Il ministro Vincenzo Visco ha dato il via a una ufficiale dichiarazione di guerra all’evasione fiscale e, concretamente, agli evasori. Si tratta di un piano di battaglia articolato in 55 punti, assai concreti e lontani dall’abituale retorica dei discorsi contro l’evasione fiscale, spesso pronunciati da chi in qualche modo è anche evasore. Quindi tutto il nostro sostegno al ministro Vincenzo Visco, che è persona seria e anche, come si dice a Roma, «tignoso». Nel nostro paese la lotta all’evasione fiscale è estremamente difficile, e per riuscire deve agire in modo da trovare un forte sostegno. È molto difficile perché nel nostro paese domina «l’arte di arrangiarsi». Per tirare avanti o per star meglio e comprarsi una seconda casa al mare la tendenza a eludere il fisco è del tutto naturale, salvo per quelli a reddito fisso per i quali il pagamento delle tasse non è un atto di volontà, ma un obbligo ineludibile.
Ripeto ancora tutto il nostro sostegno a Visco, ma sottolineando che in Italia non basta una legge, anche la migliore. In un paese dove l’evasione fiscale è fisiologica, per batterla non bastano le leggi: ci vuole il sostegno innanzitutto di quelli che a pagare sono obbligati. Molto opportunamente, sulla Stampa di ieri Tito Boeri scrive: «Il modo migliore per creare un terreno sfavorevole a chi evade il fisco consiste infatti nell’impegnarsi a restituire ai contribuenti onesti (o, dico io, obbligati a essere onesti) ogni euro sottratto all’evasione, riducendo le aliquote legali man mano che diminuisce l’evasione e l’elusione». Lo stato si deve presentare con la faccia della giustizia redistributrice e non del nemico di tutti.
Per aver successo in questa sacrosanta campagna è importante anche da dove si comincia, da quali strati sociali si comincia. Certo i gioiellieri guadagnano più di un maestro di scuola elementare (altro segno di disprezzo dell’istruzione e anche dei figli), ma cavarsela con i gioiellieri rischia di essere retorica, demagogica e controproducente: ci sono gioiellieri e gioiellieri e ci sono anche gioiellieri malmessi. Per aver consenso bisogna cominciare dall’alto e anche qui puntare ad avere successi con clamorosi e importanti casi di evasione. Bisogna ottenere vittorie da spendere nell’opinione pubblica.
Questi nostri argomenti non vogliono essere tanto consigli al ministro Visco quanto chiarimenti all’opinione pubblica, perché non faccia muro a difesa indiscriminata dell’evasione fiscale, perché non si dia adito alla rivolta contro «il governo ladro». E per tutto questo bisogna anche tagliare molte spese inutili e politicamente dannosissime della politica. Chi fa la giusta guerra all’evasione dovrebbe avere anche un occhio al Costo della politica. È il titolo di un libro che spiega qualcosa, un libro abbastanza elogiato, ma assai poco praticato.

Valentino Parlato

Il manifesto