libera_terra_home.jpgLibera agli «stati generali» Sfila l’Unione ma deve difendersi.

Il premier, interrotto, promette: «Testo unico e lotta ai patrimoni»

Andrea Fabozzi (il manifesto)
Ci sono i familiari delle vittime delle mafie che coprono il lato sinistro della platea. Non è uno dei tanti convegni: all’inaugurazione degli stati generali dell’antimafia – che vanno avanti oggi e domani e si concluderanno con una serie di proposte legislative consegnate direttamente al presidente della camera – i politici di governo e della maggioranza sfilano in massa, ma non è una passeggiata. Standing ovation per Oscar Luigi Scalfaro che prevede «verrà un giorno in cui diremo basta e la mafia sarà stata sconfitta». Poi cominciano i dolori per Romano Prodi, seduto in prima fila insieme ai ministri Mastella e Ferrero, più in là anche Fassino, Giordano e Diliberto e il neo presidente della commissione antimafia Forgione. Perché i tremila radunati a Roma da Luigi Ciotti e la sua Libera non sono un pubblico di ascoltatori, ma persone, spesso giovani, che le questioni dell’antimafia conoscono e praticano ogni giorno. Al centrosinistra chiedono risposte che non hanno ancora avuto.
Mentre il teatro si riempie, tra i soci delle associazioni che aderiscono a Libera non si parla d’altro che della nomina di Alfredo Vito (Forza Italia) e Paolo Cirino Pomicino (Dc) nella commissione antimafia. Chi non riesce a spiegarsi come sia stato possibile accettare deputati con condanne definitive per finanziamento illecito e corruzione se la prende con il centrosinistra. C’è chi dice di «vergognarsi» perché «dovrò spiegarlo a quelli che ho fatto votare per l’Unione». Quando sul palco sale Tano Grasso, ex commissario nazionale antiracket oggi consulente dei sindaci di Roma e Napoli, le critiche vanno dritte al bersaglio. «Qualcosa non funziona anche nel centrosinistra», dice Grasso e lo interrompe il primo applauso. Insiste: «Oggi non si riesce a cogliere un netto e decisivo segnale da parte del nuovo governo», «non possiamo accontentarci del meno peggio», «vanno fatte le battaglie che è giusto fare non quelle che portano voti». Imbarazzo nelle prime file, ma applausi convinti subito dietro. Per una volta restano fuori le polemiche sull’indulto – a parte uno scambio di battute tra la sindaca di Napoli Rosetta Iervolino e il ministro Mastella -, i padroni di casa sono legalitari ma garantisti e don Ciotti non dimentica di chiedere la cancellazione delle leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi.
Sono soprattutto due le questioni che stanno a cuore a quelli di Libera: la lotta ai patrimoni economici delle mafie e quel famoso testo unico delle leggi antimafia che il centrosinistra aveva promesso già dieci anni fa, nella sua prima esperienza di governo. Da Grasso che chiude annunciando che «non possiamo fare la foglia di fico della maggioranza» a Giancarlo Caselli che apre il suo intervento prendendosela con «la scomparsa nei programmi sia del centrodestra che del centrosinistra della questione morale» la musica non cambia. Nel programma dell’Unione c’è però, nero su bianco, la promessa ripetuta del testo unico antimafia. Don Ciotti è tanto testardo quanto ormai abile come un politico consumato: «Noi prendiamo proprio sul serio quell’impegno che l’amico Mastella ha preso a Palermo il 23 maggio scorso e siamo sicuri che lo manterrà confrontandosi con la società civile». Mastella infatti, fresco di nomina ministeriale, era volato a Palermo per l’anniversario della strage di Capaci a promettere, appunto, il testo unico antimafia. E ieri a Roma il primo impegno di Forgione è stato ancora questo: sì al testo unico «antimafia, antiracket e antiusura» perché «abbiamo pezzi di legislazione superata». Il presidente dell’antimafia arriva a candidare la sua commissione come sede dell’elaborazione della nuova legge di sistema.
Ma nel programma dell’Unione c’è anche l’agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata. Per Libera è qualcosa di più di una battaglia storica, è l’atto fondativo del movimento. Tre anni fa il governo Berlusconi chiuse l’ufficio della commissaria straordinaria ai beni confiscati Margherita Vallefuoco. Girando la pratica all’agenzia del Demanio guidata dall’architetto Elisabetta Spitz (signora Follini). Un fenomeno in netto calo la confisca: dagli oltre mille beni del 2001 si è passati ai 166 del 2005. La legge andrebbe rivista anche se fortunatamente è stata salvata dall’intenzione del centrodestra di aprire ai ricorsi dei familiari dei boss. E’ però ancora un procedimento molto lungo che prevede tre passaggi – sequestro, confisca, destinazione del bene – e può richiedere oltre vent’anni.

La settimana scorsa anche
la Corte dei conti ha comandato una nuova legge in materia.

Da qui è partito Romano Prodi, assicurando che l’agenzia nazionale si farà «per controllare e accelerare i vari passaggi e attaccare le ricchezze mafiose». Un punto per lui, mentre però qualcuno lo interrompeva gridando «Fuori i corrotti dall’antimafia» o «via i 25 condannati dal parlamento». «Accetto le richieste solo se possono essere rivolte a me», ha risposto Prodi. Che ha dribblato anche un’altra interruzione – «vogliamo risposte, non domande» – assicurando che il testo unico antimafia «è un impegno anche mio non solo del ministro Mastella». E che sarà fatto «in tempi rapidi».