acqua2.jpgChe ne facciamo dell’AQP

l’AcquedottoPugliese non è solo uno dei più rilevanti problemi che Nichi Vendola  dovrà affrontare, ma anche lo snodo della mutata concezione del governo della Puglia: guardare ai bisogni delle popolazioni pugliesi non solo con l’ottica indispensabile e riduttiva dei bilanci, ma con una visione che partendo dalle priorità dei diritti e dei bisogni, faccia anche quadrare i con­ti. Non è facile, e in alcuni casi nemmeno possibile, ma sul tema dell’acqua, di un bene pubblico che deve essere garantito a tutti, invertire la direzione di marcia è non solo coraggioso, ma necessario. Peraltro, non pare proprio che siamo di fronte a sconsiderate politiche che non tengono nella dovuta considerazione la cruda realtà delle cifre. Piuttosto si capovolgono le priorità perché alla fine anche il rigore dei conti si possa coniugare con l’esercizio dei diritti.  L’approccio di Vendola, è condivisibile. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, l’ha spiegato così: ” lo voglio intanto compiere una verifica del bilancio dell’acqua. E una verifica che mette dentro tante cose, dall’Acquedotto ai consorzi di bonifica: voglio poter avere la mappa completa di tutte le agenzie che lavorano attorno ali ‘ac­qua. La mia prospettiva non è entrare in una stagione di tenaci filosofie accompa­gnate da allegre diseconomie, ma entrare in una stagione dello sviluppo economico che possa pensare ai suoi parametri di redditività in termini un po’ più ricchi di quan­to non siano i parametri meramente economici o economicistici… L’Acquedotto è ‘azienda dell’acqua, e i bilanci di questo azienda come li leggiamo? Dentro quel bilan­cio entra il costo economico-sociale deità crisi idrica. Ma anche  quanto costa un feno­meno alluvionale, quanto costa il dissesto idrogeologico. Io sto prospettando uno sguar­do di assieme che guardi a! ciclo dell’acqua come a uno degli elementi decisivi del ciclo del territorio, manutenzione, cura, riassetto. E quindi investire per il riassetto idrogeologico, per il completamento degli schemi idrici, per il trattenimento pulito dell’acqua, un costo che però consente sui tempi medi e sui tempi lunghi straordi­narie economie”. Del resto, l’epoca delle privatìzzazioni tout court, sembra essere stata messa alle spalle, anche da parte di alcune espressioni del pensiero liberale. Se, per esempio, la privatizzazione dell’acqua non crea mercato, non crea competi­zione, ma solo un nuovo monopolio, per di più privato, di quale liberaliz­zazione si parla? Certo, mantenere in mano al pubblico il bene acqua ( e l’AQP) deve significare anche ridurre gli sprechi, migliorare l’efficienza del servizio, evitare che ricada sui cittadini il costo di gestioni fallimentari.  La scelta del nuovo management dovrà, a questo proposito, rispondere ad entram­bi i presupposti: affermare la nuova fase dell’AQP, il suo nuovo ruolo, e garan­tire una gestione ottimale, oltre ad essere indirizzata verso personalità di gran­de rilievo. L’idea della privatizzazione per fare cassa, come è tornata a circolare in que­sti giorni e come è detto nello stesso decreto di affidamento dell’AQP alla Puglia, è una risposta inadatta e sbagliata. Lo è spesso per tante privatizzazionì, ma lo è ancor più nel caso dell’acqua. Chissà se il governo, dopo aver consentito a Fitto di eludere l’impegno di pri­vatizzare l’AQP, non vorrà, in qualche modo, costringere Vendola a farlo, a pena di “riprendersi” l’Acquedotto. Se tenterà di farlo, è utile sapere che c’è una nuova e ricca consapevolezza, frutto dell’iniziativa di tante associazioni e del ripensamento dì tanfi attori politici: l’acqua è un bene di tutti e per tut­ti e non si può privatizzare ad ogni costo.