Rapporto ILO: 85 milioni di giovani senza lavoro. Altri 300 milioni vivono sotto la soglia di povertà, con meno di 2 dollari al giorno.

I dannati del capitalismo moderno
Maurizio Galvani Il Manifesto

Rapporto choc dell’ILO : 85 milioni di giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni sono disoccupati, mentre 300 milioni lavorano ma con un’entrata di appena due dollari al giorno. In dieci anni, tra il 1995 ed il 2005, il numero dei disoccupati è salito dalle 74 milioni di persone alle 85 milioni. Sovrastimato o sottostimato, questo dato conferma che la globalizzazione non ha creato opportunità di sviluppo egualitario. Piuttosto, ha allargato le differenze e ha aumentato il numero dei poveri.

Trecento milioni di giovani lavoratori vivono dunque con meno di due dollari al giorno. La loro condizione di precarietà e l’utilizzazione nel lavoro «informale» non è più un fatto casuale, piuttosto, è coerente e «strutturale» al capitalismo. Le nazioni colpite rappresentano tutto il mondo sviluppato e non: sono 25,7% i disoccupati in Medioriente o Nordafrica, seguono i paesi dell’ex-Unione sovietica con il 19,9% di senzalavoro, un’alta percentuale è presente in America latina (16,6%) e in Asia al 10%. «E’ stato registrato un calo della disocupazione nel mondo più sviluppato – secondo l’Ilo – ma il fatto è da imputare a una diminuizione della manodopera più che ad efficaci strategie sull’occupazione». Questo dato, ovviamente, non tratta le condizioni di schiavitù nella quale lavorano molti bambini e adolescenti: recentemente, la catena dei supermercati inglesi Tesco è stata accusata di avere utilizzato ragazzi di circa 12 anni in India: venivano fatti figurare all’anagrafe come quattordicenni. Non è stata una casualità, purtroppo accade in molti e diversi paesi.L’Ilo, per bocca del suo direttore generale Juan Somavia, denuncia inoltre che «la disoccupazione e la precarietà sta colpendo i giovani sparsi in tutto il mondo» (senza distinzione) e aggiunge: «quando il primo impiego non è un lavoro decente, fin dalla giovane età potrà essere compromessa tutta la carriera professionale del ragazzo: mancheranno, in futuro, opportunità occupazionali e di miglioramento».
Tra le altre cose, sempre nel periodo preso in esame, la popolazione più giovane è cresciuta a un tasso pari al 13,2% mentre la disponibilità di posti di lavoro è stata solo di un più 3,5%. Occorrerebbero circa 500 milioni di opportunità di impiego (posti di lavoro) per poter risanare questa realtà, nei prossimi dieci anni. Altrimenti – e questa è l’altra grande «sconfitta» – questi lavoratori tanto giovani saranno senza lavoro, disperderanno valori, saranno più marginalizzati. «Più marginalizzati e – a parere dell’Ilo – sarà una gioventù più “oziosa” e più “costosa”». Ovvero più esposta, poco incline (per ovvia necessità) al risparmio e più avvicinabile dal mondo criminale e da quello della droga.
L’ultima strigliata, l’Ilo, l’ha riservata al mondo della scuola: l’ultimo rapporto registra un aumento del numero consistente di adolescenti o giovani adulti che non studia e non lavora (abbandona precocemente anche le aule scolastiche). La cifra più consistente di questi giovani «pigri» vive nei paesi orientali e centrali dell’Europa (34%). Seguono gli africani (27%), e i giovani dell’ America latina (21%).
Ma c’è anche un 13% di giovani che risiede nelle nazioni più industrializzate. Ragazzi che non partecipano a nessun tipo di scuola, nè cercano (o trovano) un lavoro. Per prima cosa sta crescendo il numero di analfabeti, e tuttavia – è questa l’altra faccia della medaglia – «chi ha un titolo di studio, sottolinea l’Ilo, non troverà un’occupazione adeguata al suo curriculum scolastico».