Guglielmo Ragozzino il manifesto

kenya.jpgAlla voce «Nairobi», ieri, alle cinque della sera, per una delle principali agenzie di notizie italiane, l’unica informazione battuta riguardava il tempo: Nairobi, temperatura massima 23, minima 14; piovaschi. Tentando di saperne di più, abbiamo scorso, alla stessa ora, un’altra primaria agenzia; questa spiegava brevemente che a Nairobi il governo del Kenya aveva assegnato la «seconda licenza nazionale per operatore nel settore della telefonia fissa al consorzio Vtel degli Emirati arabi uniti che ha offerto 169,7 milioni di dollari». Seguivano i dettagli delle offerte concorrenti. A Nairobi, naturalmente, c’era anche dell’altro. Ieri era in corso l’ultima giornata della Conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dalle Nazioni unite. 187 i paesi presenti. Le delegazioni avevano discusso per una decina di giorni, cercando di rilanciare il protocollo di Kyoto, di convincere gli Stati uniti e la Cina a prendervi parte, di sostenere l’elettrificazione dell’Africa. Cinquanta ministri dell’ambiente, compresi quelli dei paesi più solidi del mondo, stavano ancora cercando una soluzione comune al grave pericolo del riscaldamento globale. «Non c’è più tempo» dicevano i più tra i presenti, estremamente preoccupati. E si riferivano soprattutto alle dure risposte degli Stati uniti , decisi a mantenere fermo il rifiuto; e agli scarsi aiuti offerti all’Africa. Pochi anche dall’Europa, tranne qualche milione da italiani e tedeschi. Nessun impegno di ridurre drasticamente le emissioni, nonostante il pericolo di arrivare a una condizione irreversibile, ancor prima di metà secolo.
«Non è fantascienza. Sono scenari plausibili, basati su modelli scientifici chiari e rigorosi… Molti scienziati noti da sempre per la loro cautela, ormai affermano che la tendenza al riscaldamento globale è pericolosamente vicina al punto senza ritorno». A pronunciare queste parole a Nairobi è stato il segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan. Egli aveva ripetuto, preoccupato e commosso, l’elenco dei pericoli imminenti: desertificazione di grandi regioni, anche per il cambiamento del ciclo stagionale delle piogge e d’altro canto inondazioni terrificanti, tali da coinvolgere «il territorio in cui vive metà della popolazione mondiale» una popolazione che vive in città lungo le coste, come Lagos o Città del capo e dovrà fronteggiare la crescita del livello del mare come conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari. «Inondazioni in Mozambico, siccità nel Sahel e qui, in Kenya….». Parlando con molta cautela, tentando di essere ascoltato anche da orecchie americane, Kofi Annan ha riproposto il tema di quanto finirà per costare, in dollari sonanti, la distruzione ambientale. E’ il discorso di Nicholas Stern, quello presentato al governo inglese: la previsione è di una possibile riduzione del 20% dell’economia mondiale, per effetto dei cambiamenti climatici. E’ un pericolo molto grave che secondo il segretario generale dell’Onu si può rovesciare anche in un’imprevedibile risorsa. Lo stesso protocollo di Kyoto può infatti indirizzare ai paesi in via di sviluppo, entrati nel commercio delle emissioni, una somma prossima ai 100 miliardi di dollari ogni anno, con i quali si potrebbero sviluppare, o rafforzare, le economie del Sud.
Ma non andrà così. Finché c’è Bush – Annan lo sa bene – il disperato tentativo di buttare tutto in economia, non riuscirà a scalfire, per un paio d’anni, le decisioni di Usa e Cina.
Proprio in questo quadro è interessante la scarsa sensibilità delle agenzie italiane segnalate all’inizio. Possiamo infatti ritenere che le agenzie battano quello che la stampa nel suo complesso chiede; mentre più incerto è il legame tra i giornali e il pubblico. I giornali vorrebbero diffondersi su temi leggeri che reggono meglio le inserzioni pubblicitarie; e quindi si immaginano che i lettori, e la popolazione italiana in complesso, preferiscano evitare temi sgradevoli come il riscaldamento globale e l’effetto serra. Ma la verità è diversa.
P. S. Alle ore 19,02 l’agenzia in questione ha battuto la notizia che riportiamo fedelmente – «Nairobi, 17 nov. – Le prossime trattative per la riduzione dei gas serra, nell’ambito del Protocollo di Kyoto, si terranno nel 2008. L’accordo e’ stato raggiunto durante la conferenza sul clima che si tiene a Nairobi.»