arton12403.png Fonte: Liberazione

 Legge Lanzillotta: Così come è non la votiamo
 di Giovanni Russo Spena –
 Il vertice dell’Unione di sabato scorso ha segnato una battuta d’arresto nell’offensiva lanciata  dall’ala moderata e liberista del centrosinistra, in nome della cosiddetta “fase 2”. Sarebbe tuttavia ingenuo illudersi di aver fermato una volta per tutte quell’offensiva, che verrà certamente lanciata di nuovo. E’ anzi già ripartita, con le minacciose dichiarazioni di Lamberto Dini sull’esaurimento della prima fase dell’azione di governo e con le sparate del ministro Di Pietro, che confessa di preferire il centrista Tabacci e il nazional-alleato Alemanno alla “sinistra massimalista”. 

I fronti sui quali l’ala moderata progetta di “sfondare”, sostituendo in corso d’opera il programma dell’Unione con un programma sostanzialmente diverso, e per molti versi alternativo, sono stati apertamente indicati dagli stessi paladini della “fase2”: una riforma delle pensioni centrata sull’aumento dell’età pensionabile e la privatizzazione dei servizi pubblici comunali, oggetto del ddl Lanzillotta, collegato, contro il Prc e l’intera ala sinistra della coalizione, alla Finanziaria. Sull’ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile abbiamo già espresso, ufficialmente è pubblicamente, il nostro totale disaccordo. Per quanto riguarda il ddl Lanzillotta, è bene partire da un punto altrettanto fermo: se il testo non verrà cambiato radicalmente, quel ddl noi non lo voteremo ne ora ne mai.E’ bene che l’intera Unione si predisponga dunque al confronto e all’ascolto dei movimenti e delle istituzioni locali. Senza vagheggiare forzature e senza affidarsi a qualche forma di “soccorso bianco” per imporre senza modifiche una legge che, nella sua forma attuale, non è accettata da metà della coalizione, oltre che dai sindacati e dagli enti locali.Non voteremo la legge sulle privatizzazioni perché è fuori e contro il programma dell’Unione, che deve restare la pietra angolare su cui si basa l’unità della maggioranza. E non la voteremo perché, alla pari e contemporaneamente con la riforma delle pensioni e con un complesso legislativo sulla “competititività” che si limita a emendare timidamente le legge 30, questo provvedimento mira a realizzare nei fatti una “torsione” della maggioranza in direzione degli interessi dell’industria, contro il “massimalismo” della sinistra radicale.Non si tratta di nostri vaghi e ingiustificati sospetti. Il ddl Lanzillotta è stato esplicitamente indicato da autorevoli ministri e importanti esponenti della maggioranza come cartina di Tornasole di quella “fase 2” che dovrebbe contrastare “la prevalenza del radical-conser-vatorismo”. I “conservatori” saremmo noi, e con noi tutte quelle realtà sociali e istituzionali che mirano a un modello di federalismo municipale solidale, contrapposto a quello, feroce ed egoista, della destra. Di “conservatorismo” e “massimalismo” viene tacciato chiunque si adoperi perché, a guidare lo sviluppo locale, siano la difesa dei beni comuni e la partecipazione diretta dei cittadini, nella prospettiva di edificare un “federalismo dal basso” fondato sull’autogoverno locale dei beni comuni.Moderno” e “riformista” sarebbe invece chi punta a risolvere d’imperio un nodo strategico di tale portata, imponendo come se nulla fosse ai comuni una liberalizzazione selvaggia che apre la strada alla privatizzazione totale dei beni comuni.Nel merito, il confronto sul ddl Lanzillotta chiama dunque in causa modelli diversi e alternativi di sviluppo. Si misura con concezioni distanti di federalismo, autonomia degli enti locali, partecipazione dei cittadini alla gestione dei beni comuni. Nel merito mette alla prova la capacità della coalizione di procedere, prima di adottare scelte di grande respiro, secondo un modello centrato sul confronto produttivo tra le sue diverse anime politiche ma anche, e soprattutto, sull’ascolto paziente e continuo di quella base sociale che resta la vera spina dorsale dell’Unione.Il centrosinistra ha tutte le possibilità di adottare questo metodo e, nel quadro del programma dell’Unione, di raggiungere un’intesa solida, tale da segnare un punto di svolta realmente ritormatore per quanto riguarda il rapporto tra cittadini e beni comuni. A patto che si sottragga alla tentazione di sfuggire al dialogo, sia all’interno della coalizione che con i soggetti sociali, ricorrendo a forzature che non sarebbero accettabili.