Tra le prime misure: un fondo per l’emersione del lavoro irregolare e il «documento di regolarità contributiva». Il peso della Bossi-Fini

St.Ra
Se si vuole sconfiggere il lavoro sommerso e l’evasione fiscale – come si legge nel programma elettorale dell’Unione – è assolutamente necessario intervenire per riformare il settore agricolo: un comparto complicato, dove i rapporti di lavorativi sfociano praticamente nella schiavitù, dove il caporalato è una pratica consolidata, e dove cade una pioggia di miliardi di euro sotto forma di contributi elargiti dall’Unione Europea.

Con queste premesse Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, si sono riuniti ieri a Roma in una manifestazione- convegno incentrata sul lavoro nero. In agricoltura, infatti, sono stimate in nero il 60% delle ore lavorate; mentre il sommerso riguarda oltre il 50% della manodopera e circa il 30% del Pil di settore. Numeri che hanno spinto il governo a prendere delle contromisure, come l’istituzione del fondo per l’emersione del lavoro irregolare (Feli) o l’introduzione del «documento unico di regolarità contributiva» (Durc). Misure condivise dagli stessi sindacati di categoria, che però avanzano richieste e proposte volte a contrastare problemi specifici. 

 Per gli immigrati – che rappresentano il 25% del numero totale degli irregolari – ad esempio si chiede la modifica della legge «Bossi-Fini», oltre ad un provvedimento urgente che conceda ai lavoratori «irregolari perché clandestini» almeno un permesso temporaneo di lavoro, anziché minacciarli di espulsione. I rappresentanti dei lavoratori hanno spinto anche per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato e sul riconoscimento ai lavoratori immigrati con permesso di lavoro stagionale del diritto al trattamento di disoccupazione con conseguente sanatoria del pregresso. In questo senso il ministro del lavoro, Cesare Damiano, e quello delle politiche agricole Paolo De Castro, hanno annunciato l’apertura, prevista per la fine di quest’anno, di un tavolo di confronto con le parti sociali sul sommerso in agricoltura. «Siamo interessati e disponibili a un confronto sull’emersione del lavoro nero in agricoltura – ha commentato Damiano – Il tavolo dovrà verificare i contenuti dell’avviso comune in materia del 2004». Anche De Castro ha confermato l’intenzione di «rendere concreta» l’intesa comune firmata da datori di lavoro e sindacati nel 2004, sottolineando che «questa finanziaria va nella direzione di dare una mano all’emersione».

Indipendentemente da quello che uscirà fuori dalla manovra economica, Cgil, Cisl e Uil giudicano positivamente l’annuncio della convocazione del tavolo sul sommerso da parte dell’esecutivo. «Segni importanti della volontà del governo di affrontare con serietà la piaga del lavoro nero in agricoltura», ha dichiarato il segretario generale della Uila, Stefano Mantegazza, riferendosi anche alla condivisione da parte di Damiano e De Castro della proposta di istituire delle commissioni provinciali tripartite (provincia-imprese-sindacati) per la gestione del mercato del lavoro. «Anche la disponibilità al confronto affermata dalle tre organizzazioni datoriali – ha concluso Mantegazza – dimostra che ci sono tutte le condizioni» per partire con una lotta dura al lavoro nero.