Via libera al parto indolore
Donne Il servizio sanitario si farà carico dei costi dell’anestesia epidurale

Molto presto partorire in ospedale per una donna non sarà più un’epserienza dolorosa, per quanto felice. Un disegno di legge approvato ieri dal consiglio dei ministri introduce all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) anche la possibilità di accedere in maniera gratuita e informata all’anestesia epidurale. Per molte donne si tratta di una conquista importante, visti gli alti costi con cui il cosiddetto «parto indolore» viene praticato nelle strutture private e pubbliche. E non a caso i commenti all’approvazione del testo presentato dal ministro della Salute Livia Turco, sono stati tutti più che positivi: «E’ fatastico», ha detto ad esempio il professor Giorgio Pardi, direttore dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica II dell’Università di Milano. «Anche in questo campo, come in altri, l’Italia era divisa in aree, alcune privilegiate, altre meno. Quella di oggi – ha concluso il ginecologo – mi sembra una decisione molto positiva».
Il disegno di legge varato ieri era già stata esaminato a luglio dal governo, ricevendo in seguito anche il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni. Tra i principali obiettivi del testo ci sono quelli di favorire il parto fisiologico e ridurre il ricorso al parto cesareo, promuovere il parto senza dolore inserendo l’anestesia epidurale tra i Lea e superare le disequità territoriali e sociali per l’accesso ai servizi di tutela materno-infantile, con attenzione particolare alla popolazione immigrata. Adesso il provvedimento comincia il suo iter parlamentare, a partire dalla Commissione Affari sociali della Camera.
Fino a oggi a rendere praticamente inaccessibile ai più la possibilità di ricorrere all’epidurale, sono stati proprio gli alti costi a cui deve far fronte chi decide di farvi ricorso. Stando ad alcuni dati forniti di recente dal Club degli anestesisti e ostetrici, a chiedere l’epidurale sono circa il 30% delle donne che devono affrontare il parto, ma solo il 4% di esse riesce a farlo con il supporto del Servizio sanitario nazionale. Negli altri casi i costi a carico delle pazienti vanno dai 500 ai 700 euro nelle strutture pubbliche e dai 500 ai 1.500 euro in quelle private. Prezzi talmente alti da rendere l’anestesia praticamente inaccessibile alla maggioranza delle donne. Scopo del disegno di legge, ha spiegato ieri il ministro Turco, è proprio quello di intervenire tutelando «un grande evento come la maternità e la salute della donna e del bambino». Ma anche, ha proseguito Turco, «cercare di superare le forti diseguaglianze in termin di servizi e di opportunità che ci sono tra il centro-nord e il mezzogiorno e rendere fruibili i servizi materno-infantili anche alle donne immigrate».