You are currently browsing the daily archive for 25,10PMSab, 21 Ott 2006 21:58:35 +01002932006,2008.

Via libera al parto indolore
Donne Il servizio sanitario si farà carico dei costi dell’anestesia epidurale

Molto presto partorire in ospedale per una donna non sarà più un’epserienza dolorosa, per quanto felice. Un disegno di legge approvato ieri dal consiglio dei ministri introduce all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) anche la possibilità di accedere in maniera gratuita e informata all’anestesia epidurale. Per molte donne si tratta di una conquista importante, visti gli alti costi con cui il cosiddetto «parto indolore» viene praticato nelle strutture private e pubbliche. E non a caso i commenti all’approvazione del testo presentato dal ministro della Salute Livia Turco, sono stati tutti più che positivi: «E’ fatastico», ha detto ad esempio il professor Giorgio Pardi, direttore dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica II dell’Università di Milano. «Anche in questo campo, come in altri, l’Italia era divisa in aree, alcune privilegiate, altre meno. Quella di oggi – ha concluso il ginecologo – mi sembra una decisione molto positiva» Leggi il seguito di questo post »

filename.jpgApprovato il disegno di legge Turco per agevolare la terapia del dolore.

Sarà anche più facile importare farmaci a base di canapa indiana Massimo Barra (Cri):  «Abbattuto un tabù»
Eleonora Martini
 Sarà più facile prescrivere farmaci a base di oppiacei per combattere il dolore, e non solo per i malati terminali. E, in prospettiva, potrebbe snellirsi la procedura d’importazione di farmaci a base di Thc, il principio attivo della marijuana, già in commercio nelle farmacie olandesi, canadesi, statunitensi, belghe, tedesche e del Regno unito. Inseguendo un suo vecchio pallino, il ministro della Salute Livia Turco ha portato sul tavolo, e verso l’approvazione, in Consiglio dei ministri un ddl che affronta il problema annoso dei pazienti italiani dell’inaccessibilità ad una giusta terapia del dolore, e che sarà discusso nelle prossime settimane in Parlamento.

Contemporaneamente, a sottolineare il carattere tutt’altro che antiproibizionista, il Consiglio di ministri ha approvato un provvedimento, sempre su proposta di Livia Turco, che vieta la vendita e la somministrazione di tutti gli alcolici negli autogrill autostradali 24 ore su 24 (mentre attualmente è vietata la sola somministrazione di superalcolici dalle 22 alle 6).

Provvedimenti, questi, che hanno suscitato, rispettivamente, da un lato le critiche feroci della destra, e dall’altro qualche voce di dissenso da parte degli antiproibizionisti. Che ritengono il divieto sugli alcolici «un atto più simbolico che concreto – come dice Alessandro Buccolieri dell’Mdma (movimento di massa antiproibizionista) – Chi guida non deve bere, ma non lo si può negare a chi non ha questo compito. Anche perché chi vuole potrà rifornirsi prima dell’ingresso in autostrada. Bene farebbero invece a fare più informazione e prevenzione» Leggi il seguito di questo post »


Carla Casalini il manifesto

Della serie, se mi dai non «un dito» – come recita un vecchio malizioso proverbio chiosando la qualità delle relazioni che sono in gioco in una trattativa – ma addirittura da subito l’intero «braccio», e di buona grazia, allora perché mai non dovrei allargarmi a addentare la spalla e di lì accedere all’intero corpo? Sembra proprio questo il rapporto, al momento – confermato dall’accordo di ieri sul Tfr – tra il governo che dispensa buona grazia e
la Confindustria che addenta. Il corpo in questione, in queste trattative appare sempre lo stesso: i prestatori d’opera, più o meno stabili o precari, sulla cui condizione il sindacato sembra non riuscire a dire o fare nulla di significativo. Colpa del ricatto del governo non nemico che versa in difficoltà?

Fatto sta che i rappresentanti della Confindustria ieri hanno subito rilanciato: chiedendo «compensazioni» per le aziende, sia per la parte delle liquidazioni dei lavoratori che finirà nei Fondi pensione, sia per la parte del Tfr che finirà invece all’Inps. Recita infatti l’accordo che partirà in anticipo di un anno, ossia da gennaio 2007, il deposito delle liquidazioni dei lavoratori nei Fondi pensione. E’ importante per «avviare la previdenza complementare che permetterà ai giovani di avere in futuro una pensione dignitosa che altrimenti non avrebbero» – traducono i sindacati, da tempo condiscendenti al fatto che le «pensioni pubbliche» diminuiranno sempre più e che quindi siano i lavoratori a rimetterci del loro per ripinguare la propria previdenza; e condiscendenti a che lo facciano affidando direttamente, o indirettamente (nei «Fondi di categoria») ai movimenti di capitale la propria sorte futura. Naturalmente c’è anche un’altra lettura di questa «previdenza complementare»: la raccomandava caldamente già Giuliano Amato, da presidente del consiglio dell’ultimo governo di centrosinistra nel 2001, sottolineando la necessità di far decollare i Fondi pensione, per dare fiato all’asfittico «mercato finanziario italiano». Coincidenze. Leggi il seguito di questo post »

Bruxelles presenta una direttiva che punta a liberalizzare il settore.Si teme un calo dei posti di lavoro e un rincaro dei servizi

Anna Maria Merlo
Parigi

Vista dalla Francia, paese che ha votato «no» alla Costituzione anche (ma non solo) per rifiutare la deriva neo-liberista dell’Unione europea, la proposta di direttiva sulla liberalizzazione totale dei servizi postali entro il 2009, ha fatto ieri l’effetto di una bomba. I sindacati sono sul piede di guerra e già annunciano una settimana di azione contro gli «ukase di Bruxelles» a partire dal 13 novembre. Temono che tra i 30 mila e i 100 mila posti di lavoro alla Poste potrebbero sparire.
La Poste è la prima impresa francese, con 300 mila dipendenti. E’ un servizio pubblico che funziona – il postino passa sei giorni su sette (due volte al giorno a Parigi, anche se ultimamente ci sono stati tagli a questa doppia tournée) e l’82% delle lettere sono consegnate il giorno dopo essere state imbucate. Leggi il seguito di questo post »

Il 7 novembre torna sul tavolo del consiglio dell’Unione europea la controversa questione della direttiva sull’orario di lavoro. In Italia, Cgil Cisl Uil hanno espresso «preoccupazione» e chiedono un urgente incontro con il ministero del lavoro. Le pressioni sono forti soprattutto da parte britannica, per rendere più pesante la direttiva sull’orario, che già stabilisce, in un quadro che rende possibile molte deroghe, la durata massima settimanale a 48 ore. La discussione al Consiglio Ue arriva mentre in Francia la questione dell’orario di lavoro è di nuovo in primo piano e promette di diventare un argomento di campagna elettorale (in primavera ci sono presidenziali e legislative). Le 35 ore, nei fatti già molto alleggerite da quando la destra è tornata al potere, sono criticate da due quasi-candidati in testa nei sondaggi: a destra, Nicolas Sarkozy insiste sul fatto che «chi vuole lavorare di più per guadagnare di più» deve avere il diritto di farlo, a sinistra Ségolène Royal ha ancora riaffermato, al primo dibattito delle primarie del Ps in diretta tv (martedì sera), che anche se le 35 ore sono state una conquista per molti, «per una minoranza di dipendenti» sono state «una regressione, con l’accelerazione delle cadenze e più flessibilità» e che questo «va corretto». Quanto agli sfidanti a sinistra, per Laurent Fabius le 35 ore vanno «estese» a tutti, cioè anche alle imprese con meno di 20 dipendenti, mentre secondo Dominique Strauss-Kahn, «il problema è un po’ dietro le spalle», visto che la destra ha ormai ampliato la possibilità di ricorrere agli straordinari. Leggi il seguito di questo post »

europa2.gifNel secondo semestre del 2006 il prodotto interno lordo dell’Ue ha accelerato la propria crescita, arrivata al +2.9% rispetto al corrispondente periodo del 2005, mentre era al +2.4% nel primo trimestre e vicino al +2% nella seconda metà del 2005. Una analoga accelerazione ha caratterizzato il sottoinsieme dei paesi che adottano l’euro, dove però la crescita media è stata un po’ più lenta (+2.7%). Il dato medio ovviamente cela le molte differenze nazionali. L’Italia è, dopo il Portogallo, il paese che cresce di meno (+1.5%): sono gli unici due paesi a stare sotto il 2%, con la magra consolazione che un anno fa eravamo all’ultimo posto. Gli altri crescono tutti oltre il +2.4%, e di questi sono ben 13 quelli che oltrepassano il +4% anche se solo due (Irlanda e Finlandia) sono nella zona euro. Nonostante queste eterogeneità, un punto in comune delle economie dell’Unione è dato dal fatto che l’accelerazione della crescita è quasi ovunque associata all’aumento della spesa per investimenti, cresciuti del +4.8% nella media Ue dove è invece in rallentamento la dinamica dei consumi privati (+1.7%) e pubblici (+2.3%). Ciò accade ad esempio in Germania, dove gli investimenti crescono oltre il 6%, cioè quattro volte di più rispetto a un anno fa, mentre consumi e spesa pubblica sono abbondantemente sotto l’1%. In Italia la dinamica degli investimenti è sì meno accentuata (+2.9%) rispetto alla media Ue ma un anno fa stagnava al +1%: essa attualmente è pari al doppio rispetto ai consumi privati, mentre i consumi pubblici arrancano sotto al +1%. 

vauro3omini.jpgIn tanti nel piccolo gioiello del chiostro di Santa Chiara
In giro tra Foggia e Cerignola

Francesco Piccioni
C’è sempre qualcosa di più nel Mezzogiorno. Un di più di soggettività in compagni che vivono in situazioni politicamente difficili, dove masse importanti di popolazione povera vivono tra disincanto, clientelismo taccagno, rassegnazione. L’impegno necessario a mettere in piedi un’iniziativa, farla riuscire, tenere insieme gruppi diversi (le divisioni interne alla sinistra sono presenti e vive dappertutto), rasenta lo stoicismo.
 

A Foggia lo si percepisce già scendendo dal treno e girando per le strade intorno alla stazione. Michele ci prende e ci porta in giro, indicando col dito, ricordando, ricostruendo storie. Nel chiostro di Santa Chiara, un piccolo gioiello, ci aspettano davvero in tanti. Hanno fatto una «raccolta preventiva», militante, che ha messo insieme ben 2.300 euro. Un’enormità, tenuto conto che questa è già la seconda iniziativa per «salvare il mostro», e nella prima ne avevano raccolti 4.000. Una città generosa, indubbiamente. Una città balzata ai dubbi onori delle cronache del lavoro per lo scoop di Fabrizio Gatti su l’Espresso, tra caporalato, lavoro nero e immigrati schiavizzati (all’improvviso capisci a cosa serve il pullman polacco, quello che fa spola tra qui e Varsavia, visto sul piazzale della stazione). La città dove sabato 21 i sindacati confederali saranno in piazza per una manifestazione nazionale contro la piaga del lavoro nero e della relativa evasione fiscale, contributiva e chi più ne ha più ne metta. Leggi il seguito di questo post »

lavoro.jpgPuglia, la legge modello contro il lavoro nero

Recepite tutte le richieste sindacali. Unico neo: la franchigia sugli indici di congruità per le imprese più giovani
Antonio Sciotto il manifesto

Un’ottima legge sull’emersione dal lavoro nero, che recepisce le regole individuate dal sindacato per combattere lo sfruttamento degli «irregolari». Viene dalla «patria» del lavoro schiavistico moderno,
la Puglia (seppure in Campania o in Sicilia non si scherzi affatto). «Il presidente Nichi Vendola – spiega l’assessore al lavoro Marco Barbieri – ha fatto di tutto per arrivare all’approvazione, e credo che in questo modo si possa rafforzare quanto di buono, su questo tema, è già scritto in finanziaria». Unico neo, dovuto a un compromesso con
la Margherita, l’accettazione che gli indici di congruità si applichino per le imprese con oltre due anni di età, il che potrebbe dare spazio a diversi abusi, visto che le aziende edili e quelle agricole spesso aprono e chiudono con estrema facilità, grazie anche alla complicità della criminalità organizzata.

La legge è stata approvata nonostante le proteste delle associazioni d’impresa. Il primo punto importante riguarda il fatto che per poter accedere ai fondi regionali, nazionali e comunitari, le imprese dovranno dimostrare il rispetto delle leggi, dei contratti nazionali e dei cosiddetti indici di congruità (indicano un equo rapporto tra il bene prodotto e il numero di lavoratori impiegati). Si tratta di risorse ingenti, almeno un miliardo di euro all’anno dal 2007 al 2013. E’ un bene, insomma, che possano accedervi solo le aziende con le carte in regola. Il secondo punto riguarda l’approvazione della disciplina degli indici di congruità: verranno stabiliti dopo una concertazione tra sindacati, imprese e governo regionale, commisurati secondo i diversi settori e territori. Il terzo punto riguarda la comunicazione di assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro, così da evitare le regolarizzazioni «post mortem». Inoltre, sono stati stanziati 9,5 milioni di euro per il 2006-07: non solo incentivi per l’emersione, ma anche risorse per gli alloggi e il trasporto locale, in modo da sottrarre gli immigrati al caporalato e rendere vivibili abitazioni spesso fatiscenti. Leggi il seguito di questo post »

a

APPUNTAMENTI

ottobre: 2006
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Blog Stats

  • 101.876 hits