world_social_forum.jpgNasce il Coordinamento Italiano per il Forum Sociale Mondiale in Africa

Il “gruppo di lavoro italiano per i forum internazionali” continua a mantenere un filo di comunicazione fra coloro che hanno voglia di contribuire ai processi del Forum Sociale Europeo e a quello Mondiale. Nelle riunioni del gruppo prepariamo i contributi unitari da portare nelle sedi internazionali.E’ un gruppo aperto a tutti coloro che vogliono partecipare. Senza ledere le autonomie e i diversi percorsi di rete in cui le singole organizzazioni sono coinvolte, cerca di essere uno strumento di discussione comune e di convergenza sullo sviluppo di questi processi. Ci siamo proposti di tenere questo incontro a un mese dal Forum Sociale Europeo che si terrà dal 4 al 7 maggio ad Atene, e a una settimana di distanza dalla riunione del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale che ha ufficialmente dato il via alla preparazione del prossimo Forum Sociale Mondiale che si terrà a Nairobi dal 20 al 25 gennaio prossimi.Si tratta di due momenti importanti, intrecciati tra loro più di quanto sembri, e che a nostro parere chiamano a una discussione seria, chiara e responsabile fra tutti i soggetti che in Italia si richiamano al movimento globale per un altro mondo possibile, contro la guerra, il liberismo e il razzismo.

Di ritorno dalla riunione del Consiglio Internazionale di Nairobi, alla quale Piero Bernocchi e io abbiamo partecipato a nome del Gruppo di lavoro (nel Consiglio abbiamo un posto che copriamo a turno fra una serie di compagni e compagne), insieme ieri abbiamo pubblicato due articoli, uno sul Manifesto e uno su Liberazione, che forse qualcuno di voi ha letto -e che proprio la necessità di una maggiore responsabilità da parte delle reti italiane evocavano. Nel sud del mondo, il processo dei Forum continua ad andare avanti e a svilupparsi molto positivamente. Ovviamente, dal primo Porto Alegre del gennaio 2001 sono cambiate molte cose, nello scenario internazionale e anche nelle dinamiche di movimentazione sociale.

Anche i Forum dunque, cambiano.

Nelle prime edizioni si ribadiva con forza che essi erano spazi pubblici di dialogo fra culture e soggetti diversi -e dunque non avevano autorità di decidere alcunché, al punto che le organizzazioni e le reti interessate vi avevano affiancato l’Assemblea dei Movimenti Sociali per avere un luogo dove far emergere l’agenda delle mobilitazioni comuni.

Ora i Forum puntano sempre di più ad essere anche luoghi della convergenza fra campagne, cercano di produrre e di facilitare la costruzione di reti tematiche internazionali, diventando uno spazio dove chi ne sente la necessità possa cercare e trovare alleanze e alleati.

All’inizio il programma dei Forum era costruito a tavolino, con percorsi spesso defatiganti di mediazione fra i soggetti maggiormente coinvolti, e quindi con una oggettiva ingessatura dei temi e dei dibattiti. Oggi, il programma viene ovunque costruito in modo autogestito, affinché i contenuti e i percorsi delle reti e delle organizzazioni possa esprimersi liberamente.

C’è già una riflessione critica in atto, dopo la sperimentazione dei percorsi autogestiti: il rischio che i Forum diventino solo contenitori di percorsi importanti ma separati, non comunicanti, è molto chiaro. L’ultima edizione di Porto Alegre questo pericolo lo ha evidenziato chiaramente, e già per Nairobi si cercherà di mettere in atto correttivi, cercando di far sì che il Forum in qualche maniera obblighi, o almeno spinga, alla discussione, alla convergenza, al dialogo fra diversità.

I Forum cambiano, ma nel sud del mondo come dicevo il processo è molto vitale.

In America Latina il processo dei Forum ha spostato e continua a spostare politica e società -con interi paesi passati a sinistra, presidenti che si definiscono no-global e partecipano ai Forum, e con una riflessione molto critica dei movimenti sociali che guardano a queste esperienze di governo cercando di mantenere una decisa autonomia.

In Asia continua l’effetto positivo del Forum di Mumbay, che ha prodotto la convergenza dei nuovi movimenti sociali con le organizzazioni di massa della sinistra storica, una alleanza che prosegue e si rafforza, contaminando anche altre realtà nazionali -in questi giorni si è tenuto il Forum Policentrico a Karachi in Pakistan che era stato rinviato a causa del terremoto.

A maggio si tiene il Forum della Frontiera, organizzato dai movimenti messicani e statunitensi che si battono contro il Muro della Vergogna, cimitero a cielo aperto di migranti. E nel 2007 si terrà il Forum Sociale degli Stati Uniti, preparato da tanti soggetti reali, migranti, precari, senzatetto.

Nell’area del Mediterraneo succedono cose interessanti: nel 2007 si terrà il Forum Sociale del Maghreb, probabilmente in Mauritania, che fra le altre cose si propone di costruire una sede del dialogo per la pace fra la società civile del Marocco e quella del Sahara Occidentale, cosa assolutamente nuova e davvero necessaria. Stanno nascendo Forum nazionali in Tunisia, in Algeria.

E poi c’è l’Africa. Solo cinque anni fa un Forum Sociale in Africa sembrava un sogno, una utopia. Non che non si conoscesse la realtà dei movimenti africani: le reti delle donne, quelle contro il debito o contro il WTO sono dall’inizio pieni dei contenuti e della soggettività africana.

Ma si sapeva anche bene la difficoltà a costruire rete e connessione in un continente enorme, con condizioni oggettive difficilissime (mancanza di soldi, di mezzi di comunicazione telematica e reale, dalle strade agli aerei), con società civili fragili pressate da regimi, false democrazie corrotte, guerre.Eppure eccoci qui, con il Forum Sociale Mondiale in Africa, un Comitato Africano che è già passato alla prova molto positiva del Forum Policentrico di Bamako, che si è tenuto a gennaio di quest’anno.Gli africani hanno posizioni politiche molto radicali nell’analisi del neoliberismo -e non potrebbe essere altrimenti, non si tratta di analisi preconcette o ideologiche ma semplicemente della lettura del loro reale, hanno idee innovatrici nei contenuti e nella metodologia.Il programma del Forum sarà costruito facendosi aiutare da un sondaggio globale sulle lotte sociali che partirà nelle prossime settimane. A Nairobi arriveranno carovane da diversi paesi dell’Africa per facilitare la partecipazione dei soggetti sociali veri e non solo di chi lavora per loro. Molto usata sarà l’espressione culturale dei contenuti antiliberisti. Sicuramente ci sarà l’immissione di temi inediti -la questione dei migranti, il ruolo delle religioni, la critica alla cooperazione allo sviluppo e all’ongismo occidentale.E c’è una certa disponibilità a ragionare sulla proposta, che molti di noi sostengono, di chiudere il Forum di Nairobi dandoci appuntamento a una nuova e grande giornata di mobilitazione globale da realizzarsi nel 2008, l’anno tra l’altro delle elezioni Usa, da preparare in un anno intero, motore dunque di alleanze, convergenze e mobilitazione permanente.

Insomma, l’idea è che la stessa preparazione del Forum sia un momento di mobilitazione, africana e globale. E poiché l’Africa, lungi dall’essere luogo dell’esotico, chiama direttamente in campo le responsabilità europee -il colonialismo vecchio e nuovo, la rimozione delle responsabilità storiche, le scelte politiche ed economiche del presente mascherate sotto la ipocrisia dell’assistenzialismo e della carità- anche per noi la preparazione del Forum di Nairobi può essere l’occasione di sei mesi in cui seminare coscienza, informazione, consapevolezza, denuncia, vertenza politica.

Ora, ovviamente questo può essere fatto da ciascuno per proprio conto. Non è vietato. Ma un Coordinamento Italiano per Nairobi promosso unitariamente potrebbe produrre un impatto assai maggiore. Non si tratta di ridurre ad uno tutti i percorsi e le scelte di ciascuno -sarebbe impossibile e sarebbe un errore. Ma un luogo di coordinamento, dove socializzare le informazioni, produrre una campagna comune per la sensibilizzazione dei cittadini, degli enti locali, delle istituzioni -questo potrebbe essere facilmente fatto.

Un Coordinamento simile potrebbe ad esempio, chiedere al nuovo governo, subito dopo l’insediamento, di versare al Comitato Organizzatore Africano un milione di euro per la preparazione del Forum. Sarebbe una bella vertenza -fare subito qualcosa di sinistra, mentre già è ripartita la annosa discussione sul futuro della cooperazione allo sviluppo che durerà decenni.

Noi crediamo che questa discussione vada fatta. E vada fatta seriamente. Perché mentre nel mondo il percorso di convergenza prodotto dai Forum va avanti e si radica e si allarga qui da noi -che siamo stati in prima fila con Genova, con il Forum Sociale Europeo di Firenze, con il 15 febbraio- l’impegno nel processo dei Forum è in fase calante e svogliata.

Non si tratta di rimpiangere fasi di movimento che sono passate e si sono modificate. Ma i movimenti sociali esistono in questo paese, producono mobilitazioni e pratiche, spostano coscienze. La nuova realtà della movimentazione sociale è capace di non perdere il senso di responsabilità che ci ha caratterizzato nel passato, e che ci ha permesso di trovare sempre modi e forme della relazione unitaria, o quanto meno della comunicazione?

L’altro giorno a Nairobi qualcuno del sud, un po’ per scherzo un po’ davvero, ha detto che sarebbe il caso di fare un Forum Sociale Mondiale qui da noi, per darci un po’ di forza.

Fra un mese il Forum Sociale Europeo in Grecia sarà veramente un appuntamento cruciale: ci sarebbe bisogno come il pane di rafforzare la visibilità e la identità dell’Europa Sociale, ne abbiamo bisogno noi cittadini di Europa, ne hanno bisogno i popoli dell’est, ne hanno bisogno gli africani che cercano una sponda politica (e infatti tutto il Segretariato Africano sarà ad Atene).

Sia pur in modi diversi da paese a paese, non è che l’Europa sia ferma.
La Francia e l’Olanda hanno fermato il Trattato Costituzionale, semprela Francia sta finalmente facendo emergere la precarizzazione del lavoro e della vita come l’elemento cruciale per le nostre società, da noi c’èla Val di Susa….

Eppure, le organizzazioni che si sono impegnate a cercare di fare del Forum Sociale di Atene il luogo del rilancio, del rinnovamento, dell’allargamento del processo sono poche. Molte semplicemente lo ignorano. Molte lo usano solo per venire a metterci qualche attività.

Chi ci ha lavorato, ha prodotto molte cose buone.

Il Forum ormai è il luogo delle reti tematiche europee, che si riuniscono lungo tutta la sua preparazione, ne definiscono il programma e usano il processo per aumentare la capacità di rete e di mobilitazione. E’ così per la rete della educazione, della salute, per la nuova rete europea per i diritti dei migranti. Molto altro lavoro di rete potrebbe trovare spazio nel processo del Forum Sociale Europeo, rinnovando completamente forme e contenuti.

Nel programma di quest’anno, non ci saranno le famose plenarie costruite con il manuale Cancelli ma un programma costruito per la gran parte dalle reti tematiche, con uno spazio piuttosto ampio per le discussioni sui temi controversi (molte sono proposte dalla rete della Carta per un’Altra Europa di cui molti soggetti italiani fanno parte), e per gli incontri finalizzati alle convergenze di programma.Ci sarà una maggiore partecipazione dei movimenti dell’est. E’ il problema comune, quello di riuscire a costruire una sede che sia realmente europea, e non solamente europea occidentale -con qualche aggiunta dell’est. La direttiva Bolkestein ci ha insegnato che non ci sarà Europa sociale solo in occidente, mentre milioni di cittadini senza diritti premono ad est. Il problema quindi è per tutti, di aiutare e sostenere le società civili democratiche e i movimenti sociali dell’Est a uscire dalla condizione di debolezza, isolamento, marginalità in cui sono costretti a vivere.E’ un problema comune, cercare di rilanciare il processo di convergenza e visibilità dei movimenti europei. Lo possiamo fare andando ad Atene e cercando di contribuire al meglio al programma e alle attività. Lo possiamo fare decidendo di dare vita al Coordinamento Italiano per Nairobi, magari dandoci un appuntamento comune per una prima riunione di qui a poco. Tra l’altro speriamo di poter ospitare qualcuno degli organizzatori africani il 10 di luglio nel meeting antirazzista di Cecina, che ormai è un luogo frequentato da tante e tante organizzazioni. Se la loro disponibilità verrà confermata, potremmo decidere di farne un momento unitario di promozione verso il Forum Sociale di Nairobi.

Paolo Beni Arci