160784_1.jpgNo global contro riformisti

Antonio Sciotto (il manifesto)Si erano travestiti da turisti, mettendosi dietro il cartello della «Precarytour». Un gruppo di 60 disobbedienti della rete Invisibles workers of the world, guidata da Luca Casarini, ha interrotto il convegno «Il futuro del lavoro» organizzato dai riformisti dell’Unione – maggioranza Ds e Margherita – al Palazzo Ducale di Venezia. Il gruppo – racconta lo stesso Casarini – si è introdotto nel Palazzo nel momento del buffet, «quando la sorveglianza era meno attenta»: «Abbiamo chiesto – spiega il leader disobbediente – di trasformare il convegno in un’assemblea, permettendo ai lavoratori precari di interloquire con gli invitati. Gli organizzatori si sono rifiutati, e hanno chiesto l’intervento della polizia, che è arrivata in assetto antisommossa. E’ stato l’intervento del sindaco Massimo Cacciari a scongiurare una carica, mentre i partecipanti al congresso si sono spostati nella vicina Ca’ Farsetti, sede del municipio, per continuare l’incontro». Gli stessi contestatori hanno dunque abbandonato il palazzo Ducale. Protagonisti del convegno veneziano sono il ministro del lavoro Cesare Damiano e il presidente della Commissione lavoro del Senato Tiziano Treu: è il «pensatoio» dell’Ulivo sul futuro del lavoro. Sui cartelli dei no global, era scritto «stop alla finanziaria anti-precari» e «ministro Damiano vergogna». «Sono venuto in pace per fare una discussione pacifica e democratica», ha spiegato Damiano a chi chiedeva un commento sull’iniziativa dei disobbedienti. «Sono arrivati nell’intervallo e sono pure stati accolti. Non hanno voluto andarsene e quindi ce ne siamo andati noi», ha aggiunto Treu.Casarini spiega l’irruzione nel convegno con la volontà di «rompere la vetrina allestita per presentare ricette che non risolvono il problema della precarietà». «Non ci sono risposte in finanziaria – risponde – perché vengono dati pochi euro alle cosiddette “fasce deboli” e caricati i parasubordinati di maggiori oneri previdenziali. Non ci sono risposte contro i precari migranti, che restano prigionieri dei cpt, vere e proprie carceri amministrative che neppure questo governo vuole chiudere».
Casarini è molto polemico contro tutto il governo, anche contro l’ala «radical» che scende oggi in piazza per la manifestazione «Stop precarietà ora»: «Abbiamo deciso di non partecipare al corteo di Roma perché gli stessi organizzatori si sbracciano a ribadire che non è
contro il governo e contro la finanziaria, e noi su questo non siamo d’accordo».
I disobbedienti annunciano invece che saranno presenti allo «sciopero sociale» del 17 novembre indetto dai sindacati di base (Rdb Cub e Cobas), «perché lì non si distingue tra “radical” e “riformisti” dell’Unione, si va in piazza contro il governo e la finanziaria punto e basta. E contro tutto il governo: noi siamo anche contro il Pdci, i Verdi, Rifondazione, perché votano la finanziaria, la missione in Afghanistan, mantengono aperti i cpt». Ma essere «contro» il governo vuol dire che si desidera farlo cadere? «Se cambia politica no, altrimenti è meglio che cada», spiega Casarini, pur specificando che lui ha votato e che si aspettava «altre politiche, stando almeno alla campagna elettorale».Qual è la piattaforma no global? «Non crediamo si possa realizzare il tempo indeterminato per tutti, sul modello fordista, come chiede chi va in piazza per “Stop precarietà ora”. Ci vuole piuttosto il reddito sociale». Ma non è la proposta dei riformisti dell’Unione, che più che il tempo indeterminato per tutti offrono ammortizzatori sociali? «No: loro parlano di pochi euro, noi chiediamo investimenti sul salario sociale, dirottando fondi oggi indirizzati alle armi o a ingrassare i costi della politica».