Foggia – «Sono un operaio della Sofim in cassa integrazione a zero ore. Sono iscritto al sindacato e voglio denunciare lo schifo che c’è intorno alla vertenza dello stabilimento foggiano». Sono le parole di un dipendente della Fiat Iveco.Pur avendo dall’interessato l’autorizzazione a pubblicarne il nome e cognome, ”Il Meridiano” ha deciso di non rivelare l’identità della persona in questione. «Sono amareggiato per ciò che potrebbe accadere se si accettasse la proposta dell’azienda di far rotare la cassa integrazione in modo parziale. Agli inizi di novembre non tutti i 150 lavoratori oggi in cassa integrazione rientrerebbero, ma solo una parte e sono ignoti i criteri di scelta delle persone da lasciare a casa. Potrebbero essere di natura tecnico-organizzativa, quindi un punto interrogativo». Una posizione che la Fiat Iveco ha assunto con i sindacati chiamati a confronto ieri pomeriggio nella sede dell’associazione industriali di Foggia.Ma la denuncia del lavoratore va ben oltre. «Rsu e sindacati si sono venduti i posti di lavoro – continua l’operaio – Hanno fatto assumere i loro figli e l’azienda, come contropartita, li manipola come vuole. Questa storia deve finire. Il sindacato deve essere riformato. Queste persone devono dimettersi altrimenti le metteremo con le spalle al muro. Non possono permettersi di rappresentare tutti i lavoratori quando i loro figli sono stipendiati dall’azienda. Non possono dire ai loro figli di non scioperare anzi, di fare gli straordinari illegali per la condizione di cassa integrazione dell’azienda. Sindacalisti in permesso di quaranta ore alla settimana, che non sono mai in azienda.

Chi li paga? Quali diritti salvaguardano quando non sanno nemmeno che tipo di motore produciamo? Sindacalisti mai stati votati direttamente dai lavoratori. Io stesso ho subito minacce. Mi dovevo dissociare da persone che danno fastidio all’interno dell’organizzazione. Non l’ho fatto. Mi è stato detto “ti faccio passare i guai”. Questo è il clima che c’è all’interno dello stabilimento. L’azienda ha bisogno di queste persone per fare gli accordi che più gli fanno comodo e prendere i soldi dallo Stato. Vogliono far rotare un numero di persone con la scusa dell’esigenza tecnico organizzativa, personale e individuale di ogni operaio, ma l’azienda si sceglierà determinate persone da lasciare fuori». Una rotazione della cassa integrazione parziale che a detta dei sindacati presenti all’incontro non è stata accettata. «Non abbiamo raggiunto nessun accordo – ha commentato Antonio Zenga della Fim Cisl – C’è solo la disponibilità dell’azienda di fare una rotazione a partire da novembre. Noi abbiamo chiesto quella totale, ma l’azienda era disponibile ad una rotazione parziale, salvaguardando le esigenze tecnico organizzative dello stabilimento.

Così da tenere fuori persone a lei indesiderate. Noi non siamo d’accordo e abbiamo ribadito la volontà di estendere il provvedimento a tutti i 1.500 dipendenti». Nonostante l’incontro abbia dato esito negativo, sembra scongiurato lo sciopero ad oltranza. «Stiamo valutando la risposta da dare all’azienda, e questa non sarà uno sciopero – continua Zenga -. Vogliamo verificare a fine mese quante persone verranno reintegrate e quante no. Se la risposta sarà positiva, staremo tutti tranquilli. La prima cosa da fare sarà indire un’assemblea con tutti i lavoratori, compresi i cassintegrati, spiegando cosa è uscito dal tavolo, per poi costruire insieme un percorso».