You are currently browsing the daily archive for 25,10PMMer, 11 Ott 2006 23:06:25 +01002832006,2008.

Foggia – «Sono un operaio della Sofim in cassa integrazione a zero ore. Sono iscritto al sindacato e voglio denunciare lo schifo che c’è intorno alla vertenza dello stabilimento foggiano». Sono le parole di un dipendente della Fiat Iveco.Pur avendo dall’interessato l’autorizzazione a pubblicarne il nome e cognome, ”Il Meridiano” ha deciso di non rivelare l’identità della persona in questione. «Sono amareggiato per ciò che potrebbe accadere se si accettasse la proposta dell’azienda di far rotare la cassa integrazione in modo parziale. Agli inizi di novembre non tutti i 150 lavoratori oggi in cassa integrazione rientrerebbero, ma solo una parte e sono ignoti i criteri di scelta delle persone da lasciare a casa. Potrebbero essere di natura tecnico-organizzativa, quindi un punto interrogativo». Una posizione che la Fiat Iveco ha assunto con i sindacati chiamati a confronto ieri pomeriggio nella sede dell’associazione industriali di Foggia. Leggi il seguito di questo post »

Di claudio Grassi*

L’entità della Finanziaria disegna una manovra oggettivamente «pesante», che risponde ai vincoli dell’Unione Europea e assume l’impegno di riportare nel 2007 il rapporto deficit/Pil al 2,8% e l’avanzo primario al 2%. Su questo terreno la sinistra alternativa deve registrare una sconfitta netta: è stata respinta la proposta di stabilizzare il debito avanzata autorevolmente nei mesi scorsi da una rete amplissima di economisti, è stata rifiutata l’ipotesi – caldeggiata dallo stesso ministro Ferrero – di spalmare la riduzione del debito su due anni, è risultata inascoltata persino la richiesta delle organizzazioni sindacali di ridurre significativamente l’entità complessiva della manovra.

Dentro questa cornice va collocata l’analisi del provvedimento. Un’analisi necessariamente articolata, che metta in luce i passi in avanti compiuti (gli elementi di discontinuità rispetto alle manovre del centro-destra) e i limiti profondissimi, che preoccupano. Il dibattito parlamentare, chiamato a intervenire sul testo licenziato dal Consiglio dei Ministri, non deve arretrare sul risultato più incoraggiante tra quelli raggiunti (sul quale si è scatenata la campagna di rivalsa classista della destra e di Confindustria): il combinato della riforma delle aliquote Irpef e del nuovo regime delle detrazioni (assegni familiari, detrazioni da carico familiare, detrazioni da lavoro). Si mette in atto, attraverso la riforma fiscale, un’azione di indiscutibile redistribuzione verso le fasce di reddito basse. Sotto i 40.000 euro i redditi netti risparmiano fino ad 800 euro all’anno; le fasce di reddito medio-alte subiscono, parallelamente, un aggravio, in taluni casi corposo e sensibile. Leggi il seguito di questo post »

Fa discutere la firma apposta dai tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil al memorandum d’intesa con il governo sulla riforma del sistema previdenziale. A dare corpo a perplessità e preoccupazioni è stata ieri, a Bologna, una prima assemblea regionale di delegate e delegati di diverse categorie della Cgil. Assemblea autoconvocata, primo tassello di un dissenso che farà tappa ancora a Bologna con un’assemblea nazionale di quadri e delegati aperta a membri di tutte le sigle sindacali, il 23 ottobre.

Per chiedere il ritiro della firma dal memorandum.
 

Poco più di due pagine, stilate alla vigilia della manovra finanziaria e con in calce le firme dei tre segretari confederali, insieme a quelle di Prodi, Padoa Schioppa e Damiano. Nove punti sintetici, ma «estremamente chiari», che vincolano le tre confederazioni ad avviare e concludere la discussione sulla riforma del sistema pensionistico tra gennaio e marzo2007. «Senza che ci sia stata alcuna discussione, soprattutto senza alcun mandato da parte dei lavoratori», stigmatizzava ieri Roberto Santi del direttivo Filcams dell’Emilia Romagna. E in barba anche all’odg presentato (e accolto) all’ultimo direttivo nazionale della Cgil da Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, che impegnava la confederazione a non avviare alcuna trattativa in materia di pensioni, senza prima una consultazione tra i lavoratori. Leggi il seguito di questo post »

I call center e la legge 30 tornano a dividere la Cgil: nell’occhio del ciclone, l’«avviso comune» siglato la settimana scorsa da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Firmandolo,
la Cgil ha accettato di configurare i lavoratori che fanno telefonate (outbound) come cocoprò, a differenza di quelli che le ricevono (inbound), unici con il diritto a un contratto dipendente. Discriminazione presente nella circolare emessa in giugno dal ministro del lavoro Damiano, in applicazione della legge 30. Al Direttivo di ieri, tre aree della sinistra Cgil hanno manifestato la loro contrarietà, con tre ordini del giorno: uno dell’area Dino Greco-Gianni Rinaldini, il secondo della Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi, il terzo di Lavoro e società di Nicola Nicolosi. Nella sostanza, si chiede il ritiro della firma.
Il tema non è affatto secondario e non riguarda solo i call center: implica l’approccio della Cgil alla precarietà e alla legge 30 nel quinquennio dell’Unione. In rapporto con le conclusioni del Congresso di Rimini, che ha chiesto la cancellazione della legge 30 e ha ribadito la necessità di ricondurre tutto il lavoro economicamente dipendente sotto un’unica tipologia, senza discriminazioni tra serie A e B. Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini ha aperto il proprio intervento chiedendo esplicitamente il ritiro della firma: «Innanzitutto – spiega – per una questione di metodo: non possiamo andare al tavolo che si aprirà in gennaio sulla legge 30 avendo già avallato parte di essa, e in particolare l’interpretazione secondo cui chi fa le telefonate è parasubordinato e chi le riceve è dipendente. Quella firma deve essere ritirata». Punto «caldo» anche quello delle pensioni, con il memorandum firmato da Cgil, Cisl e Uil con il governo: le aree della sinistra hanno ugualmente dato battaglia per svuotare di contenuti il testo sottoscritto e trasformarlo di fatto in una pura agenda di soli titoli. Per Rinaldini, «è chiaro che quel testo non pone alcun vincolo e che il sindacato può andare a trattare solo in presenza di una piattaforma votata e approvata da tutti i lavoratori». Leggi il seguito di questo post »

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