schiavitu1.jpgFoggia – «Le forze dell’Ordine e
la Prefettura hanno svolto un lavoro egregio nella lotta allo sfruttamento dei lavoratori immigrati nelle campagne». Donatella Linguiti, sottosegretario al ministero dei Diritti e Pari Opportunità, precisa il suo pensiero sulla vicenda lavoro nero-schiavitù che ha portato le campagne della Capitanata sotto i riflettori di tutta Italia. Il sottosegretario Linguiti che ha partecipato alla manifestazione nazionale di sabato scorso, quindi, puntualizza il suo intervento rilasciato a <+corsivo>“Il Meridiano“ <+tondo>e conferma, invece, che «le forze dell’Ordine e la Prefettura hanno svolto un lavoro egregio». Chi non fa un passo indietro, anzi raddoppia l’accusa, è il neo-comitato Permanente “Mani Sporche”, il gruppo nato a Foggia all’indomani della pubblicazione del reportage di Fabrizio Gatti sul settimanale l’Espresso, con l’obiettivo di documentare, attraverso il suo sito internet e un dossier che uscirà a breve, lo sfruttamento dei lavoratori migranti ed italiani in terra di Capitanata. «Nella campagne del Tavoliere la gente lavora, viene sfruttata, umiliata, spesso muore, per meno di 20 euro al giorno. Senza garanzie, senza poter guardare in faccia il proprio aguzzino. Senza poter protestare. Nell’assoluto silenzio delle istituzioni. Nell’assoluta impotenza dei sindacati». E’ questa la dura presa di posizione di “Mani Sporche”che, con i suoi attivisti ed il proprio cartellone, ha partecipato alla manifestazione nazionale contro il lavoro nero che, grazie a Cgil, Cisl e Uil, ha portato in piazza oltre 20mila persone di tutta Italia. Il Comitato ha fatto sentire la sua voce facendo girare fra i manifestanti, tra i sindacati, tra i politici, il suo affondo: «Accade da anni: immigrati ridotti in schiavitù, un mercato di esseri umani gestito da caporali, sevizie, percosse, stupri. Di questo, ha scritto a settembre Fabrizio Gatti per L’Espresso. E giornalisti, politici, poliziotti, magistrati hanno replicato: “lo sapevamo”. Anche gli ispettorati del lavoro e le commissioni parlamentari hanno annuito. Per tutti è sembrato più importante, nella terra dei furbi, non passare per ingenui». E gli appartenenti al Comitato nato a Foggia hanno sputato fuoco anche contro la legge sull’immigrazione voluta dal centro-destra: «I nuovi schiavi sono vittime della Bossi-Fini (degna erede della Turco-Napolitano) che marchia come illegali gli immigrati, esponendoli al ricatto. Vittime di un sistema, quello agricolo, che da tempo è diventato extra-territoriale rispetto alle regole, dove prevalgono violenza e sopraffazione. Benefici pubblici, truffe all’Unione Europea, all’Inps, produzioni contraffatte. I braccianti, di qualunque provenienza e colore della pelle, sono gli anelli deboli di un sistema che per competere si regge sull’abbattimento dei costi del lavoro (già contrattualmente miserabili) e su un sistema malavitoso di controllo del mercato. Quello del pomodoro, ad esempio, è dominio incontrastato della camorra. Il pomodoro – hanno scritto – è rosso del sangue dei suoi raccoglitori». E “Mani Sporche” non ha risparmiato neanche
la Coop, alla quale chiede più trasparenza nella commercializzazione dei prodotti lanciando la provocazione a chi è chiamato a fare scelte davanti agli scaffali: «Chi avesse a cuore l’eticità dei prodotti che consuma, può tranquillamente dire addio a pomodori e pizza. Ma anche all’uva e all’olio. Insomma: le schiene piegate dei braccianti subiscono scientificamente il peso del lavoro nero o grigio, dello sfruttamento, nelle sue differenti sfumature». Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.manisporche.wordpress.com.
em.mo.