le-grandi-opere.jpgIn diecimila sfilano a Roma contro Tav, Mose e ponte sullo Stretto, ma anche contro decine di progetti «decisi sulla nostra testa»
Carlo Lania dal manifesto
Roma
Il Ponte sullo Stretto non c’è più, affossato tre giorni fa dall’Unione che ha bocciato la sua costruzione. Al suo posto, però, sopravvivono altre grandi opere. Come il Mose a Venezia, o come l’alta velocità che, a partire dalla val di Susa, riguarda mezza Italia. E poi trafori, inceneritori, gassificatori, centrali a carbone, progetti di privatizzazione dell’acqua, discariche… Basta leggere gli striscioni scivolati ieri pomeriggio lungo via Cavour a Roma per capire quante sono in Italia le grandi opere (ma anche le medie e le piccole) in progetto o in fase di realizzazione più o meno avanzata. Opere spesso non volute. Contestate e contrastate da chi, poi, ci dovrebbe vivere accanto e invece non ci pensa nemmeno. Chiamarli no-Tav sarebbe riduttivo. Sì perché le migliaia di persone arrivate ieri a Roma da tutta Italia non sono solo contro l’alta velocità, ma contro tutte le grandi opere decise «sopra le nostre teste». «E’ bello vedere come, dalla val di Susa alla Sicilia, siamo tutti contrari al modo in cui vengono realizzati certi mega progetti, prescindendo dalle popolazioni locali e con un gestione discutibile degli appalti», spiega ad esempio Viviana, 25 anni, una dei ragazzi del RitaExpress che sfilano dietro uno striscione contro il ponte sullo Stretto.

Hanno risposto in tanti all’appello per una manifestazione nazionale contro le grandi opere lanciato dai comitati No-Tav, No-Mose, No-Ponte e alla quale hanno aderito Wwf, Legambiente, Italia nostra, Campagna Sbilanciamoci, rete del Nuovo Municipio, Fiom, Carta e il manifesto. Quando il corteo parte da piazza Esedra, dietro uno striscione che grida «Non ci ruberete il futuro», sono circa diecimila le persone che si incamminano verso il Colosseo, allegre e determinate nel chiedere la modifica della legge obiettivo, che oggi esclude i piccoli comuni dalla concertazione. Un corteo che, a ben guardare tra i cordoni, si potrebbe definire di lotta e di governo. Numerose, infatti, le facce dei politici presenti, tutti targati Verdi e Prc. Come Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, o come il ministro per la Solidarietà Paolo Ferrero, la sottosegretaria agli Esteri Patrizia Sentinelli, il capogruppo di Rifondazione al Senato Giovanni Russo Spena, Angelo Bonelli, Francesco Caruso o l’europarlamentare Vittorio Agnoletto. Una contraddizione? Macché. «Rivendichiamo il fatto che dentro il governo deve prevalere il no alla realizzazione di opere altamente distruttive», spiega Cento. E poco male se Di Pietro ha definito la legge obiettivo come la novità legislativa più importante degli ultimi anni. «Le popolazioni locali – replica pacatamente Russo Spena – hanno vinto tante battaglie, batteranno anche Di Pietro».
La mappa della protesta è varia e non risparmia nessuno. E così se a Venezia si contesta il Mose, a Civitavecchia il comitato no-coke protesta contro la riconversione a carbone della centrale Enel. Fino a scoprire progetti di cui si parla troppo poco. Come la costruzione da parte di Ray Way di una mega antenna a Blera, in provincia di Viterbo: «180 metri di altezza, 600 kw di potenza irradiante e 5.300 metri cubi di nuove costruzioni in cemento armato, il tutto in uno dei luoghi simbolo della cultura etrusca», come ti spiega chi protesta. Ma ce n’è anche per il sindaco di Roma Veltroni e per il suo progetto di costruire un parcheggio al Pincio.
Ma il cuore della protesta sono loro, i valligiani della val di Susa. A Roma sono arrivati in tanti, almeno 1500/2000, sindaci in testa, e si fanno sentire: «Sarà dura» gridano sparsi per il lungo corteo. Sarà dura sì, se è vero che i colleghi sindaci della vicina Val Sangone avrebbero detto di sì all’alta velocità. «Ma sarà vera questa notizia?» si chiede Mauro, passo da montanaro allenato sui sentieri di Condove. «La settimana scorsa abbiamo fatto un volantinaggio proprio tra quei comuni e le popolazioni non mi pare che siano d’accordo». Comunque sia, una cosa è sicura: «Noi non siano di quelli che dicono “Non nel mio cortile” e poi chiudono gli occhi se la tav la fanno da un’altra parte. Noi diciamo no alla tav ovunque, non scarichiamo i nostri problemi sugli altri». La pensa così anche Antonio Ferrentino, «il meridionale più amato della val di Susa», il presidente della comunità montana della valle che ha guidato fino a oggi la protesta contro l’alta velocità. Con su la fascia tricolore non nasconde la soddisfazione per il successo della manifestazione: «Non era facile mettere d’accordo tutte le associazioni, ma ce l’abbiamo fatta». Qualche problema in effetti c’è stato. Più di un’associazione, infatti., ha ritenuto la piattaforma dell’iniziativa un po’ troppo benevola nei confronti del governo di centrosinistra. Un mal di pancia che si fa sentire anche nel corteo, come conferma uno striscione che avverte: «Tav: non esistono governi amici».