Settimana decisiva per la liberalizzazione dei servizi pubblici europei, la direttiva che portava il nome dell’ex commissario Frits Bolkestein, il quale l’aveva proposta nel corso della passata legislatura.  Il testo, notevolmente modificato dal Parlamento europeo, ed in gran parte accolto dal Consiglio, torna all’esame ed al voto dell’assemblea di Strasburgo nella sessione di domani della plenaria apertasi ieri.  Se non sarà modificato diventerà presto operativo, mettendo fine a tre anni di polemiche.

Il 23 ottobre scorso la commissione mercato interno dell’europarlamento, lo ha approvato, a larga maggioranza, respingendo tutti gli emendamenti, inclusi quelli presentati dalla relatrice, la socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt.  Verdi e Sinistra unitaria hanno preannunciato che riproporranno alcune modifiche che, però, hanno scarse possibilità di essere accolte, dato che il compromesso raggiunto è sostenuto dai maggiori gruppi.  I deputati attendono, comunque, di conoscere il contenuto di una dichiarazione scritta che
la Commissione Ue si è impegnata a presentare su alcuni punti essenziali quali la portata legale del provvedimento, l’eventualità di un’armonizzazione della legislazione, la neutralità della direttiva in relazione al diritto del lavoro e la sua influenza sulla prestazione dei servizi sociali e sul diritto penale.  La grande novità del testo resta l’eliminazione della clausola del paese d’origine per cui i prestatori del servizio saranno soggetti alle leggi dello stato dove operano e non a quelle da cui provengono, come prevedeva il testo redatto da Bolkestein.  Quella norma è stata considerata alla base del no alla Costituzione europea da parte degli elettori francesi ed olandesi, preoccupati di un’invasione dai Paesi dell’est, dove costi sociali e tariffe per questo tipo di servizi sono molto più bassi. La nuova direttiva prevede anche l’esclusione dalla liberalizzazione di servizi considerati sensibili quali la sanità, gli audiovisivi, i trasporti, le agenzie di lavoro interinale, i giochi d’azzardo, i servizi notarili e quelli privati di sicurezza. Sono esclusi, inoltre, i servizi non economici d’interesse generale. Se il Parlamento europeo darà il suo consenso senza modifiche il provvedimento potrà essere ratificato dal Consiglio europeo entro dicembre, dopodiché gli stati avranno due anni per renderla operativa.Intanto i ministri responsabili per l’audiovisivo, riuniti ieri a Bruxelles nel quadro del Consiglio Cultura dell’Ue, hanno raggiunto a maggioranza un pre-accordo su un testo di compromesso per la revisione della direttiva “Tv senza frontiere” che cambierà, in particolare, le attuali regole sulle interruzioni pubblicitarie dei programmi televisivi