A Firenze l’assemblea dei movimenti: «Attenzione ai governi amici»
Bocciata una prima bozza di piattaforma presentata dal Tavolo per la pace. Le associazioni discutono alla ricerca di nuove, possibili iniziative unitarie
Riccardo Chiari
Firenze

Passaggio difficilissimo per il movimento pacifista. «Se questa assemblea finisce con l’accettazione notarile delle posizioni esistenti – osserva Luciano Muhlbauer – diventa la celebrazione simbolica di un funerale. E torniamo a prima di Genova. Se invece riusciamo a trovare punti di convergenza, non tanto un accordo quanto un’interlocuzione, la porta resta ancora aperta per costruire iniziative unitarie». L’assemblea è quella dei movimenti per la pace e contro la guerra, (ben) organizzata dal nodo arcobaleno fiorentino e dagli Studenti di sinistra nel plesso universitario di matematica a Cereggi. Ci sono tutti o quasi, a poca distanza si ritrovano non per caso anche gli antagonisti toscani e i disobbedienti del nordest, che per oggi assicurano il loro ipercritico intervento. E’ la spia, non la sola, di una possibile frantumazione che ha molti padri.In sala gira la lettera aperta al movimento contro la guerra scritta da Piero Maestri e Felice Mometti. Si fotografa la fase di impasse. Si ricordano le priorità che deve avere un movimento autonomo dalle istituzioni (ritiro dall’Afghanistan, soluzione della questione palestinese, riduzione delle spese militari, chiusura delle basi Usa e Nato sul territorio, rifiuto di accordi militari con paesi in guerra). Soprattutto si segnala: «Per la prima volta il movimento ha mancato unitariamente una scadenza indetta dal social forum europeo di Atene». Una ferita aperta. «E non ci convincono i tentativi di dare vita a un movimento fiancheggiatore del governo, né ci convince l’uso puramente politico delle scadenze di movimento».

Il primo riferimento appare diretto alla bozza iniziale di documento con cui la Tavola della pace intende organizzare il 18 novembre prossimo una manifestazione a Milano, in contemporanea con un’analoga iniziativa dell’ala «antimperialista» del movimento. «Non mi scandalizza il 18 novembre – dice Piero Bernocchi dei Cobas – mi scandalizza la piattaforma». Un dissenso di metodo e di merito («non è stata concordata nemmeno con le associazioni più piccole della Tavola», osserva un delegato), che va a investire le realtà più grandi:
la Cgil e l’Arci. La genericità della prima bozza, bocciata anche dalla Fiom, ha convinto a riscriverla rapidamente. Tornano così le priorità evidenziate da Action for peace: l’Afghanistan, il muro, gli accordi militari fra Italia e Israele sottoscritti dal governo Berlusconi. E’ il segnale di un’interlocuzione ancora possibile.
Possiamo ancora lavorare insieme. C’è una (buona) parte di movimento che regge, tetragona, di fronte al rischio di uno stop. «Omettere i problemi è un pessimo servizio anche per chi considera ‘amico’ il governo – osserva il fiorentino Massimo Torelli – perché lo indebolisce nel paese. Ma quello che è successo in questi ultimi mesi apre delle possibilità. La situazione internazionale non è bloccata come nel 2002-03, quando era semplice scendere in piazza contro Bush Blair e Berlusconi ma la risposta era scontata. Ora il quadro è dinamico.  Anche pericoloso, ma crea spazi». Spazi politici, a patto di mantenere l’ottimismo della ragione. Quella che porta Marco Bersani di Attac a proporre iniziative comuni su Afghanistan e legge finanziaria (leggi spese militari). Quella che fa dire ad Ali Rashid che «occorre fare uno sforzo straordinario perché l’iniziativa avviata in Libano vada avanti. Perché oggi la comunità internazionale è presente in Medio Oriente, cosa che chiedevamo da anni. Non per caso Usa e Israele stanno facendo uno sforzo enorme per far cambiare la missione».
Da Alfio Nicotra di Rifondazione arriva la proposta di un appello ai sequestratori di Gabriele Torsello: «E’ uno di noi, contro la guerra e l’occupazione dell’Afghanistan. Liberatelo, la sua uccisione colpirebbe il movimento per la pace e verrebbe usato come pretesto per proseguire l’inaccettabile missione militare». L’assemblea approva. Poi, ed è già pomeriggio, si inizia ad affrontare la tragedia palestinese. Giudicata un nuovo banco di prova per il governo e la sua politica estera. Per capire quale sia la sua effettiva discontinuità, quale il cambio di strategia. Oggi si riparte