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di Mario Pianta – Articolo pubblicato dal manifesto il 29 settembre 2006.

Fioche luci e larghe zone d’ombra. Questa sembra la fotografia della legge finanziaria del governo dell’Unione alla vigilia dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della più importante misura di politica economica. Più ombre che luci, se i criteri per giudicare sono il programma elettorale dell’Unione e le richieste avanzate da Sbilanciamoci!, la campagna della società civile che chiede una finanziaria all’insegna di pace, ambiente e solidarietà.Dal lato delle entrate, il punto di partenza nel primo anno di governo dell’Unione non poteva che essere il rovesciamento delle “politiche del privilegio” del governo precedente, con il ritorno della tassazione su rendite e successioni e il ritorno della progressività nelle imposte sui redditi. Sbilanciamoci!, nel suo forum annuale di un mese fa a Bari, aveva chiesto la tassazione delle rendite finanziarie al 23 per cento e di reintrodurre la tassa di successione sui patrimoni superiori a 500 mila euro (una buona idea sarebbe quella di renderla progressiva), una tassazione prima ridotta dal governo dell’Ulivo e poi eliminata da quello Berlusconi. Ieri è venuto l’annuncio ufficiale che la tassa di successione non sarà nella finanziaria: non c’è stata la capacità di chiudere l’era delle riduzioni delle imposte (per i ricchi). Non c’era nulla di rivoluzionario in questa richiesta: anche Bill Gates è favorevole alla tassa di successione. Semplicemente si trattava di realizzare quanto previsto dal programma dell’Unione e di allinearsi agli altri paesi che hanno già ripreso a usare la leva dell’imposizione fiscale.Sempre sul fronte fiscale la seconda “riconquista” che ci si attendeva dall’Unione riguarda la natura progressiva delle imposte sui redditi, anche questa smantellata dal governo precedente: chi ha di più deve contribuire più che proporzionalmente alle spese della comunità. Leggi il seguito di questo post »

La guerra dei poveri per un posto col caporale La concorrenza del muratore rumeno C’è la raccolta dei pomodori e poi quella dell’uva, e molti si danno da fare come operai edili, al nero e sottopagati. Senza bisogno della Bolkestein Ad Alcamo, nel trapanese, tra gli immigrati che cercano un lavoro nei campi per la vendemmia. Due mesi da stagionali senza pause e dormendo per strada o in auto. Con i padroncini che preferiscono i «meno esosi» rumeni e gli africani che si arrabbiano

Massimo Giannetti Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Sono le sei del pomeriggio e nella piazza principale di Alcamo, giù alla periferia della città, decine di immigrati maghrebini, anche minorenni, sono controllati a vista da polizia e vigili urbani. Sono infuriati e forse non hanno tutti i torti. Stanno lì, appostati sotto gli alberi o sopra i muretti aspettando la «chiamata» che non arriva dalle cinque del mattino, dall’ora in cui i padroncini dei vigneti passano con i furgoni e reclutano la manodopera per la vendemmia. La stagione dell’uva, cominciata una ventina di giorni fa, quest’anno da queste parti sta andando benissimo, il raccolto è quasi raddoppiato rispetto all’anno scorso, ma per marocchini e africani in generale di lavoro ce n’è ben poco. Non è razzismo. E’ pura e semplice convenienza. Le loro braccia, ricercatissime per almeno un decennio, adesso non servono più. Piccoli e medi imprenditori del vino preferiscono quelle molto meno costose degli immigrati rumeni, i nuovi sfruttati nei campi del trapanese, scesi a decine negli ultimi mesi ad Alcamo in vista della vendemmia. E la rabbia dei veterani africani, a torto o a ragione, è tutta indirizzata nei loro confronti. Leggi il seguito di questo post »

“E’ un criminale chi schiavizza i clandestini, ma le istituzioni non sono inermi”Il sindaco di Cerignola (Fg), Matteo Valentino, scrive a ‘l’Espresso’ a proposito dell’inchiesta sugli immigrati

In premessa ho da chiederLe di effettuare una rettifica rispetto a quanto scritto: chi sfrutta e schiavizza i lavoratori, italiani e stranieri che siano, non è un imprenditore. Li definisca come preferisce – criminali, delinquenti, mafiosi – ma non imprenditori: non sono tali e non è corretto offendere chi lavora onestamente per produrre reddito e attivare occupazione e sviluppo. D’altronde, nessun giornalista ha mai definito commercianti i contrabbandieri di sigarette“. Inizia così la lettera che il sindaco di Cerignola, Matteo Valentino, ha inviato a Fabrizio Gatti, il giornalista de ‘l’Espresso’ autore dell’inchiesta sullo sfruttamento dei clandestini nelle campagne del Tavoliere. Leggi il seguito di questo post »

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