Si allarga e diventa profonda l’impronta del nostro scavo

Guglielmo Ragozzino

Non basterà. Come Marina Forti scrive qui a fianco, nel Living Planet Report per il 2006, il Wwf mostra come i nostri consumi umani sono tali che presto ci servirebbero due pianeti grandi come il nostro, se continuasse l’attuale ritmo di utilizzo dell’acqua, del suolo e delle altre risorse scarse. E’ ovvio però che se i consumi si rincorrono, ne generano altri; e dopo l’India e
la Cina, altri grandi paesi sceglieranno di crescere, consumando terre sempre meno fertili, acque sempre più difficili da raggiungere. Non basteranno due Terre affiancate, per calmare la nostra fame e la nostra sete.

Noi italiani – e non siamo i peggiori tra i ricchi – consumiamo quattro volte il nostro territorio nazionale. Il nostro grande piedone lascia un’impronta per terra che copre
la Francia e i Balcani, almeno in parte; e, prima o poi, susciteremo il risentimento di qualcuno. Ai tempi delle colonie, questi problemi erano risolti facilmente. C’erano territori, lontani, oltre il mare, che si potevano schiacciare e scavare a piacere. Qualcuno, troppo legato alla sua terra, rimaneva sotto il nostro tacco, ma noi eravamo il progresso, e il progresso comporta qualche disagio. Di colonie ce ne è ancora, anche se si preferisce non parlarne. Ed è ipocrita dire: io non c’entro; e poi servirsi di tutto quello che proviene dalle colonie di altri. L’impronta è la nostra. E anche se la parte del cattivo, del padrone della piantagione la fa un altro, è a noi che arriva il prodotto finale; il consumo è nostro, nostro lo spreco.

C’è dunque la tenuta o la lieve crescita dei nostri consumi. E i nostri dirigenti si appassionano a una crescita che forse sfiorerà il due per cento e si dispiacciono che non sia maggiore e invidiano la crescita di altri che arriva al tre e al quattro per cento. Faranno di tutto perché la crescita aumenti. Come se la crescita fosse senz’altro una cosa buona e apprezzabile. Se cresceremo del 2%, ben prima del 2050 la nostra impronta sulla Terra sarà raddoppiata e graveremo su un territorio che sarà otto volte quello dell’Italia. C’è poi naturalmente l’aumento vertiginoso di quelli che hanno ancora impronte piccole sulla loro parte di Terra, ma sono tantissimi e hanno tantissima fame arretrata.

Ci sono poi molte persone convinte che
la Terra regga il peso di tutti noi che continuiamo a scavare; una Terra molto più grossa, più fertile, più umida, più munita di foreste e di animali di quanto la triste scienza degli ambientalisti non riesca mai a supporre. Una Terra capace di rigenerarsi, di offrire sempre nuove opportunità, sempre più spazio, più strade asfaltate, più gallerie nella roccia, più montagne da riempire di villaggi turistici e spiagge da cementificare. Per disgrazia (o per fortuna, secondo la morale prevalente) quelli che la pensano così, sono al comando. Sono loro che guidano il mondo, decidono per tutti, danno i voti, stabiliscono quello che conta e quello che si può scartare.

In questa pagina del giornale parliamo anche dell’abile accordo tra russi e ucraini per il gas. Questo fatto garantisce anche il nostro gas che continuerà a fluire e fluire. Il nostro modello di consumi non si modificherà, nessuno chiederà a nessun altro di risparmiare, di progettare case e città migliori, di usare mezzi pubblici adeguati in città e fuori, di scoraggiare l’uso dell’auto che ci ha portato al primo posto nel mondo.
Vedrete che proporranno a noi, scontenti per principio, di utilizzare le auto a gas, meno inquinanti delle altre; e già alcuni sorridono al pensiero di guidare un’auto a gas con la quale si sconfiggerebbero tutti gli euro 4 ed euro 5 e 6 e 7 che via via si presentassero.
A questo dunque serve il gas? A consumare sempre più Terra, più acqua, più aria? A consumare più vita?