Australia Slitta la riforma dell’Fmi e della Banca mondiale. Ancora scontri domenica
Lea L. Ypi
Melbourne
«Estremamente di successo», così ha definito il ministro delle finanze australiano Peter Costello il vertice dei ministri e governatori delle banche centrali dei 20 paesi che controllano quasi il 90% dell’economia globale che si è tenuto a Melbourne durante il fine settimana. Come dargli torto? I tesorieri del capitale hanno raggiunto un accordo su una delle questioni più spinose per l’attuale economia globale, la sicurezza dei mercati energetici, mentre Costello è perfino riuscito a strappare agli ospiti una promessa che tanto aveva a cuore: un impegno di dialogo per lo smantellamento dell’Opec, il cartello per l’organizzazione dell’esportazione del petrolio senza il quale «il libero mercato sarebbe migliore in termini di investimenti, sicurezza energetica e prezzi». Ma il libero mercato energetico non se la passerà tanto male, visto l’esplicito impegno del vertice nel comunicato stampa finale a promuovere «mercati ben funzionanti caratterizzati da chiare segnalazioni dei prezzi, commerci e investimenti aperti, trasparenza, buona governance e concorrenza effettiva».


Purtroppo la fortuna di un impegno tanto preciso non è toccata agli altri temi potenzialmente al tavolo delle trattative: la questione della riformadel Fondo Monetario Internazionale e della Banca mondiale è stata rinviata di un altro anno, mentre temi come il debito dei paesi del terzo mondo,l’incremento di aiuti allo sviluppo, la ripresa degli accordi per la riduzione delle emissioni di carbone e gas tossico sono proprio scomparsi dall’agenda. Con una promessa del rappresentate sud-africano che cercherà di far muovere le cose per il prossimo vertice. «Questo non è un incontro di ministri per l’ambiente», è stata la secca risposta del governo – in prima linea insieme agli Stati uniti contro gli accordi di Kyoto – a chi ha richiesto un pronunciamento in materia di riduzione delle emissioni nocive. Ma ovviamente i ministri delle finanze si sentono abbastanza competenti in materia d’ambiente quando si tratta di chiarire che il «libero mercato potrà promuovere investimenti in materia di nuove domande, nuove tecnologie, sostenere l’uso di energie alternative e permettere il trasferimento di saperi oltre confine». Nel frattempo a Melbourne è partita la caccia all’uomo. Dopo i violenti scontri di sabato tra un gruppo di anarchici chiamato Arterial Block che tentava di violare il cordone di sicurezza e agenti della polizia, un’unità speciale, Taskforce Salver, è stata formata per individuare dalle fotografie le persone coinvolte nelle azioni di disobbedienza che si sono succedute durante la giornata. Sono state finora arrestate 7 persone, incluso un lavoratore che si trovava a cento chilometri da Melbourne mentre il corteo era in corso. Drasko Boljevic (questo il nome dell’uomo) ha raccontato di essere stato catturato, legato, costretto a inginocchiarsi da uomini in borghese, uno dei quali si è seduto sulla sua testa, per essere infine portato alla polizia e rilasciato senza spiegazioni dopo poche ore. Già nella tarda serata di sabato, dopo la manifestazione in cui avevano preso parte migliaia di attivisti tra verdi, gruppi cattolici, anarchici e autonomi, marxisti leninisti, rappresentanti delle comunità musulmane e immigrati (in particolare messicani), oltre cento agenti di polizia hanno fatto irruzione in una street party di fronte alla piazza del parlamento, arrestando tre persone, trascinando e picchiandone molte altre, mentre alcuni attivisti sono finiti in ospedale. Le iniziative contro il G20 si sono susseguite anche domenica con un interessante workshop all’università RMIT e interventi della Australia Venezuela Solidarity Network, della rete gay e lesbiche, ed un dibattito sulla questione del debito e della povertà gestito da rappresentanti brasiliani dei Sem Terra. Stesse scene di violenza si sono ripetute domenica, durante un sit-in di fronte al National Museum, dove si era detto dovessero esserci i delegati al G20, quando la polizia è intervenuta durante una festa di strada mentre le persone cantavano, ballavano e scandivano slogan. «Alcuni dei miei amici sono stati arrestati e malmenati, per essere rilasciati senza accuse dopo poche ore, mentre altre persone sono rimaste gravemente ferite», ha raccontato un ricercatore dell’Australian National University che ha preferito rimanere anonimo. «Questi individui stanno infangando la reputazione dell’Australia», aveva dichiarato a ridosso della manifestazione di sabato e dopo gli scontri con la polizia il ministro delle finanze australiano Peter Costello, mentre il fratello Tim si trovava in piazza con i manifestanti come uno dei leader della campagna Make Poverty History. Un po’ tardi per dirlo, viste le leggi sull’immigrazione, la condizione delle carceri, la mancata ratifica di Kyoto. «”Questi individui” potrebbero solo riscattarla», scriveva ieri una lettrice al quotidiano di Melbourne «The Age».