1° La lotta popolare per la difesa dell’acqua nel Gran Sasso.

La lotta si è sviluppata contro la decisione di gran parte del potere politico di operare trafori e ampliamenti del Laboratorio Sperimentale sotterraneo sul nucleare,  che avrebbero distrutto numerose falde e messo altre a rischio di inquinamento e contaminazione.La lotta ha creato condizioni di maggiore consapevolezza nella popolazione, tali da influire sulle decisioni politiche regionali in materia di privatizzazione dei servizi idrici e di trasferimento delle acque verso l’acquedotto pugliese.La mobilitazione della società civile ha creato strutture di movimento a livello regionale collegate al Contratto Mondiale, mentre l’Abruzzo Social Forum ha trovato, proprio nella lotta per l’acqua, il contenuto unificante tra le diverse realtà associative e negoziale con le istituzioni, tali da divenire soggetto politico. 2° La lotta dell’acqua della Val di Lemme.

E’ la lotta di più lunga durata e di antichi legami con il Comitato per il Contratto Mondiale sull’Acqua. Si è sviluppata in seguito al tentativo, politicamente sostenuto, dell’imprenditore Caltagirone  (finanziere, palazzinaro, cementiere, proprietario di giornali, nonché soggetto privato tra i più agguerriti nel mercato dei servizi idrici) di distruggere le falde di Gavi Ligure e di altri paesi minori, per scavare ghiaia per la produzione di cemento e di acquisire in sostituzione di queste, le acque del torrente Acque Striate. Acque protette che scorrono in una zona altrettanto protetta da vincoli europei.La lotta ha visto la mobilitazione dell’intera cittadinanza, il blocco dei lavori delle ruspe, l’intervento delle forze dell’ordine, l’adesione di tutte le associazioni ambientaliste, l’intervento della magistratura e del consiglio di stato, ma sopratutto ha evidenziato l’emergere di una figura particolare di capitalista, con vocazione ad assaltare il territorio, i beni comuni e acquisire i servizi pubblici privatizzati, un capitalista che agisce di concerto con la politica e con le banche e che sempre più, sembra caratterizzare il nostro paese.

 3° Le lotte in Valtellina, a Cuneo  e in provincia di Ascoli Piceno, in difesa delle sorgenti e dei piccoli salti.

Sono lotte embrionali, spesso si manifestano attraverso le denunce e le prese di posizioni dei comitati locali dei tentativi ormai diffusi degli enti locali, di dare in concessione le sorgenti ad imprese di imbottigliamento. Altre volte si tratta del moltiplicarsi delle iniziative di imbrigliare i piccoli salti dei torrenti per produrre energia, scompaginando gli assetti idrogeologici delle regioni alpine e dei regimi idrici in alta quota, altre volte ancora si tratta della battaglia politica istituzionale che contrappone, come nel caso ascolano, il presidente della provincia Massimo Rossi ad un sindaco che vuole privatizzare una sorgente ecc….   4° La lotta di Nocera Umbra:

Dove si forma un comitato di cittadini per la difesa della sorgente che rischia di essere  “concessa” allo sfruttamento e all’imbottigliamento della Rocchetta.  

5° La lotta del volterrese contro la Solvay.

E’ una vecchia realtà che ha acquisito vigore dalla nuova consapevolezza sull’acqua.Alla quale concorrono comitati formatisi in seguito alle iniziative del contratto mondiale sull’acqua Si tratta dello scempio di un bene comune per interesse privato, ovvero la Solvay opera da anni, usando senza regole e costi, le acque di tutta la zona per sciogliere il salgemma nelle cave a monte   convogliando poi questa soluzione salina nei suoi stabilimenti di Piombino. 

6° Le cartiere della provincia di Lucca.

I loro enormi consumi di acqua buona concessi quasi a gratis dalle istituzioni regionali, oggi cominciano ad essere oggetto di contestazione, e di discussione anche in ambito di movimento. 

7° Si riapre la vecchia ferita dell’ACNAin Val Bormida

Alle intenzioni di riprendere l’attività chimica dell’Acna, si sono immediatamente formati i comitati dei cittadini e degli enti locali per contrastare le intenzioni. 

Le lotte contro la privatizzazione.  

Uno degli obiettivi  portanti  della nascita del Comitato italiano ,   4 anni fa, fu  la preoccupazione  proprio per l’avvio in Italia  di  un processo di privatizzazione, che sembrava inarrestabile e aver conquistato la quasi totalità delle istituzioni e dei partiti italiani, il grande problema del nostro tempo e del nostro paese.Oggi possiamo dire che in Italia il processo si è inceppato, le lotte si sono sviluppate in diverse forme dando vita a diverse organizzazioni della società civile. Alcuni esempi lo attestano :  Napoli:Alla volontà espressa da tutte le istituzioni campane: Comune di Napoli, Provincia, Regione, di privatizzare completamente in due passaggi di gara pubblica il servizio idrico dell’ATO 2 Napoli Caserta, si è sviluppato e contrapposto, nell’arco degli ulti i dodici mesi, un forte movimento di opposizione di cittadini e associazioni.Movimento che si è espresso nella forma organizzata dando vita alla nascita di  “comitati civici” di Napoli  nelle  circoscrizioni e nei quartieri delle città di Napoli e di  Caserta, che ha promosso  assemblee pubbliche e per la prima volta in partecipate manifestazioni di massa davanti alle sedi istituzionali ed in occasione delle Assemblee dello steso ATO, che hanno spinto  alcuni  amministratori a presentare dei ricorsi al TAR.Il movimento campano, ha messo in difficoltà il governo cittadino e regionale, ha costretto i media ad informare di ciò che gli enti locali stavano ovunque decidendo nel  più completo silenzio. E tutto ciò, malgrado la quasi totalità degli organi di stampa del sud siano controllati da Caltagirone, principale e scontato beneficiario della privatizzazione campana.La magistratura è stata chiamata a pronunciarsi, e ad oggi, ogni decisione è stata bloccata e rinviata e le buste delle “ gare” non sono state ancora aperte . 

Abruzzo:La lotta del Forum sociale dell’Abruzzo sui trafori del Gran Sasso ha dato forza alla lotta contro la privatizzazione dell’acqua negli ATO abruzzesi.Oggi dopo varie vicissitudini, il centro sinistra regionale ha deliberato per la gestione in house in tutto il territorio ed esistono le prime esperienze di gestione i house, come l’Ato pescarese, impegnate a praticare alcune delle proposte del Manifesto dell’Acqua.

  Viterbo:E’ stata la prima situazione ad optare per la gestione in house. Malgrado al tempo fosse una realtà governata dal centro destra, la combinazione di lotta sul territorio ed il formarsi di una aggregazione unitaria di forze del centro sinistra e della CGIL, ha permesso di incidere sulle convinzioni della maggioranza del consiglio provinciale e successivamente di far diventare la questione del servizio idrico una questione di contenuto programmatico.

Toscana.E’ la prima regione che ha privatizzato e per molto tempo è stata un modello in tal senso.I soci privati nei vari ATO, ruotano tutti attorno alle Spa:  ACEA,  Suez Lyonnes, Caltagirone e Monte dei Paschi di Siena.Ma la Toscana è anche la prima regione in cui il movimento ha iniziato un percorso per la ripubblicizzazione del servizio. E’ stata concepita una legge di iniziativa popolare, sono state raccolte 43000 firme autenticate, più di 10 volte quelle necessarieE’ iniziato un percorso partecipato e coinvolgente al quale hanno aderito  una gamma variegata del mo do associativo, si sono formati dei comitati territoriali,  fatti decine di eventi in tutta la regione che hanno permesso di raggiungere migliaia di persone.I temi della partecipazione, hanno cominciato a diventare concreto oggetto di dibattito e sperimentazione.Il movimento toscano diventa  un primo esempio di soggetto politico e negoziale, interlocutore obbligato delle istituzioni, strutturato dal basso sul territorio.

Le Marche.Ascoli Piceno, non privatizza e sperimenta la gestione in house, la Provincia si oppone alla svendita delle sorgenti e distribuisce acqua dell’acquedotto pubblico in tutte le occasioni di manifestazione.Ancona, sceglie la gestione in house e si candida a sede dell’Osservatorio Nazionale sull’Acqua.Inoltre vengono diffusi in tutta la provincia i riduttori dei consumi di acqua

Il Lazio.E’ la regione di ACEA, e dell’accordo di questa con Suez-ElectrabelSi è formato un comitato territoriale che raggruppa tutte le realtà associative del Movimento e le realtà come Viterbo che già hanno deliberato la gestione pubblica dell’acqua.Rieti è stata sede di un importante manifestazione sull’acqua e lo scontro è aperto sulla futura gestione dell’ATO e dell’acqua delle sue sorgenti in generale in quanto è quella che rifornisce l’acquedotto di Roma Il comitato ha iniziato una campagna di mobilitazione e chiarificazione sulla multinazionale romana ACEA, sulla sua politica nel sud del mondo, sui suoi soci e partner: Caltagirone e Suez in particolare.Latina è stata in tal senso un esempio di mobilitazione di massa: 2000 persone in piazza per manifestare a difesa dell’acqua di buona qualità e per contrastare le proposte do privatizzazione a livello di consiglio comunale E anche le istituzioni romane sono state oggetto di contestazione esterna ed interna alle forze politiche della maggioranza.

Torino – Alessandria. NovaraNelle prime due situazioni su pressione del Contratto Mondiale, è stata deliberata la gestione in house,  ma malgrado ciò le istituzioni piemontesi, più o meno scopertamente, non fermano le loro reali vocazioni a fare del sevizio idrico oggetto di mercato e partecipazione a gare.Mentre proseguono gli intendimenti di cordate multiutility con SMAT di Torino e  la capofila AGMA.La debolezza di tali situazioni è che alla forza delle relazioni politiche non corrisponde la forza di un movimento reale della società civile.Novara è l’ultimo ATO costituito, l’84° in italia. Il comitato territoriale, ha contribuito a scrivere il programma riguardante l’acqua per le elezioni provinciali vinte  poi dal centrosinistra sia a Verbania che a Novara, ed ora l’esecutivo ha deciso di adottare e di proporre il modello  “in House”  che sarà valutato nelle prossime 6 assemblee che chiameranno i 160 sindaci a ratificare la scelta gestionale.

Il Friuli.Anche nel Friuli le iniziative del Contratto Mondiale hanno portato a scelte di gestione in house, risultato di una combinazione tra  relazioni politiche e movimento, ma anche in questo caso una certa debolezza del movimento di base alimenta le rivalse della parte, maggioritaria, della politica.Nel piano d’ambito comunque la pressione e la presenza del Contratto mondiale ha fatto si che molti dei nostri contenuti siano stati accolti Inoltre il Friuli collabora con  il Comitato  nel far crescere anche in Bosnia la presenza di una cultura dell’acqua e a costituire un Comitato del Contratto mondiale Bosniaco.  A Mostar il ruolo delle istituzioni Friulane è stato determinante nel dar vita al convegno del contratto mondiale in occasione della inaugurazione del ponte sulla Neretva, e negli scambi di visite ai fiumi tra studenti delle reciproche realtà.

FerraraCome in tutta l’Emilia-Romagna la privatizzazione ad opera della multiutility Hera di Bologna ormai combinata con Meta di Modena è stata rapida, generalizzata e poco contrastata in assenza di movimenti sul territorio.In questo contesto Ferrara è stata comunque la città dove il confronto non si è interrotto e i rapporti tra la provincia e il Contratto Mondiale sull’Acqua continuano su molti aspetti del nostro manifesto e l’idea della ripubblicizzazione, è nel dibattito e nei confronti.Ferrara è sede di facoltà dell’Università del bene Comune. 

Messina e SiracusaEntrambe le province hanno deliberato per la gestione in house.In entrambe, si stanno aggregando comitati di cittadini e associazioni Indirettamente queste scelte nascono dal diffondersi in Sicilia delle idee del Manifesto dell’acqua, ma anche dall’impatto a suo tempo generato dal Forum del Mediterraneo organizzato da Mediterracqua di Catania in collaborazione con il Contratto Mondiale. 

Milano e la Lombardia.E’ sede nazionale del Contratto Mondiale, è dove inizialmente più forte è stata la reazione alla legge che obbligava i comuni a mettere a gara il proprio servizio idrico.E’ qui che 150 comuni si sono organizzati per un referendum abrogativo dell’obbligo alla privatizzazione ed è innegabile che è sull’onda di questa protesta che l’articolo 35 della finanziaria del 2003 è stato cambiato.Ma il movimento in Lombardia è stato prevalentemente politico istituzionale, cioè il confronto e lo scontro si è prodotto prevalentemente tra i partiti e dentro i partiti, questo ha fatto sì che in tutta la regione la situazione rimanesse sostanzialmente ferma dal punto di vista del procedere delle privatizzazioni, e conseguentemente è altrettanto ferma anche dal punto di vista dei movimenti della società civile.   Solo in Milano città si è formato un comitato per il contratto mondiale. Oggi però in Lombardia i processi di privatizzazione si riattivizzano.Ipotesi di aggregazione attorno a ASM di Brescia, già quotata in borsa, e a Linea Group si profilano all’orizzonte con molta forza.

 Lodi provincia e il suo ambito territoriale si sono già opposti a questi disegni e hanno scelto la gestione in house.  Bergamo ha proceduto in senso inverso facendosi assorbire da ASM di Brescia.E’ con ritardo che si va mettendo in moto la reazione a Bergamo. A Milano città si parla apertamente di mettere in vendita l’acquedotto cittadino per fare cassa al comune, mentre con la Provincia di Milano si è aperto il confronto con gli assessori, con il CAP (consorzio acque potabili provinciale) e con il comitato ristretto dell’ATO.E’un confronto difficile, che vede misurarsi la nostra ipotesi con quella di una privatizzazione al 15% e l’ingresso di un partner finanziario ( una banca ). Ma il confronto si manifesta su più terreni, non ultimo quello della riunificazione degli ambiti territoriali tra città e provincia.Oggi  però il problema centrale è quello della mobilitazione della società civile che dia forza alla attivizzazione di parte della politica e delle istituzioni, e determini le condizioni della partecipazione ai processi decisionali. 

VeneziaL’ATO di Venezia è orientato a mantenere la gestione in house.Nel contempo nel piano d’Ambito è stato inserita,in collaborazione con il Contratto Mondiale, la direttiva di un prelievo di 1 centesimo di euro per ogni litro di acqua erogato dall’acquedotto provinciale, da destinare a progetti di cooperazione decentrata sull’acqua con i paesi in via di sviluppo: 720.000 euro all’anno, per una cooperazione dal basso tra pubblico locale e pubblico locale, controllata da un comitato che valuta i progetti. E’ questo primo esempio che, se generalizzato su tutto in tutto il paese, può generare cospicue risorse per progetti importanti, ma soprattutto innesta un percorso alternativo a quello delle istituzioni internazionali e dei governi,  nella cooperazione con i paesi in vi di sviluppo.   La Puglia. Con la decisione del governatore della Puglia Niki Vendola di affidare la presidenza dell’ente gestore dell’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, al prof. Riccardo Petrella (segretario generale internazionale del Contratto Mondiale sull’Acqua) cioè alla persona che universalmente viene considerata ispiratrice del movimento mondiale dell’acqua, con il compito specifico di ripubblicizzare la SPA, si determina un salto di qualità di enorme importanza nella LOTTA per l’ACQUA nel nostro paese e per il movimento italiano sull’acqua, si entra nella grande politica, è l’inizio di una  fase più complessa, alla quale ai compiti propri del movimento si aggiungono quelli della responsabilità. Responsabilità di gestione e responsabilità di dimostrare la concretezza delle nostre idee e delle nostre proposte, responsabilità di trovare le mediazioni alte e giuste con la politica e le istituzioni.Tutto ciò avviene però, mentre proseguono  per il Contratto mondiale e il movimento, i compiti della formazione di una cultura e di una politica dell’acqua, diritto universale, bene comune pubblico, partecipato, da tutelare localmente e universalmente, da pianificarne usi e consumi e distribuzione, in una parola da governare.La scelta pugliese entra in pieno nello sconto politico in atto, lo porta allo scoperto a conoscenza di grandi masse di cittadini.Uno scontro politico che non è solo nostro e del movimento, ma riguarda la trasformazione del capitalismo italiano in atto e i legami con la politica e la sfera pubblica.  

Alcune considerazioni

 Mentre assistiamo al tendenziale abbandono delle vocazioni produttive, industriali ed agricole, il capitalismo nostrano si lancia in un vero e proprio assalto dei beni del territorio, dei servizi pubblici privatizzati e in via di privatizzazione, dei grandi beni comuni fondamentali per la vita e lo sviluppo umano, come: l’acqua, l’energia, la scuola, la sanità, le telecomunicazioni, i trasporti. E’ quanto si profila con i decreti che sono di prossima emanazione da parte del Ministero dell’Ambiente, che punta ad accelerare i processi di privatizzazione a livello di gestione del territorio e dei beni ambientali.Un assalto che si gioca in borsa, nei parlamenti, nelle banche, coinvolge trasversalmente e direttamente la politica, la corrompe la privatizza, la mette sul mercato, dà vita a processi di formazione di nuove holding, di multiutility dei servizi, di cordate miste, di OPA e di scalate in borsa ecc.., in una confusione di ruoli e di conflitti di interesse, che rischiano di travolgere tutti i luoghi del controllo e della formazione delle regole della democrazia. Quindi le lotte dell’acqua ci chiamano implicitamente tutti ad un rinnovamento della nostra cultura politica a prendere coscienza delle numerose partite che si giocano attorno a questa: partite economiche, culturali, ambientali, di modello di sviluppo, di nuova democrazia, di etica del bene pubblico, ci chiede di creare coscienza, lotta, opposizione e governo, partecipazione e cittadinanza, senza le quali la nostra democrazia sembra destinata a degradare sempre più. 

A cura di  Emilio Molinari (Presidente) e Rosario Lembo (segretario generale) Ediz 22.09.2005