose che ho capito nella Finanziaria non mi sono piaciute. Non mi è piaciuto il tentativo di cancellare i reati contabili contro la Pubblica amministrazione, non mi è piaciuta la modifica alla legge che eliminava i contributi ai nuovi inceneritori togliendoli alle energie rinnovabili.
Le cose che non ho capito nella Finanziaria mi sono piaciute ancora di meno. Non ho capito perchè si tolleri il conflitto di interessi, perchè non siano state cancellate le leggi salva ladri Pecorella e ex Cirielli.
Perchè non sia stata modificata la legge elettorale che ha creato delle consorterie a disposizione di Berlusconi Bossi Casini Rutelli Fassino Bertinotti eccetera eccetera. Read the rest of this entry »
Letterina di Natale
L’esecutivo sarà capace di trasmettere un’idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo?
Se questa fosse una lettera a Babbo Natale avrei il dubbio che prima o poi potrebbe anche innervosirsi e perdere la pazienza. Dopotutto quest’anno ha esaudito un desiderio di non poco conto: il proprietario di Mediaset non è più il capo del governo, Calderoli ora può mostrare le sue magliette senza provocare incidenti internazionali, Fini anziché occuparsi di come coordinare la mattanza a Genova deve impegnare il suo tempo tra Storace e le celebrazioni del ventennio.Nonostante tutto ciò siamo in tanti a non essere ancora soddisfatti.
Potremmo discutere della chiusura dei CPT, del ritiro dall’Afghanistan, della difesa dei servizi pubblici insidiati dalla direttiva Bolkestein e dal disegno di legge Lanzillotta, di una distribuzione di reddito a favore del lavoro anziché della rendita, della lotta alla precarietà che non si esaurisca nella partecipazione di qualche esponente governativo alle manifestazioni, del sapere e della conoscenza come investimenti collettivi…..e di tante altre cose. Read the rest of this entry »
Dovevano essere 130 milioni all’anno, secondo gli impegni. Il viceministro Sentinelli: cerchiamo di trovarli altrove
La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno nel primo pomeriggio. Spulciando le carte del maxiemendamento, un gruppo di senatori si accorge che nel testo della finanziaria non c’è, finora, il minimo accenno al contributo italiano per il Fondo globale di lotta all’Aids. E’ Vittorio Agnoletto, europarlamentare ed ex presidente della Lega Italiana per la lotta contro l’Aids, a farsi interprete per primo di una vicenda che sembra riportare l’Italia dell’Unione ai tempi delle promesse a vuoto del precedente governo. «Per cinque anni il centrosinistra aveva duramente criticato il governo Berlusconi per il ritardo e le incertezze manifestate nel sostenere il Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria ma oggi che lo stesso centrosinistra è al governo, cancella ogni sostegno al fondo, riuscendo a fare peggio dell’esecutivo di centrodestra». Agnoletto ricorda come l’Italia si fosse impegnata a versare 130 milioni all’anno al Fondo lanciato nel 2001 dall’Assemblea straordinaria dell’Onu sull’Aids. Nel 2005 Roma ne ha versati solo 110 e «nel 2006 nemmeno un euro dai due governi che si sono alternati». Quanto alla finanziaria attuale, sembra che nulla sia previsto nemmeno per il 2007. Notizia particolarmente pesante a ridosso della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids e mentre tutte le maggiori Ong di cooperazione chiedono - insiste Agnoletto - di saldare il debito di 280 milioni (20 per il 2005, 130 per il 2006, 130 per il 2007). Read the rest of this entry »
Difficile fare numeri La proposta di Pdci e sinistra Ds accolta dal governo. Ma da sola non elimina il problema
Stefano Raiola
Roma
Il dibattito sulla finanziaria arriva alla fase finale e come di consueto lo sforzo delle forze politiche per inserire modifiche in extremis alla legge si intensifica. L’ultima giornata prima dell’arrivo in aula si è giocata essenzialmente su due temi: l’ormai scontato ricorso alla fiducia anche per la votazione al senato e la nascita di un fondo per la stabilizzazione dei precari da giorni al centro di accese polemiche.
Se sul primo punto non dovrebbero esserci colpi di scena (probabilmente il voto di fiducia verrà autorizzato dal consiglio dei ministri convocato per stamattina alle 9,30), la questione dei precari del settore pubblico invece merita alcune precisazioni.
Di certo c’è che l’emendamento presentato pochi giorni fa dal Pdci, che prevedeva un fondo finalizzato a garantire l’assunzione stabile dei lavoratori precari del pubblico impiego sarà inserito nel maxi emendamento alla finanziaria che verrà sottoposto al senato. Ma come ha spiegato ieri il senatore Cesare Salvi della sinistra Ds «questo non significa che in un solo colpo 350 mila perone saranno automaticamente assunte». L’emendamento su cui maggioranza e governo hanno espresso parere favorevole prevede infatti di mettere a disposizione le risorse per iniziare «dei piani di rientro da una situazione intollerabile». In sostanza si tratta di creare un fondo a cui potranno attingere gli enti pubblici che vogliano stabilizzare i lavoratori che da anni sono inquadrati con contratti a termine. Read the rest of this entry »
Mirafiori, dopo le contestazioni ai segretari di Cgil, Cisl e Uil. I delegati Fiom spiegano le ragioni del malessere operaio. Chiedono democrazia e autonomia
Loris Campetti
inviato a Torino
Chi pensa che le contestazioni operaie a Mirafiori verso i segretari di Cgil, Cisl e Uil fossero orchestrate dall’esterno, ha un’idea decisamente sbagliata delle tute blu torinesi. Forse le confonde con i minatori rumeni ai tempi di Ceausescu. Mirafiori è una fabbrica da sempre difficile, per i sindacati e per i padroni, qui gli operai sono stati sempre ipercritici, poco propensi alla diplomazia, mai massa di manovra. Chiedersi se a scatenare le proteste sia stata la presenza di Epifani, Bonanni e Angeletti e delle telecamere, e non invece quanto abbia inciso l’assenza da 26 anni dei segretari (volontaria) e dei giornalisti (involontaria, imposta dalla Fiat) dalla più grande fabbrica italiana, vuol dire ragionare con i piedi.
L’altro elemento che sta dietro la meraviglia - per alcuni a sinistra lo scandalo, per altri a destra la speculazione politica - per la vivacità delle critiche operaie, è che ben pochi, tra i politici e i giornalisti, sono in grado di comprendere e raccontare la condizione operaia che determina la rabbia. A monte c’è un grande rimosso: gli operai stessi, cancellati dalla politica e dall’informazione. Buoni, come dicono a Mirafiori, solo per «produrre ricchezza per tutti e pagare le tasse», avendone in cambio un miseria in danaro, danni alla salute e una prospettiva di insicurezza. Read the rest of this entry »
Fisco L’euforia da boom delle entrate si intreccia al malessere da Finanziaria. E il banchetto della lotta all’evasione è rinviato
Roberta Carlini
Entrate-boom e finanziaria-monstre. Con la conferma degli ultimi dati sulle entrate tributarie (a quota 366,729 miliardi a metà novembre, 37 miliardi in più rispetto al 2005) una strana euforia ha preso a serpeggiare nell’Unione: siamo ricchi? E insieme, un velenoso dubbio: ma allora, perché ci stiamo svenando per una Finanziaria da 35 e passa miliardi? E mentre la maggioranza si auto-impone di utilizzare eventuali altre buone sorprese per ridurre le tasse - con l’introduzione nella Finanziaria 2007 di un comma che già vincola
la Finanziaria 2008, inedito giuridico nella storia delle leggi finanziarie -, l’opposizione si macera nel dubbio: conviene o no rivendicare il merito del boom delle entrate (facendo una bella figura come «risanatori» ma anche assumendo l’antipatica faccia di quelli che hanno aumentato le tasse)? Read the rest of this entry »
L’otto per mille che i cittadini italiani hanno voluto assegnare alla cultura sarebbe andato invece a finanziare la missione in Iraq. E’ quanto ha scandito la presidente del FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi, aprendo il convegno annuale che il fondo per l’ambiente italiano dedica al patrimonio artistico. “Mi ha strabiliato - ha riferito Crespi - quello che mi ha detto Enrico Letta, e cioe’ che l’otto per mille che i cittadini italiani hanno assegnato all’arte, alla cultura e al sociale è stato attribuito alla guerra in Iraq e solo una minima parte è stata data per combattere la fame nel mondo. Read the rest of this entry »
Accesso all’acqua – La soluzione non è il decreto Bersani
«C’è un limite perché non viene definito in maniera chiara che cos’è pubblico, anzi la definizione che viene data apre dubbi considerevoli sulla portata reale del decreto»
Il cosiddetto decreto Bersani non riguarda soltanto taxi, farmacisti, panettieri ecc. ma anche l’acqua. Il governo dell’Unione ha quindi confermato quanto previsto dal programma escludendo il settore dell’acqua dalle liberalizzazioni. L’acqua nel nostro paese ora per legge sarà pubblica nella proprietà e nella gestione e questo verrà inserito nella delega del governo.È un passo avanti? È positivo? Intanto la scadenza degli affidamenti e di passaggio alle gare (il 31 dicembre 2006) è prorogata di un anno e le Spa diventeranno le nuove anomalie del nostro sistema.
Ma è un provvedimento che risolve i problemi dell’acqua in Italia? Ne parliamo con il dott. Riccardo Petrella, presidente dell’Acquedotto pugliese, forte di una storia centenaria con i suoi 19.635 km di rete idrica gestita che serve 4.623.349 abitanti fornendo 309.416.113 metri cubi di acqua potabilizzata che ne fa il primo acquedotto d’Europa e il terzo nel mondo. Petrella è anche una personalità di spicco a livello internazionale per il suo impegno a favore dell’accesso della risorsa acqua come diritto universale dell’uomo. Read the rest of this entry »
Merito e metodo Può uno slogan dei Cobas cambiare l’agenda del più forte sindacato italiano?I delegati che hanno manifestato il 4 novembre non ci stanno a farsi processare dal segretario. Una precaria dell’Slc: «Vuole che passiamo ai Cobas?»
Manuela Cartosio
La più caustica è Julia Vermena, delegata Fiom alla Lear di Grugliasco. «Pensavo che il congresso della Cgil fosse finito. Invece vedo che continua…». Continua «male», disattendendo molte delle decisioni assunte a Rimini meno di un anno fa, quando ancora non c’era il «governo amico». Ed è continuato nel direttivo della Cgil, con il duro scontro tra Epifani e la Fiom. Raccogliamo commenti e opinioni tra la «base» quando il direttivo è ancora in corso. La «sostanza» dello scontro era chiara da un pezzo.
Martedì Epifani l’ha esplicitata, mettendo sul banco degli imputati la Fiom, Lavoro e società, Rete 28 Aprile. «Colpevoli» d’aver partecipato alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Julia ha partecipato a quella manifestazione, «e non ho visto violenze».
Rivendica alla Fiom il «diritto-dovere» di portare in piazza i lavoratori su un tema chiave come la precarietà. «Dove sta lo scandalo? A me operaia di terzo livello la polemica su quella manifestione non serve a niente. Se si fa, è perchè serve a isolare la Fiom, a metterla in riga in vista dei tanti tavoli che si apriranno dopo l’approvazione della finanziaria». Ci saranno cose grosse su quei tavoli: pensioni, patto per la produttività, flessibilità degli orari, «riforma» della struttura contrattuale.
La Cgil vuole arrivarci senza «la spina nel fianco» della Fiom? «Siamo molto di più di una spina», assicura la delegata della Fiom, «e venderemo cara la pelle». Read the rest of this entry »
Su Finanziaria e precarietà documenti contrapposti
Il segretario Guglielmo Epifani critica chi ha manifestato contro la precarietà il 4 novembre e raccoglie 63 consensi e 35 voti contrari. Differenti posizioni anche sulla Finanziaria, in attesa dei tavoli di gennaio con governo e Confindustria su pensioni e mercato del lavoro.
La Fiom resta nel mirino della confederazione, ma anche la maggioranza congressuale si divide
Loris Campetti
Si è concluso con voti contrapposti il direttivo nazionale della Cgil più importante della nuova stagione politica, iniziata con la sconfitta di Berlusconi e l’insediamento del governo Prodi. Il segretario generale Guglielmo Epifani ha raccolto 63 voti sul suo documento conclusivo che assume la relazione, comprensiva del duro attacco politico - per quanto mitigato - a chi ha aderito alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Un secondo documento, presentato in contrapposizione da Nicola Nicolosi e Paola Agnello Modica dell’area programmatica Lavoro e società, che esprime invece un giudizio negativo sulla relazione proprio in rapporto all’adesione a quella manifestazione, ha raccolto 21 voti. Infine, la Fiom - il principale imputato collettivo del direttivo nazionale - si è astenuta (14 voti). Non certo per equidistanza, avendo il segretario Gianni Rinaldini espresso il suo netto dissenso sulla relazione, ma per il rifiuto di far aderire la categoria dei metalmeccanici a un’area programmatica organizzata com’è Lavoro e società. Per Epifani non è un bel risultato, avendo incassato soltanto 63 voti favorevoli e 35 variamente contrari, compresi quelli di una parte della maggioranza congressuale (Lavoro e società). Read the rest of this entry »
Il capogruppo di Rifondazione al senato parla del «decreto Lanzillotta» e dei servizi pubblici locali. No alle privatizzazioni chieste a gran voce da Rutelli, l’Unione deve tutelare innanzitutto l’acqua. E dopo il «pacchetto Bersani» ora ci vuole la «class action»
Galapagos
«Il tema centrale è quello dei “beni comuni”: sono il paradigma della ricostruzione delle municipalità aggredite negli ultimi anni da un eccesso di liberalizzazioni e privatizzazioni. Vi sono beni comuni che debbono essere assolutamente posti sotto il diretto controllo e gestione dello stato e degli enti locali: l’acqua, per fare l’esempio più eclatante». Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista al senato, quando parla di «beni comuni» si appassiona. E non da oggi. Ovvio rivolgersi a lui per cercare di capire a che punto è il disegno di legge (definito «Lanzillotta» del nome del ministro che lo ha proposto) che delega il governo per il riordino dei servizi pubblici locali. Di più: sulle privatizzazioni oggi sembra essersi aperta una battaglia politica che vede Rutelli scatenato per riconquistare l’egemonia all’interno del suo partito come paladino di una apertura totale al mercato. Read the rest of this entry »
Nicola Nicolosi, coordinatore di Lavoro e società, difende il corteo contro la precarietà E alla Cgil chiede coerenza e autonomia
Loris Campetti
Nicola Nicolosi non ha ripensamenti sulla partecipazione alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà, partecipazione contestata invece dalla segreteria della Cgil.
Piuttosto, dice, «avrei preferito che fosse promossa dalla mia confederazione, che su questi temi ha raccolto 5 milioni di firme. Al congresso Cgil il nodo della precarietà è stato individuato come priorità». Il coordinatore dell’area Lavoro e società, che è parte della maggioranza congressuale della Cgil, interviene sul dibattito aperto nel maggior sindacato italiano in preparazione del direttivo nazionale di mercoledì, che si annuncia vivace. Read the rest of this entry »
Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, spiega perché non era in piazza il 4 novembre. «Ma un impegno comune è possibile». Nella Finanziaria «non c’è un’inversione di tendenza»
Loris Campetti
«Per me uscire dal cartello dei promotori della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà è stata una scelta politica dolorosa, l’esito negativo di un lavoro comune. Continuo a pensare che la strada da seguire sia quella di tenere insieme idee e soggetti diversi per conquistare un obiettivo comune, importante. La battaglia contro la precarietà è di estrema importanza, e non solo per i sindacati ma anche per altri soggetti sociali». Eppure, Carlo Podda, alla guida della categoria della Cgil che ha più iscritti dopo i pensionati, ha deciso di ritirare la sua adesione al corteo del 4 novembre. Di questa scelta, della lotta alla precarietà e della Finanziaria abbiamo discusso con il segretario generale della Funzione pubblica-Cgil, alla vigilia del direttivo nazionale della Cgil che inizia oggi a Roma. La scorsa settimana il manifesto ha intervistato il segretario della Fiom Gianni Rinaldini e il coordinatore di Lavoro e società Nicola Nicolosi. Read the rest of this entry »
Accordo tra Ferrero e Amato, via libera alla legge contro lo sfruttamento
Permesso di soggiorno agli immigrati «supersfruttati». Il governo: «Norma di civiltà». La destra: «È una sanatoria»
Cinzia Gubbini (il manifesto)
Una nuova fattispecie di reato, il caporalato, punito con pene pesanti. Sequestro dell’impresa per chi impiega immigrati sfruttandoli. Ma anche la possibilità per l’immigrato di «emergere» dal lavoro nero e ottenere un permesso di soggiorno quando si trovi a lavorare in una condizione fortemente svantaggiata.
Il governo ha partorito ieri - dopo molte difficoltà - la riforma dell’articolo 18 della legge sull’immigrazione, quello che prevede la possibilità di riconoscere un permesso per protezione sociale agli immigrati irregolari in situazioni di «grave violenza e sfruttamento», finora utilizzato per le prostitute che denunciano i loro «protettori».
Il testo studiato da Viminale, ministero della Soldiarietà sociale e del Lavoro è un disegno di legge, e non un decreto come era stato previsto all’inizio, poiché contiene anche una modifica del codice penale. Dunque, ora la palla passa alle Camere. Read the rest of this entry »
Libera agli «stati generali» Sfila l’Unione ma deve difendersi.
Il premier, interrotto, promette: «Testo unico e lotta ai patrimoni»
Andrea Fabozzi (il manifesto)
Ci sono i familiari delle vittime delle mafie che coprono il lato sinistro della platea. Non è uno dei tanti convegni: all’inaugurazione degli stati generali dell’antimafia - che vanno avanti oggi e domani e si concluderanno con una serie di proposte legislative consegnate direttamente al presidente della camera - i politici di governo e della maggioranza sfilano in massa, ma non è una passeggiata. Standing ovation per Oscar Luigi Scalfaro che prevede «verrà un giorno in cui diremo basta e la mafia sarà stata sconfitta». Poi cominciano i dolori per Romano Prodi, seduto in prima fila insieme ai ministri Mastella e Ferrero, più in là anche Fassino, Giordano e Diliberto e il neo presidente della commissione antimafia Forgione. Perché i tremila radunati a Roma da Luigi Ciotti e la sua Libera non sono un pubblico di ascoltatori, ma persone, spesso giovani, che le questioni dell’antimafia conoscono e praticano ogni giorno. Al centrosinistra chiedono risposte che non hanno ancora avuto. Read the rest of this entry »
Università e ricerca scientifica in piazza. Manifestazioni in tutta Italia e corteo a Roma.Epifani sfida il «governo amico»
Il leader della Cgil: Tutto ci saremmo aspettati, tranne che il governo non assumesse la centralità di questi settori». Petronzio (Infn): «Saremo costretti a chiudere i laboratori, rischiamo di non poter più partecipare alle collaborazioni mondiali». Panini (Flc-Cgil): «Dare un’anima a questa finanziaria investendo su scuola, università e ricerca» Francesco Piccioni(il manifesto)Solo lui può sapere quanto gli è costato chiudere con un comizio finale con quella frase: «Quello di oggi è stato il primo sciopero contro questo governo. Saranno contenti coloro che dicevano che con il governo di centrosinistra abbiamo un atteggiamento da governo amico: non è così». Al momento di dover definire la situazione politica creata dalla legge finanziaria Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, si era lasciato scappare l’aggettivo «imbarazzante». Che già aleggiava in ogni movenza del corteo organizzato a Roma dai sindacati delle categorie università e ricerca aderenti a Cgil, Cisl e Uil. Read the rest of this entry »
La legge Lanzillotta obbliga i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali Un patrimonio pubblico stimato in centinaia di miliardi rischia di finire nelle mani dei pescecani capitalisti, anche per effetto della controriforma federalista del titolo V della Costituzione Affossiamola con la lotta di piazza Il 30 giugno scorso è stato approvato dal consiglio dei ministri del governo il Ddl n. 772 “Delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali”, presentato dal ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta (Margherita), e controfirmato da Prodi, Bersani, Amato, Di Pietro e Bonino. Ad inizio novembre il provvedimento è passato in commissione affari costituzionali del Senato e presto sarà calendarizzato nei lavori parlamentari per l’approvazione definitiva. Cosa prevede il disegno di legge Il provvedimento realizza un altro “sogno” del capo dei padroni Montezemolo, “la fine dello statalismo municipale”, imponendo una nuova ondata di privatizzazione nei servizi pubblici locali, attraverso il blocco delle assegnazioni dirette da parte degli Enti locali a società a capitale pubblico (il cosiddetto in house), e l’obbligo di messa a gara per l’assegnazione del servizio a società miste e privati. Fino ad oggi la legislazione italiana poggiava sull’art. 13 del testo unico degli Enti locali che permette tre diverse forme di gestione dei servizi: gara pubblica; assegnazione diretta a società “mista” con gara per la quota privata; assegnazione diretta a società di capitale pubblico (in house). Read the rest of this entry »
Giorgio Cremaschi* segretario nazionale Fiom
Il gruppo dirigente della Cgil pare colpito in forma acuta dalla «sindrome del governo amico». Solo questo spiega perché nell’ultimo direttivo sia stata approvata a grande maggioranza la condivisione verso «l’impianto complessivo» della legge finanziaria.Non è normale che un sindacato si esprima come se fosse in parlamento. Non è suo compito né concedere, né rigettare la fiducia ai governi. Una legge finanziaria, tra l’altro nella fase nella quale entra in parlamento, non è un accordo sindacale. Non ha bisogno di sigle o adesioni che tra l’altro, almeno perla Cgil, richiederebbero la ratifica da parte del voto dei lavoratori. Eppure, nonostante gli inviti alla cautela di importanti dirigenti dell’organizzazione, la segreteria ha preteso questo voto di fiducia verso il provvedimento del governo. In questo modo non solo si espone ancor di piùla Cgil nella posizione di sostegno esterno alla coalizione di centrosinistra, ma si passa sopra il fatto che sull’impianto della finanziaria, solo qualche mese fa, il sindacato aveva una posizione ben diversa. Infatti all’epoca del Dpef Cgil, Cisl e Uil avevano sostenuto che era necessaria una manovra più leggera, magari distribuita su più anni. L’andamento reale della finanza pubblica, come ci ha ricordato Riccardo Realfonzo, rafforza questa ipotesi. Ma essa è stata brutalmente sconfitta dalla linea rigorista del governo. Ora la finanziaria è di quasi 35 miliardi, mentre il sindacato confederale auspicava una cifra molto più bassa. Perché allora rimuovere che si chiedeva un impianto diverso, e che non lo si è ottenuto? Perché cancellare, o rendere poco credibile, la posizione del passato? Read the rest of this entry »
Hanno liquidato la cara, vecchia “liquidazione”, e l’hanno sostituita con il TFR = Trattamento di Fine Rapporto = Trattamento di m****. Scusate, volevo dire di cacca.
Di Lucio Garofalo(bellaciao)
L’accordo stipulato tra il governo Prodi(torio) e le cosiddette “parti sociali”, ossia i sindacati e la Confindustria, è semplicemente inaudito e vergognoso. Se questo è il risultato della tanto osannata e agognata “concertazione”, allora è meglio lo scontro di classe, la lotta dura (e senza paura), dato che con il sistema concertativo siamo sempre noi lavoratori a prenderlo in quel posto. Ma va là, non lamentarti come il solito! E chi si lagna? Io non mi lagno, mi infurio e basta! Eppure, dando uno sguardo in giro mi pare di non essere il solo ad indignarsi e protestare. A destra c’è chi grida e rumoreggia contro un presunto “esproprio proletario” del TFR commesso contro i “poveri padroni”, scippati e derubati dei NOSTRI soldi accumulati durante lunghi decenni di duro lavoro. E pretendono ancora di più: di farci lavorare fino a 70 anni! Read the rest of this entry »
Sindacati di base Oggi sciopero generale contro la finanziaria.
Cremaschi plaude
M.Ca (il manifesto)
«No alla finanziaria. Non abbiamo governi amici». Lo striscione dichiara l’oggetto dello sciopero e segna la distanza dai sindacati confederali. Apre questa mattina il corteo di Roma (da Porta Pia a Piazza Barberini, con transito sotto i ministeri dell’Economia e della Difesa) dei sindacati di base. Il governo di centro sinistra e la sua finanziaria hanno fatto il miracolo: convincere sigle spesso litiganti tra loro a proclamare il loro primo sciopero generale unitario. Sono previsti presìdi e manifestazioni in altre venticinque città. L’appuntamento a Milano è alle 9,30 in piazza Cadorna. Il corteo termina in piazza del Duomo, mescolandosi con quello dei collettivi studenteschi contro la precarietà e i tagli alla scuola. Lo sciopero si sentirà soprattutto nel pubblico impiego e nelle scuole, settori dove Rdb, Cobas, SlaiCobas e SinCobas vantano parecchie adesioni. Read the rest of this entry »
Un disegno di legge «collegato alla finanziaria» per dare ai privati trasporto locale, luce e gas gestiti fin qui dagli enti locali. Resta pubblica soltanto l’acqua
Francesco PiccioniIl manifesto.
Di tante «riforme» che la globalizzazione ci sta imponendo ce n’è una che proprio non è tollerabile per il «popolo di sinistra», le associazioni, i sindacati, i cristiani impegnati nel sociale… (insomma, tutti quelli che hanno votato per il centrosinistra): la privatizzazione dei «beni comuni» e dei servizi sociali.I ministri Linda Lanzillotta (Dl), Pierluigi Bersani (Ds) e Emma Bonino l’hanno capito talmente bene che hanno presentato un disegno di legge per privatizzare tutto, tranne - bontà loro - i servizi idrici.
Appelli e scongiuri non hanno prodotto alcun effetto, al punto che la Commissione bilancio ha dato il via libera al «ddl 772» come «collegato alla finanziaria», con il dubbio che l’eventuale «fiducia» potesse coinvolgere anche la «Lanzillotta», senza neppure il dibattito parlamentare. Così non sarà, perché ogni decreto fa storia a sé. Ma la pressione dei centristi della maggioranza è evidente (in commissione al Senato la discussione sembrava in parità - 10 contro 10 - finché non si è trovato un Udc che ha votato a favore). Read the rest of this entry »
Sbilanciamoci! nella Finanziaria
La Finanziaria per noi - Le proposte di Sbilanciamoci! per il 2007 .
Il rapporto è il risultato del lavoro svolto dalle organizzazioni e dai ricercatori della campagna Sbilanciamoci!. Le proposte diventeranno poi emendamenti alla legge finanziaria. Può essere richiesto in formato cartaceo scrivendo a info@sbilanciamoci.org o, in alternativa, può essere scaricato in formato PDF ( Scarica il rapporto2007.pdf)
Sono 16 i provvedimenti (anche se alcuni solo in modo parziale e non tutti dello stesso impatto proposto dalla campagna) nella legge finanziaria che
la Campagna aveva richiesto negli anni scorsi in occasione delle precedenti finanziarie: Read the rest of this entry »
Un fantasma per Prodi Valentino Parlato
Un fantasma si aggira in Italia. Non è quello del comunismo, ma quello dell’astensionismo di sinistra: se salta tutto e si va a elezioni anticipate moltissimi sono gli elettori di sinistra che dichiarano che non andranno a votare. E tutti si riscaldano e quasi ci giurano. E su questa decisione di astensionismo non sono solo gli intellettuali, ma anche e più quello che una volta si chiamava il popolo comunista. Il macellaio del mio quartiere, che è un compagno noto e di prestigio, preoccupato me lo conferma. Il fatto è che lo storico «popolo comunista», che ancora c’è ed è presente, ed è qualcosa di più largo e profondo dell’area dei partiti che si autodefiniscono di sinistra radicale, non ne può più di questa politica politicante, neppure machiavellica, ma ondivaga e incerta. Read the rest of this entry »
Legge Lanzillotta: Così come è non la votiamo
di Giovanni Russo Spena - Il vertice dell’Unione di sabato scorso ha segnato una battuta d’arresto nell’offensiva lanciata dall’ala moderata e liberista del centrosinistra, in nome della cosiddetta “fase 2″. Sarebbe tuttavia ingenuo illudersi di aver fermato una volta per tutte quell’offensiva, che verrà certamente lanciata di nuovo. E’ anzi già ripartita, con le minacciose dichiarazioni di Lamberto Dini sull’esaurimento della prima fase dell’azione di governo e con le sparate del ministro Di Pietro, che confessa di preferire il centrista Tabacci e il nazional-alleato Alemanno alla “sinistra massimalista”. Read the rest of this entry »
Quattromila docenti universitari appartenenti ai vari atenei italiani hanno apposto la loro firma a due petizioni, nelle quali viene richiesta una profonda modifica agli interventi sull’università. Il documento, promosso dall’università di Napoli Federico II, ha ricevuto l’adesione di numerosi presidi di facoltà, direttori di dipartimento e presidenti di corsi di laurea. L’istanza sostenuta dai docenti è stata inviata al premier Romano Prodi e al ministro dell’Università e della ricerca Fabio Mussi. Al centro delle critiche la serie di tagli alle risorse per gli atenei e i gravosi decurtamenti agli stipendi dei ricercatori, associati e ordinari. Il provvedimento, che rimanda per il momento una riforma strutturale dell’istruzione, «ci preoccupa fortemente», dice Giovanni Miano, ordinario di Ingegneria a Napoli. Secondo il presidente della Conferenza dei rettori Guido Trombetti «una modifica ingiusta e punitiva
Gravi le dichiarazioni di Prodi e Rossi sulla riforma del sistema pensionistico, dice Morena Piccinini, segretaria Cgil. La soluzione non può essere precostituita con una legge peggiore della «controriforma» Maroni, puntando solo al consenso dell’Europa. E dovranno essere reperite risorse per le pensioni più basse e per gli atipici
Galapagos
«Certe dichiarazioni sono gravi: non si possono dare come acquisiti elementi che dovranno essere definiti dalla trattativa che abbiamo deciso di fare con il governo - con la firma del memorandum - a partire da gennaio. La materia è molto complessa, richiede non solo una lunga trattativa, ma studi di fattibilità che debbono prevedere anche miglioramenti previdenziali per chi è già pensionato, ma anche garanzie per i milioni di lavoratori precari». Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil non ha preso bene le uscite di Prodi e in particolare di Nicola Rossi che hanno dato una improvvisa accelerazione al dibattito sulla riforma delle pensioni. Sono conclusioni affrettate, precostituite, una strizzatina d’occhio alla Ue. Il problema, però, è serio e coinvolge la vita di decine di milioni di persone e uno stato sociale che la Cgil non ha nessuna intenzione di smantellare.
Partiamo dall’inizio: lo «scalone» introdotto dalla riforma Maroni. Nel suo programma l’Unione era d’accordo che andava abolito. Su questo concordano anche i sindacati. Read the rest of this entry »
Le imprese con più di 50 dipendenti verseranno all’Inps il tfr, le altre lo manterranno
Tutti soddisfatti: imprese, governo e sindacati (ma con dissensi nella Cgil). Parte la previdenza integrativa, con tutti i rischi collegati alle borse
Francesco Piccioni il manifesto
La firma, come previsto, è arrivata. Sindacati, Confindustria e governo hanno firmato - a palazzo Chigi - l’accordo definitivo sul trattamento di fine rapporto e il lancio della previdenza integrativa. Confermando l’impressione degli ultimi giorni, Confindustria ha tirato la corda fino all’ultimo minuto (Luca di Montezemolo, poco prima di entrare, ancora dava mostra di essere incerto sull’esito finale), ottenendo non solo quanto aveva già chiesto, ma anche «compensazioni» per le imprese a partire dal 2007.
In pratica la previdenza integrativa comincerà ad essere operante dal 1º luglio 2007 per i lavoratori del settore privato (non ancora per quelli del pubblico impiego, sottoposti a un trattamento fin qui diverso, il tfs).
Da gennaio partirà la «campagna di informazione» per convincere i lavoratori a versare il proprio tfr - la «liquidazione» - mese dopo mese ai «fondi pensione negoziali», gestiti di comune accordo tra imprese e sindacati (e che manterranno una tassazione pari all’11%). Coloro che non accetteranno il nuovo sistema - e dovrebbero essere la stragrande maggioranza, anche secondo le previsioni governative - lo lasceranno nella disponibilità delle imprese, com’è ora, ricevendolo rivalutato al momento dell’andata in pensione o del licenziamento. Read the rest of this entry »
Interpellanza parlamentare di Rifondazione:
«No al progetto JSF, congelare i finanziamenti»
Alessio Marri
In un’interpellanza rivolta al ministero della difesa gli On. Elettra Deiana e Anna Maria Cardano (Prc) hanno avanzato diverse perplessità sull’evoluzione del progetto Joint Strike Fighter. Secondo gli ultimi accertamenti, il piano di realizzazione del caccia JSF, denominato Lightning II, conterrebbe alcuni aspetti poco trasparenti, che il governo dovrebbe chiarire prima di seguitare nei finanziamenti. Una relazione della Corte dei Conti Olandesi giudica l’adesione al progetto un rischio finanziario per i Paesi Bassi. Tra il 2005 e il 2006
la Corte dei Conti dei vari paesi partner del programma, tra cui Australia, Canada, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Turchia e Regno Unito, si sono riunite per ben due volte lamentandosi della totale mancanza di trasparenza sui risultati riscontrati durante la fase di sperimentazione. Sarebbero infatti sorte forti preoccupazioni sui costi di sviluppo, aumentati di oltre l’80% dal 1996, anno in cui la progettazione è stata avviata. Lo stesso organo di controllo delle spese del Congresso USA (Government Accountbility Office - GAO) ha ridotto i finanziamenti per i testing del JSF F-35, giudicandoli sino adesso insufficienti. Maggiori attenzioni infatti sarebbero riservate in maniera crescente agli UCAV (velivoli da combattimento senza pilota), aerei stealth che offrono prestazioni migliori e soprattutto eliminano il danno politico della morte del pilota. Le due parlamentari di Rifondazione Comunista inoltre, ricordando che l’Italia è già impegnata nell’acquisto di una grossa quota di esemplari del caccia europeo di nuova generazione EF 2000 Thyphon, valutano l’interessamento al JSF un’intenzione mal celata di potenziare la forza offensiva della nostra aereonauti
Verdi, Prc e Pdci in rivolta anche sul ddl Lanzillotta:
«Così com’è non passerà mai»
Per il Professore il memorandum con i sindacati è stato siglato e ora «si deve obbedire»
Matteo Bartocci
Roma - Il Manifesto
Dopo la finanziaria (che ancora non si sa com’è fatta) avanti tutta con la riforma delle pensioni (di cui al momento c’è solo il memorandum firmato con i sindacati). Perché? Perché il governo italiano è «riformista» e perché lo vuole l’Europa. Non contenti dell’oceano di problemi sollevati dal decreto fiscale e dalla prima manovra del governo, Romano Prodi e l’Ulivo aprono non uno ma due capitoli della cosiddetta «fase due» dentro la maggioranza e tra le forze sociali: il primo è la riforma previdenziale, il secondo, non meno scottante, è il ddl Lanzillotta sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi pubblici.
Sul primo capitolo, dopo gli affondi dei leader ulivisti, il premier è categorico: «Quando si firma un protocollo che dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare il sistema pensionistico si obbedisce, anche perché Almunia (il commissario Ue agli Affari monetari, ndr) ha insistito molto di più degli osservatori italiani sul rispetto del protocollo dando anche al governo l’obbligo che noi accogliamo molto volentieri di un cammino riformista che dia continuità e vada avanti per tutto il periodo della legislatura».
Nell’Unione sempre più divisa in un derby tra cosiddetti «riformisti» e cosiddetti «radicali» l’accelerazione del Professore trova il plauso della maggioranza dell’Ulivo, Idv, Udeur e Rosa nel pugno, mentre non convince per nulla l’ala sinistra della maggioranza già frastornata dalle concessioni fatte alla Confindustria. Alle parole del presidente del consiglio, infatti, Prc, Pdci e i Verdi fanno muro. Malumori pesanti però aleggiano anche nella sinistra Ds: «Una campagna di tre mesi sulla futura riforma delle pensioni che terrorizzi tutti - sostiene Gloria Buffo del correntone - non è esattamente quel che ci vuole per rilanciare il centrosinistra e sostenere il governo». Read the rest of this entry »
Franco Giordano avverte Prodi: «Se continua a dare ascolto a Montezemolo il Prc non può più starci»
Il segretario di Rifondazione: la nostra presenza nel governo è servita a limitare i danni e ad ottenere qualcosa,
la Finanziaria è meglio del Dpef. Ma adesso la «fase due» vogliamo dettarla noi Il principale fattore di instabilità per il governo è il Partito democratico. Un’avventura centrista sarebbe deflagrante per i Ds e anche per
la Margherita. Adesso chiediamo risorse certe per scuola, università, pubblico impiego e abolizione dei ticket
Gabriele Polo il manifesto
«Questa è una brutta botta». L’intervista a Franco Giordano è appena finita, quando arriva la notizia della bocciatura parlamentare del decreto che avrebbe dovuto bloccare gli sfratti. Il governo è andato sotto al senato e il segretario di Rifondazione comunista incassa il colpo proprio su un tema che sta a cuore al suo partito. Notizia negativa in sé, ma anche per il quadro politico in cui si inserisce. Il governo fibrilla sulla Finanziaria, all’orizzonte si riaffaccia prepotentemente, sulle ali dell’asse Confindustria-Corriere della Sera, il fantasma centrista. E Rifondazione rischia grosso, perché ha giocato tutto sul binomio Prodi-piazza: stare nel governo per dare una svolta istituzionale all’era liberista-berlusconiana e, contemporaneamente, stare nei «movimenti» per premere sul Palazzo. Ma nonostante le cattive notizie e una quadro politico preoccupante Giordano è convinto di non essere stato messo all’angolo. Read the rest of this entry »
Scriviamo le nuove regole per dire basta alla precarietà
Le proposte al centrosinistra di un gruppo di giuslavoristi guidati da Nanni Alleva. La precarietà è «multiforme» e deve essere aggredita sotto vari aspetti: abolire la distinzione tra subordinati e parasubordinati, creando un unico contratto. Riformare il rapporto a termine, l’interinale, gli appalti, le cessioni d’azienda. Far emergere il «nero». Tante le analogie con le proposte della Cgil
Antonio Sciotto il manifesto
Riscrivere il lavoro per invertire il segno: fermare la precarietà e ricostruire i diritti. E’ l’obiettivo della proposta di legge elaborata da Nanni Alleva e dai giuslavoristi del Centro diritti Alò, che verrà presentata dopodomani a Roma nel corso del convegno «Basta precarietà», a cui sono stati invitati tutti i partiti del centrosinistra e il sindacato. Alleva è anche estensore delle proposte di legge Cgil firmate nel 2002 da cinque milioni di persone, e riconfermate dal recente Congresso di Rimini. Sono molti i legami tra quelle idee del 2002 e quest’ultima elaborazione: oggi Alleva ha voluto però riunire le norme in un’unica, organica proposta, «per affrontare - spiega - con un solo disegno la precarietà “multiforme” del lavoro italiano». Non basta fare i conti con la sola legge 30, ma bisogna affrontare anche il decreto 368 del 2001 sui contratti a termine e il «Pacchetto Treu» del 1997. Cinque i nodi da riformare:
1) il rapporto tra subordinazione e parasubordinazione (le collaborazioni);
2) il contratto a termine;
3) la separazione del lavoro dall’impresa (somministrazione, appalti, esternalizzazioni);
4) il lavoro nero;
5) i diritti di risarcimento del danno.
Una precarietà «multiforme», perché compare sotto diversi tipi contrattuali, e interessa in modi differenti l’intero mondo del lavoro: i giovani del settore pubblico e del privato, bersagliati dai contratti a progetto e cococò; gli addetti del terziario, ricattati dai contratti a termine; quelli dell’industria, ridotti all’«usa&getta» con la somministrazione e le esternalizzazioni; i migranti (e non solo loro) costretti al lavoro nero. Fino agli stessi «garantiti», i dipendenti a tempo indeterminato: mosche bianche tra i nuovi assunti, poco tutelati dal licenziamento nelle piccole imprese, messi fuori «a pacchetti» con le cessioni d’impresa. Read the rest of this entry »


