Il progetto del ministro Ferrero per modificare la Fini-Giovanardi: riduzione del danno e non repressione
Cancellata l’equiparazione tra leggere e pesanti, punito solo il «commercio a fini di lucro».

Via il Dipartimento voluto da An

Eleonora Martini Il manifesto

Fine dell’equiparazione tra cannabis e droghe «pesanti», come eroina e cocaina, e fine dell’equiparazione tra consumo e spaccio. Si tornerà a differenziare le sostanze stupefacenti in sei tabelle diverse e le pene saranno graduate a seconda della pericolosità e non dell’illegalità. Concetto quest’ultimo che non si baserà più sulla «dose minima consentita», ma sanzionando il «commercio a fini di lucro». Saranno «superate» le sanzioni amministrative, supportate e ampliate le pratiche di riduzione del danno, e promosse forme alternative al carcere.
 

Le linee guida della nuova legge sulle sostanze stupefacenti sono state esposte, genericamente e con molta prudenza, dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero intervenuto ieri a Roma al workshop del Coordinamento Nazionale Nuove Droghe (Cnnd), «Il loisir si fa impresa».
«Sono solo i filoni di riflessione su cui stiamo ragionando con gli altri ministri competenti», ha tenuto a precisare Ferrero ricordando, ancora una volta, che «in fondo sono quelli previsti dal programma dell’ Unione». Una prudenza che non è difficile da capire se si considera che «questo – come ha sottolineato lo stesso Ferrero – non è un governo di sinistra, ma una coalizione in cui coesistono culture di fondo, oltre che politiche, molto diverse». Alcune delle quali sensibili alla «campagna demagogica della destra che fa leva sulle forti paure sociali». Il che rende tutto maledettamente difficile, sembra dire il ministro, anche perché «le droghe toccano un nervo particolarmente scoperto nel nostro paese, quello del piacere». L’obiettivo comunque «non è portare a casa una splendida legge», impensabile con gli attuali rapporti di forza, ma una «che riduca il danno della legge Fini-Giovanardi e abbatta i principali ostacoli che impediscono agli operatori di fare un buon lavoro e tutti insieme di aprire una discussione sensata, priva di elementi dogmatici e ideologici».
 

Con questo spirito e per «superare un rapporto tra stato e consumatori improntato solo sulla punizione», si è voluto allargare il raggio d’azione della neonata «Direzione contro le dipendenze», fino a includere il doping e il gioco d’azzardo. L’organismo, con a capo lo stesso ministro Ferrero, sostituisce il «Dipartimento nazionale delle politiche antidroga» che dipendeva dalla presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Berlusconi, sul modello securitario della «zero tolleranza» della Dea americana.
 

Con la nomina definitiva, che avverrà lunedì, della Consulta per l’alcol e con il via libera da parte della Corte dei conti della Consulta per le dipendenze (organismi già esistenti durante il precedente governo, ma che con il decreto Bersani rischiano di dover essere molto ridotte ) «saremo pronti per lavorare, entro un mese circa, – ha annunciato Ferrero – su un piano triennale d’intervento e una seria conferenza governativa nazionale sulle dipendenze» da realizzare entro la prossima estate.
 

Per intanto, al tavolo di uno dei prossimi consigli di ministri, presumibilmente non prima di aver risolto le divisioni sulla Bossi-Fini, si discuterà il nuovo disegno di legge che parte dalla ridefinizione delle tabelle con le quali vengono suddivise le sostanze stupefacenti: dalle attuali due (una per tutte le droghe messe insieme e l’altra per i farmaci), si tornerà a sei, come nel Dpr 309/90. Altro punto importante è che la soglia di separazione tra l’uso personale e lo spaccio non sarà più fissata da una «quantità massima detenibile», come è attualmente, ma recuperando il significato reale del concetto di spaccio: commercio a fini di lucro. Il che restringe le fattispecie che determinano il reato descritte nel comma 1 dell’articolo 73 della legge vigente: «Chiunque coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede o riceve a qualsiasi titolo, distribuisce, commercia, acquista, trasporta, esporta, importa, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo o comunque illecitamente detiene, è punito con la reclusione da 8 a 20 anni e con la multa da lire 50 milioni a lire 500 milioni».
 

Notizie che, seppur non definitive, sono state ben accolte dalla platea del seminario che faceva il punto sul lavoro degli operatori del Cnnd nei cosiddetti luoghi del «loisir»: rave party, free festival, grandi aggregazioni musicali. Chi conosce questi luoghi di aggregazione sa che sono sempre più caratterizzati dal nomadismo del popolo che li frequenta e da trasformazione continua dei consumi di sostanze. Per questo il problema non può essere affrontato in modo territoriale dai singoli enti locali, ma ha bisogno di un approccio globale, di un «piano nazionale e persino europeo». Per questo a quella continua trasformazione, la risposta delle istituzioni deve smettere di essere «precaria».