Sindacati di base Oggi sciopero generale contro la finanziaria.

Cremaschi plaude
M.Ca (il manifesto)
«No alla finanziaria. Non abbiamo governi amici». Lo striscione dichiara l’oggetto dello sciopero e segna la distanza dai sindacati confederali. Apre questa mattina il corteo di Roma (da Porta Pia a Piazza Barberini, con transito sotto i ministeri dell’Economia e della Difesa) dei sindacati di base. Il governo di centro sinistra e la sua finanziaria hanno fatto il miracolo: convincere sigle spesso litiganti tra loro a proclamare il loro primo sciopero generale unitario. Sono previsti presìdi e manifestazioni in altre venticinque città. L’appuntamento a Milano è alle 9,30 in piazza Cadorna. Il corteo termina in piazza del Duomo, mescolandosi con quello dei collettivi studenteschi contro la precarietà e i tagli alla scuola. Lo sciopero si sentirà soprattutto nel pubblico impiego e nelle scuole, settori dove Rdb, Cobas, SlaiCobas e SinCobas vantano parecchie adesioni. Gli effetti si sentiranno anche nei trasporti (per treni e bus la fermata è di 4 ore, per il trasporto aereo di 8). La previsione-aspirazione dei sindacati di base è che al loro sciopero aderiscano molti lavoratori tesserati o simpatizzanti dei sindacati confederali. «Saranno migliaia», anticipa Piero Bernocchi, dei Cobas, «perché il malcontento per questa finanziaria e per la remissività dei confederali, soprattutto della Cgil, è enorme». Il grande successo della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà ne è stato la «prova».
La Confederazione unitaria di base (Cub) rende nota l’adesione alla manifestazione dei delegati Fiom della Ferrari di Maranello. E il segretario della nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi (Rete 28 Aprile) si augura la «piena riuscita» dello sciopero di tutto il sindacalismo di base extraconfederale. E’ positivo, aggiunge Cremaschi, che scenda in campo il mondo del lavoro, «anche per cancellare l’assurda e controproducente tesi secondo la quale questa finanziaria sarebbe stata troppo condizionata dai lavoratori e dai sindacati».
Ecco un succinto elenco di quel che non va nella finanziaria, secondo i sindacati di base: taglia i servizi pubblici (scuola e sanità in primo luogo) e i fondi ai Comuni, impedisce il rinnovo del contratto del pubblico impiego, stabilizza solo 8 mila dei 350 mila precari della pubblica amministrazione, aumenta le spese militari e per le missioni di guerra, allarga i cordoni della borsa per le scuole private. «Questa finanziaria resta nel solco del liberismo», afferma Piergiorgio Tiboni della Cub, «la redistribuzione del reddito a favore dei ceti più deboli è un falso». Con la riduzione del cuneo fiscale le imprese incassano un regalo di 6 miliardi di euro, un assegno staccato dal governo a favore di Confindustria con il placet della Cgil. Poi c’è «lo scippo del Tfr», retribuizione differita dei lavoratori sottratta loro con la clausola del «silenzio-assenso».
Nelle manifestazioni di oggi tornano le parole d’ordine della sinistra radicale: abrogazione della legge 30, del Pacchetto Treu, della riforma Moratti e della Bossi-Fini, stabilizzazone dei lavoratori precari ed esternalizzati. I sindacati di base ci aggiungono la «fine del monopolio confederale» sulla rappresentanza