pillola_abortiva.jpgLa Ru 486 funziona. Ecco i dati

Silvio Viale, il ginecologo che ha sperimentato la pillola abortiva a Torino, presenta i primi risultati: «Sono confortanti e in linea con la letteratura internazionale»
Cinzia Gubbini – IL MANIFESTO

Nel 99,73% dei casi l’aborto è avvenuto senza problemi. Per una percentuale pari al 6,93% – cioè per 23 donne – si è ricorso a una revisione della cavità uterina, per accertarsi che l’espulsione del feto fosse avvenuta completamente. Sono questi i primi dati della contestata sperimentazione della pillola abortiva RU486 effettuata dall’ospedale Sant’Anna di Torino. Sperimentazione sospesa a settembre dalla direzione del nosocomio dopo la notizia che
la Procura di Torino aveva aperto un fascicolo d’indagine a gennaio. I dati, non ancora elaborati, sono custoditi nel computer di Silvio Viale, il ginecologo torinese che è diventato – «mio malgrado», tiene a precisare – il volto della campagna per l’introduzione dell’aborto medico in Italia. Ieri Viale era a Roma per partecipare al convegno della Fiap,
la Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, che si conclude oggi all’hotel Ergife. I risultati della sperimentazione al Sant’Anna, prima in Italia, sono ancora «grezzi»: «Per avere un quadro completo di cosa è accaduto nei nove mesi che abbiamo avuto a disposizione per somministrare il farmaco spiega Viale – bisognerà attendere che l’azienda ospedaliera decida di elaborarli e renderli pubblici. Dunque, i risultati che porto sono un ricordo personale dell’esperienza, ma molto attendibile. Per un semplice motivo: sono stato io a somministrare l’Rsu a tutte le donne che hanno partecipato alla sperimentazione. Il che, su un piano scientifico, garantisce l’omogeneità del metodo. Si tratta di numeri certi, e ci parlano dell’esito finale dell’aborto medico praticato su 362 donne». E sono dati confortanti, spiega ancora Viale, in linea con la letteratura internazionale. La pillola Ru486 è sicura ed efficace. La sperimentazione è iniziata il 6 settembre 2005 e ha inizialmente coinvolto 26 donne. Poi, è arrivato lo stop del ministero della Salute – il ministro era Francesco Storace – e dopo molte polemiche è stato avviato un protocollo tra l’ospedale e il ministero che prevedeva la possibilità di continuare la sperimentazione – che avrebbe dovuto coinvolgere 400 donne – a patto che l’aborto fosse praticato in ospedale. Ma a giugno, da indiscrezioni di stampa, e poi con un avviso arrivato a fine luglio, gli sperimentatori della pillola – Viale e altri tre medici – hanno saputo che
la Procura torinese aveva aperto un fascicolo il 25 gennaio 2006. Così, il 28 settembre, la sperimentazione è stata dichiarata sospesa dal direttore generale del Sant’Anna. «Ma in realtà – sottolinea Viale – la sperimentazione può considerarsi conclusa, visto che abbiamo applicato questa nuova tecnica abortiva su 362 donne, dunque il 90% del campione». Ed ecco i risultati: sul totale delle donne che hanno deciso di assumere
la Ru486 per interrompere la gravidanza, una ha rinunciato dopo l’assunzione della prima pillola (il inviperitone). In un caso l’aborto non è avvenuto (pari allo 0,27% del totale), e la donna ha subìto un aborto chirurgico. In 360 casi l’aborto è avvenuto (99,73%). In 23 casi, si è ricorso alla revisione della cavità uterina, non tramite raschiamento, ma praticando l’isterosuzione (un intervento meno invasivo). Di questi, 12 donne erano state trattate con 600 milligrammi di mifepristone, e 11 con 200 milligrammi. Questo significa che sia con dosi più alte che con dosi più basse, i risultati – anche quando il medico decide di pulire l’utero – sono equivalenti. Un dato interessante, perché, spiega Viale: «Su questo punto la letteratura internazionale è ancora ambigua. Somministrando a metà del campione 600 milligrammi e all’altra metà 200, i risultati si equivalgono». Insomma, si tratta di risultati positivi. Ma sulla possibilità di introdurre la pratica dell’aborto medico in Italia a partire dai risultati di Torino, ora pesa l’inchiesta della Procura, che accusa i medici di aver violato la legge 194/78, quella che ha legalizzato l’aborto (vedi box in pagina). «Aspetto con fiducia i risultati dell’inchiesta – fa sapere Viale, che a Torino si è anche candidato con
la Rosa nel Pugno – ma ora mi interessa parlare dei risultati della sperimentazione. Lo studio esiste, e prima o poi dovrà essere pubblicato, perché è un obbligo. Sono stufo che una seria discussione su una nuova tecnica abortiva venga mischiato con la questione del diritto all’aborto. Il convegno in corso a Roma ci dimostra che l’aborto medico è ormai praticato con successo in molti paesi. I risultati raggiunti al Sant’Anna sono confortanti. Ora spetta alla parte politica e alla parte sanitaria decidere cosa fare».