Segreti e bugie del 4 novembre
Carla Canalini (il manifesto)
Oltre al giudizio (che abbiamo espresso), il volantino pubblicitario dei Cobas sulla manifestazione del 4 novembre appare una sortita schizofrenica, visto che nelle stesse ore in cui lo stilavano partecipavano alla riunione del comitato promotore per la giornata del 4. Provando a capire (che non è giustificare) si può ipotizzare che cercassero per un verso di coprirsi «a sinistra» dalle critiche di parte del movimento (Disobbedienti e altri); ma che ci fosse anche un motivo tutt’affatto diverso: la prossima rielezione dei dei delegati, le rsu, e la negazione del diritto di assemblea ai lavoratori della scuola: nel volantino i Cobas attaccano il ministro Fioroni per questa sottrazione di democrazia che imputano anche (credibilmente) alla «pressione di Cgil, Cisl, Uil». Su questo punto hanno ragione da vendere, ma che c’entra con il 4 novembre?

La piattaforma dell’iniziativa infatti ha un pregio inequivocabile: vi si fa piazza pulita, per esempio, di ogni bizantinismo lessicale chiedendo direttamente la «abrogazione» della legge 30, della Bossi-Fini, e della Riforma Moratti. Ma c’è di più: quando l’8 luglio scorso nell’assemblea di Roma al teatro Branciaccio si cominciarono a definire le coordinate della manifestazione, i partecipanti non solo condivisero la critica al Dpef, ma anticiparono che, nella futura finanziaria, qualunque operazione che si connettesse allo spirito del Documento di programmazione sarebbe stata ugualmente criticata. Si può forse negare, oggi, che la manovra ne sia esente? Non mi pare.

Ma quando si riprende a discutere della manifestazione ai primi di settembre, sembra sorgere qualche nuovo problema. Ci sarà via via l’allontanarsi dei Disobbedienti;
la Rete nazionale dei ricercatori precari lamenta di non essere più stata coinvolta a pieno titolo (fanno eccezione i ricercatori di Pisa che da subito e anche dopo, sono insediati nel cuore del comitato promotore). Ma comincia a sorgere anche una discussione sulla «data» fra le stesse organizzazioni sindacali.

Non parlo qui dei partiti, che partecipano al comitato, perchè personalmente trovo di un qualche imbarazzo il cortocircuito cui Rifondazione e Pdci piegano sostanzialmente il vecchio motto del Pci, «partito di lotta e di governo», a un significato del tutto nuovo: stare col piede in due staffe ossia, contemporaneamente, al governo e in piazza, cercando così di superare e confondere il ruolo (e certo la sofferenza) di compartecipi alle scelte della maggioranza della di Prodi.

Ma per quanto riguarda i sindacati, presenti nel comitato promotore della manifestazione contro la precarietà, va detto che ancora alla riunione dell’altra sera, il 24 ottobre, si era convenuto nel «rispetto», ma nel ribadire insieme, le differenti posizioni dei partecipanti alla manifestazione. Su una questione però tutti parevano d’accordo: che sulla «precarietà» in sostanza questo governo pare in continuità con quello precedente. E per altro si era già detto che quanto alla «circolare» del ministro Damiano sui call center, si era tutti «contrari».
Poi arriva il volantino dei Cobas, e ieri il segretario della Funzione pubblica-Cgil Podda si premura di dichiarare, insieme a Enrico Panini per la scuola, l’Slc-Cgil, il ritiro dalla manifestazione, motivandolo con l’assenza di una «presa di distanza del comitato promotore» dalla sortita dei Cobas. Proprio mentre le agenzie battevano precisamente la «presa di distanza» del suddetto «comitato» che però ha ribadito la partecipazione al 4: fra gli altri, nel sindacato ci sono
la Fiom, Lavorosocietà-Cgil, Rete 28 aprile-Cgil. Non i sindacalisti della Sinistra Ds, subito ritiratisi obbedendo al partito, e alla segreteria della Cgil.
La Cgil, infatti, che ieri si è arrischiata a ordinare alle «strutture» di non partecipare al 4, usando a pretesto i Cobas, da subito aveva perseguito l’obiettivo di interdir loro la manifestazione: esercitando pressioni pesantissime sulle «strutture» soprattutto nelle Regioni rosse. C’è, in questi divieti, anche un muoversi di regolamenti interni: sicuramente della Cgil verso
la Fiom (così come di Rifondazione contro Cremaschi).