europa2.gifNel secondo semestre del 2006 il prodotto interno lordo dell’Ue ha accelerato la propria crescita, arrivata al +2.9% rispetto al corrispondente periodo del 2005, mentre era al +2.4% nel primo trimestre e vicino al +2% nella seconda metà del 2005. Una analoga accelerazione ha caratterizzato il sottoinsieme dei paesi che adottano l’euro, dove però la crescita media è stata un po’ più lenta (+2.7%). Il dato medio ovviamente cela le molte differenze nazionali. L’Italia è, dopo il Portogallo, il paese che cresce di meno (+1.5%): sono gli unici due paesi a stare sotto il 2%, con la magra consolazione che un anno fa eravamo all’ultimo posto. Gli altri crescono tutti oltre il +2.4%, e di questi sono ben 13 quelli che oltrepassano il +4% anche se solo due (Irlanda e Finlandia) sono nella zona euro. Nonostante queste eterogeneità, un punto in comune delle economie dell’Unione è dato dal fatto che l’accelerazione della crescita è quasi ovunque associata all’aumento della spesa per investimenti, cresciuti del +4.8% nella media Ue dove è invece in rallentamento la dinamica dei consumi privati (+1.7%) e pubblici (+2.3%). Ciò accade ad esempio in Germania, dove gli investimenti crescono oltre il 6%, cioè quattro volte di più rispetto a un anno fa, mentre consumi e spesa pubblica sono abbondantemente sotto l’1%. In Italia la dinamica degli investimenti è sì meno accentuata (+2.9%) rispetto alla media Ue ma un anno fa stagnava al +1%: essa attualmente è pari al doppio rispetto ai consumi privati, mentre i consumi pubblici arrancano sotto al +1%.