Le Nazioni unite bollano come «xenofobo» il governo Berlusconi e danno credito a Prodi.

Nel mirino le discriminazioni nei confronti dei rom

tarifa550×409.jpg

Eleonora Martini IL manifesto

Il governo Berlusconi «era espressione di una retorica della xeonofobia e del razzismo», tendente a «strumentalizzare politicamente il fenomeno dell’immigrazione», «descritto come un pericolo per l’intera comunità». In questo clima si inscrive la legge Bossi-Fini, «ispirata dalla filosofia dello scontro di civiltà» e che «incita alla discriminazione e alla criminalizzazione» dell’immigrato. «Se fossero stati soggetti alla Bossi-Fini, gli emigrati italiani nel mondo non sarebbero mai arrivati all’attuale integrazione». D’altra parte è l’intera società italiana a presentare «profonde tendenze alla xenofobia», soprattutto per la presenza di una «discriminazione istituzionale», come dimostra il fatto che «quotidianamente la polizia viola, fisicamente e verbalmente, i diritti delle minoranze nazionali».
A queste conclusioni è arrivato Doudou Diène, Special rapporteur delle Nazioni unite su discriminazione, razzismo e xenofobia, a conclusione della sua visita in Italia durata cinque giorni. A Roma l’esperto, nominato dalla Commissione per i diritti umani nel 2002 – che dopo queste prime osservazioni preliminari, presentate ieri presso il palazzo della Fao, porterà il rapporto completo all’assemblea generale dell’Onu di New York il 6 novembre prossimo – ha incontrato molti ministri di governo e alcuni giornalisti della stampa estera accreditati in Italia. Poi si è recato in visita ai Cpt siciliani (Ragusa e Cassibile) e a Lampedusa, dove ha casualmente «assistito ad uno sbarco di immigrati», «trattati in maniera dignitosa». «Il Cpt di Ragusa era vuoto – lamenta -e troppo pulito». Durante la sua permanenza in Italia, Diène ha avuto colloqui con esponenti della società civile, dei sindacati, delle Ong, delle comunità religiose e delle minoranze etniche. Secondo l’esperto dell’Onu, l’Italia è stata scelta, insieme alla Germania e al Giappone, come oggetto di analisi, per diversi motivi. A partire dal fatto che «i partiti politici portatori di ideologia e con programmi di discriminazione razziale siano arrivati al potere» durante la scorsa legislatura, e per il «trattamento dell’immigrazione e dei richiedenti asilo solo dal punto di vista della sicurezza», il che «ha condotto l’Italia all’erosione dei diritti umani». Particolarmente «discriminate sono le popolazioni rom e Sinti», ma tutti gli immigrati subiscono «controlli di polizia stringenti». In più, l’Italia presenta una «divisione etnica della società» e una forte «discriminazione economica»: «La maggior parte dei poveri – sostiene Diène – appartiene alle minoranze etniche nazionali. Tra i poveri ci sono anche italiani, ma gli immigrati ne fanno strutturalmente parte». E c’è un problema anche religioso: lo stato non ha ancora sottoscritto un accordo con gli islamici.
Ma, dopo aver esposto le sue raccomandazioni («importante promuovere l’interazione etica e culturale»), riconosce che il nuovo governo esprime la «necessaria volontà politica» di ribaltare la tendenza xenofoba degli ultimi 5 anni. Come dimostra, dice, il ddl sulla cittadinanza proposta dal ministro Amato, il fatto che esista un ministero della Solidarietà sociale, e
la Carta dei principi e dei valori, «concetto eccellente» che però «deve essere redatta non solo con le comunità interessate, ma da tutta la società civile, coinvolgendo le autorità religiose».