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acquapubblica_logo_rgb.gifMartedì 28 novembre, con una conferenza stampa tenuta presso
la Sala Blu dell’Assessorato alle Politiche del Lavoro del Comune di Roma, è stata presentata la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico redatta dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua.
 

 

La proposta di legge di iniziativa popolare, come sottolineato in apertura da M. Bersani (Attac Italia), nasce dall’esigenza di costruire un nuovo quadro normativo per affermare che l’acqua è un bene comune, il cui accesso ed utilizzo è un diritto umano universale, che pertanto va sottratto alle logiche del mercato e della concorrenza. Questa proposta trae origine dalle iniziative di mobilitazione e di contrasto ai processi di privatizzazione dell’acqua che anche nel nostro Paese si sono prodotti negli anni scorsi. 

Il 13 gennaio 2006 avrà inizio la raccolta delle firme che andrà avanti per i successivi sei mesi, con l’obiettivo di raccogliere ben più delle 50.000 firme occorrenti perché la proposta di legge di iniziativa popolare approdi in Parlamento. Leggi il seguito di questo post »

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Milano Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43

Venerdì 1 dicembre ore 20.00 – 23.30 Sabato 2 dicembre ore 10.00 – 19.30


La Clausola democratica della UE come avvio della discussione sulla centralità degli individui e dei soggetti sociali negli accordi commerciali
Lo scorso 14 febbraio il Parlamento europeo ha approvato all’unanimità la risoluzione Agnoletto sulla Clausola diritti umani e democrazia negli accordi tra Unione europea e Paesi terzi. L’aula di Strasburgo ha assunto una posizione netta nei confronti della Commissione e del Consiglio europeo, dichiarandosi indisponibile ad avallare nuovi accordi commerciali che non contengano una clausola democratica chiara, valida per tutti i Paesi partner (non solo per i più deboli), applicata a tutti gli accordi commerciali (compresi quelli settoriali come il tessile e l’agricoltura) e inclusiva delle responsabilità delle multinazionali. Leggi il seguito di questo post »

arton9676.gifIl 2 dicembre 2006 tutti a Vicenza: basta basi, basta guerra

Ritrovo ore 13.00 Viale della Pace

Global Project VicenzaSabato 2 dicembre 2006 

A Vicenza, per la difesa della terra, per un futuro senza basi di guerra.

Vicenza è salita prepotentemente alla ribalta delle cronache, negli ultimi tempi. Purtroppo non per le bellezze architettoniche o paesaggistiche che la contraddistinguono, ma perché questa città è stata scelta, all’insaputa dei suoi abitanti, per diventare lo snodo principale delle politiche militari statunitensi.
L’aereoporto Dal Molin di Vicenza dovrebbe diventare, secondo gli strateghi del Pentagono, la base logistica più importante dell’esercito americano, proiettando la propria potenza di fuoco nel già martoriato Medioriente. La 173^ Airborne Brigade, attualmente dislocata tra Vicenza e la Germania, si trasformerebbe in una Unità d’Azione, pronta in poche ore a trasferirsi, armi e bagagli, nei vari scenari di guerra.
Questa è la volontà dell’amministrazione Bush. Leggi il seguito di questo post »

arci2.jpgLa manifestazione organizzata dagli studenti ’Universitari ERASMUS con la collaborazione dell’ ARCI cittadina 

Foggia – Si terrà domani, giovedì 30 novembre presso il circolo ARCI BELLAMI a partire dalla ore 22:00, la FESTA ERASMUS organizzata dagli studenti erasmus provenienti dalla Spagna con la collaborazione dell’ARCI del capoluogo dauno. L’incontro ha lo scopo di rafforzare i rapporti di socializzazione e coesione tra le varie comunità di studenti stranieri, provenienti dalla Spagna, Romania, Russia, Germania, alcuni Paesi asiatici quali Cina, Giappone, Corea e gli studenti italiani. Un apertura alla conoscenza delle realtà e delle esigenze dei giovani stranieri, residenti temporaneamente nel capoluogo dauno, che l’ARCI territoriale ha intenzione  di coltivare contribuendo alla formazione culturale attraverso l’organizzazione di altre iniziative per far conoscere agli studenti erasmus il territorio e la cultura della Capitanata. Infatti nei Programmi dell’ARCI di Foggia, sono previste una serie di visite guidate, con la partecipazione della segretaria provinciale dei Verdi e di Legambiente, nei paesi del Sub Appennino dauno e nel Parco Nazionale del Gargano. ARCI BELLAMI

Al via la raccolta di firme per l’iniziativa: «Un servizio pubblico privo di rilevanza economica»

All’inizio del 2007 inizierà in tutta Italia una raccolta di firme per la legge popolare contro la privatizzazione dell’acqua. La raccolta durerà sei mesi in modo che a metà luglio il parlamento sia investito da una valanga di firme, ben di più delle 50.000 necessarie. Il progetto di legge è stato presentato ieri a Roma. il testo è il risultato di una consultazione di massa avvenuta attraverso decine di riunioni locali e un successivo confronto sulla rete, per limare i vari articoli e non trascurare niente, fino ad arrivare al testo che sarà proposto al pubblico da gennaio, in una consultazione di massa che si prevede molto seguita e animata.

Ieri si è presentato il comitato promotore che agisce per conto di 55 reti nazionali e centinaia di reti territoriali. Tutti fanno parte del movimento nazionale sull’acqua, bene comune. Hanno parlato, tra gli altri, Bersani di Attac, Podda della Cgil pubblico impiego, Molinari del contratto mondiale dell’acqua, Miliucci dei Cobas, Martinelli di Mani tese. Ha concluso Zanotelli, «prete e missionario», come si è definito. L’acqua è un grande obiettivo che unifica l’intero movimento e per molti aspetti coincide, come ha notato Zanotelli, con il movimento della pace: un movimento di pace, che cerca la democrazia. Leggi il seguito di questo post »

aqp.jpgAccesso all’acqua – La soluzione non è il decreto Bersani

«C’è un limite perché non viene definito in maniera chiara che cos’è pubblico, anzi la definizione che viene data apre dubbi considerevoli sulla portata reale del decreto»

Il cosiddetto decreto Bersani non riguarda soltanto taxi, farmacisti, panettieri ecc. ma anche l’acqua. Il governo dell’Unione ha quindi confermato quanto previsto dal programma escludendo il settore dell’acqua dalle liberalizzazioni. L’acqua nel nostro paese ora per legge sarà pubblica nella proprietà e nella gestione e questo verrà inserito nella delega del governo.È un passo avanti? È positivo? Intanto la scadenza degli affidamenti e di passaggio alle gare (il 31 dicembre 2006) è prorogata di un anno e le Spa diventeranno le nuove anomalie del nostro sistema.

Ma è un provvedimento che risolve i problemi dell’acqua in Italia? Ne parliamo con il dott. Riccardo Petrella, presidente dell’Acquedotto pugliese, forte di una storia centenaria con i suoi 19.635 km di rete idrica gestita che serve 4.623.349 abitanti fornendo 309.416.113 metri cubi di acqua potabilizzata che ne fa il primo acquedotto d’Europa e il terzo nel mondo. Petrella è anche una personalità di spicco a livello internazionale per il suo impegno a favore dell’accesso della risorsa acqua come diritto universale dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »

Quando l’interesse pubblico e’ un po’ troppo privato
di Rino Sanna

Pubblichiamo una precisazione a proposito dell’articolo Abrogare Dante o il Bingo europeo a seguito della domanda di un lettore che chiede all’autore cosa intenda per “bingo europeo”:Consulterei il Dizionario delle fregature e Mistificazioni Politiche, alla voce “bingo europeo” -“bingo europeo”, sost.maschile/ Attività di mistificazione politica con la quale, allo scopo di mantenere il potere politico (v. anche alla voce cadreghino) ci si accorda sostanzialmente con i poteri forti (v. finanza e padronato) per indurre il presunto consenso popolare nel proprio paese a scelte socio-economiche deleterie, facendole passare per trattati internazionali, nel caso specifico europei. Le scelte deleterie possono consistere nella negazione di quello che è il principio fondante della solidarietà sociale e nella distruzione anche nominale della tutela giuridica di tali principi (cfr. alla voce Organismi di diritto pubblico). Cruciale , per esempio, far passare per pubblico quello che in sostanza è senza veli l’affermazione definitiva del principio di legittimazione della speculazione privata, per il quale il privato debba fare affari e profitto – quando ci riesce – con i soldi della collettività e dividere con quest’ultima solo le perdite. Leggi il seguito di questo post »

clandestini01.jpgNiente di nuovo sotto il sole. Considerazioni sull’articolo dell’Espresso sul caporalato degli immigrati in Puglia.-(Valeria Bisignano Attac Foggia) 

Lo sfruttamento degli immigrati tramite il sistema del caporalato in Puglia non è una novità. Era già stato denunciato da più parti prima dell’ultimo articolo di Fabrizio Gatti per l’Espresso. Esiste infatti, oltre al rapporto del 2005 di Medici Senza Frontiere citato nell’articolo, “Lavoro migrante” a cura di F. Raimondi e Maurizio Ricciardi (Deriveaprodi 2004), un altro rapporto di MSF del 2003, “Uomini per tutte le stagioni”:  

http://www.msf.it/eventi/, le dichiarazioni di Nichi Vendola stesso in Narcomafie di febbraio del 2002, Lavoro e società 12/98, “Vite bruciate di terra” di L. Limoccia, A. Leo, N. Piacente (EGA 1997), per citarne solo alcuni. 

Tuttavia, ogni nuovo contributo della stampa è utile perché riaccende il dibattito pubblico. Il problema è che a volte si agisce sull’onda dello scandalo di turno, e invece alla denuncia deve necessariamente seguire un momento di riflessione pacata e la pianificazione di azioni a lungo termine che durino più di un momento di gloria.

Gatti non esagera quando parla di schiavitù. La schiavitù moderna non è più (o non solo) fatta di catene, ma approfitta della condizione di bisogno (economico, morale e/o culturale) di una grande fetta della popolazione mondiale. Per gli artt. 600, 601 e 602 del nostro codice penale, come modificati dalla legge 23 del 2003, è sufficiente la presenza dell’inganno e/o della forza, anche senza una vera e propria costrizione fisica, perché si configurino i delitti di riduzione o mantenimento in schiavitù, di tratta di persone e di acquisto ed alienazione di schiavi. Leggi il seguito di questo post »

Il responsabile nazionale Walter Tocci si dimette e lancia l’allarme: «Promesse elettorali tradite»Per il comitato di valutazione tante ombre sulla laurea «3+2»: boom degli ordinari, esplodono i corsi di laurea, aumentano le matricole «anziane», entro 10 anni 30mila prof. in pensione

Matteo Bartocci
Roma
«Nella politica del centrosinistra c’è qualcosa che non funziona». Walter Tocci, deputato e responsabile nazionale università e ricerca dei Ds, lascia l’incarico politico nel partito. E’ un addio amaro, in punta di piedi, annunciato non ai giornalisti ma alla sua attivissima mailing list dedicata alla ricerca scientifica, che farà molto rumore nel mondo dei laboratori e nelle aule universitarie. E’ la prima ammissione di un fallimento, probabilmente solo la punta dell’iceberg di un malessere che si diffonde a macchia d’olio (tra i Ds e non solo) in un settore definito da tutti strategico ma in realtà privato di risorse e di una proposta veramente riformatrice. Leggi il seguito di questo post »

La riforma Berlinguer è servita solo ad allungare la durata degli studi e a mantenere un potere baronale e spesso autoreferenziale. E gli studenti? Si comportano come a un supermarket, prendono quello che gli serve e vanno via

collettivi1.gifAlessandro Dal Lago
Chi è vecchio del mestiere accademico sa benissimo come è andata. La riforma «3+2», al di là di tutte le chiacchiere formative, la retorica mercantile e il terrificante linguaggio aziendalistico, è servita ad allungare la durata degli studi (da una media di quattro a cinque anni nominali, cioè a sei-sette reali). Il carico didattico per gli studenti, in virtù del meccanismo dei crediti, è aumentato fino a cinquecento ore di lezioni in aula. Questo significa semplicemente che l’università italiana è diventata, nel caso migliore, un college, una sorta di grande scuola preparatoria (ma a che?). D’altra parte, basta considerare il tipicomanuale pubblicato dalle case editrici universitarie: un libretto di 120 pagine e bibliografia di dieci titoli, in cui si concentrano le nozioni di corsi o «moduli» di 20 o 40 ore. Una didattica asfissiante, generica, frammentaria. Leggi il seguito di questo post »

Intervista a Maria Carolina Brandi, del Cnr, autrice di una ricerca sul mercato del lavoro in ambiente scientifico. Fr. Pi.

Maria Carolina Brandi è una ricercatrice del Cnr che ha condotto numerosi studi sullo stato della ricerca in Italia e all’estero. Il suo ultimo lavoro (Portati dal vento. Il mercato del lavoro scientifico: ricercatori più flessibili o più precari?) uscirà nei prossimi giorni in libreria.

Flessibilità e precarietà, da alcuni anni, sono le ricette più consigliate per «aumentare la produttività». Nel mondo della ricerca che risultati hanno prodotto? Leggi il seguito di questo post »

universita2.jpg La «macchina universitaria» vista da un ingegnere-ricercatore: «Oggi a si lavora solo per le aziende. Dal Miur  arrivano 6mila euro l’anno»
Matteo Bartocci

«Pronto come stai? Ti volevo ricordare che per noi lo studente è un cliente e come tale deve essere trattato ». La voce all’altro capo del telefono è netta. Valerio, 36 anni, è un ricercatore fresco di nomina (usiamo un nome di fantasia per «proteggerne» la carriera), tiene la cornetta incollata all’orecchio ma già sa di che si tratta: alla sessione di esami ha bocciato 8 studenti su 40, è andato sopra la media tollerata e la cosa non è passata inosservata. «Sei tu che hai spiegato male oppure sei stato troppo severo per i nostri standard? Sai – continua la voce – dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, non possiamo permettere che si pensi che nel nostro corso ci sono dei blocchi insuperabili per gli esami». Valerio è uno bravo. Per questo è uno di quelli che ce l’ha fatta: dopo sei anni di precariato ha vinto un concorso da ricercatore nella facoltà di ingegneria di una grande università del centro sud. Per 1.180 euro al mese tiene un corso del secondo anno della laurea triennale. «Appena entrato una cosa l’ho capita subito – racconta – la preparazione finale dello studente oggi interessa ben poco, nelle università senza soldi la concorrenza per accaparrarsi le iscrizioni è feroce. Gli esami si devono fare senza intoppi. uno dietro l’altro, perché la corsa per i crediti è frenetica». Lavora in una stanza senza finestre salvo una piccola bocca di lupo: Leggi il seguito di questo post »

25_11_2006-136-copia.jpgIl pericolo non è la notte. Non è la strada. La prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne europee, tra i 16 e i 40, è la violenza da parte di mariti, compagni, fidanzati, padri, fratelli. E’ in casa che avvengono il 90% di stupri, maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche. In Italia. Nel mondo.

Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza maschile contro le donne, saremo in piazza, di giorno. Sfileremo con tante case ­ di cartone, di carta, di stoffa, di marzapane ­ per sottolineare e denunciare quello che è sotto gli occhi di tutte e di tutti, ma che spesso si finge di non vedere o ci si dimentica volentieri: il luogo di maggiore rischio è per noi la famiglia, sono le mura domestiche.

Sfileremo per dire che il cambiamento non si costruisce con le politiche repressive o con l’inasprimento delle pene ma mettendo in discussione le relazioni tra i generi per come sono state storicamente costruite dal patriarcato. La violenza maschile parla anche di noi, delle nostre relazioni, della società in cui viviamo. 

25_11_2006-002-copia.jpgSabato 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, il Forum delle donne del Prc insieme all’assemblea delle donne di Roma organizza una manifestazione a Roma e presenta l’appello di El Fem, la rete femminista della Sinistra europea.L’appuntamento è in largo Argentina, «per dire che la violenza degli uomini contro le donne è una realtà anche in Italia, che si consuma in grandissima parte dentro le mura domestiche, come confermano tutti i dati. Ciononostante dai banchi delle chiese ai banchi del Parlamento voci maschili continuano a tuonare per imporre il loro dominio sul corpo delle donne e a produrre politiche familiste, come la legge 40, specchio fedelissimo del modello patriarcale dominante. A caratterizzare questa volontà di opposizione tutte le donne si ritroveranno a largo Argentina, dalle 12 in poi, con una casa di cartone come simbolo per demistificare il ruolo della famiglia e dire che la violenza non è fuori, ma dentro le case». Successivamente le donne si ritroveranno alla Casa internazionale della donna dove, in occasione della presentazione del dossier del settimanale Diario «Stupro», sarà presentato anche l’appello femminista europeo contro la violenza alle donne, risultato di un incontro europeo che ha avuto luogo a Trieste nell’ottobre scorso tra 150 delegate provenienti da diversi paesi. L’appello sarà presentato lo stesso giorno nel corso delle manifestazioni in programma in tutta Europa, anche a Berlino, Parigi, Atene.

Ecco il testo dell’appello europeo femminista: Leggi il seguito di questo post »

25_11_2006-069-copia.jpgIda Dominijanni Il Manifesto

Ne uccide e ne mutila più la violenza maschile che l’infarto, o il cancro, o la oggi tanto esecrata anoressia. Prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo, così dicono i dati ufficiali. La mobilitazione e le manifestazioni di oggi non serviranno certo a eliminarla, come si propongono negli slogan, ma a imporla al discorso pubblico forse sì. Anche se a parlare, ancora una volta, sono le vittime, nel silenzio e nella latitanza dei carnefici. Le piazze ci accolgono, i giornali ci chiedono di scriverne, le radio di parlarne, i salotti televisivi non mancheranno di tingersi di rosa.Proviamo a immaginare una scena rovesciata: che sia un uomo a scrivere questo editoriale, uomini a prendere il microfono, uomini a scendere in piazza e ad esporsi in tv. A dirci perché loro, o un loro amico o un loro nemico o un loro vicino di casa, sentono di tanto in tanto l’incontenibile impulso a far male a una donna, a possederla violentemente, o a eliminarla dal creato; a chiudere una storia d’amore infilando l’ex amata in un cassonetto, o a costringere ad amarli una che non vuol saperne, o più semplicemente a malmenare la moglie o la figlia al riparo delle mura domestiche, nel regno di una privacy delinquenziale che nessuna intercettazione infrange. Perché? Leggi il seguito di questo post »

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