60141.gifNuovo rapporto Undp: milioni di persone senza il bene più prezioso, mentre il numero dei morti per scarsità d’acqua supera quello dei conflitti armati

Tiziana Guerrisi

Le risorse idriche globali basterebbero a fornire acqua potabile all’intera popolazione mondiale, eppure più di 1,1 miliardo di persone non ha accesso all’acqua pulita. Stesso discorso, ma più vasto dal punto di vista numerico, per i servizi igienico-sanitari di base, negati a 2,6 miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo. Sono solo alcuni dei dati emersi dalla presentazione, oggi a Roma, del rapporto che lo United Nations Development Programme ha deciso quest’anno di dedicare all’acqua. Il dossier offre una mappa geografica allarmante. Fra le zone più colpite dall’emergenza figurano molte regioni dell’Africa sub-sahariana ma anche paesi in rapido sviluppo economico come Cina e l’India che, per ampiezza demografica, destano forti preoccupazioni. Quadri che si aggravano in presenza di conflitti, come accade nei Territori palestinesi.

L’Undp, infatti, mette in guardia sulla disparità di accesso all’acqua fra palestinesi e israeliani. Il consumo pro capite dei secondi è sette volte maggiore di quello dei vicini arabi, per una popolazione che non è neanche il doppio. La situazione, fra l’altro, è peggiorata dopo la costruzione del muro che ha precluso ai palestinesi l’uso di alcuni pozzi, a cui bisogna aggiungere le preoccupazioni dovute alla continua crescita demografica della popolazione. Indipendentemente dalle latitudini resta una costante: “più sei povero, più ti costa l’acqua” , come recita il rapporto. In molti paesi dell’America latina le famiglie più povere arrivano a investire il 10 % della propria spesa per il consumo di acqua: in Inghilterra le autorità ritengono che una spendere in acqua più del 3 % del reddito rappresenta un indicatore di privazione. Ma per trovare differenze enormi di prezzo non bisogna superare i confini nazionali, visto che nelle periferie di Nairobi – come di Manila e Giacarta – l’acqua costa fino a dieci volte di più che nei quartieri ricchi.Sono tutte riflessioni che in qualche modo ricalcano quelle della scorsa settimana a proposito dello Special Forum della Fao sull’emergenza fame nel mondo: le risorse non mancano, il problema rimane la distribuzione, o meglio il diritto di utilizzarle.

Il dossier dell’Undp mette l’accento sul legame profondo che lega la carenza d’acqua – e i problemi igienico-sanitari – alla povertà. Un circolo vizioso: la povertà che condanna milioni di persone a vivere in condizioni disperate, e la mancanza d’acqua che trasforma lo sviluppo in un miraggio.Nel mondo si muore sei volte più per la mancanza di acqua potabile che per conflitti armati, migliaia di bambini che invece di andare a scuola percorrono chilometri per andare a prendere l’acqua, 443 milioni di giorni di scuola persi.

Due milioni di bambini ogni anno muoiono per patologia legate a carenza idriche, mentre una persona su due nei paesi in via di sviluppo ha una malattia legata alla scarsità d’acqua. Se la lotta alla povertà è tra i principali strumenti per mettere un freno alla catastrofe, c’è chi lamenta traguardi non abbastanza ambiziosi. “Negli Obiettivi del millennio si propone di dimezzare soltanto il numero delle persone estremamente povere” protesta Riccardo Petrella – presidente dell’Acquedotto Pugliese – vale a dire coloro che vivono con un dollaro al giorno, oggi 1,3 miliardi di persone. Un obiettivo da cui restano esclusi i circa 2,7 miliardi di individui che ne hanno a disposizione appena due.Le principali responsabilità, allora, ricadrebbero sulle scelte politiche.

“Il rapporto parla chiaro: bisogna cambiare passo, i governi non possono fingere che questi dati non esistano” dichiara Patrizia Sentinelli, viceministro agli Esteri. L’inquilina della Farnesina ritorna sulle dichiarazioni della scorsa settimana in materia di sovranità alimentare, insistendo sull’urgenza di politiche coerenti e coordinate, non solo a livello internazionale, e non solo per l’acqua. ” Beni comuni come acqua, terra e energia devono diventare linee guida in politica e nella cooperazione”, proprio per questo saranno al centro delle quattro giornate della cooperazione che partiranno il prossimo 14 novembre. Un modo per cercare di correre ai ripari, visto che – avvertono dall’Undp – senza correttivi sostanziali alle politiche, domani della le scorte d’acqua potrebbero essere a rischio. “Il ruolo dell’Italia è centrale” avverte Flavio Lotti coordinatore nazionale della Tavola della Pace, “perchè siamo fra i pochi che hanno il potere di decidere la sorte di milioni di persone”.