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cittadinino_mini.jpgLA VITTORIA DI UN POPOLO IN PIEDI ED INFORMATO  

Comunicato dell’Ufficio di Attac france

Secondo i risultati provvisori, il ” non ” avrebbe guadagnato col 55% delle voci contro il 45% al ” oui .”

Le astensioni si alzerebbero solamente al 30%, cifra più bassa di tutte le consultazioni europee da quando ne esiste.

Il popolo francese ha appena detto no al trattato costituzionale. Un no molto majoritairement democratico ed europeo. Ciò che fa, le cittadine ed i cittadini hanno di dice prima no al néolibéralisme di cui il testo sottomesso a referendum costituiva un’eloquente difesa ed illustrazione. Questo no è allo stesso tempo sì un ad una Europa indipendente, internazionalista, sociale, ecologico e féministe ; un sì ad una Europa solidaire : solidale col resto del mondo, in primo luogo col Sud, e con le generazioni future.   Ma è anche sì un alla democrazia, vergognosamente girata in derisione per una propaganda di stato che agisce di conserva con un sistema mediatico di cui la quasi totalità degli attori ha dato prova di una parzialità inaudita e di un sussiego ingiurioso al riguardo dei ” moutons noirs ” che avevano l’audacia di non prendere per contante gli argomenti di autorità assénés per i partiti del ” oui “. Le cittadine ed i cittadini hanno dimostrato con la loro scheda elettorale che erano allergici all’imbottitura di cranio. Leggi il seguito di questo post »

dal quarto forum sociale europeo DI ATENE

                                                      PREMESSO

CHE i beni comuni e i servizi pubblici sono un elemento importante della società, in quanto costituiscono uno strumento essenziale per la solidarietà sociale e territoriale, per la redistribuzione della ricchezza sociale, per una società sostenibile e per l’esercizio dei diritti di cittadinanza.

CHE con l’affermarsi dagli anni ’80 del modello neoliberista e del “pensiero unico del mercato”, i beni comuni e i servizi pubblici sono sottoposti ad un’offensiva che mira a trasformarli in beni economici e in merci che devono obbedire alle leggi del mercato.

CHE da tempo i servizi pubblici sono sotto attacco a tutti i livelli:

a) a livello globale, attraverso il Gats (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), sottoscritto dai paesi membri dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). L’accordo prevede la liberalizzazione dei servizi, con l’apertura agli investimenti privati e alla “concorrenza” di 160 settori, fra i quali l’acqua, l’energia, i trasporti, l’istruzione e la sanità. Altri simili accordi bi- e multilaterali tra gli stati come gli Accordi di Partenariato Economico (EPA, Economic partnership agreement) rafforzano ulteriormente questa logica.

b) a livello europeo, a causa delle diverse politiche, che direttamente o indirettamente conducano alla deregolamentazione e che sono promosse dai trattati europei, dalla strategia di Lisbona, dalla maggior parte delle sentenze espresse dalla CGE (la Corte di Giustizia Europea) e dalle varie direttive settoriali e transettoriali, tra le quali il progetto di direttiva Bolkestein è ultimo eclatante esempio. Leggi il seguito di questo post »

Resoconto dal Forum sociale di Atene 

Tasse globali e giustizia fiscale

di Andrea Baranes

andrea-baranes.jpgSi stanno muovendo diverse cose, soprattutto tra reti e movimenti europei si sta iniziando a ragionare su un rafforzamento delle reti esistenti ed su come iniziare a lavorare su scala nazionale, europea ed internazionale per riuscire ad implementare alcune tasse globali. Ovviamente diversi Attac europei sono impegnati in primo piano su questo, a partire dalla Tobin Tax ma non solo.Sulla Tobin Tax sono stati fatti dei passi in avanti. Se non altro fino a pochi anni fa era considerata una pura utopia, adesso i governi e le istituzioni sono state invece costrette a riconoscere che non ci sono impedimenti di fatto, e a metterla nella loro agenda, fosse anche solo per dire che sono contrari e argomentando di volta in volta con cavilli tecnici o altro per dire che non si puo’ fare e nascondere cosi la presa di posizione contraria di natura esclusivamente ideologica.Per questo e’ il momento giusto per continuare a spingere in tutta Europa, sulla falsariga di quanto successo in Francia e ancora di piu’ in Belgio. L’ideale adesso sarebbe riuscire ad avere un paese che la applica concretamente, e in particolare si guarda con molta speranza alla Norvegia: e’ fuori dall’Euro e il nuovo governo (Verdi, Socialisti, Socialdemocratici) di massima sembra favorevole, anche se in alcune sue componenti ancora molto timidamente. Leggi il seguito di questo post »

marco-bersani.jpgRiflessioni dopo il Forum Sociale Europeo di Atene
di Marco Bersani (ATTAC Italia)

25.000 iscritti, 30000 partecipanti (2000 italiani) agli oltre 250 seminari, tra 80 e 100 mila alla manifestazione conclusiva. Questi i numeri del Forum Social Europeo di Atene, che confermano il ruolo di attrazione di questi appuntamenti e che consegnano ai movimenti importanti passi avanti. Non era scontata la riuscita di questo FSE : dopo quello di Londra, che aveva evidenziato le difficoltà di allargamento dei movimenti, e dopo questi ultimi due anni che, pur caratterizzati da importanti mobilitazioni (il No al Trattato Costituzionale di Francia e Olanda, la campagna per il ritiro della direttiva Bolkestein, la recente mobilitazione francese che ha ottenuto il ritiro del CPE, fra le altre), avevano visto arretrare l’idea di una dimensione continentale della strategia dei movimenti. 

Da questo punto di vista Atene ha rappresentato un deciso passo in avanti, da diversi punti di vista. A partire dall’allargamento. Almeno 5000 partecipanti venivano dall’est europeo e dai Balcani, segnando, di conseguenza e per la prima volta, una presenza di massa e non più solo di pochi delegati da quelle aree. Non è certo solo la presenza a far divenire automatico l’intreccio, ma da Atene, dove la presenza c’è stata, si sono poste le basi per importanti percorsi futuri. Leggi il seguito di questo post »

                                                  marco-bersani.jpgRiflessioni dopo il Forum Sociale Europeo

 di Marco Bersani (ATTAC Italia)

25.000 iscritti, 30000 partecipanti (2000 italiani) agli oltre 250 seminari, tra 80 e 100 mila alla manifestazione conclusiva. Questi i numeri del Forum Social Europeo di Atene, che confermano il ruolo di attrazione di questi appuntamenti e che consegnano ai movimenti importanti passi avanti. Non era scontata la riuscita di questo FSE : dopo quello di Londra, che aveva evidenziato le difficoltà di allargamento dei movimenti, e dopo questi ultimi due anni che, pur caratterizzati da importanti mobilitazioni (il No al Trattato Costituzionale di Francia e Olanda, la campagna per il ritiro della direttiva Bolkestein, la recente mobilitazione francese che ha ottenuto il ritiro del CPE, fra le altre), avevano visto arretrare l’idea di una dimensione continentale della strategia dei movimenti. Da questo punto di vista Atene ha rappresentato un deciso passo in avanti, da diversi punti di vista.

A partire dall’allargamento. Almeno 5000 partecipanti venivano dall’est europeo e dai Balcani, segnando, di conseguenza e per la prima volta, una presenza di massa e non più solo di pochi delegati da quelle aree. Non è certo solo la presenza a far divenire automatico l’intreccio, ma da Atene, dove la presenza c’è stata, si sono poste le basi per importanti percorsi futuri.

Significativo anche il “rientro” di aree, nello specifico quella cattolico-sociale (Caritas in primo luogo), che negli ultimi tempi non avevano più riconosciuto il FSE come il luogo di connessione delle proprie istanze di lavoro sociale nei territori; presenza che ha dato, anche visivamente, la netta percezione di una ricomposizione del movimento no-global, rispetto al FSE di Londra, dove invece il Forum sembrava essere solo il luogo delle aree più politicizzate e radicali. Leggi il seguito di questo post »

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Noi, donne e uomini dei movimenti sociali europei, siamo giunti ad Atene dopo anni di esperienze comuni, lottando contro la guerra, il neoliberismo, tutte le forme di imperialismo, colonialismo, razzismo, discriminazione e sfruttamento, contro il rischio di una catastrofe ecologica.

Quest’anno è stato significativo che in molte lotte sociali e campagne sono riuscite a fermare i progetti neoliberisti come la proposta di Trattato Costiuzionale Europeo, la direttiva UE sui Porti e il CPE in Francia.

I movimenti di opposizione al neoliberismo stanno crescendo e si stanno scontrando contro il potere delle multinazionali, il G8 e le organizzazioni come il WTO, il FMI e la Banca Mondiale, così come le politiche neoliberiste degli stati e dell’Unione Europea. Leggi il seguito di questo post »

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