nichi_vendola_col1_l.jpg Nichi Vendola, presidente della Puglia: le mafie non «emergono» ma sono strutturate nelle viscere della società. Non solo meridionale.

«Troppe Occasioni sprecate, al sud l’emergenza è sociale»
Esercito? Potrei dire sì «Ma l’ideologia securitaria ha fallito, anzi ha finito col penalizzare il disagio» Occupare gli spazi «Quando liberi il territorio dalla criminalità devi riempirlo di diritti e servizi»
Antonio Massari il manifesto
«E’ insopportabile sentir parlare, oggi, di emergenza criminalità. In questi anni abbiamo sprecato tantissime occasioni». Con dieci anni di commissione antimafia alle spalle Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, sulla criminalità organizzata ha le idee chiare: «Ha interpretato con abilità la logica della globalizzazione. La politica e l’ideologia securitaria, invece, hanno drammaticamente fallito il loro obiettivo».
Perché parlare di «emergenza criminalità» è insopportabile?
Perché il fenomeno della criminalità non sta «emergendo»: la camorra è strutturata nelle viscere della società campana, mafia e ‘ndrangheta sono sedimentate in tutta Italia con straordinarie ramificazioni all’estero. Stanno emergendo oggi? Piuttosto: stanno emergendo l’attenzione dei mass media e il dibattito politico. Troppo spesso, purtroppo, con intenti strumentali. Settanta morti ammazzati in un solo anno dalla camorra. Decine di attentati firmati dalla ‘ndrangheta. E la mafia non sembra annientata. Chiaro che se ne discuta.

Tutto ciò è drammatico, certo, ma questi fenomeni bisognerebbe indagarli e combatterli anche quando il sangue non scorre. L’assenza di omicidi spesso è segnale di egemonia.
Oggi però purtroppo i morti ci sono.
E queste vittime chiamano in causa una riforma sociale. Mi meraviglia che i riformisti d’Italia non se ne accorgano: la riforma principale è la lotta contro povertà e precarietà. L’insicurezza si combatte ricostruendo un tessuto sociale.
L’esercito a Napoli: favorevole o contrario?
Potrei anche essere favorevole. Se libera energie che carabinieri, polizia e finanza possono destinare all’attività investigativa, non vedo il problema. Il punto è un altro: si discute di lotta alle mafie con troppa ideologia.
Cioè?
La discussione s’incentra sull’espansione dei modelli repressivi e diventa ideologica. Se l’alternativa è esercito sì, esercito no, senza pensare al resto alimenta solo i titoli sui giornali. E le ritorsioni polemiche tra gli schieramenti. La strategia anticrimine deve essere complessa: non si può inseguire la soluzione salvifica. L’ideologia securitaria ha fallito: non fa i conti con quello che socialmente e materialmente produce insicurezza. Anzi. Ha generato la «sovrappenalizzazione» del disagio. Penso alle leggi sulle droghe. Tutto questo ha fallito e dobbiamo tenerlo presente.
Presidente, a cosa si riferisce esattamente quando parla di occasioni sprecate?
Quando colpisci un organigramma criminale, e disarticoli un esercito, stai liberando un territorio. Ma quel territorio devi occuparlo con diritti, servizi, opportunità. Non è stato fatto. Se la lotta alle mafie si limita a logiche militari si sta tessendo la tela di Penelope. Tocca ricominciare ogni volta.
Oggi da dove bisognerebbe ricominciare?
Da una grande riforma sociale. Che metta al centro la scuola pubblica, l’infanzia e l’adolescenza. Che crei percorsi inclusivi, ricostruisca la traiettoria del diritto al lavoro, ci liberi dal sentimento di precarietà organizzata che, a volte, rende pensabile la violenza senza senso. Esiste una periferia sociale con enormi sacche di povertà senza ammortizzatori sociali: vi si muovono punti estremi di disperazione e violenza. Poi c’è la periferia urbana, ed è un problema continentale, che va dalle banlieues parigine alla megalopoli campana. Non esistono spazi di comunità: su questo bisogna intervenire.
Problema quindi non solo meridionale…
La criminalità organizzata riguarda tutta l’Italia. Certo, in particolare il Sud, ma vorrei si riflettesse su un dato: il nostro bipolarismo imperfetto ha generato una presenza stanziale del trasformismo. Sulla zattera dei trasformisti cioè si accomodano i politici più collusi. Troppi consigli comunali sono stati sciolti per mafia. Soprattutto nel Sud ma sia di centrodestra sia di centrosinistra. E siccome le elezioni si vincono per uno spicchio di consenso, la polemica antitrasformistica è stata cancellata. E la lotta alle mafie diventa retorica: riguarda solo l’ordine pubblico. Ma la mafia non è solo una banda armata: tocca anche le classi dirigenti. Se poi ci aggiungiamo le procure al collasso per la carenza di fondi…
La criminalità fa le sue vittime anche in Puglia: due morti in tre giorni. Il gestore di un pub e un ragazzo di appena 18 anni.
C’è una differenza: qui i gruppi mafiosi sono in affanno. Non c’è una forte penetrazione nel mondo dell’economia e della politica. Ma non possiamo abbassare la guardia. Anzi. Da noi i clan, proprio perché in crisi, reclutano gli adolescenti. Il vuoto di politica diventa un problema importante. Ed è evidente che a Bari in questi giorni si vivono momenti di grande difficoltà. Ma attenzione: non c’è un Mezzogiorno perduto, chiuso in una spirale infernale. Il Mezzogiorno è fatto di differenze, è attraversato da molte ombre ma anche da molte luci.