napolitano.jpgIl presidente della Repubblica riceve una delegazione di ricercatori precari e invita il parlamento a dare risposte concrete 

«Il Parlamento si occupi dei lavoratori precari». La frase è stata pronunciata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Torino, in risposta a un gruppo di precari che manifestavano davanti al Politecnico, dove era atteso per l’inaugurazione dell’anno accademico. Un gruppo di lavoratori a termini del Politecnico, all’arrivo del presidente, era già schierato con tanto di cartelli contro i tagli all’università previsti dalla legge finanziaria. Napolitano, dopo aver svolto il suo discorso inaugurale, ha ricevuto un rappresentante dei manifestanti e ha definito il precariato «un problema molto serio. Mi auguro possa essere affrontato nella sede giusta, cioè in Parlamento».

Nella stessa mattinata era intervenuto anche il rettore del Politecnico, Francesco Profumo, per chiedere al capo dello Stato «di farsi portavoce del disagio delle università e contribuire a rappresentare la gravità di una crisi che minaccia il sistema formativo e della ricerca». Il problema dei tagli alla ricerca continua a essere uno dei temi più caldi della manovra economica. Il ministro dell’università, Fabio Mussi, dopo aver più volte minacciato le dimissioni se non verranno ritirati i tagli per 150 milioni di euro all’università e agli istituti di ricerca, come previsto dalla manovra, è tornato sul tema della precarietà. «Il richiamo del Presidente della Repubblica lo trovo assolutamente giusto», ha detto il ministro da Genova, dove ha inaugurato il festival della scienza. Il ministro è andato anche oltre, rispondendo a «quelli che discutono su quale debba essere la missione del governo»; «lavoro ai giovani e riduzione del lavoro precario nelle professioni intellettuali, questa è per me una bella missione». Mussi ha poi ricordato che «in finanziaria qualcosa è stato fatto. Certamente bisognerebbe fare molto di più e spero che questo tema dell’accesso dei giovani e del lavoro precario, soprattutto quello intellettuale, sia un elemento centrale nel lavoro del governo e del Parlamento da ora ai prossimi anni».

Resta però confermato lo sciopero dei lavoratori dell’università e del settore della ricerca, previsto il 17 novembre, con due manifestazione davanti a Palazzo Chigi e al Parlamento.

Ieri il ministro ha cercato anche di dissolvere la forte acredine che si era instaurata con l’Accademia dei Lincei, che nei giorni scorsi aveva redatto un documento di dura critica al la legge finanziaria. L’Accademia aveva preso di mira in primo luogo i tagli all’istituto che, dopo aver preso in esame «un primo piano di assunzioni di mille-duemila ricercatori l’anno in dieci anni», ha visto il governo ripiegare su «solo 700 ricercatori l’anno per 3 anni».

Il ministro ha risposto «dichiarandosi pronto a prendere in esame gli errori della finanziaria messi in evidenza dall’Accademia». I Lincei hanno anche apprezzato il gesto di Mussi – la nomina di un «prestigioso comitato di ricerca», che dovrà designare il nuovo presidente dall’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), come suggerito dall’Accademia stessa.

Michele simeone (il Manifesto)