podda.jpgCarlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, spiega perché non era in piazza il 4 novembre. «Ma un impegno comune è possibile». Nella Finanziaria «non c’è un’inversione di tendenza»

Loris Campetti

«Per me uscire dal cartello dei promotori della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà è stata una scelta politica dolorosa, l’esito negativo di un lavoro comune. Continuo a pensare che la strada da seguire sia quella di tenere insieme idee e soggetti diversi per conquistare un obiettivo comune, importante. La battaglia contro la precarietà è di estrema importanza, e non solo per i sindacati ma anche per altri soggetti sociali». Eppure, Carlo Podda, alla guida della categoria della Cgil che ha più iscritti dopo i pensionati, ha deciso di ritirare la sua adesione al corteo del 4 novembre. Di questa scelta, della lotta alla precarietà e della Finanziaria abbiamo discusso con il segretario generale della Funzione pubblica-Cgil, alla vigilia del direttivo nazionale della Cgil che inizia oggi a Roma. La scorsa settimana il manifesto ha intervistato il segretario della Fiom Gianni Rinaldini e il coordinatore di Lavoro e società Nicola Nicolosi.Possibile che un’iniziativa ritenuta sbagliata politicamente e «inaccettabile» come quella dei Cobas nei confronti del ministro Damiano debba modificare l’agenda di un grande sindacato?
La mia è stata una decisione inevitabile: i Cobas, con cui avevamo discusso fino al giorno prima contrattando forme e contenuti della giornata di mobilitazione, non sono stati ai patti. Non credo nell’ipotesi di un incidente di percorso, credo che quell’attacco, in quei termini al ministro del lavoro fosse un atto voluto.

C’è invece chi – in Cgil la Fiom, l’area programmatica Lavoro e società e la Rete 28 aprile, tra i soggetti sociali l’Arci, l’Unione degli universitari e l’Unione degli studenti – pur prendendo le distanze dai Cobas, ha partecipato al corteo.
E’ una scelta che rispetto, ma io penso che senza chiarezza non si vada da nessuna parte. Ho scelto di dare un segnale netto, preventivo rispetto ad altre iniziative che ci vedono coinvolti, come la battaglia per la difesa dei beni comuni. Nei prossimi giorni sarò a Ragusa contro la privatizzazione dell’acqua, dentro un ampio schieramento: se dovesse capitare la stessa cosa che è avvenuta prima del 4 novembre mi troverei di fronte alle stesse difficoltà. Per questo, meglio essere chiari fino in fondo.

Non sarà che la rottura è stata provocata dal rapporto con il «governo amico»?
No, è pienamente legittimo un giudizio negativo sul governo, persino gli scioperi generali contro il governo sono legittimi. Del resto, anch’io ho espresso critiche sulla Finanziaria, in particolare per il modo insufficiente con cui si affronta il nodo del precariato. Del resto, le confederazioni non hanno appena fatto uno sciopero di protesta contro i tagli all’Università e alla ricerca? Il ritiro dell’adesione alla manifestazione è stato determinato dal tono, dai modi della critica, dalla mancanza di rispetto per gli altri soggetti promotori. Per me la non violenza viene prima di tutto. Qualcuno ha fatto raffronti tra il 4 novembre e lo schieramento in piazza al G8 di Genova del 2001. E’ un raffronto improprio, per l’ampiezza dello schieramento e la partecipazione.

Al direttivo nazionale della Cgil c’è chi vorrebbe una sanzione nei confronti di chi ha aderito alla manifestazione del 4 novembre e, al contrario, chi chiede la revoca della firma della Cgil dall’«avviso comune» che distingue i precari dei call center in subordinati e parasubordinati. Come si colloca la Funzione pubblica?
Una sanzione non avrebbe alcun senso, e voglio sperare che non venga in mente a nessuno. I problemi politici si affrontano con il confronto politico, cercando una ricomposizione oppure gestendo il dissenso. Sull’avviso comune ribadisco il mio giudizio negativo.
La Cgil deve andare avanti. Così come è stato varato, quel testo sui lavoratori dei call center non va bene.

Qualcuno sostiene che ancor più grave del sanzionamento dei «ribelli» è il fatto che non sia stata la Cgil stessa a promuovere la manifestazione contro la precarietà

Non mi piace ragionare in termini restrospettivi. Preferisco risponderti in positivo, dicendo che sarebbe bene che
la Cgil si mobilitasse subito contro la precarietà.

Torniamo alla Finanziaria: qual è la critica principale?
Lo ripeto, l’azione del governo sulla precarietà è insufficiente, se non assente. Avremmo bisogno di un piano legislativo per cinque anni e non di qualche toppa qua e là. Io nella mia categoria ho 350 mila lavoratori precari e non vedo netti segnali di inversione di tendenza, in particolare nella sanità e negli enti locali.