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L’VIII Congresso della FP CGIL ha approvato, il 16 febbraio 2006, il seguente ordine del giorno: L’approvazione, in prima lettura, della direttiva Bolkestein al Parlamento europeo rappresenta un pericolo ancora molto forte per i servizi pubblici in Europa. Il testo è stato modificato – anche grazie alla formidabile mobilitazione che sindacati e movimenti hanno realizzato (in un anno, due grandi manifestazioni europee, una a Bruxelles ed una a Strasburgo -ed una manifestazione nazionale a Roma) – e questo è un bene. Il testo presentato dalla Commissione era un pericolo gravissimo per i diritti sociali e sindacali in Europa. Le modifiche apportate non sono sufficienti a rendere meno pericolosa la direttiva. In particolare il compromesso raggiunto non mette al riparo i servizi pubblici dalla logica della commercializzazione. I servizi di interesse generale non sono né definiti né esclusi da questa direttiva a differenza delle lotterie, dei notai, degli avvocati o dei taxi. Anzi, la sanità è oggi esclusa solo se il bilancio è in pareggio e i servizi sociali sono esclusi solo se su base caritatevole e la sanità privata è inclusa. Il principio del paese d’origine è stato espulso da questa direttiva e questo è un merito. Ma il compromesso affida la soluzione di una indefinita analisi degli ostacoli che non si possono opporre alla libera circolazione dei servizi alla Corte di giustizia ed agli avvocati. La politica affida alla Corte la soluzione dei problemi che non ha avuto il coraggio di risolvere. Ma soprattutto sottrae la soluzione di questi problemi al potere decisionale degli enti locali e dei suoi elettori e cittadini. In questo il compromesso raggiunto è pericoloso e non può far gioire nessuno. E’ ridicolo e pericoloso che si approvi la direttiva servizi mentre il Parlamento europeo inizia una discussione su un possibile quadro legislativo a tutela dei servizi pubblici. La direttiva Bolkestein, con o senza compromessi, va fermata in attesa di una direttiva che definisca e difenda i servizi pubblici come uno dei pilastri alla base dell’Europa sociale. Dobbiamo continuare la mobilitazione, coinvolgendo i luoghi di lavoro, per ottenere questo risultato, chiedere e sostenere la posizione della FSESP perché si possa realizzare una giornata europea di mobilitazione e/o di sciopero, dove in ogni paese, sulla base delle proprie culture ed esperienze locali e nazionali, si manifesti la contrarietà alla Bolkestein ed ai suoi fondamenti liberisti.

Con 393 voti a favore e 220 contro, la direttiva Bolkestein è stata approvata in prima lettura dal Parlamento Europeo. Il “compromesso” costruito dalle grandi famiglie europee PPE/PSE supera l’opzione del rigetto della direttiva -che pure ha ottenuto 150 importanti voti- e dà una nuova accelerazione al disegno liberista di un’Europa come libero mercato dei servizi, in cui i diritti del lavoro e i diritti sociali diventano variabili dipendenti dell’ossessione competitiva. Perché di questo si tratta, anche nel nuovo testo modificato. Non c’è più il principio del paese d’origine, ma la libera prestazione dei servizi fra i paesi dell’Unione potrà essere esercitata senza nessun vincolo; vengono infatti mutuate “sic et simpliciter” le normative Gats dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e nella stesura definitiva sono stati eliminati perfino i deboli richiami alla difesa dei consumatori. Permane la deregolamentazione totale del lavoro autonomo, ovvero la spinta ad un’ ulteriore accelerazione della precarizzazione dei contratti di lavoro. Risulta confermata la messa sul mercato di moltissimi settori di servizi pubblici -la cui estensione e portata sarà più chiara una volta visto l’effettivo testo uscito dalla votazione di 404 emendamenti, spesso contraddittori fra loro- e si relegano le assemblee elettive, dai municipi ai governi nazionali a meri osservatori del libero fluire della circolazione dei servizi. Leggi il seguito di questo post »

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Proposta di legge di iniziativa popolare

Istituzione di una nuova scala mobile per la indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici

Premesso che: nel mese di luglio del 1992 il Governo,la Confindustria e CGIL – CISL – UIL sottoscrissero un accordo interconfederale a seguito del quale venivano definitivamente abrogati gli accordi sindacali e le norme di legge aventi per oggetto l’indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e lavoratrici pubblici e privati all’inflazione rilevata dall’ISTAT, la cosiddetta scala mobile; con lo stesso accordo interconfederale la scala mobile veniva sostituita con un modello contrattuale basato sull’inflazione programmata da contrattare, comparto per comparto, ad ogni rinnovo dei CCNL;tale modello di difesa delle retribuzioni e delle pensioni non è riuscito a tutelare il potere di acquisto delle stesse.   Leggi il seguito di questo post »

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