Gabriele Carchella il manifesto
kofi_annan_unphotos.jpg«C’è una spaventosa mancanza di leadership» ed è necessario uno «sforzo maggiore» per evitare gravi conseguenze. Il segretario generale dell’Onu Kofi Annan, arrivato a Nairobi, prende atto del tunnel senza uscita imboccato dalla conferenza e lancia un estremo appello: «Se è vero che il protocollo di Kyoto è un passo in avanti cruciale, questo passo è troppo piccolo», ha detto mercoledì inaugurando il segmento politico del summit. E ha avvertito che «il cambio climatico non è solo una questione ambientale. E’ una minaccia globale». In uno dei suoi ultimi discorsi da segretario generale delle Nazioni unite, Annan ha voluto lasciare il segno, rivolgendosi ai paesi industrializzati: «L’impatto del cambiamento climatico è sproporzionato: i più colpiti sono i paesi più poveri, molti dei quali africani». Per colmare questo divario, Annan ha annunciato un piano denominato «Nairobi Framework». Il programma prevede aiuti per le nazioni in via di sviluppo, specialmente in Africa, per diffondere le energie pulite come quelle solare ed eolica. Le parole di Annan suonano come una smentita dei tiepidi commenti ascoltati dai funzionari Onu durante la prima parte del vertice. Alcuni di loro, in particolare, avevano ostentato un ottimismo che strideva con l’impantanarsi dei lavori di fronte ai nodi cruciali. Certo, il richiamo di Annan non basterà a convincere paesi come Usa, Cina e India a seguire la direzione di Kyoto. Ma aiuta per lo meno a guardare in faccia la realtà.
Ricchi e poveri
Il dibattito di Nairobi si è trasformato a poco a poco in un nuovo capitolo dell’eterna contesa tra ricchi e poveri. La discussione di ieri si è concentrata su come allargare la lotta al riscaldamento. I ministri dell’Ambiente sono d’accordo sugli aiuti speciali per le nazioni più povere devastate da siccità e inondazioni. Ma si scontrano su come estendere gli impegni previsti dal protocollo di Kyoto. Le nazioni industrializzate premono per una revisione del patto, da effettuare prima di stabilire regole più dure a partire dal 2012. I paesi a basso
reddito temono però che la revisione si traduca in impegni più costosi per le loro sofferenti economie. Tanto che alcuni paesi africani hanno dichiarato che la revisione del patto, per quanto li riguarda, è già stata realizzata. Sul tavolo c’è anche una proposta russa, che prevede la possibilità di impegni volontari per i paesi in via di sviluppo. Ma per introdurla è necessario un emendamento del trattato che appare piuttosto complicata.
Addio migrazioni
Le mandrie di gnu che attraversano il parco del Serengeti e le rondini che volano a sud per l’inverno potrebbero diventare un ricordo del passato. Non passa giorno, a Nairobi, senza che una Ong o qualche esperto avverta di nuovi pericoli per la vita sulla terra. Ieri è stato il turno di Achim Steiner, capo dell’Unep, il programma per l’ambiente dell’Onu: «L’umanità ha aperto un vaso di Pandora», ha detto, spiegando che il pericolo che corrono gli animali migratori è un buon motivo per prolungare la vita del protocollo di Kyoto oltre il 2012.