sofim1.jpg Foggia – La cassa integrazione a zero ore colpisce altri cinquanta operai della Sofim Iveco. La notizia è stata confermata in sede di assemblea con i lavoratori. Dal 2 novembre, quindi, la cassa integrazione a zero ore colpirà in totale duecento dipendenti dello stabilimento foggiano. Stessa situazione nel mese di dicembre. All’incontro ha preso parte anche una delegazione di operai che in questo mese ha subìto il provvedimento e che, alla fine della riunione, ha prodotto un documento a firma del coordinamento. Con una nota ufficiale, i cassintegrati hanno denunciato la mancanza di credibilità delle organizzazioni sindacali presenti in assemblea: «Fatta eccezione per
la Failms che ha mantenuto gli impegni presi con i lavoratori – si legge nella nota – le altre sono legate mani e piedi alla direzione del personale». «Le cinque organizzazioni sindacali si sono totalmente disinteressate rispetto agli impegni presi per portare avanti la lotta dei lavoratori – afferma il segretario della Failms, Vincenzo Russo -. La loro lotta si esaurisce nel far rimanere dentro l’azienda i propri parenti. Dopo l’improduttiva assemblea, noi della Failms abbiamo tenuto un incontro allargato ai cassintegrati. La partecipazione è stata buona, con circa 80 dipendenti che, con la dirigenza del nostro sindacato, hanno prodotto un esposto all’Inps, lo stesso che avremmo dovuto firmare congiuntamente con le altre organizzazioni sindacali». L’esposto provvede a denunciare alcune presunte irregolarità nella richiesta di cassa integrazione a zero ore da parte dell’azienda. «Nel documento abbiamo evidenziato come nello stabilimento di Foggia si continuino a fare ore di straordinario, cosa che legalmente non è possibile quando si richiede la cassa integrazione ordinaria. Ore in più che si effettuano sia durante la settimana che nel week-end. Secondo punto evidenziato è il fatto che alcune ditte chiamate per svolgere lavori di manutenzione straordinaria, di fatto, svolgono mansioni giornaliere al posto dei lavoratori cassintegrati. Infine abbiamo contestato che, con i soldi della Legge 488, sia stata acquistata una linea che è andata allo stabilimento di Vallata in Campania. Per questi motivi abbiamo chiesto all’Inps di non concedere la cassa integrazione ordinaria in quanto gli esuberi sono strutturali, non temporanei – continua Russo -. I problemi dello stabilimento foggiano sono legati al costo del nuovo motore, minore in termini di produzione. I pezzi non vengono più lavorati come accadeva in passato e si spende meno tempo. La media per l’assemblaggio dei nuovi motori è di 300 minuti a pezzo. Per il vecchio impianto occorrevano 456 minuti. Questo va a determinare una diminuzione di manodopera. Alla luce dei fatti, la cassa integrazione che doveva e poteva essere chiesta, è quella straordinaria». E’ sempre più tesa, intanto, la situazione tra le organizzazioni sindacali di categoria con l’ultimo atto che arriva dalla Fialms che ha diffidato le altre sigle. «Per evitare che ci fosse lo scontro fisico tra i miei dirigenti e gli altri sindacalisti, ho ritenuto opportuno adire le vie legali. Davanti ai cancelli della Sofim di Foggia, i sindacati venivano a garantire l’illegalità contrattuale nel momento in cui accettavano di far entrare gli affiancatori per lo straordinario. Noi ci siamo opposti e per evitare di arrivare alle mani, ho inviato una diffida al rappresentante legale della Iveco Sofim e all’ispettorato del lavoro», conclude Russo.

Ivana Gaeta il meridiano