bernocchi_piero_2003_178×178.jpg«Stop precarietà»: il movimento ha radici sociali profonde e richiama il mondo politico a un atteggiamento più attento al «merito» dei problemi «Partita aperta» Abolire la legge 30,
la Bossi-Fini e la riforma Moratti: si parli di questo

Il giorno dopo si deve ragionare freddamente. Anche se è difficile, dopo una giornata così piena di gente, motivi e chiarezza. I duecentomila che hanno attraversato Roma hanno messo un paletto sociale difficilmente aggirabile: questo governo deve affrontare subito i nodi della precarietà del lavoro, delle politiche dell’immigrazione (e dell’integrazione), della ripresa di dignità e centralità della scuola pubblica.
«Adesso la partita è aperta», sintetizza Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e coordinatore dell’«Area 28 aprile» della Cgil. Il «successo straordinario» – per Paolo Beni, segretario nazionale dell’Arci – «non solo quantitativo, ma per la qualità della partecipazione e
dell’atteggiamento in piazza, ha fatto giustizia delle polemiche maliziose» montate nei giorni precedenti. Il «tentativo di presentare il corteo come il ritorno in campo dell”estremismo’» non è passato; ma è indicativo di una volontà – manifestatasi soprattutto attraverso i grandi media di non confrontarsi con «i contenuti» della mobilitazione.

Piero Bernocchi, coordinatore dei Cobas e soggetto-oggetto di quelle polemiche(IN FOTO), ci mette una pietra sopra. «Abbiamo visto che le critiche da noi mosse sono condivise da tanti. C’è un malcontento molto diffuso, e il successo di partecipazione è dipeso dai tanti che non appartengono a nessuna organizzazione e che si muovono solo se hanno l’impressione di poter cambiare la situazione». Lo scopo era di «mettere al centro il tema della precarietà del lavoro». Raggiunto. Sulle risposte che il governo ha dato, ovviamente, le riflessioni sono più prudenti. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, vede il bicchiere pieno solo a metà. «La risposta di Prodi – conosco solo quella – è positiva perché ha accolto il significato della manifestazione. Nello stesso tempo, constato che invece di discutere sul merito, tutto viene piegato rispetto alle vicende politiche, come la questione della presenza dei sottosegretari. E’ l’ennesima conferma della frattura tra paese reale e mondo politico». Nicola Nicolosi, coordinatore dell’area «Lavoro società» della Cgil, concorda sul fatto che «il governo abbia raccolto il senso della proposta». E si aspetta la verifica con «la prima risposta che deve dare: stabilizzare i i precari che usa come datore di lavoro, nella scuola e nel pubblico impiego». Misure che, oltretutto, non comporterebbero «neppure un aggravio di spesa» e darebbero «un’anima, che non c’è, a questa finanziaria».Meno diplomatico Cremaschi, non convinto che il governo stia «già facendo» le cose giuste per risolvere il problema della precarietà («altrimenti non saremmo andati in piazza»). La linea degli «incentivi alle imprese» per trasformare i contratti precari in «tempo determinato» gli appare «debole», perché «la vera forza che hanno le imprese, con i precari, è la loro licenziabilità». Bernocchi preferisce prendere atto con soddisfazione che «la linea del far finta che ‘tutto va bene’ non paga» e che si sia perciò rotto il ricatto paralizzante del «tutti buoni, sennò torna Berlusconi». E’ troppo presto, certamente, per provare a dire dove andrà il movimento che si è rimesso in moto a partire da un tema assolutamente centrale e vissuto in prima persona come la precarietà del lavoro. Molte però le suggestioni, derivanti dalle «diverse anime» che lo compongono. E così Nicolosi, ricordando che «siamo parte integrante del movimento contro i processi di globalizzazione», nota che «non c’è data di scadenza; finché ci sono i problemi, bisogna mettere in moto la partecipazione popolare». E accenna a un altro punto insopportabile: la «privatizzazione dei beni comuni e delle reti strategiche, come acqua, energia, trasporti», ovvero il «decreto Lanzillotta». Per Paolo Sabatini, del Sincobas, «ci saranno altre iniziative», perché «problemi e aspettative restano intatti»; e annuncia che giovedì saranno depositate le firme per il ripristino della «scala mobile». Bernocchi si augura che lo spirito visto sabato si riproduca nelle tante vertenze territoriali («da Atesia all’ospedale S. Andrea») che hanno visto spesso i lavoratori lasciati soli.Comunque sia, quella «lezione di politica» arrivata dalla piazza parla a tutti. «Un governo che vuole essere di cambiamento – spiega ancora Beni – non può vedere manifestazioni così come una minaccia, invece che come una risorsa». Come un «pungolo», insomma, a realizzare «quel programma su cui si sono vinte le elezioni». Perché un governo che resta sordo alla «pressione sociale, allo spirito critico, al rapporto costante con i cittadini», rischia di rendere una voragine quella che per ora è solo «una frattura» con la base sociale che l’ha sostenuto. Accorciando così di molto la durata del suo «mandato precario».Francesco Piccioni(il manifesto)