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Con i recenti decreti legge il governo è certo di recuperare nel 2007 ai pirati del fisco 13 miliardi di euro. Ma non è che l’inizio.

Il vice ministro promette: «Pagare tutti, pagare meno»

 

Vincenzo Visco ha iniziato la lotta ed è convinto di essere sulla buona strada per sradicare l’evasione fiscale entro la fine della legislatura. Intervistato dall’agenzia di stampa Agi ha sostenuto che «sono già pari a 13 miliardi le misure quantificabili come risultato dei provvedimenti già varati per la lotta all’evasione nel 2007». Ma potrebbero essere molti di più «grazie all’effetto deterrente dei nuovi provvedimenti sui cittadini: i provvedimenti potrebbe generarsi un circolo virtuoso di ‘effetto di adempimento spontaneo’».
Commentando invece le cifre sulle dichiarazioni dei redditi 2005 si è limitato a dire: «I dati parlano da soli». Per Visco: «si conferma che la linea del Governo di mettere al centro della sua azione il recupero dell’evasione è giusta. Sarebbe un peccato se l’opposizione non desse una mano in questo senso. Fino ad ora non l’ha fatto».
In tutto il mondo i contribuenti cercano di sottrarre qualcosa al fisco, ma l’evasione in Italia ha numeri molto grandi. Per Visco si aggira sui 200 miliardi di euro. La conferma che si tratti di un fenomeno di massa (che in alcuni casi coinvolge anche i lavoratori dipendenti con il secondo lavoro in nero) l’hanno fornita i dati diffusi ieri dall’amministrazione fiscale relativi alle denuncie dei redditi presentare nel 2005. Senza voler generalizzare, colpisce che i gioiellieri denuncino meno degli impiegati di banca; che i proprietari di bar giurano di guadagnare meno dei poliziotti e che i tassisti possano vivere con rediti pari alla metà di quelli di un maestro. Che, visti gli stipendi, non nuota nell’oro. Però. ad evadere, ha fatto notare Visco, «non sono solo gli autonomi. Molti artigiani del settore manifatturiero lavorano in conto terzi per aziende più grandi, quindi sono obbligati a fatturare. Non si deve fare di tutta l’erba un fascio».
Intanto Visco ieri ha diffuso un documento di una dozzina di pagine nel quale spiega la strategia adottata per combattere l’evasione. Si va dalla compravendita degli immobili ai contratti dei calciatori, dall’Iva sugli autoveicoli ai professionisti che risiedono nei paradisi fiscali. In totale di 55 punti sui quali il governo si è impegnato finora nella lotta all’evasione fiscale. Un insieme di mosse che dovrebbe portare nelle casse dello stato circa 13 miliardi di euro: 5 miliardi grazie alle misure previste dal decreto varato a luglio e altri 8 grazie a quello di ottobre di accompagno della Finanziaria.
Vincenzo Visco è abbastanza ottimista: «siamo al governo da 4 mesi e entro il termine della legislatura – sottolinea – e contiamo di raggiungere risultati rilevanti e di sradicare i comportamenti anomali». Ma quanti pirati fiscali emergeranno del buco nero dell’evasione? «Possibilmente tutti – risponde fiducioso – stiamo già lavorando, anche se siano consapevoli che si tratta di un’impresa difficile. È un problema, quello dell’evasione, che non è stato mai affrontato nè risolto nella storia d’Italia, salvo che nel periodo in cui era stato al governo il centro-sinistra che aveva ottenuto un abbondante emersione. Ma con le politiche successive, chi era emerso è di nuovo sommerso».
«Pagare tutti per pagare meno»: è questo lo slogan che accompagna il piano-Visco: «55 mosse del governo – si legge nel documento – per combattere l’evasione fiscale, combattere l’elusione fiscale, far emergere il vero reddito imponibile». Si tratta, come ha precisato il viceministro, sia di interventi normativi che organizzativi. Si va dalla «tracciabilità dei compensi», ovvero all’obbligo per i professionisti di non fare transazioni in contanti appunto per lasciare traccia dei movimenti ai maggiori controlli sull’imposta di registro, ipotecaria e catastale; dagli accertamenti doganali al giro di vite su calciatori e atleti per professione; dal potenziamento degli studi di settore alle norme più stringenti per evitare le frodi nell’Iva sulle auto.
Alcuni provvedimenti, infatti, riguardano la lotta contro le trasformazioni irregolari in autocarro dele autovetture di lusso, effettuate per risparmi fiscali ai fini Iva e delle imposte dirette. Per battere il cosiddetto mercato parallelo, che oggi interessa l’acquisto di centinaia di migliaia di automobili in totale evasione Iva, è previsto che in caso di importazione di auto dai paesi Ue l’immatricolazione e la voltura dell’immatricolazione sia subordinata alla prova che l’Iva relativa alla prima vendita sia stata pagata. Per quanto riguarda l’importazione da paesi extra-Ue. l’immatricolazione sarà subordinata all’esistenza di apposita documentazione doganale che attesta il pagamento Iva. Sono anche presi di mira gli imprenditori che utilizzano manodopera irregolare: in sostituzione della vecchia misura commisurata alle giornate di lavoro, si applica la nuova sanzione quantificata fra i 1.500 e i 12 mila euro per ciascun lavoratore «in nero», a cui va aggiunta la maggiorazione pari a 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo.
Sanzioni pesanti (reclusione da 6 mesi a due anni) per chi, per una cifra al di sopra di 50 mila euro, omette il versamento Iva, dovuto in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.

 

Roberto Tesi

IL manifesto