imagescaodrwk7.jpgUna vergogna inaccettabile

L’inchiesta di Fabrizio Gatti sull’Espresso ha mostrato a tutti una realtà, a molti già nota, di sfruttamento e di riduzione in schiavitù dei lavoratori agricoli extracomunitari nelle campagne del foggiano.Gli esiti dei controlli delle istituzioni e le denunce di sindacati e organizzazioni umanitarie dimostrano che quella situazione di irregolarità o lavoro nero è comune a pressochè tutte le campagne foggiane, all’interno delle quali si raccoglie una quota rilevante della produzione nazionale di pomodoro, e da cui quest’ultimo parte per le aziende di trasformazione. Nella campagne del foggiano i braccianti lavorano in condizioni disumane, spesso sotto la minaccia delle armi, alloggiati in casolari fatiscenti, picchiati quando chiedono una paga che viene loro rifiutata dopo un lavoro massacrante; a volte uccisi. Il procuratore antimafia, Piero Grasso, ha detto che nelle campagne del foggiani ci sono i nuovi lager. Una vergogna inaccettabile.

Il ruolo di Coop Italia

Coop Italia è una grande realtà economica, che pretende di avere un carattere etico. E’ la prima realtà della distribuzione italiana. Come tale, ha il potere di influenzare il mercato e di agire sui produttori, rifutandosi di commercializzare prodotti che non rispettino i diritti umani e dei lavoratori. In passato Coop Italia si è attivata, in seguito ad una segnalazione del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, per migliorare le condizioni dei lavoratori nelle piantagioni di Del Monte in Kenya. Lo ha fatto anche perché la certificazione SA 8000 le impone di controllare che i propri fornitori soddisfino i requisiti etici, rispettando i diritti dei lavoratori. Purtroppo, scopriamo oggi in Italia una situazione anche più grave di quella scoperta dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo in Kenya.
Nel sito della Coop si legge: “La storia di 15 anni di scandali alimentari , dal vino al metanolo, agli ormoni nelle carni, ai pesticidi nell’ortofrutta, fino al disastro della Bse bovina, al pollo alla diossina, hanno visto Coop sempre a testa alta. In questa fase gioca un ruolo fondamentale il prodotto Coop. Anticipiamo con scelte ed azioni prima, e non dopo gli scandali, gli altri ci seguono.”

Cosa ha fattola Coop

Nel caso dei nuovi schiavi di Capitanata non sembra che Coop abbia anticipato lo scandalo. Non si può dire, in verità, che non abbia fatto nulla. Nel maggio del 2005 Coop Italia ha avviato una indagine sul rispetto dei diritti sindacali nella filiera produttiva del pomodoro; nel maggio di quest’anno “c’è stato un incontro con tutti i fornitori di conserve di pomodoro Coop e con tutte le principali associazioni dei produttori pugliesi in cui si è richiesto: 1. Il rispetto tassativo dei diritti del lavoro, 2. L’avvio di una campagna di sensibilizzazione verso i propri associati, 3. L’intensificazione delle attività di selezione e controllo delle aziende agricole in funzione del rispetto dei diritti del lavoro (dichiarazione di Claudio Mazzini, responsabile innovazione e valori di Coop Italia). Sono iniziative che apprezziamo, e che tuttavia non ci sembrano adeguate alla gravità del fenomeno.

Perché non basta quel che ha fatto la Coop

Riccardo Bagni, vicepresidente di Coop Italia e responsabile della qualità dei prodotti, ha dichiarato all’ Espresso: “Non posso escludere che un pomodoro raccolto nei modi raccontati nell’inchiesta de L’Espresso finisca anche in una nostra scatola. Dai controlli che facciamo, direi di no. Ma non lo posso escludere in assoluto. Per questo bisogna subito organizzare un tavolo politico. E cambiare la legge Bossi-Fini. Perché quella è la madre di tutti i problemi”.

Questa è una dichiarazione gravissima.

Riteniamo anche noi che la Bossi-Fini vada cambiata, ma pensiamo che ciò non sia sufficiente. La soluzione di un problema così grave richiede la mobilitazione di una molteplicità di soggetti. Coop Italia è chiamata a fare la sua parte: non può limitarsi ad affermare di “non escludere” che alcune delle scatole che commercializza siano prodotte ricorrendo allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori clandestini e, al limite, alla schiavitù.

Cosa dovrebbe fare la Coop

* Escludere fin d’ora i pomodori e prodotti derivati da tutte le promozioni, gli sconti, le offerte Coop
* Esporre cartelli ben visibili, sugli scaffali dove sono presenti prodotti derivati dai pomodori, che facciano sapere ai consumatori che si tratta di prodotti frutto dello sfruttamento e della violazione dei diritti umani e dei lavoratori
* Tener viva l’indignazione dei consumatori contro le violazioni dei diritti umani in Capitanata e altrove, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte anche alle scuole
* Far pressione in forme sempre più decise su tutti i produttori e trasformatori di pomodori affinché evitino ogni forma di sfruttamento
* Intensificare i propri controlli su tutti i propri fornitori, impegnandosi a non commercializzare, a partire dalla prossima campagna, i prodotti di quelle marche che non offrano precise garanzie di rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

Perché la Coop non lo farà

Perché, anche se dichiara di ispirarsi ai valori della “centralità delle persone, dei loro bisogni e dei loro diritti” ed è certificata SA8000, la Coop è una realtà economica che sta sul mercato, e cerca di starci bene, conservando il suo primato anche a costo di scelte che sono discutibili sotto il profilo etico e del rispetto della dignità dei lavoratori, come il ricorso massiccio a forme di precarizzazione del lavoro nei propri ipermercati.

Per questo Coop Italia non farà la sua parte nella lotta alla nuova schiavitù.

Naturalmente saremo ben felici di ammettere che ci siamo sbagliati.

Comitato Permanente Mani Sporchehttp://manisporche.wordpress.com
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