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arton12404.pngLa legge Lanzillotta obbliga i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali Un patrimonio pubblico stimato in centinaia di miliardi rischia di finire nelle mani dei pescecani capitalisti, anche per effetto della controriforma federalista del titolo V della Costituzione Affossiamola con la lotta di piazza Il 30 giugno scorso è stato approvato dal consiglio dei ministri del governo il Ddl n. 772 “Delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali”, presentato dal ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta (Margherita), e controfirmato da Prodi, Bersani, Amato, Di Pietro e Bonino. Ad inizio novembre il provvedimento è passato in commissione affari costituzionali del Senato e presto sarà calendarizzato nei lavori parlamentari per l’approvazione definitiva. Cosa prevede il disegno di legge Il provvedimento realizza un altro “sogno” del capo dei padroni Montezemolo, “la fine dello statalismo municipale”, imponendo una nuova ondata di privatizzazione nei servizi pubblici locali, attraverso il blocco delle assegnazioni dirette da parte degli Enti locali a società a capitale pubblico (il cosiddetto in house), e l’obbligo di messa a gara per l’assegnazione del servizio a società miste e privati. Fino ad oggi la legislazione italiana poggiava sull’art. 13 del testo unico degli Enti locali che permette tre diverse forme di gestione dei servizi: gara pubblica; assegnazione diretta a società “mista” con gara per la quota privata; assegnazione diretta a società di capitale pubblico (in house). Leggi il seguito di questo post »

Giorgio Cremaschi* segretario nazionale Fiom

img_1712_small.jpgIl gruppo dirigente della Cgil pare colpito in forma acuta dalla «sindrome del governo amico». Solo questo spiega perché nell’ultimo direttivo sia stata approvata a grande maggioranza la condivisione verso «l’impianto complessivo» della legge finanziaria.Non è normale che un sindacato si esprima come se fosse in parlamento. Non è suo compito né concedere, né rigettare la fiducia ai governi. Una legge finanziaria, tra l’altro nella fase nella quale entra in parlamento, non è un accordo sindacale. Non ha bisogno di sigle o adesioni che tra l’altro, almeno perla Cgil, richiederebbero la ratifica da parte del voto dei lavoratori. Eppure, nonostante gli inviti alla cautela di importanti dirigenti dell’organizzazione, la segreteria ha preteso questo voto di fiducia verso il provvedimento del governo. In questo modo non solo si espone ancor di piùla Cgil nella posizione di sostegno esterno alla coalizione di centrosinistra, ma si passa sopra il fatto che sull’impianto della finanziaria, solo qualche mese fa, il sindacato aveva una posizione ben diversa. Infatti all’epoca del Dpef Cgil, Cisl e Uil avevano sostenuto che era necessaria una manovra più leggera, magari distribuita su più anni. L’andamento reale della finanza pubblica, come ci ha ricordato Riccardo Realfonzo, rafforza questa ipotesi. Ma essa è stata brutalmente sconfitta dalla linea rigorista del governo. Ora la finanziaria è di quasi 35 miliardi, mentre il sindacato confederale auspicava una cifra molto più bassa.  Perché allora rimuovere che si chiedeva un impianto diverso, e che non lo si è ottenuto? Perché cancellare, o rendere poco credibile, la posizione del passato? Leggi il seguito di questo post »

trattamento_di_fine_rapporto.jpgHanno liquidato la cara, vecchia “liquidazione”, e l’hanno sostituita con il TFR = Trattamento di Fine Rapporto = Trattamento di m****. Scusate, volevo dire di cacca.

Di Lucio Garofalo(bellaciao)

L’accordo stipulato tra il governo Prodi(torio) e le cosiddette “parti sociali”, ossia i sindacati e la Confindustria, è semplicemente inaudito e vergognoso. Se questo è il risultato della tanto osannata e agognata “concertazione”, allora è meglio lo scontro di classe, la lotta dura (e senza paura), dato che con il sistema concertativo siamo sempre noi lavoratori a prenderlo in quel posto. Ma va là, non lamentarti come il solito! E chi si lagna? Io non mi lagno, mi infurio e basta! Eppure, dando uno sguardo in giro mi pare di non essere il solo ad indignarsi e protestare. A destra c’è chi grida e rumoreggia contro un presunto “esproprio proletario” del TFR commesso contro i “poveri padroni”, scippati e derubati dei NOSTRI soldi accumulati durante lunghi decenni di duro lavoro. E pretendono ancora di più: di farci lavorare fino a 70 anni! Leggi il seguito di questo post »

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