8887803501g1.jpgLe maggiori associazioni dell’agroalimentare (Coldiretti, Cia, Coop), con l’adesione di ambientalisti e consumatori, per la prima volta si sono unite per costringere il governo a investire sull’agricoltura di qualità. Il ministro De Castro è pronto per dire no agli ogm?
Luca Fazio(ilmanifesto)
Lo cercano da mesi e non è stato facile trovarlo, perché predilige il basso profilo. L’hanno accerchiato con una lenta opera di avvicinamento, è stato complicato, perché sfugge come se non esistesse. Ma adesso che l’hanno stanato, il ministro dell’agricoltura Paolo De Castro non potrà più fare finta di non sapere da che parte sta: con gli agricoltori o con gli industriali? Il manifesto L’agroalimentare cuore strategico dello sviluppo l’hanno preparato per il governo che rappresenta, e adesso il ministro dovrà pronunciarsi sul futuro del sistema agroalimentare italiano. Vuole oppure no gli organismi geneticamente modificati? E’ disposto a battagliare in Europa contro le lobby che stanno facendo di tutto per inquinare l’agricoltura biologica?
Non fosse altro perché il documento, limato e promosso da Mario Capanna, vulcanico presidente del Consiglio dei Diritti Genetici (Cdg), è stato sottoscritto da diciotto organizzazioni cui non si può fare a meno di dare una risposta. Non per una questione di cortesia, ma perché quel manifesto raccoglie per la prima volta tutti gli attori che hanno a che fare – studiano, producono, lavorano, vendono – con un settore economico che vale 180 miliardi di euro (15% del prodotto interno lordo): Coldiretti, Cia, Slow Food, Aiab, Assobio, Verdi Ambiente e Società, Codacons, Federconsumatori, Legambiente, Wwf e Coop Italia, azienda leader della distribuzione alimentare.
 «L’obiettivo – ha spiegato Capanna – è quello di riportare l’agroalimentare e l’agricoltura al centro dello sviluppo. E’ tempo che il settore torni a ricoprire un ruolo centrale in Italia con una conseguente rimodulazione degli impegni di spesa e di quelli politici del governo. Rimettere l’agricoltura al centro dello sviluppo è l’unico modo di mettere l’Italia e l’Europa in condizione di non subire la globalizzazione unipolare ma di farsi promotrici di una globalizzazione multipolare con la valorizzazione delle risorse autoctone».
Per chi ancora non se ne fosse accorto (a parte gli scienziati «sponsorizzati» dai giganti del biotech), la discussione sugli ogm «buoni» o «cattivi» ormai appartiene alla preistoria. «Gli ogm sono inaccettabili perché economicamente non convenienti», si legge nel manifesto, perché in un paese dove il territorio è frastagliato e diverso, le aree collinari e montane superano il 75%, dove 5800 su 8000 comuni hanno meno di cinquemila abitanti, «la produzione su piccola scala non è un miraggio ma una realtà e non c’è spazio per le monocolture sempre più omogeneizzate e per gli ogm». Insomma, De Castro ci sta o no a salvare l’agricoltura biologica dagli ogm? La questione è di stringente attualità, visto che
la Commissione europea ha appena proposto di introdurre nei prodotti biologici una soglia dello 0,9% di contaminazione ammissibile, e gli emendamenti saranno discussi tra pochi giorni. Questo è il motivo per cui la coalizione
 

Liberi da ogm oggi si riunisce a Roma alla presenza (sulla carta) di De Castro e del «già ministro» all’agricoltura Alemanno (An), che pur non amando sentirsi dare del «già» è tutto un sorriso quando trova al suo fianco l’incolore ministro dell’Unione. L’opinione dei firmatari del manifesto è che il governo debba opporsi all’emendamento Ue che ammette la contaminazione e nello stesso tempo trovare alleanze vincenti con i governi di altri paesi, come Austria, Francia e Germania.Ieri è toccato a Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, dare la sveglia con uno show a chi fa finta di non sentire: «Non si possono più avere incertezze». Lo ha fatto con un colpo di teatro, estraendo una scatola piena di polvere nera, segatura che il nuovo regolamento Ue permette di sciogliere nel vino. L’Italia è corsa ai ripari, ma non come avrebbe dovuto. Il decreto legge presentato nei giorni scorsi da De Castro di fatto salvaguarda solo le produzioni di nicchia, mentre per Bedoni va salvaguardata tutta la produzione di vino. Coldiretti, nel chiedere maggiore attenzione all’agricoltura e al sistema agroalimentare (soldi), non fa sconti all’Unione, la cui politica «deve cambiare segno e senso». Per Bedoni, che chiede il divieto di coltivazione di ogm, «pensare oggi che siano ancora gli equilibri veteroindustriali e veterosindacali quelli sui quali si giocano i destini di un paese come il nostro è veramente un grave errore di lettura politica del modello di società che si va delineando, sia a livello europeo che a livello globale, e al quale deve necessariamente far riferimento anche la società italiana». Traduzione: non esiste solo Confindustria. Detto a un ministro dell’agricoltura suona paradossale, a meno che De Castro non decida di farsi portavoce del nuovo manifesto.