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Nei giorni in cui diventa pubblico il rapporto annuale dell’Undp sullo sviluppo umano dedicato ai nessi fra acqua, povertà e potere (Beyond Scarcity: Power, Poverty and the Global Water Crisis), può essere interessante andare a vedere come stanno a Cochabamba, la città boliviana di 900mila abitanti, 400 km a sudest di La Paz, dove nell’aprile del 2000 scoppiò una lotta popolare contro la privatizzazione del servizio idrico che si impose all’attenzione mondiale. Per quattro giorni i manifestanti – riuniti nella Coordinadora por la Defensa del Agua y dela Vida – paralizzarono la città, con scioperi e blocchi delle strade.

 La protesta era contro Aguas del Lunari, di proprietà della multinazionale statunitense Bechtel, dell’italiana Edison e della spgnola Albengoa, che aveva aumentato del 200 per cento le tariffe idriche dopo aver vinto in un negoziato a porte chiuse un’aggiudicazione quarantennale. A quel punto la bolletta era arrivata a rappresentare il 20 o 30 per cento del reddito delle famiglie povere: 20 dollari su 80 o 100 di guadagno. Perfino i pozzi scavati dalle comunità locali o da cooperative per supplire alla mancanza di tubature erano caduti sotto il controllo di Aguas del Lunari che così aveva acquisito il diritto di far pagare anche l’acqua di quei pozzi, non scavati dalla compagnia. La protesta arrivò quasi a far capottare il secondo governo del presidente Hugo Banzer, accusato di aver seguito ciecamente le linee privatizzatici di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale: in ossequio ai loro diktat, infatti, la compagnia municipale per i servizi idrico-sanitari di Cochabamba, la Semapa,era stata infatti privatizzata.

Aguas del Lunari fu sconfitta e il contratto cancellato (un risarcimento di 25 milioni di dollari è stato chiesto ma non pagato grazie a un accordo internazionale); e
la Coordenadora diventò un simbolo mondiale della lotta contro le privatizzazioni e in difesa dell’acqua, patrimonio comune. Le sue tecniche di lotta dovrebbero essere studiate nelle scuole; comunque furono praticate e funzionarono anche altrove. Alla fine di quest’anno anche la multinazionale francese Suez, proprietaria di Aguas de Illimani che opera a
La Paz e El Alto, se ne andrà: grazie a un’altra “guerra per l’acqua” combattuta dai cittadini di quelle due città agli inizi del 2005.

A Cochabamba la gestione tornò alla Semapa, la quale però era notevolmente indebolita, con scarsi fondi e poche prospettive di diventare quel modello di gestione pubblica e partecipazione cittadina per cui i residenti avevano lottato. Ma, appunto, cos’è successo poi? Ne dà conto un reportage dell’agenzia Inter Press Service. La residente Amparo Valda, che vive al centro della città, lamenta di dover immagazzinare l’acqua in contenitori perché per due giorni alla settimana i rubinetti sono a secco; non solo: la qualità dell’acqua è dubbia, tanto che lei compra a caro prezzo l’acqua in bottiglia. Il sito del Semapa ammette che il servizio è discontinuo, ma a causa “del clima semiarido, del costante aumento della popolazione, dell’infrastruttura insufficiente. Il sindacalista Oscar Olivera, uno dei leader della protesta del 2000, non ha voluto parlare al reporter. Un altro dei fondatori della Coordinadora, l’ingegnere idraulico Gonzalo Maldonado, spiega che
la Semapa non è in grado di soddisfare la richiesta di acqua, anche se nel consiglio di amministrazione siedono “direttori civici”, rappresentanti del movimento sociale; l’ingegnere aggiunge che il 50 per cento dell’acqua si perde a causa di falle e che non mancano furti e privilegi a vantaggio di chi è appoggiato politicamente.”. Un analista indipendente ha detto all’Ips che i gruppi “dietro la guerra per l’acqua” hanno chiesto posti di lavoro nella compagnia, il che ha abbassato la qualità dell’amministrazione.

Tutto il mondo è paese?Più ottimista un altro fondatore della Coordinadora, Gabriel Herbas, ora deputato: il lato negativo è che la gente si è seduta, c’è una mancanza di impegno rispetto alla partecipazione e all’amministrazione della compagnia municipale: il lato positivo è che la qualità dell’acqua è migliorata e le tariffe dopo la lotta del 2000 sono aumentate (in cambiola Inter-American Development Bank ha promesso un prestito di 11,5 milionidi dollari per allargare il servizio ad aree povere della città) ma solo di poco. Ora la bolletta costa fra i due e i 15,60 dollari al mese a seconda delle aree; a Cochabamba l’acqua si paga di più nelle zone a reddito medio e alto.
Non tutto il mondo è paese!

Marinella Correggia