manif_stopbolkestein.jpgFrancesco Piccioni (il manifesto)

E’ già tra di noi? La più devastante delle «direttive europee» in corso di approvazione – la famigerata Bolkestein sulla «liberalizzazione dei servizi» – prevede infatti che un qualsiasi lavoratore, cittadino di uno dei 25 paesi dell’Unione, possa lavorare in qualsiasi altro paese europeo sottostando alle regole contrattuali del «paese d’origine». anziché di quello in cui va a lavorare. A un occhio poco allenato può sembrare una norma innocua, o addirittura pensata per «facilitare» l’approccio del singolo lavoratore a un ambiente per lui ignoto.La morte di Zbigniew, ieri a San Salvo, fa carta straccia delle panzane ideologiche con cui i sostenitori della Bolkestein hanno fin qui avvolto la sostanza di quelle norme. Il principio del «paese d’origine» serve soltanto alle imprese, che potranno così vincere un appalto in un paese «avanzato» – con più diritti e più alti salari – impiegandovi lavoratori presi dai paesi più «arretrati» (con pochi diritti e salari più bassi). Ci guadagna sia l’impresa che «esporta lavoro», sia quella che lo importa. La prima guadagna all’estero più di quanto non possa fare in patria; la seconda ottiene a prezzi più bassi lo stesso «servizio». Ci rimettono i lavoratori di entrambi i paesi. Quelli che emigrano – per un pugno di euro in più – vanno a correre più rischi di quanti già non ne corrano in patria: devono infatti dimostrare «galoppando» che utilizzarli è un vero affare. Quelli del paese «importatore», invece, si ritrovano a fare i conti con meno posti di lavoro, meno garanzie (a partire dalla sicurezza), salari congelati, crescente offerta di lavoro «in nero» per «battere la concorrenza». Dumping sociale legalizzato, insomma. O allargamento a dismisura delle fila dell’«esercito salariale di riserva» che deve contenere le «pretese» del lavoro dipendente in tutta Europa.A San Salvo un’impresa inglese ha trovato manodopera stabile più economica che non in Gran Bretagna. Per la ristrutturazione del «cuore» dell’impianto ha fatto una gara d’appalto «europea». L’ha vinta una società finlandese – paese di alta civiltà, con garanzie e salari in proporzione. Per stare dentro i costi promessi nella gara i finlandesi hanno dovuto far ricorso a una società polacca. Una catena di santantonio che avrebbe forse potuto essere anche più lunga, in nome del risparmio.
Può darsi che la presenza di Zbigniew a San Salvo sia del tutto «legale». Ma – se ci pensate bene – questa è l’ipotesi più preoccupante.