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prodi-e-la-bolkestein.jpgDomani è il giorno in cui il Parlamento europeo, dopo due anni, dovrebbe votare la “direttiva sui servizi” , che una volta si chiamava Bolkestein dal nome del Commissario europeo competente. E Bolkestein inventò la infelice battuta sull’Idraulico Polacco che portò al risultato dello stop alla Costituzione Europea in mezza Europa, e a mobilitazioni di massa nell’Europa tutta contro la “direttiva Frankenstein” . La direttiva servizi serviva per “eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizio e alla libertà di prestazione degli stessi negli Stati membri dell’Ue”, e oggi il compromesso al Consiglio e tra i grandi gruppi al PE è sostanzialmente apprezzato dai grandi e ancora criticato dalle sinistre europee.

La direttiva non contiene più il “principio del paese d’origine”, che voleva dire: l’azienda polacca che voglia lavorare in Germania rispetta le regole polacche e non quelle tedesche. Siccome siamo in Europa, era la filosofia del principio, si presuppone che la normativa dei vari paesi sia sufficientemente armonizzata. La norma non riguardava i “diritti dei lavoratori”, ed è stato lo stesso Bolkestein a spiegarlo più volte: se un idraulico polacco lavora in Germania, a lui si applica il contratto di lavoro della Germania, non quello della Polonia. Leggi il seguito di questo post »

Settimana decisiva per la liberalizzazione dei servizi pubblici europei, la direttiva che portava il nome dell’ex commissario Frits Bolkestein, il quale l’aveva proposta nel corso della passata legislatura.  Il testo, notevolmente modificato dal Parlamento europeo, ed in gran parte accolto dal Consiglio, torna all’esame ed al voto dell’assemblea di Strasburgo nella sessione di domani della plenaria apertasi ieri.  Se non sarà modificato diventerà presto operativo, mettendo fine a tre anni di polemiche. Leggi il seguito di questo post »

no-al-precariato.jpgSette milioni di lavoratori pagati a metà stipendio

Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo

E’ un esercito che monta, che si ingrossa anno dopo anno. A termine, a progetto, in leasing, nel settore pubblico ancor più che nel privato, i lavoratori precari italiani sono all’incirca quattro milioni. In termini di minori retribuzioni, di assenza di coperture previdenziali, di ferie, malattie e maternità non pagate, essi costano fino al 50% in meno rispetto alle retribuzioni medie previste dai contratti a tempo indeterminato. A questi si aggiungono poi i cosiddetti “invisibili”: dalle manovalanze in nero del Mezzogiorno agli immigrati sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno, si contano almeno altri tre milioni di individui, sulle cui infime medie salariali si può tuttora solo congetturare. Il precariato è insomma divenuto un fenomeno impressionante, per la sua dimensione assoluta e per i suoi ritmi di crescita. E’ un fenomeno che in Italia presenta tassi di espansione eccezionali, ma che di fatto investe in modo pressoché uniforme tutta l’Unione europea. Leggi il seguito di questo post »

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