Beni Comuni. Il governo italiano
fa acqua?

Da Il Sole-24 Ore di venerdì 29 settembre: “Il patto di sindacato di Hera ha dato mandato «al management dell’azienda di verificare l’esistenza delle condizioni per avviare trattative con Enìa», la multiutility di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. La decisione è stata presa dopo una riunione del patto in cui siedono i principali sindaci, da Modena a Rimini, che detengono oltre il 50% del capitale di Hera”.
Nemmeno dieci giorni prima anche AEM e ASM, le ex municipalizzate di Milano e Brescia [oggi Società per Azioni quotate in Borsa] avevano annunciato la [possibile] fusione, ricevendo il plauso del presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà: “L’Antitrust, in linea di massima, è favorevole ad aggregazioni che consentono alle imprese, indipendentemente dalla loro natura pubblica o privata, di raggiungere dimensioni efficienti”.
Settimana dopo settimana, in questi primi mesi di governo dell’Unione, le nuove aggregazioni delineano in modo sempre più chiaro una nuova geografia dell’Italia, frutto della spartizione del territorio nazionale da parte delle utilities.
Un processo che avanza senza alcuna discontinuità con il governo Berlusconi.
Eppure il programma di governo [sottoscritto dai partiti di maggioranza e votato ad aprile anche dai rappresentanti delle organizzazioni sociali in lotta contro la privatizzazione dell’acqua] è chiaro nel definire il carattere di servizio di pubblico utilità del servizio idrico.
Così, mentre il Forum italiano dei movimenti per l’acqua si appresta a lanciare “la campagna d’autunno” [una legge di iniziativa popolare contenente Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acqua e disposizioni per la ri-pubblicizzazione del servizio idrico, che viene depositata in Corte di Cassazione oggi, 24 ottobre], dopo essersi ritrovato ad inizio settembre alle sorgenti del Peschiera [con l’ormai tradizionale campeggio sul Peschiera, l’acquedotto contesto tra
la Provincia di Rieti e l’ACEA], poi a Lucca [per difendere l’unica esperienza di gestione in house dell’intera Toscana] e il 7 ottobre a Firenze, chiediamo al governo di bloccare quei processi di aggregazione tra imprese [specie tra aziende già quotate in Borsa] che renderebbero difficile, se non impossibile, l’applicazione puntuale del programma dell’Unione, ovvero il ritorno ad una gestione pubblica del servizio idrico integrato, ad un governo pubblico dell’acqua, bene comune e diritto umano fondamentale.

Dal sito di Fair http://www.faircoop.it/fairwatch.htm